Rossana, “Non volevo lasciare New York per Sydney ma ora amo questa città”
Rossana, avvocato originaria di Milano, ha lasciato l’Italia quando il marito ha trovato lavoro a New York e lei è stata assunta dalla filiale newyorkese dell’azienda americana per la quale lavorava. Successivamente, dopo 7 anni di vita lì, il marito ha ricevuto una promozione che li ha portati a Sydney con i loro bambini.
“In realtà io stavo benissimo a New York e non ero particolarmente entusiasta di trasferirmi a Sydney. Avevamo una vita che ci piaceva, in una città estremamente dinamica. Avevo anche un lavoro entusiasmante e due bambini piccoli però, alla fine, credo che la vita vada cavalcata e che le opportunità e nuove sfide vadano abbracciate. Ecco che siamo arrivati a Sydney” racconta Rossana, che continua a lavorare come avvocato anche se dice che, in entrambe le città, la sfida più grande è stata provare le proprie capacità professionali a dispetto del non essere una persona del posto.
Sydney è una città cara, dove gli stipendi medi possono non essere sufficienti a vivere bene, specialmente se si hanno figli. Nonostante i costi, per ciò che riguarda i bambini, possano essere davvero alti, Rossana ha notato che lì i più piccoli hanno modo di sentirsi veramente liberi.

Ciao Rossana, rraccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…
Ciao a tutti, mi chiamo Rossana Bellina e sono originaria di Milano, dove ho vissuto fino ai 30 anni circa.
Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?
Ho lasciato l’Italia perché mio marito ha ricevuto una proposta di lavoro a New York. Io, ai tempi, lavoravo per uno studio legale americano, Shearman and Sterling (ora A&O Shearman), e loro mi hanno dato l’opportunità di lavorare per lo studio di New York.
Come mai hai scelto di vivere proprio a Sydney?
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Dopo 7 anni a New York, mio marito ha avuto una promozione e abbiamo deciso d’intraprendere una nuova avventura. In realtà io stavo benissimo a New York e non ero particolarmente entusiasta di trasferirmi a Sydney. Avevamo una vita che ci piaceva, in una città estremamente dinamica. Avevo anche un lavoro entusiasmante e due bambini piccoli però, alla fine, credo che la vita vada cavalcata e che le opportunità e nuove sfide vadano abbracciate. Ecco che siamo arrivati a Sydney.
Da quanto sei lì e che cambiamenti hai visto finora nella città?
Siamo a Sydney da 2 anni e mezzo e la città diventa sempre più bella e viva, i ristoranti aprono di continuo e il centro diventa sempre di più il suo cuore pulsante (in passato, invece, la vita era principalmente nei suburbs).
Ricordi cos’hai provato appena atterrata?
Sì, mi sono detta che avrei dovuto buttar giù un piano per farmi passare questo periodo australiano il più velocemente possibile e cercare di tornare a New York quanto prima. Con il tempo, invece, mi sono innamorata di questa città.
Come ti sentivi, invece, prima della partenza?
Non volevo lasciare la casa (in senso ampio) che avevo costruito in 7 anni.

Hai vissuto anche a New York. Cosa puoi raccontarci di quell’esperienza?
Sono arrivata a New York con un senso di rispetto e timore incredibile per questa nuova realtà, un misto di eccitazione, un sogno che si realizzava, e terrore. Sono stati anni molto intensi, tantissimo lavoro, due bambini, due proprietà, il Covid-19… New York è una citta che ti rapisce la prima volta in cui la visiti ma viverci è molto diverso dal visitarla. Abitare a New York t’insegna a lottare e a difendere i tuoi sogni.
Quali sono, secondo te, le principali differenze e gli eventuali punti in comune fra New York e Sydney?
In entrembe le città hai molte opportunità e una forte spinta ad auto-rispettarti e a farti rispettare. La principale differenza fra le due è che a New York ti senti al centro del mondo mentre a Sydney ti senti (e di fatto sei) lontano da tutto. Un’altra importante differenza è che a New York le persone sono focalizzate a inseguire le proprie ambizioni e spesso questo può sfociare in molta solitudine mentre a Sydney le persone hanno il cuore aperto ad accoglierti. È come se gli australiani avessero il dono di leggerti dentro e, se capiscono che sei una brava persona, positiva e che ha voglia di fare, ti aprono il loro mondo.
Di cosa ti occupi?
Sono avvocato d’affari a MinterEllison (team di finance), sono anche membro del consiglio d’amministratione della Sydney FC Foudnation e faccio parte di due comitati della Banking & Financial Services Law Association (BFSLA).
È facile, per un italiano, trovare lavoro lì?
Dipende dal tipo di lavoro che si vuole fare. Nel mio studio, per esempio, non ci sono altri europei che lavorano come avvocati. Gli italiani tipicamente vengono selezionati da società italiane e mandati qui come expats oppure molti lavorano in ristoranti/bar.
Quali sono i settori in cui è più semplice essere assunti?
Quello della ristorazione (ristoranti e bar).
Pensi che gli stipendi siano in linea con il costo della vita?
Sydney è molto cara sia per quanto riguarda gli immobili sia per il fare la spesa ma, soprattutto, per ciò che concerne le scuole dei bambini. Gli stipendi sono sicuramente molto più alti di quelli italiani però, soprattutto se si hanno figli, credo che gli stipendi medi non siano in linea con il costo della vita.
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Puoi dirci il costo di alcuni beni e servizi di uso comune?
La spesa media settimanale costa sui A$300, la cena al ristorante costa mediamente A$150 a persona (fino ad arrivare a molto di più, ovviamente), la benzina onestamente non saprei, perchè non la faccio io.
Come valuteresti servizi come la sanità, la burocrazia e i mezzi pubblici?
