Vivere alle Maldive: la romantica storia di Cristina

Di Nicole Cascione

Una vacanza alle Maldive può cambiare drasticamente la vita di una persona? Decisamente sì…. Dieci anni fa, Cristina, partita con sua madre alle Maldive, ha conosciuto il suo principe azzurro durante un viaggio in barca. Come in una favola, il capitano dell’imbarcazione le ha rubato il cuore e dopo essere rientrata in Italia, Cristina ha deciso di mollare tutto e di tornare sull’isola. Da quel momento sono passati 10 anni, oggi Cristina ha un figlio e gestisce, insieme a suo marito, una rosticceria/pasticceria. Certo le difficoltà contro cui si è dovuta scontrare sono state tante e ancora oggi è costretta a lottare contro i problemi di natura economica, in cambio però questa scelta di vita le ha regalato tanta, tanta serenità.

vivere alle maldive

Sono andata alle Maldive per la prima volta nel 2003. Ero ormai fidanzata da 12 anni e convivevo da 7, il rapporto di coppia non era idilliaco e come ogni anno, aspettavamo le ferie per andare in vacanza. Quell’estate mi recai all’agenzia di un amico, il quale mi propose un safari tour sul DHONI, una famosa imbarcazione maldiviana. Purtroppo però, il mio fidanzato si rifiutò di partire dicendomi che se proprio avessi voluto andare in vacanza, sarei dovuta andarci con mia madre….Così fu! Arrivati alle Maldive, ad accoglierci trovammo Beatrice (colei che successivamente è diventata una mia cara amica), la quale ci disse che avremmo avuto tutta la barca completa di equipaggio a nostra disposizione, poiché il mese di luglio alle Maldive è il periodo delle piogge, quindi non c’era una grande presenza di turisti sull’isola. Questo ci dispiacque un po’, perché speravamo di fare amicizia con qualche turista come noi, dato che i Maldiviani sono persone molto riservate e danno poca confidenza ai turisti. Beatrice ci avvisò che una persona dell’equipaggio sarebbe venuta a prenderci per portarci sul Dhoni. Così arrivò colui che successivamente sarebbe diventato mio marito. La vacanza in barca fu un disastro per mia madre, infatti poverina, la passò praticamente a letto! Purtroppo se avessi disdettato la vacanza, avrei perso l’intera somma pagata, poiché la barca era stata prenotata esclusivamente per noi. Quindi ci vedemmo costrette, nostro malgrado, a continuare la “vacanza”. In quei giorni ebbi la possibilità di conoscere i ragazzi dell’equipaggio e, visto che ero sola, ad avere tutte per me le attenzioni del capitano con cui diventai amica. Rientrata a casa dopo la vacanza, la mia vita ebbe un netto cambiamento. Dopo due mesi lasciai il mio ragazzo e dopo sei mesi tornai sull’isola dal “capitano” del Dhoni. Dopo due anni passati andando avanti e indietro per l’Italia, ci sposammo e dopo altri due anni nacque Iman, che adesso ha 5 anni. Ormai sono dieci anni che stiamo insieme. Mio marito è una persona meravigliosa, è l’uomo della mia vita e se tornassi indietro nel tempo, rifarei esattamente le stesse cose, anche se, inizialmente tutti mi inducevano a desistere dall’intraprendere questa nuova avventura, soprattutto a causa delle differenze culturali e religiose. Ma ora come ora posso tranquillamente affermare che tutto il mondo è paese.

Coronato il vostro sogno com’è andata avanti la vostra vita?

La mia grande passione per la cucina e la volontà di mio marito di assecondarmi in un nuovo progetto, ha fatto sì che aprissimo una rosticceria/pasticceria. E’ un’attività lontana anni luce da quello che svolgevo prima, infatti per 29 anni ho lavorato come parrucchiera, di cui per10 anni in proprio. Poi, complice la crisi italiana e il modo in cui lo stato “affianca” il lavoratore, abbiamo deciso di intraprendere questa nuova avventura. Burocraticamente non è stato difficile avviare l’attività, perché qui alle Maldive non necessitano di licenze e permessi vari per dimostrare che sei del mestiere. Sono passata semplicemente da fare la parrucchiera a fare crostate e lasagne casalinghe! Gli unici controlli da superare sono quelli del Food and Droug, l’equivalente della nostra ASL, che a differenza dell’Italia, ti offre il permesso di aprire e solo dopo viene ad esaminare il tutto. Nei controlli sono molto fiscali, devi avere la quantità adeguata di lavandini per ogni tipo di merce: per il pesce, per la carne, per i frullati, per la pulizia delle mani…insomma un negozio pieno di lavandini! Poi, devi scrivere giornalmente la temperatura dei freezer, devi etichettare ed inscatolare qualsiasi prodotto che si trova all’interno e all’esterno del frigo, tutti i mobili in cucina devono essere ricoperti di formica, ecc. Anche la cura della persona è molto importante, non bisogna indossare orecchini, anelli, le unghie devono essere corte e i capelli coperti. Un’altra cosa per me assurda, riguarda le lampadine…devono essere coperte. Per farti un esempio, noi in cucina avevamo dei faretti che abbiamo dovuto coprire con un vetro perché altrimenti, secondo loro, sarebbe potuta scendere la polvere! Comunque, dopo gli opportuni sopralluoghi e i dovuti controlli ti assegnano una categoria che può andare dalla D (punteggio bassissimo) alla A (il massimo punteggio).

