Antananarivo (Madagascar): la vita di Alberto Contigiani

Quando è partito per Antananarivo, Madagascar,  aveva una sola valigia. Era convinto di rientrare in Italia dopo tre mesi. Sono passati dieci anni e dall’isola che secondo il Wwf ha il più ricco patrimonio ecologico al mondo, non è andato più via. Felice con sua moglie, una donna malgascia e le tre figlie Alessandra (13 anni), Alessia (9 anni) e Federica (7 anni), Alberto Contigiani, nato a Genzano di Roma nel ’52 si occupa di turismo in un Paese che conosce dal 1983. Certo, il suo sogno di diventare pilota commerciale o militare è rimasto nel cassetto, ma per il momento nella terra che sa di vaniglia e papaya, ha deciso di rimanere ancora per molto tempo. “Purtroppo- spiega- ho dovuto accontentarmi di qualche ora su monomotori. Sa, nella vita subentrano delle priorità, quali lavoro e famiglia, che non ti lasciano il tempo di inseguire i tuoi desideri. Però, mi è andata bene”.

Perché ha lasciato l’Italia per il Madagascar?

Vivevo a Bergamo e mi occupavo del Madagascar per conto di un’agenzia di viaggi a Roma, che si chiamava Novatur, di cui sono stato anche direttore tecnico. L’agenzia aveva bisogno di spingere questo posto, di commercializzarlo, ed io avevo la possibilità di guadagnare molto di più di quello che prendevo come direttore.

Allora?

Con i titolari della Novatur decisi di aprire qui la nostra agenzia ricettiva. Questo avrebbe significato un doppio guadagno. Avevamo il nostro margine sui viaggi venduti in Italia ed in più avremmo avuto entrate, offrendo i servizi a terra a quelli che erano già nostri clienti dall’Italia. La direttrice che scegliemmo ebbe problemi di salute. La rimpatriammo in Francia. Fu così che mi ritrovai in Madagascar. Io ero il più esperto del nostro gruppo, dal momento che venivo qui dal 1983.

A quel punto cosa è successo?

Lasciai la casa di Bergamo e partii con una valigia sola, convinto di restare qui al massimo tre mesi. Mi trovo in Madagascr dal 1990 come residente e non sono più rientrato in Italia, salvo che per fiere e saloni di turismo o per qualche vacanza. Per il resto scegliere me al posto della direttrice della nostra agenzia, di cui io ero anche socio, é sembrata una logica conseguenza. Venivo qui da tanto tempo e conoscevo bene il posto.

Ma ora qual è la sua attività?

Chiusa l’agenzia ricettiva, a causa del fallimento della Novatur in Italia, e della crisi politica che abbiamo avuto qui nel 2002, con otto mesi di blocco totale dell’amministrazione, la chiusura dell’aeroporto, i disordini tra opposte fazioni, sono rimasto nel settore turismo. Ma ora collaboro con un gruppo francese (Groupe SICEH), proprietario di due alberghi in Antananarivo (l’Hotel De France e l’Hotel Plaza) e di un’agenzia di viaggio, di cui sono il direttore.

In genere chi viene in Madagascar?

I miei clienti sono agenzie europee (francesi, italiane, belghe e spagnole), che mi affidano i loro clienti per tours e soggiorni balneari.
Gli italiani che scelgono di venire qui dopo un viaggio fatto come turisti, credo, non superino lo 0.5%. Si tratta di coppie che vogliono ricostruire la loro vita e di solito operano nella ristorazione e negli alberghi. Sono singles che, per vari motivi, decidono di fermarsi qui, oppure sono preti e suore che vengono come missionari. Ce ne sono tantissimi, che fanno capo a congregazioni tipo: Don Bosco, Figlie di Maria Ausiliatrice, Cappuccini, Ci sono poi i pensionati di sesso maschile che qui trovano il paradiso, perché ritornano alla vita, grazie anche alla facilità di approccio con l’altro sesso e al costo relativamente basso della vita. In realtà, salvo rari casi, la maggior parte degli italiani che decidono di vivere in Madagascar, hanno avuto problemi in Italia.

