Forse, leggendo questo report, alcuni, potranno trarre un’ idea utile per intraprendere un percorso diverso da quello preso inizialmente, altri invece continueranno così come l’ hanno iniziato senza cambiare nulla. Ciò che mi piace è, comunque, la prospettiva di condividere con alcuni perfetti sconosciuti le scelte che ho fatto negli ultimi mesi, con il piacere di pensare che forse gli stessi leggendo questa pagina in un momento di riflessione davanti al proprio pc ne possano trarre qualcosa di utile.

lavorare in Inghilterra: Alessandro Trenti

A maggio 2011 mi sono laureato all’Università di “Lettere e Filosofia di Roma Tre” nella quale seguivo corsi di cinema, di sceneggiatura e di produzione cinematografica e ciò mi ha regalato grandi soddisfazioni anche perché tutto è andato molto bene e ho potuto così concludere il mio percorso universitario così come volevo.  Ho deciso di seguire questa strada mosso dal desiderio di raccontare storie attraverso le immagini, così come forse accade a molti altri che hanno la mia stessa passione e per essere più specifico, da un interesse per il cinema già in tenera età. Infatti, sin da bambino, obbligavo i miei genitori a portarmi ogni fine settimana a vedere l’ultimo film del momento.

Oltre a ciò, molto tempo lo passavo leggendo fumetti di ogni genere e guardavo tante, (troppe!) serie tv, sia italiane che straniere trascorrendo molte ore osservando gli straordinari videoclip musicali di MTV, quelli che, a pensarci bene, hanno “colonizzato” l’immaginario collettivo di molti di noi, con tanta influenza anche sul cinema. Tutto ciò ha sviluppato in me un’ ossessione per tutto ciò che è legato alle immagini.

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Una volta “diventato grande” ho fatto alcune esperienze con alcuni professionisti del teatro sia a Brescia, che a Roma dove ho vissuto parecchi anni e dove ho girato cortometraggi e video sperimentali che mi venivano proposti da amici e da gente che incontravo sui set del teatro con i quali collaboravo.

Nel frattempo mi sono iscritto all’università e ho avuto altre esperienze pratiche, che hanno arricchito il mio curriculum e che mi hanno permesso di sviluppare strumenti che, spesso, molte università italiane non permettono di ampliare, dato che si concentrano maggiormente sulla teoria e ben poco sulla pratica.

Sulle pagine di questo sito e nell’opinione pubblica di molti italiani, ciò che emerge, spesso, sono le sono le difficoltà lavorative che caratterizzano il nostro paese, le promesse non mantenute, i tempi incredibili che si devono aspettare prima che arrivi una risposta ad una semplice e-mail o ad un messaggio lasciato in segreteria telefonica. Questo diventa difficile da sopportare nel tempo, sopratutto per chi ha qualche ambizione in più. Forse, operare nell’ambito dei media e della comunicazione è pure più complicato se paragonato con altre professioni, se non altro, perché per iniziare a fare qualcosa di significativo si deve aspettare troppo a lungo.

Nel nostro paese esistono problemi culturali troppo complessi da descrivere in questa sede ma vorrei solo ricordare che gli stessi incidono sulla cattiva gestione di tutto quello che è pubblico e questa degenerazione è la stessa che investe e che ostacola la crescita e lo sviluppo di una sana industria dell’audiovisivo. Quindi chi è davvero intenzionato ad operarvi è spesso obbligato ad emigrare se vuole avere successo. Se non ci si vuole accontentare di un lavoro modesto, se non si vuole che le proprie ambizioni vengano soffocate dall’ interesse di mantenere un mediocre livello televisivo e cinematografico e se non si vogliono aspettare anni per fare qualcosa di significativo, l’unica scelta che abbia un senso in questo momento è quasi sempre quella di recarsi altrove, almeno per ottenere una soddisfazione immediata.

