Vivere e lavorare a Perth, Australia business manager

Come e perché sei arrivato in Australia?

Sono emigrato nel 2002, a venticinque anni in Nuova Zelanda perche’ stanco della vita milanese. dopo 2 anni di esperienza, l’apertura e la vendita di un ristorante ed un breve e inconcludente ritorno in Italia, sono emigrato in Australia. La decisione è arrivata dopo una vacanza di 3 mesi in giro per il continente. Vacanza durante la quale, con la mia compagna, abbiamo capito di essere in un paese ancora ricco di opportunità e che poteva essere il posto giusto per pensare di crearci una famiglia.

Per noi italiani l’Australia è davvero quanto di più lontano si possa immaginare. È difficile ambientarsi in un paese così?

Per i primi anni ci sembrava di vivere in vacanza. E per la verità anche adesso, dopo sei anni, non possiamo dire di essere completamente integrati. Ci sono comunque differenze che non colmeremo mai. E, forse, è giusto così.

Come funzionano i servizi tipo scuola e sanità?

Ci sono scuole private e pubbliche. Quelle private hanno un’impostazione molto influenzata dalle diverse chiese che le gestiscono e hanno metodi molto rigidi, tipo divisione tra maschi e femmine e divisa d’obbligo. La sanità non e’ molto diversa dall’Italia; anche qui pur essendoci un servizio pubblico e’ meglio avere anche un’assicurazione privata.

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Quali sono le principali azioni che, a livello burocratico, deve fare chi volesse trasferirsi in Australia?

Posso rispondere per quello che so dell’ambiente di lavoro in cui opero io. Il governo richiede, per esempio, sette anni di esperienza lavorativa certificabile con le buste paga, per rilasciare il visto. Sarebbe meglio arrivare qui con un livello di conoscenza della lingua inglese già più che discreto perché bisogna sostenere un test, lo IELTS, piuttosto impegnativo. Noi come azienda offriamo collaborazione per ottenere quello che viene chiamato il visto 457 che da diritto di lavorare per un periodo di quattro anni. Oppure c’è anche quello che viene chiamato student visa, cioè visto per studenti, che per un periodo di tre/sei mesi consente di studiare l’inglese e di lavorare per venti ore alla settimana. Il limite per chiedere la residenza in Australia e’ 45 anni. Certo le opportunita’ migliori sono per giovani sotto i 30 anni perche’, di solito hanno meno difficoltà nell’ottenimento dei visti. Comunque è sempre meglio rivolgersi all’ambasciata che, sicuramente, può fornire informazioni aggiornate in tempo reale.

Vivere e lavorare a Perth, Australia business manager

Che cosa ti ha colpito di più, sia in senso positivo sia in senso negativo, di questo paese?

Per certi aspetti potrei dire che sembra l’Italia di trent’anni fa, e questo in realtà da fermento alla società, ancora giovane e in crescita, con molte possibilità di inventarsi un lavoro. L’aspetto negativo, se così vogliamo chiamarlo, è lo stile direi inglese, sia nella gastronomia sia nei rapporti sociali. Le persone sono molto gentili, ti invitano facilmente a casa loro anche se ti conoscono poco, ma poi costruire amicizie profonde è difficilissimo, si resta molto in superficie.

Sempre per rimanere agli aspetti positivi potrei citare gli spazi enormi e le spiagge deserte da mettere però sul piatto della bilancia insieme a una certa mancanza di cultura e storia. Bisogna poi considerare che la vastità del continente richiede di investire sempre molto tempo negli spostamenti.

Un paese enorme con una densità di popolazione bassissima, e quindi una natura ancora abbastanza incontaminata direi. Dal punto di vista paesaggistico, qual è la cosa che ti ha impressionato di più?

Vivendo sulla costa occidentale devo dire che i tramonti sono tra i più suggestivi che abbia mai visto. Ma anche il deserto e le diverse tipologie di costa, il mare incontaminato e le localita’ piu’ remote sono senza dubbio cose che ti levano il fiato.

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Come definiresti la tua esperienza in Australia, dal punto di vista professionale e umano?

Dopo tanto impegno, finalmente mi posso definire realizzato dal punto di vista professionale. Da un punto di vista umano mi ritengo fortunato perche’ i miei figli possono godere di una doppia cittadinanza e di un biliguismo che per noi è stato più difficile ottenere.

Alessandro Croci business manager

Che tipo di “clima” si respira in Australia, dal punto di vista umano e sociale?

Anche se la crisi ha colpito duro anche qui, il clima che si respira e’ sicuramente quello di un futuro positivo.

Cosa, secondo te, bisogna assolutamente sapere prima di pensare di trasferirsi a vivere lì? A parte l’inglese naturalmente.

Qualcuno mi disse: ma come sei coraggioso. Io penso che il coraggio ci voglia per accontentarsi di una situazione che non ci piace, molto di piu’ che nel decidere di ricominciare da capo.

Com’è, in generale, il tenore di vita?

Molto buono, con un costo della vita piu’ che accettabile, ma logicamente tutto dipende dalle proprie aspettative e priorita’.

E, ultima domanda, c’è qualcosa che ti manca dell’Italia? E come lo vedi da lì il nostro paese?

Mi mancano alcuni amici, i miei nonni che hanno novant’anni, le montagne e sicuramente il cibo. Come vedo l’italia? Distante, con nessuna voglia di tornare e senza opportunità.

Per scrivere ad Alessandro Croci:

12.croci@gmail.com

Intervista a cura di Geraldine Meyer