Di che tipo?

Fallimenti, divorzi, droga.

Dove vive di preciso?

Vivo ad Antananarivo, la capitale, che conta circa un milione e mezzo di abitanti. Una città che si estende su dodici colline e ad una quota che oscilla tra i 1300 e i 1500 metri. Un dedalo di scalinate e strade relativamente strette, a sali-scendi, con un traffico degno di Messico City.

Si vive bene? Il clima com’è?

Abbiamo due stagioni: quella della pioggia e quella secca. In ogni caso il clima é sempre piacevole e mai troppo caldo o troppo freddo. Le stagioni, rispetto all’Europa, sono invertite. Quando in Italia é estate, qui é inverno, con una media di 28 gradi sulla costa e 16 sugli altipiani che di notte possono diventare zero. In estate abbiamo 32/33° sulla costa e 28 di media sugli altipiani centrali.
La pioggia, inizia di solito a novembre e termina a marzo. Per il resto il cielo é quasi sempre limpido.

Gli abitanti?

La popolazione é cordiale, sorridente e disponibile. Siamo, però, in un Paese del Terzo mondo e per sopravvivere questa gente può diventare relativamente violenta. L’importante é non ostentare ricchezza. Per il resto ha un’indole buona e gentile. Si vive bene.

E’ un posto tranquillo?

Abitiamo in una villetta poco fuori del centro della città e sino ad oggi non abbiamo mai avuto alcun problema di sicurezza.

Ma conviene investire lì, avviare un’attività imprenditoriale? Ci sono agevolazioni per gli stranieri?

In Madagascar non ci sono grandi agevolazioni per gli stranieri. Però, ogni Governo cerca di facilitare gli investimenti stranieri. Oggi ci sono leggi che ti fanno ottenere presto il visto di soggiorno. Anche se tutto dipende dal tipo e dalla durata dell’investimento. In più, sono previste facilitazioni sia per ottenere affitti di terreni con locazioni a 50 e 99 anni, sia per costituire società. Per tutto il resto, tra stranieri e abitanti del posto, non ci sono differenze.

Le attività produttive più importanti?

Sono tante: sfruttamento delle pietre dure e semipreziose, produzione ed esportazione di vaniglia, esportazione di legno pregiato semi lavorato, attività turistiche, energia rinnovabile, produzione di olii essenziali e piante medicinali. E poi, pesca, artigianato in generale, esportazione di frutta (letchis, mango, papaya). Conviene investire in queste attività, perché rendono tanto e sono, soprattutto, facili da avviare. E’ ovvio che per l’esportazione della vaniglia e delle pietre, bisogna avere delle relazioni con la gente del posto. Esiste anche una mafia locale.
Creare società e avviare attività costa relativamente poco, perché la manodopera non è per niente cara.

Ma chi vive bene in Madagascar?

Beh, può essere il posto ideale anche per pensionati, che qui con un minimo investimento potrebbero avere una vita decorosa. Certo, é richiesto un notevole spirito di adattamento.

In genere c’è lavoro?

Gli stranieri possono trovarlo nei settori turismo e costruzioni, dove sono richiesti tecnici con capacità di dirigere squadre di operai e collaboratori. L’importante é avere conoscenze tecniche in: idraulica, elettricità, freddo (climatizzazioni, camere fredde, etc.)
Esistono società che impiegano stranieri come dirigenti e tecnici, i quali vengono remunerati con stipendi superiori a quelli europei con auto e casa a carico della società. E’ persino garantito il biglietto aereo per le vacanze.

Meglio venire in Madagascar da turisti?

Vivere in Madagascar da turisti é eccezionale. Natura, mare, popolazione accogliente e disponibile. Il tutto ad un costo relativamente basso. Il volo, però, é molto caro. Da qualche anno si sta affermando una moda.

Quale?

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Costruire villette sul mare da affittare, perché ci si sta finalmente rendendo conto che gli alberghi praticano dei prezzi esorbitanti rispetto alla qualità del servizio. E aggiungo un altro dato, preoccupante. Purtroppo, si sta diffondendo molto anche il turismo sessuale.