Avete investito molto nell’attività?

Per quel che riguarda l’investimento iniziale, sicuramente abbiamo speso molto meno di quel che avremmo speso in Italia. Il materiale abbiamo dovuto portarlo da casa, perché qui scarseggia. L’unico grave problema qui a Male riguarda il costo stratosferico degli affitti, sia dei locali che degli appartamenti. L’isola è molto piccola e tra gli stranieri, che sono veramente tanti, e la gente del posto, che dalle isole si trasferisce qui a Male in cerca di un lavoro, la popolazione sta crescendo a dismisura. Quindi la richiesta di appartamenti e di locali aumenta e parallelamente aumenta anche il costo degli affitti. Qui ci sono persone che avendo ricevuto in eredità dei terreni, ci hanno fatto edificare dei palazzi, per poi affittare gli appartamenti e, con quei soldi, andare a vivere in Sri Lanka, dove si paga una stupidaggine. Chi invece non ha questa fortuna, è costretto a vivere in casa con tutta la famiglia, dai fratelli agli zii e alle nonne, per poter affrontare la spesa di un affitto. Per farti un esempio, un maldiviano medio prende di stipendio circa 6-7 mila rufie, che equivalgono a 300-350 euro, gli affitti invece partono da 6mila rufie per un monolocale, sino ad arrivare a circa 25-30 mila rufie (1250-1300 euro) per un appartamento di 3-4 locali. Da premettere che a volte si tratta di baracche nel vero senso della parola…. Ho visto appartamenti in affitto a 900-1000 euro, a dir poco mostruosi, sporchi, privi di finestre, senza acqua calda e soprattutto posizionati ai piani alti in palazzi senza ascensore. Fai conto che io, tra il negozio e la casa, pago 2000 euro al mese, oltre le spese della corrente industriale, che qui è altissima, poiché è alimentata da un grande generatore a cherosene. Pensa che paghiamo circa 14mila rufie, pari a 700 euro al mese!

Come siete riusciti a trovare il locale adatto alle vostre esigenze?

Per la ricerca del locale ci abbiamo pensato da soli. Qui non ci sono agenzie vere e proprie per questo tipo di cose. Abbiamo girato molto, anche se non è stato facile, perché o erano troppo piccoli o erano troppo grandi o erano troppo cari… e poi, bisogna stare molto attenti alla gente del posto. Qui i maldiviani sono cambiati molto, sono diventati molto furbi e sono sempre alla ricerca di soldi. Capita anche che arrivino a chiedere un anno di affitto anticipato, con la scusa che ne hanno bisogno per effettuare dei pagamenti importanti. Capita anche che ti chiedano un anticipo di sei mesi e poi, nel momento in cui c’è da firmare il contratto, si scopre che il padrone del locale non c’è e che loro ti stanno subaffittando l’immobile, con il rischio che al ritorno del padrone quest’ultimo ti sbatta fuori in men che non si dica. Comunque, tornando a noi, dopo tanto girare, siamo riusciti a trovare il nostro locale e da qui è iniziata una nuova odissea. Dopo aver fatto mille telefonate alla segretaria del proprietario, persona quest’ultima che non abbiamo mai conosciuto, siamo riusciti a sottoscrivere il benedetto contratto. Nel momento in cui sono iniziati i lavori, sono saltati fuori i problemi. Non volevano fornirci la corrente perché la persona che viveva al secondo piano non pagava la luce. Qui le bollette arrivano a nome del proprietario, quindi se un inquilino non paga, non succede niente fino a quando non viene richiesto un nuovo contratto per la fornitura di energia elettrica. In quel momento non ti forniscono la corrente fino a quando non vengono pagate tutte le bollette in sospeso. Fortunatamente abbiamo risolto anche questo problema, quindi, siamo riusciti a mettere a norma il locale. Nel momento in cui avremmo dovuto aprire, si è scoperto che il proprietario aveva costruito un piano in più senza i relativi permessi, di conseguenza, secondo City council, il palazzo risultava pericolante. Insomma, per non portarla troppo per le lunghe, siamo riusciti a sistemare la cosa, abbiamo effettuato delle ristrutturazioni e abbiamo chiesto un permesso annuale, rinnovabile alla scadenza. Da premettere che di tutto questo il proprietario ne era a conoscenza e non ha detto nulla!

