Vivere in Brasile, istruzioni per l’uso

Con una popolazione di 190 milioni di abitanti e un territorio che occupa il 40% del Sudamerica, il Brasile è la sesta potenza economica nel mondo … per ora! Nel 2030 tutto gioca a favore perché passi al quinto posto, dopo Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania. In più, “bollono in pentola” i Mondiali di Calcio del 2014 e i Giochi Olimpici previsti del 2016, con una previsione di spesa per la realizzazione di infrastrutture pari a 70.000 milioni di dollari. Con queste carte in mano non c’è da stupirsi che del Brasile si parli in termini di miracolo economico, fermo restando che questo paese deve ancora risolvere enormi problemi a livello della ridistribuzione della ricchezza (sono ancora immense le sacche di povertà estrema). Chi decidesse di vivere in Brasile – ripercorrendo, tra l’altro, le orme di circa 1 milione e mezzo di italiani espatriati alla fine dell’800 ma in ben diverse condizioni – deve sapere che si avventura in una Repubblica Federale, dotata di un territorio immenso, formato dalla foresta amazzonica al Nord (che occupa il 40% del paese), estese miniere di diamanti al Sud e 26 Stati brasiliani a cui si aggiunge il Distretto Federale della capitale: Brasilia. Ed è interessante notare che L’80% dei brasiliani si concentra soprattutto nelle città del litorale: Rio de Janeiro, San Paolo, Recife, Salvador de Bahia e Porto Alegre.

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Da un punto di vista economico il Brasile si è sviluppato in cinque tronconi principali. Il Nord Est (messo per la prima volta in valore dai conquistatori portoghesi) resta dominato dalle fazendas (con immense piantagioni di canna da zucchero, cacao, cotone), dove l’1% dei proprietari detiene il 45% della terra. Le poche industrie della regione si sono concentrate nelle città costiere di Salvador, Recife, Fortaleza, ma non in modo sufficiente da contrastare il sottosviluppo dell’area. È per questo motivo che, nonostante la promessa di una ridistribuzione di terre da parte dell’ex presidente Lula, che ha tempi lunghissimi di esecuzione, esiste una forte emigrazione degli abitanti di questa regione verso il Sud Est, dove vanno, per lo più, ad ingrossare le fila degli occupanti delle favelas di Rio e San Paolo. È questo il cuore economico del Brasile, una regione prettamente agricola, dove il caffè è stato il protagonista dello sviluppo di tutto il paese (primo produttore al mondo), seguito poi dallo zucchero e dagli agrumi. Con le metropoli di San Paolo, Belo Horizonte e Rio de Janeiro, la regione da sola sforna il 70% della produzione industriale, dove svettano: siderurgia, tessile, agroalimentare e il terziario.

Il Sud rappresenta la seconda regione economica del Brasile, grazie a un’importante produzione di elettricità, resa possibile dalla costruzione della più grande diga idroelettrica del mondo: Itaipu. Porto Alegre è la sua città principale. Il Centro Est, piazzato tra gli spazi pionieristici del Nord e le zone più economicamente sviluppate, ospita la capitale Brasilia ed è economicamente sostenuto dall’allevamento intensivo del bestiame e la coltivazione della soia (secondo produttore a livello mondiale) nel Mato Grosso. Resta l’immensità della foresta amazzonica, al Nord, diventata “territorio di conquista” a partire dagli anni ’70. La sua messa in valore (o la deturpazione, a seconda dei punti di vista!) è iniziata con la costruzione di strade, lo sfruttamento della foresta, la ricerca di prodotti minerari (ferro e altri metalli preziosi). Sono sorti, inoltre, i primi nuclei urbani: Manaus (con circa 1,5 milioni d’abitanti) e Belem. Naturalmente, con l’abbattimento degli alberi di questa foresta millenaria è iniziata la distruzione parziale di un eco sistema unico e irripetibile e, non da ultimo, dell’habitat delle poche tribù di aborigeni che ivi abitano, in barba alle leggi che fino ad allora ne garantivano la protezione e la sopravvivenza. Una cosa è certa, se il destino di questo paese – grande quasi come un continente – è quello di essere sempre più presente sulla scena economica mondiale, alcuni aspetti fondamentali restano irrisolti: è il paese con il più alto livello di disuguaglianza sociale del mondo; il 10% della popolazione concentra il 47% del reddito; il 30% dei Brasiliani dispone di meno di 2 dollari al giorno per vivere. Per la prima volta nella sua storia, comunque, il paese è guidato da dirigenti socialisti (capeggiati dal presidente Lula prima e Dilma Roussef poi) che si sono impegnati, seppure non con la convinzione e la rapidità dovute, a ridurre queste disparità sociali: una bella sfida per il futuro.

Il Vademecum dell’espatrio

Il visto e i permessi per vivere, lavorare e studiare.

Per una prima visita nel paese dell’allegria e il carnevale per eccellenza, basta il passaporto valido per almeno sei mesi e un biglietto aereo di andata e ritorno. Non occorrono visti se si va per turismo, ma gli Italiani – come gli abitanti di molti altri paesi – sono autorizzati a soggiornare per 90 giorni e non oltre. Esiste un visto d’affari che consente di entrare e uscire dal paese per un soggiorno complessivo di 90 giorni. Una proroga è possibile, ma il lasso di tempo non deve superare i 180 giorni complessivi in 12 mesi.