Perché?

Beh, è ovvio. In questo Paese la miseria tocca livelli impensabili. E la prostituzione rappresenta una soluzione ai problemi quotidiani per molte famiglie. Si sta lottando per impedire che questo fenomeno dilaghi. Sono state approvate leggi che puniscono in modo severo i trasgressori, ma non sono sufficienti. E’, comunque, un passo avanti.

Gli aspetti negativi della vita in Madagascar?

La copertura e l’assistenza sanitaria. Benché i medici siano di buon livello, i loro mezzi sono piuttosto scarsi e in caso di problemi gravi o relativamente gravi, bisogna partire verso l’isola della Reunion oppure verso Mauritius. Noi italiani, poi, soffriamo per la mancanza di una rappresentanza diplomatica o di un consolato. Immagini che anche solo per rinnovare un passaporto o una patente, dobbiamo recarci in Sud Africa, a Pretoria, sede della nostra Ambasciata. Tutto questo già dai tempi del Ministro Dini.

E poi?

L’informazione e la cultura. Qui riceviamo notizie che arrivano dalla Francia via Réunion e ad eccezione di qualche partita di Euroleague, coppa dei campioni e campionato e di Euronews, le notizie riguardano solo la Francia. Ci martellano la mente con i problemi di Sarkozy, con quelli delle ostriche di Arcachon, con quelli di Domeneq. Qui non esiste vita culturale ed é quindi indispensabile avere una rete televisiva a pagamento: Canalsat o Parabole per restare in contatto con il mondo. Purtroppo, le televisioni locali non si interessano di quello che avviene fuori dal Madagascar. La popolazione in generale crede che questo sia il centro dell’Universo.

In che senso?

Qui trasmettono per ore solo videoclips locali. La domenica, invece, vanno in onda i canti evangelici.

Ma cosa rende speciale questa terra?

Oltre alle bellezze naturali, la gentilezza e la disponibilità della popolazione. Con l’auto o la moto in panne, non ho mai dovuto chiedere una spinta o un aiuto. Vedendomi in difficoltà, i passanti, mi danno sempre una mano. Bisogna anche dire che qui sono tutti “bricoleurs”. L’arte dell’arrangiarsi é presente in ogni manifestazione della vita. Che poi cerchino di approfittare di qualsiasi situazione per andare avanti, mi pare anche normale.

Piatti tipici?

Deve sapere che un pasto con invitati di rango comprende nove portate. Quelli particolari per noi italiani sono: romazava – Specie di cous cous a base di riso con una sorta di spinaci. Si aggiunge la carne di Zebu, pollo e maiale. Si tratta di un piatto popolare. Henakisoa sy foza kely – letteralmente maiale e piccoli granchi. Si lascia cuocere il maiale con i granchi di risaia per circa quattro ore e si serve su una base di riso. Gusto veramente eccezionale.
Varanga – Carne di zebu lessata (come il nostro lesso) e poi sfilacciata. I filamenti vengono fritti nell’olio. Risultato: fili di carne croccanti da mangiare come accompagnamento, tipo patatine fritte. Ravitoto – Foglie di manioca polverizzate nel mortaio, servite poi su base di riso con carne di zebu cotta in salsa.

I riti tradizionali?

I più importanti hanno luogo in inverno (giugno-settembre), perché facendo freddo si evitano odori e infezioni. I due più importanti sono: il FAMAHADIANA o RITORNO DEI MORTI e le CIRCONCISIONI, che possono essere individuali o di gruppo. Il primo consiste nel disseppellire i morti. O, per quelli che hanno dei caveaux, aprire il caveau, far uscire il corpo del defunto, avvolgerlo in nuovi “lamba” o pareo, far fare al defunto un tour per il villaggio e mostrargli le novità. Metterlo a capotavola e banchettare con lui (simbolicamente). Ovviamente tutto questo costa, perché tutto il villaggio é invitato al banchetto, dove il rhum scorre a fiumi. Non tutti possono permetterselo.

E poi?