Bisogna stare molto attenti quindi….

Sì, di certo questa non è una città facile. Però, nonostante i molti problemi io ci sto bene. Da quando sono qui dormo tranquilla, senza l’incubo delle tasse o del ragioniere da pagare. Qui dichiari un tot sul guadagno, non è obbligatorio il rilascio dello scontrino e paghi le tasse ogni tre mesi. Noi ad esempio paghiamo sulle 2milla rufie, circa 100-120 euro.

La cucina italiana piace alla gente del posto?

Sì, piace moltissimo, anche perché questa città non offre molto. Ci sono centinaia di ristoranti o locali da asporto come il nostro, che vendono esattamente tutti le stesse cose. Menù identici ad ogni angolo e per giunta cucinati male. Si lamentano in tanti, dallo straniero al maldiviano stesso, questo perché purtroppo, i maldiviani lavorano poco e assumono gente straniera priva di esperienza, quindi la roba si rivela di pessima qualità. Inizialmente per quel che ci riguarda non è stato facile proporre la nostra cucina, anche perché qui sono abituati ad un certo tipo di alimentazione, molto piccante. Quindi li abbiamo pian piano abituati ai nostri sapori facendo assaggiare tutto, cosa che qui ovviamente nessuno fa. Anche con i dolci non è stato facile…Qui ci sono pasticcerie che propongono torte bellissime ma dal sapore di plastica, io invece preparo tante crostate che, non saranno belle come le torte di un pasticcere, ma sono sicuramente molto, molto più buone! Oltre alle crostate preparo anche torte morbide, tanti tipi di biscotti, meringhe, dolci fritti, tiramisù e molto altro ancora. Di salato invece prepariamo la pizza al taglio (di questa si occupa mio marito), le lasagne, i polpettoni, il pollo cotto in vari modi, la pasta fresca, insomma un po’ di tutto, anche se comunque sono un po’ limitata nelle preparazioni per via degli ingredienti che non sono facilmente reperibili e che, quando si trovano, hanno dei costi molto alti, cosa che ovviamente fa aumentare il prezzo del prodotto finito. Purtroppo abbiamo dovuto aprire il locale in una zona non molto ricca, per via dei prezzi alti degli affitti, e questo è stato uno svantaggio per noi, perché stiamo impiegando più tempo del dovuto per farci conoscere dalla clientela che può permettersi di acquistare la nostra merce. Ma pian piano stiamo raggiungendo i risultati che ci eravamo prefissi all’apertura.

Quali sono i piatti che più preferiscono?

I piatti che hanno riscosso un maggior successo sono le lasagne e il tiramisù, ne vanno pazzi. I ristoranti della zona fanno le lasagne con la carne in scatola, tipo la nostra pressatella, poi ci aggiungono i ketchup o il tonno o ancora il pollo, quindi vi lascio immaginare quel che ne viene fuori. Invece le nostre lasagne, a detta dei clienti, sono le migliori. Un altro piatto gradito è il pollo con le patate, una vecchia ricetta tramandatami da mia nonna, piace molto anche il polpettone. Il tiramisù invece ora cominciano ad ordinarlo anche per i compleanni.

Essere sposata con un maldiviano ha agevolato il processo di integrazione in una realtà così tanto diversa dalla nostra?

Sicuramente essere sposata con un maldiviano ha apportato dei vantaggi, in primis per la lingua, poi per il fatto che qualsiasi straniero che desideri aprire una qualsiasi attività alle Maldive deve avere come socio un maldiviano, altrimenti non se ne fa nulla. Nel mio caso ho lasciato fare tutto a lui ed ovviamente è stato tutto più semplice.

Raccontaci qualcosa del tuo matrimonio….

