Andrea, “Grazie al mio lavoro di cuoco in Costa Azzurra mi sono trasferito alle Antille”

Andrea, originario della periferia di Torino, si reputa molto fortunato per la possibilità che ha avuto di andare a lavorare alle isole Antille. “Sono arrivato qua grazie al lavoro che ho in Costa Azzurra e, come sempre, con il passaparola. Mi sembrava una cosa impossibile e invece è stato più semplice di quello che pensavo” racconta l’uomo che, lì, abita con la sua ragazza.

Andrea è un cuoco e lavora solo per la fascia oraria del pranzo (perchè il ristorante è aperto soltanto in quel frangente lì). Questo fa sì che, una volta smontato, lui e la compagna possano rilassarsi o scoprire l’isola. Inoltre, nei giorni liberi, possono visitare altre isole caraibiche o andare a fare una gita a Miami.

Vivere alle Antille, secondo Andrea, significa abbracciare uno stile di vita più rilassato rispetto a quello europeo ma, data la sempre maggiore affluenza di persone che vi si trasferiscono, trovare un alloggio in affitto non è facile e, inoltre, i prezzi dei prodotti nei supermercati sono aumentati. Nonostante questo, Andrea è lanciatissimo e vuole godersi al massimo questo momento della sua vita!

Andrea Airò Antille

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Ciao Andrea, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao! Mi chiamo Andrea, ho 27 anni, al giorno d’oggi sono un cuoco e, grazie a questo mestiere, sto vivendo degli anni incredibili sotto tanti punti di vista, uno su tutti… la possibilità di viaggiare!

Vengo da un piccolo paese della periferia di Torino, più precisamente sono cresciuto a Buttigliera Alta, comune di circa sei mila abitanti.

Sono cresciuto in una piccola realtà con tanti amici, vivendo una gioventù in mezzo alla natura, giocando a pallone e macinando chilometri in mountain bike. Ho vissuto relazioni di amicizia fraterne con i miei amici, che ancora oggi sono gli stessi di quando avevo sei anni.

Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Lo sognavo già dalle scuole superiori però sognavo l’America.

Ormai il mio addio all’Italia risale a tanti anni fa, sono andato via nell’agosto del 2015 per fare un esperienza post diploma a Strasburgo, che mai avrei pensato potesse non farmi tornare più.

Anzi, quando sono partito, nella mia testa mi dicevo che era un periodo passeggero, invece, sono rimasto lì per quasi 3 anni.

Ora vivi alle Antille, dove, precisamente? E cosa ti ha portato proprio lì?

Ora vivo per metà alle Antille, nel senso che la mia base principale è in Costa Azzurra, però nel periodo invernale, visto che non sono amante del freddo e del brutto tempo, scappo dall’altra parte del globo, sull’isola di Saint Martin.

Sono arrivato qua grazie al lavoro che ho in Costa Azzurra e, come sempre, con il passaparola. Mi sembrava una cosa impossibile e invece è stato più semplice di quello che pensavo.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?

La prima volta che l’ho annunciato di persona ai miei amici, a novembre 2022, questi sono stati molto esaltati per me, anche perché, ogni volta in cui torno da un viaggio, ci vediamo e mi fanno sempre la domanda: “Ora che programmi hai?”

Quando ho risposto che sarei andato su un’isola in mezzo all’oceano, ai Caraibi, era una novità che usciva molto dalle esperienze passate, quindi, erano entusiasti e sorpresi da questa scelta, il che mi ha rasserenato tantissimo.

Sono molto sensibile verso la famiglia e gli amici e il loro consenso mi aiuta tantissimo.

Tendo molto a confrontarmi con i miei genitori, per avere un’opinione esterna e razionale. La mia famiglia, per fortuna, mi appoggia sempre nelle decisioni che prendo. Ho cercato di avere la situazione più chiara possibile prima di spiegargli a cosa stavo pensando e, una volta discusso della situazione, hanno approvato e mi hanno spronato a partire senza esitazioni.

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Come ti sei organizzato prima della partenza? 

Sono stato un privilegiato in questa esperienza, perché il mio titolare di Saint Martin è lo stesso di Saint Tropez, dove lavoro ormai dal 2020. Ciò ha fatto sì che la mia situazione fosse facilitata per andare sull’isola.

Ho proposto a un amico e alla mia ragazza di venire con me e provare insieme, e, dopo qualche esitazione, hanno deciso di seguirmi, lui nel 2022 e lei quest’anno.

Siamo partiti il 14 novembre 2022 con molte certezze, lavoro, casa e qualche collega di St. Tropez che partiva a sua volta.

Puoi parlarci meglio del tuo lavoro?