Dopo aver espresso dei desideri o aver chiesto al morto di intercedere per i vivi, si mettono delle monete nel pareo, in cambio dei favori. E si riseppellisce il corpo, che non verrà mai più riesumato.

Il secondo?

E’ l’occasione per gli adulti di riunirsi e festeggiare. I bambini, invece, soffrono molto. Normalmente il venerdì o un giorno deciso da uno sciamano o stregone, il bambino viene tenuto sveglio per una notte. Passa sulle spalle di tutti gli uomini presenti. In questo modo si fanno addormentare i genitali del bimbo. Alle prime luci dell’alba, e solo alla presenza degli uomini, si procede con una lametta classica da barba al taglio del prepuzio, che poi, avvolto in una foglia di banano viene ingerito dal nonno o dall’uomo più anziano della famiglia. Ovviamente, tanti doni al povero bimbo che, dopo alcuni giorni, patisce le conseguenze di questo rito: infezione con febbre altissima che si cura con antibiotici.

La lingua?

E’ il malgascio che prende origini dal malesiano e dall’indonesiano. Nell’alfabeto malgascio non esistono alcune lettere, quali la U, che si scrive O ma si pronuncia U. Esempio VOLA che vuol dire soldi o denaro, si pronuncia VULA. Stessa cosa per la consonante C, che viene sostituita dal K.
Si tratta, comunque, di una lingua relativamente facile da imparare, fatta soprattutto di vocaboli e verbi semplificati nelle coniugazioni, nella maggioranza dei casi. Nel presente, il verbo inizia per M, nel passato per N e nel futuro per H.

La religione?

In Madagascar non abbiamo alcun problema di convivenza tra le varie religioni. La religione protestante e la cattolica sono le dominanti. Abbiamo poi i mussulmani, gli induisti, i bora, i seguaci dell’Aga Khan, che qui ha un suo tempio, gli sciiti. Non ci sono, però, contrasti. In ogni caso, forte è la presenza di culti animistici.

Circa cinquanta aree protette. Ma sono tutelate?

E’ vero che abbiamo circa cinquanta aree protette, ma mancano mezzi e uomini per tutelarle. Comunque, siamo agli inizi di una certa presa di coscienza, che ci porterà a rispettare sempre più questi ultimi paradisi. Si sta insegnando agli abitanti a non bruciare più foreste intere per ricavare pochi chili di carbone. Piano piano, si sta cercando di mettere questa gente nella condizione di lavorare la terra, fornendo mezzi e sementi.

La fauna?

In queste aree troviamo, fino alla fine dell’estate, i camaleonti. Qui si contano almeno otto specie diverse, mentre in tutta l’Africa ne esiste una sola. Ci sono i lemuri, progenitori delle scimmie. L’ unico felino é il “fossa”, che si potrebbe definire un incrocio tra il gatto e il puma. I serpenti sono numerosi, ma non velenosi.  Boa, pitoni, Da luglio a settembre abbiamo il passaggio delle balene “Megattere”, che vengono a partorire nelle nostre acque.

E la flora?

Ci sono seicentocinquanta tipi di orchidee sulle circa settecentocinquanta classificate nel mondo. Qui abbiamo sette tipi di baobab, quando in Africa ne esiste un solo tipo. Abbiamo un albero particolare, che si chiama Ravinala o palma del viaggiatore. Le sue foglie incise contengono acqua potabile. Questo albero é anche il simbolo del Madagascar.

Per chiudere, la vita è cara?

Le faccio alcuni esempi di stipendi e costi: affitto villa in quartiere residenziale e chic circa 7/800 euro, affitto villa in quartiere “normale” 500 euro,
personale tipo domestica o giardiniere o guardiano circa 35 euro al mese per persona,
la benzina circa 1 euro al litro, una mozzarella import d’Italia circa 4,5 euro, pasta Barilla circa 2.5 euro per 500 grammi, auto fuoristrada Nissan pick up circa 19000 euro, scuola privata circa 35 euro mese, scuola liceo francese 3500 euro l’anno, pranzo in ristorante medio circa 15 euro.

Cinzia Ficco