Parto con il dire che qui un grosso inconveniente è la chiusura allo straniero, specialmente nei confronti delle coppie. Mi spiego meglio. Personalmente ho faticato tantissimo per sposarmi qui otto anni fa. Qui la religione non permette ai maldiviani di sposare una persona non mussulmana, quindi avrei dovuto convertirmi e fare un corso di sei mesi all’Islam. Quindi ci siamo sposati con rito civile in Sri Lanka proprio per questo motivo. Non immagini che fatica per far accettare il nostro matrimonio! Quando poi è nato nostro figlio, non hanno mai voluto registrarlo, nonostante ultimamente abbia frequentato quello che da noi si chiama corso prematrimoniale, che qui dura solo 4 ore, durante il quale hanno detto a gran voce che il matrimonio tra mussulmani e cristiani si può celebrare, ma in realtà non lo accetteranno mai come è avvenuto nel mio caso. Quindi per poter vivere qui, ho dovuto sposarmi e di conseguenza convertirmi, cosa per me assurda perché se una persona è cristiana dentro, di certo non cambia idea solo perché costretta a diventare mussulmana! Grazie ad un amico di mio marito siamo riusciti a procurare tutti i documenti e, cosa assurda, per ultimo mi hanno chiesto di imparare due frasi in arabo e l’inchino che si fa durante la preghiera, anche se su questo punto ce ne sarebbero ancora di cose da dire… Ma procediamo con il racconto. Abbiamo preparato tutto per il matrimonio, abbiamo scelto la data e, imparata la frase, mi sono presentata in moschea dove mi dicono che l’Iman che avrebbe dovuto ascoltarmi per concedermi il permesso di matrimonio non c’era e l’avrebbe sostituito una donna. A questa “pistolina”, alta un metro e 20kg di peso, non è piaciuto come ho ripetuto la frase mentre facevo l’inchino, quindi niente permesso! Tutto annullato….Dopo una settimana è rientrato l’Iman, quindi noi ci siamo ripresentati. Lui molto tranquillamente ci ha ascoltati, ha visto come facevo l’inchino e ci ha concesso il permesso di matrimonio. Purtroppo loro pretendono che in poco tempo noi occidentali impariamo cose che loro imparano in tutta una vita. E poi pensano che noi vogliamo convertirci solo per sposarci, pensiero legittimo perché alla fin fine è proprio così. Il mondo è aperto a tutti e ognuno dovrebbe essere libero di sposare chi vuole, senza per questo dover cambiare la propria religione. Non possono pensare che basti una frase a cambiare il proprio credo!

Da quel che hai raccontato deve essere stata una grande avventura il tuo matrimonio! Ma tornando ai giorni nostri, come si svolge una vostra giornata lavorativa?

La nostra giornata lavorativa è abbastanza impegnativa. Ci svegliamo alle 7:30 circa, andiamo in negozio e dopo aver fatto colazione partiamo con i preparativi. Mio marito si occupa dell’impasto della pizza, dopodiché si dedica alla pulizia del bancone e delle vetrine, io invece mi dedico alla cucina. Impiego circa 4 ore per preparare lasagne, secondi e crostate. Poi alle 11:00 apriamo il negozio al pubblico e, mentre mio marito si occupa della clientela, io continuo a preparare biscotti e a rimpiazzare quel che finisce. E’ un lavoro duro e spero di potermi permettere al più presto un aiuto, perché da soli ci stanchiamo veramente tanto. Oltretutto dobbiamo anche pensare al nostro piccolo pulcino che sta in negozio con noi. Qui purtroppo gli orari dell’asilo sono assurdi e non coincidono con i nostri, è vero anche che il piccolo ha bisogno di stare con gli altri bimbi, quindi mio marito fa avanti e indietro come un pazzo per portarlo e poi riprenderlo. Quando le giornate sono un po’ più tranquille riesco a tornare a casa alle 19:00. Ma ci sono giorni in cui mi arrivano degli ordini che mi tengono impegnata fino a mezzanotte!

Cos’altro puoi raccontarci del posto?

Posso affermare che sicuramente questo non è un Paese facile, soprattutto a causa della religione. Qui è molto sentita e professata. Anche se prendi un taxi sei costretta a subirti la preghiera e come se non bastasse, qui si prega 5 volte al giorno. Le donne con il velo sono aumentate paurosamente anche se non si è obbligati a portarlo, sono aumentate soprattutto le donne coperte completamente e le bambine molto piccole. Qui purtroppo c’è ancora molta ignoranza e c’è tanta gente che predica bene e razzola male. Vanno in giro a predicare, vietano alle donne di scoprirsi, vietano loro addirittura di cantare e ballare e poi la sera, quando vanno in vacanza in Sri Lanka, bevono come spugne. Un altro problema qui riguarda la chiusura dei negozi, poiché avviene più volte durante il giorno, a seconda degli orari di preghiera: aprono alle 9 di mattina e chiudono alle 12:15. Riaprono alle 13:30 per poi richiudere dalle 15:30 fino alle 16:00. Poi chiudono nuovamente alle 18:15 e riaprono alle 20:00 per rimanere fino alle 23:00. Poi c’è difficoltà anche a reperire la merce, sei costretta a girare 5/6 negozi per trovare tutto quello che serve. Per quanto riguarda le bellezze del luogo le Maldive sono di una bellezza tale da togliere il fiato e soprattutto sono consigliate a coloro che amano vivere in tranquillità, perché qui la vita è molto, molto tranquilla.