Sono un cuoco, ricopro la posizione di sous- chef presso un ristorante sulla spiaggia di Orient Bay.

È facile, per un italiano, trovare lavoro lì? 

Posso esprimermi per quanto riguarda il mio settore… si, è molto facile trovare lavoro nella ristorazione qui. Sulle isole è ancora più facile perché lì faticano ad avere personale competente e abituato a lavorare a ritmi decisamente intensi.

Quali sono i settori in cui è più semplice essere assunti?

Per quanto vedo io qui, al primo posto c’è sicuramente il settore della ristorazione, al secondo direi tutto ciò che riguarda il mare (istruttori di sub, sport acquatici, guide per escursioni in barca…).

Pensi che gli stipendi siano in linea con il costo della vita?

Noi siamo, come dicevo prima, in una condizione privilegiata. L’azienda ci fornisce il vitto durante il servizio del pranzo e l’alloggio. Diciamo che gli stipendi, per noi che arriviamo dall’Europa, vanno bene e sono adattati per vivere discretamente. Purtroppo c’è molta differenza di stipendio con la gente locale che, effettivamente, guadagna meno.

L’isola è molto cara, la maggior parte dei prodotti arriva dall’Europa e i prezzi sono maggiorati a causa del trasporto.

Puoi dirci il costo di alcuni beni e servizi di uso comune?

Per quanto rigurarda il cibo, ho scattato alcune foto ai prezzi che più mi hanno toccato, ad esempio, pomodorini ciliegini 3 Euro/kg, burrata 4 Euro/kg, una busta d’insalata da 500g 13 dollari. Un punto a favore va alla benzina, che costa1,35 Euro/litro.

Io non fumo però, ad esempio, una stecca di sigarette costa solo 17 Euro.

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Le Antille sono viste spesso come un paradiso inTerra. Puoi raccontarci meglio la vita quotidiana lì?

Saint Martin è chiamata “The Friendly Island”, ovvero “l’isola amichevole”, ed effettivamente te ne rendi conto da solo dopo poco tempo. Le persone sono molto amichevoli, c’è sempre un ambiente festivo e decisamente più rilassato di quello a cui siamo abituati in Europa. Sei sempre in contatto con la natura e con gli animali, che si trovano liberi ovunque.

Le persone regalano sorrisi.

Che cambiamenti hai visto, sia positivi sia negativi, da quando sei arrivato a ora?

Ho notato cambiamenti positivi sul luogo, stanno sistemando il risultato di alcuni danni causati dall’uragano Irma del 2017 riguardanti l’edilizia, le strade e le costruzioni.

Fra i cambiamenti negativi, rispetto a un anno fa, c’è sicuramente l’aumento dei prezzi nei supermercati.

Cosa bisogna avere, dal punto di vista burocratico, per vivere e lavorare lì?

L’isoa è divisa in due: lato francese e lato olandese. Nella parte francese, non c’è necessità di permessi o visti particolari per vivere e lavorare, se sei europeo. Diversamente, dalla parte olandese bisogna richiedere un permesso di soggiorno e, se si vuole vivere qui a tempo indefinito, un permesso di residenza. Se si vuole lavorare, il datore di lavoro deve richiedere un visto a vostro nome spiegando il motivo che lo spinge ad assumere un lavoratore straniero piuttosto che un cittadino locale.

Quali sono i prezzi medi e le zone in cui, secondo te, è possibile vivere bene spendendo il giusto?

È complicato trovare una casa in affitto in quanto ci sono sempre più persone che si trasferiscono sull’isola per l’ottima qualità della vita e i prezzi stanno aumentando moltissimo. Per farvi un esempio, nei quartieri in cui si vive tranquilli – tipo Baie Orientale, Mont Vernon e Cul de Sac – un bilocale oscilla tra gli 800 e 1000 Euro il mese. Diversamente, i prezzi sono un po’ più bassi nelle zone di Marigot o Quartier d’Orleans (non consigliabili per questioni di sicurezza).

Come sei stato accolto dalla gente del posto? 

Finora ho conosciuto poche persone locali però queste hanno cercato di mettermi a mio agio e di spiegarmi le cose positive e non di Saint Martin, cercando di trasmettermi l’idea che, ora che sono su un’isola, devo diminuire i ritmi frenetici e lo stress.

Come descriveresti le loro vite?

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Per quello che vedo e capisco hanno vite molto umili, hanno un legame quasi morboso con l’isola, la trattano come se ci fosse una relazione sentimentale, la proteggono e sono orgogliosi del posto in cui vivono. Lo stile di vita è molto, a volte troppo, rilassato, rispetto a come siamo abituati noi. È importante non mettergli fretta altrimenti ti prendono per un esaurito e, in fondo, forse hanno ragione.