lavorare in Inghilterra

Va detto che già prima di portare a termine i miei impegni universitari e di scontrarmi con la complessa realtà italiana, desideravo avere una esperienza “abroad” perché al di là dei problemi che affliggono un singolo paese in un determinato momento, credo, che molte più persone debbano provare a vivere in una terra straniera per un periodo più o meno lungo; ciò aiuta a migliorare da molti punti di vista e un’ esperienza in un’ altra nazione fa crescere come persone e aiuta a migliorare il mondo nel quale viviamo; ci rende abili nel risolvere i problemi quotidiani e ad avere i riflessi pronti per affrontare le difficoltà, sopratutto sul piano professionale. Credo, inoltre, di essere stato abbastanza fortunato ad essere nato in un periodo in cui esiste il concetto di “Europa”, che oltre ad essere un concetto idealistico, è anche una solida realtà, che ha permesso a molti cittadini europei, come me, di avere esperienze meravigliose con meno ostacoli di quelli che potevano esistere solo venti o trenta anni fa. Detto ciò, sapevo pure che che avrei avuto meno problemi ad inserirmi in un ambiente lavorativo estero anche se non sapevo esattamente dove andare e non volevo muovermi senza degli obiettivi precisi. Avevo molte idee, ma mi mancava la sicurezza di fare la scelta migliore, mi mancava quindi un parere certo.

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Pensai quindi di chiedere consiglio a Carlo Freccero, del quale avevo seguito per tre anni tutte le lezioni all’università e del quale ho sempre avuto molta stima, per la capacità che possiede di trasmettere concetti di alto livello in maniera molto rapida. Quindi l’ estate scorsa gli mandai una email e pochi giorni dopo ricevetti una telefonata piena di entusiasmo nella quale mi diceva: “Se vuole delle realtà stimolanti per lavorare nella tv o nel cinema, il Regno Unito è una fra le migliori mete in Europa, perché è dove si sperimenta e dove si investe di più in ambito mediatico”.Da quel momento, maggiormente convinto di quello che stavo facendo, iniziai a fare un’accurata ricerca su Internet e a selezionare le migliori agenzie di produzione video in Inghilterra.

Due mesi dopo decisi di partecipare al bando di concorso “Leonardo” perché sapevo di avere ottime possibilità della posizione che potevo raggiungere. Nel frattempo ho mandato il mio curriculum a diverse società di produzione a Liverpool, a Manchester, a Edinburgh e a Glasgow che erano le città alle quali ambivo maggiormente.

Ho amici sparsi, i quali vivono in diverse città del Nord Inghilterra da lungo tempo. Ognuno di loro si è inserito piuttosto bene dove ha scelto di vivere all’interno del Regno Unito, sia a livello lavorativo che personale, perciò in quel momento si andava rafforzando l’idea che stavo facendo la scelta migliore.

Molte fra le compagnie che ho contattato (poco più di trenta) mi hanno risposto che gli interessava molto il mio profilo e che avrei potuto iniziare quando volevo, se mi fosse andato bene sarei potuto partire anche il mese successivo. La cosa meravigliosa è stata che molte fra le società che mi hanno risposto l’abbiano fatto il giorno successivo alla mia email; quelle che invece mi hanno risposto la settimana seguente si siano scusate per il ritardo!

Dato che disponevo di così tanta scelta ho accettato la proposta di una tv che lavora molto con il web con sede a Manchester che mi sembrava offrire le condizioni migliori che stavo cercando e anche perché la risposta era molto cortese e perché mi contattarono telefonicamente la stessa settimana, accettai senza pensarci troppo a lungo. Intanto passarono tre mesi nei quali attendevo il risultato del bando di concorso da parte dell’università. Finalmente a dicembre scoprii di essere arrivato fra i primi due su un totale di ottanta concorrenti. Grande entusiasmo!

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Nel mio contratto di placement con l’Università decisi di iniziare a febbraio. Così la mia esperienza è iniziata e in questi mesi ho avuto modo di approfondire ulteriormente alcune conoscenze tecniche (ma non solo) che avevo conseguito in Italia, come ad esempio alcune applicazioni di editing o ad utilizzare diverse camere o di stesura degli script. Inoltre dato che si sono appena concluse le Olimpiadi a Londra e che altre città anglosassoni sono coinvolte, fra le quali Manchester mi è stato affidato da subito un progetto da seguire, nato per far partecipare i mancuniani a vari eventi che hanno come soggetti principali lo sport e la comunità locale.