La sanità funziona abbastanza bene anche se quella migliore al mondo, per me, è a New York. I mezzi pubblici sono bellissimi, soprattutto i traghetti che ti portano un po’ ovunque.
Come funziona, invece, per avviare un’impresa lì come stranieri?
Non saprei, pero c’è l’Italian Trade Agency che credo fornisca tutte le informazioni oppure la Camera di Commercio che fa un ottimo lavoro a Sydney, sotto la supervisione di Rachele Grassi.
Hai dei figli. Pensi che l’Australia sia un Paese a misura di bambino?
Io penso che questo sia un po’ uno stereotipo che mi sento di sfatare. Avere figli in Australia è molto costoso (la retta scolastica annua per bambini di 3 e 4 anni arriva ai A$50,000 a bambino, le babysitter costano in media A$30/h), c’è sicuramente un’attenzione verso le famiglie (per esempio, file privilegiate, cortesia, tantissimi parchi giochi) e gli spazi aperti sono incredibili (i parchi e le spiagge sono meravigliosi) però andare in spiaggia in Italia è sicuramente piu facile perché le spiagge a Sydney non sono attrezzate e quindi devi portare tutto. Gli australiani sono dell’avviso che la natura e le spiagge sono di tutti e, come tali, non debbano essere commercializzati, che è un’immagine bellissima ma se hai bambini piccoli diventa decisamente faticoso.
Cosa offre Sydney in particolare alle famiglie con bambini?
Lo spazio. I bambini qui possono essere liberi. Spesso non portano le scarpe e sono liberi di correre e ridere in queste spiagge immense.
Hai detto che, guardando i vostri passaporti, ti sembra di “avere il mondo in una mano.” Ti va di parlarcene meglio?
Io credo che i passaporti, insieme al coraggio, siano la chiave per raggiugnere i propri sogni, senza dover dipendere da nessuno. Conosco molti italiani che hanno coraggio e vorrebbero vivere e lavorare in America o in Australia ma senza passaporto, hai bisogno di essere sponsorizzato dal datore di lavoro. Poi ci sono altri modi, come rientrare nelle eccezioni o fare gli 88 giorni ecc. però hai molte più difficoltà. Se hai il passaporto, puoi afferrare qualunque opportunità, per qualunque lavoro o avventura, senza essere schiavo di requisiti burocratici che possono tarparti le ali.
Cosa bisogna avere, dal punto di vista burocratico, per vivere e lavorare lì?
Il visto.
Come ti sei mossa per cercare un alloggio?
Nel primo periodo stavamo in un serviced apartment (un appartamento arredato con servizi di albergo) poi, tramite degli agenti immobiliari, abbiamo trovato la casa perfetta per noi. Io amo cammniare e siamo a 10 minuti dall’ufficio, dalla scuola dei bambini e dalla zona con tutti i ristoranti e bar.
Come sei stata accolta dalla gente del posto?
Benissimo. Come dicevo prima, io non volevo assolutamente venire a Sydney e ora sono innamorata di questa città perche ho incontrato persone eccezionali. Penso di non aver mai riso tanto in vita mia, facendo al contempo esperienze lavorative che avrei potuto solo sognare.
Come descriveresti le loro vite?
I genitori sono molto al servizio dei figli, come non ho mai visto altrove, si massacrano per renderli felici. Per fare un esempio: il week-end è all’insegna dell’accompagnare i figli a tutte le attività sportive, feste di altri bambini, creano loro delle attività da fare a casa e fuori in continuazione, non c’è un secondo del week-end che dedicano a loro stessi. Più in generale, gli australiani hanno un immenso rispetto per la natura e il loro Paese, per cui amano le attività sportive all’aperto, camminano molto, surfano, si prendono molta cura del loro corpo. Inoltre, sanno ridere e vedere oltre il lavoro tradizionale, non sono arrabbiati con la società.
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Quali sono state le principali difficoltà da affrontare e come le hai superate?
Penso che la difficoltà principale che ho incontrato sia a New York sia a Sydney sia stata quella di dimostrare che, nonostante la mia origine italiana, so fare il mio lavoro. È quella diffidenza iniziale di farli andare oltre il tuo accento, in una professione (avvocato) in cui, ovviamente, l’essere “uno di loro” è fondamentale. Lo dico senza critica perché comprendo la diffidenza iniziale però resta sempre la mia sfida più grande. Ho superato queste difficoltà focalizzandomi sul lavoro, senza arrendermi, facendo vedere che non avevo niente di meno rispetto a una persona del posto. Così facendo, dopo solo un anno che lavoravo qui, ho ottenuto una promozione importante.
E quali, invece, le gioie e le soddisfazioni?
La gioia più grande è vedere tuo figlio ridere con la pancia, libero per la prima volta, e la soddisfazione più grande è quando, da immigrato, riesci dove i locals non arrivano.
Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?
Se potessi tornare indietro, frequenterei l’universita direttamente in America (o quanto meno in un Paese anglosassone) e inizierei a lavorare lì.
Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?
Ho imparato a vivere la vita con entusisiamo e ad accettare che, se le cose non vanno secondo i piani, spesso vanno molto meglio di quanto potessi sognare, quindi testa alta, sorridi e vola alto. La vita è bella anche quando sembra non esserlo.
Progetti futuri?
Non so cosa mi riserverà il futuro ma so che sarà un futuro straordinario e spero che i miei bambini scelgano il percorso che vogliono nella vita, senza preconcetti, perche non c’è un lavoro di serie A o uno di serie B ma che qualcunque lavoro sia sognino in grande e vivano la vita appieno, senza preoccuparsi dei confini ma vivendo il mondo come un grande parco giochi. Io sicuramente farò cosi.
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