Com’è una tua giornata tipo?

Fantastica! Mi sveglio alle 7:45, faccio qualche esercizio, colazione, mi preparo e alle 8:45 vado a lavoro con la mia ragazza. Il ristorante è a 8 minuti a piedi dalla residenza e, nel tragitto, ho modo di avere una panoramica sulla spiaggia. Lavoro solo a pranzo (il ristorante è aperto solamente in quella fascia oraria) e, quando esco, ho sempre qualcosa di programmato. Per esempio, andiamo a giocare con i colleghi a freccette, beach volley, bocce in un locale vicino al nostro sulla spiaggia o andiamo a fare un giro in moto d’acqua. Ancora, la mia ragazza ed io ci spostiamo e andiamo a goderci il tramonto dalla parte olandese, a Mullet Bay o a Maho beach (la spiaggia famosa per la vicinanza alla pista di atterraggio). Di sera, di solito mangiamo a casa e poi usciamo a passeggiare nella residenza di Orient Bay che include bar, ristoranti, qualche negozio oppure andiamo a mangiare fuori. Spesso ci riuniamo con i colleghi e andiamo a Grand Case a mangiare dai LoLo, cioè i ristorantini delle persone del posto che ti fanno mangiare bene, tanto e a prezzi corretti.

Difficilmente facciamo molto tardi la sera, sebbene ci svegliamo con calma al mattino, perché il mood rilassato dell’isola ci trasmette sonnolenza e un po’di pigrizia.

Quali sono state le principali difficoltà da affrontare e come le hai superate?

La difficoltà maggiore per me è stata l’anno scorso quando sono arrivato e, per un periodo, a intervalli di 3/4 giorni, toglievano l’acqua su tutta l’isola. Non sapendolo e non essendo pronto a questo disagio, ne ho patito molto la scomodità. Successivamente, con un mio amico ci siamo organizzati con bottiglie e bidoni di acqua per essere pronti ogni volta in cui l’acqua veniva tolta. Da quest’anno il problema è stato superato e non hanno più tolto l’acqua.

E quali, invece, le gioie e le soddisfazioni? 

Soddisfazioni e gioie tantissime. In quanti finiscono di lavorare e si siedono in spiaggia a guardare un tramonto?

Sto avendo la possibilità di conoscere persone con una cultura molto diversa dalla nostra e di apprezzarne le qualità.

Sono molto entusiasta del luogo in cui sono, anche per la posizione geografica in cui si trova. Nel giorno libero, possiamo andare a visitare altre isole paradisiache dei Caraibi o passare un week-end a Miami (esperienza ancora da fare).

Cosa posso chiedere di più?

C’è una comunità d’italiani? Ne fai parte? 

Non credo che ci sia una comunità d’italiani qui.

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi lì?

Consiglierei di leggere questa intervista e diversi blog di altre persone, per arrivare pronto su un’isola che conserva ancora gli usi e i costumi propri e non è stata travolta totalmente dal turismo e dalla ricchezza.

E quali a chi vorrebbe andarci in vacanza? 

Consiglio di starci minimo 10 giorni per aver modo di vedere tutto ciò che c’è d’interessante, tra spiagge, view points e feste locali. Sarebbe triste rimanere in un resort per tutta la vacanza, avendo un panorama simile.

Puoi suggerire ai nostri lettori dei posti poco conosciuti che, secondo te, meritano una visita?

Pic Paradis: si può ammirare una vista dall’alto della montagna, su gran parte del versante francese. La spiaggia di Cupcoy è poco conosciuta e c’è una grotta naturale scavata nella roccia. Fort Amsterdam, una penisola, all’epoca un forte della guerra, con una splendida vista su Philipsburg, la capitale del lato olandese.

Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?

Assolutamente no, credo di aver fatto le cose nel modo giusto.

Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?

Senza dubbio la semplicità, a volte mi sono dovuto adattare a situazioni a cui non ero abituato prima e penso mi abbia fatto bene. Sono sempre stato abituato a cercare la strada più “comoda” prima di arrivare qui.

Ho imparato a vedere il bello nelle cose che mi succedono e ad aprire la mente verso altre culture.

Progetti futuri?

Non ho progetti pre-stabiliti per ora ma ci sono tante idee qui a Saint Martin ma anche a Saint Ttropez e non solo.

Sono in un buon momento della mia vita e sto cercando di spingere il più possibile per tirar fuori le idee e far conciliare più realtà.

Per seguire e contattare Andrea:

E-mail: airoandrea96@gmail.com

Instagram: andre_airo