Alessandro Trenti lavorare in Inghilterra

Da quando sono qua trovo molto piacevole il fatto di collaborare con professionisti che dispongono di un livello professionale elevato e di imparare da loro cose nuove ogni giorno da poter mettere in pratica, è stupendo poter utilizzare anche quelle conoscenze teoriche che ho accumulato in questi anni di università e che si stanno rivelando utili. Sono stupìto che la gente con la quale collaboro, seppur sempre molto impegnata, sia rilassata e che trovi sempre il tempo per fermarsi con pazienza per insegnarti una cosa nuova.

Naturalmente non è stato tutto scontato nè tantomeno semplice; infatti gli inglesi pretendono molto quando ci trova a lavorare gomito a gomito, non ammettono il minimo errore di distrazione e il fatto che esigano tanto deriva anche dalla totale fiducia che investono sin dal primo istante.

Per ciò che riguarda invece la vita di tutti i giorni e le relative difficoltà -il clima- nell’Inghilterra del Nord non è tra i migliori perché si può tranquillamente dire che l’estate non esista, che le piogge siano perenni e che le temperature non siano miti in inverno, è un clima più ostile anche se confrontato con quello londinese. Ma le soddisfazioni che sto avendo sono talmente alte che tutto il resto passa in secondo piano e mi sto abituando anche a questo.

Nella città ho riscontrato un clima di cordialità e di fiducia nelle persone con le quali ho interagito in maniera semplice e spontanea. Infatti gli inglesi di Manchester sono molto gentili e quando si entra in un pub o in un negozio ti accolgono quasi sempre con il sorriso.

E’ simpatico uscire di casa e incontrare Mario Balotelli e Roberto Mancini, cosa che mi capita spesso dato che vivo vicino allo stadio del Manchester City, sopratutto dopo che hanno vinto lo scudetto dopo tanti anni, battendo clamorosamente il Manchester United. La città ha festeggiato per due giorni e dato che sono due italiani che hanno dato tanto alla squadra ne sono molto orgoglioso, anche perché poi successivamente Balotelli ha giocato benissimo agli Europei e l’ ho seguìto con grande interesse.

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Manchester è inoltre nota per avere dato i natali a gruppi importanti come Joy Division, Elbow, Smiths, Oasis e Stone Roses e la musica è davvero una cosa che conta. Una cosa molto caratteristica a Manchester è che si può assistere a concerti di gruppi noti pagando prezzi molto accessibili in sale molto piccole che creano un’atmosfera intima. Questa è una grande differenza rispetto a come siamo abituati in Italia dove spesso si assiste ai concerti in grandi stadi e dove si assiste ad uno spettacolo assieme ad altre migliaia di persone.

Ora, lo stage sta per concludersi e mi sto muovendo per cercare un altro incarico dato che la televisione con la quale collaboro è per ora di dimensioni limitate per potere assumere un’altra persona. Ciò non è un ostacolo per me e non mi spaventa, anzi mi dà maggiori stimoli perché ciò che caratterizza l’Inghilterra è proprio la così tanto citata “flessibilità” e trovare un lavoro non è molto difficile se ci si dimostra disponibili e con buone idee da proporre.

Anche se parte dei miei obiettivi sono rivolti alla produzione e alla scrittura non mi è dispiaciuto lavorare con una tv che lavora sopratutto con le arti mediali. Questo è stato il modo più rapido per iniziare a lavorare in una città che non conoscevo bene e una maniera di entrarvi in sintonia gradualmente. Oggi essere filmaker presuppone il fatto di saper fare tante cose e di saper farle bene.

Sono certo di avere fatto le scelte migliori perché in questi mesi oltre ad avere appreso ho anche avuto la possibilità di essere molto concentrato sul mio futuro senza essere distratto da preoccupazioni.

Alessandro Trenti

http://alessandrotrenti.com/

Siti utili e info per trovare lavoro in Inghilterra li potete trovare su:

www.mollaretutto.com/cambiare-vita/europa/uk