E per quel che riguarda il lavoro? Ci sono possibilità?

Qui c’è lavoro per tutti anche se la situazione economica non è delle più floride, la crisi si fa sentire anche qui. I prezzi sono aumentati e per la spesa spendi quasi quanto spenderesti in Italia. Gli stipendi sono molto bassi e qui non c’è la cultura della “rata”. Quando arriva lo stipendio si fanno gli acquisti e quando finiscono i soldi si aspetta il mese successivo per fare compere.
Per quanto riguarda il permesso di lavoro invece, qui il datore di lavoro ti assume e paga il visto un tot al mese, solitamente pagano anche il vitto e l’alloggio. Qui ci sono parecchi italiani, solitamente lavorano per le agenzie italiane o nei villaggi e poi c’è chi come me ha sposato una persona del posto. Il problema è la lingua, non è facile impararla, ormai sono 10 anni che vivo con mio marito, ma so ben poco. Pian piano sto cercando di imparare, mi impegno a fondo e i maldiviani mi vengono incontro.

Nonostante le problematiche affrontate nel corso degli anni, sei felice della scelta fatta?

Certamente! Sono felice della scelta fatta perché mi ha regalato tanta serenità, ma le difficoltà sono ancora tante, soprattutto a livello economico, perché anche se il lavoro aumenta, non è comunque sufficiente a coprire tutte le spese. Spero comunque di sistemarmi al più presto. Il nostro obiettivo è quello di rimanere ancora qui per qualche anno, ma se in Italia dovesse cambiare qualcosa in positivo, saremmo pronti a rientrare, anche perché preferirei crescere mio figlio in Italia, perché qui per i bambini c’è davvero poco!

Per concludere vorrei dare un consiglio a tutti coloro che vengono alle Maldive senza l’aiuto di un’agenzia turistica. Vi racconto l’esperienza che è capitata a mia madre, quando è venuta a trovarmi. E’ partita il 13 luglio dall’Italia ed è arrivata alle Maldive il giorno dopo alle 8:30. Arrivata al controllo passaporti, sul visto le hanno messo la data del 14 luglio, quindi con uscita dalle Maldive il 14 agosto, dopodiché, per prolungare la permanenza, alla scadenza di un mese avremmo dovuto fare il prolungamento del visto. Senza comunicarle nulla le hanno messo un timbro della validità di 30 giorni. Quindi noi, il 14 agosto ci siamo presentati per il rinnovo del visto e cosa ci hanno detto? Che avremmo dovuto presentarci il giorno 13 e quindi per il ritardo di un giorno avremmo dovuto pagare la multa di 15 mila rufie, 750 euro! Noi abbiamo fatto le nostre rimostranze e loro ci hanno consigliato di metterle per iscritto. Cosa che abbiamo fatto quella mattina stessa. Dal 14 in poi, fino al 6 settembre mio marito si è recato tutti i giorni all’ufficio immigrazione per chiedere se il controllore avesse visto la lettera, così da fornire un parere, ma tutti i giorni gli veniva risposto che il controllore non c’era. Il 6 settembre mia madre aveva il volo di ritorno per l’Italia e rischiava di perderlo. Così ci hanno consigliato di richiedere un foglio di via, cosa che abbiamo fatto, ma che è andato a vuoto perché mancava il controllore che doveva firmare il foglio stesso. Insomma, per concludere, per poter ripartire mia madre ha dovuto sborsare un sacco di soldi. Un ragazzo allo sportello ha confidato a mio marito che questa è una legge assurda che hanno messo, proprio per rubare soldi alla povera gente inconsapevole. Tanto che l’anno scorso, in questo modo hanno fatto pagare una multa di 60 mila rufie, 3 mila euro ad una famiglia con 4 bambini. Quindi, a tutti coloro che decidono di venire qui in vacanza, controllate molto bene le date!

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