Ombretta: nel Kenya (Watamu) dove domina la natura incontaminata

Sì, si è integrata nella comunità delle donne africane. Ma agli occhi delle abitanti di Timboni, vicino Watamu, in Kenya, rimane una “bianca”, una persona che ha i soldi e che per questo non dovrebbe lavorare.

Ma lei, Ombretta Passarelli, nata a Ravenna trentasette anni fa, titolare di un’agenzia di viaggi www.kivulitoursafari.com, nel continente “nero” riesce a farsi amare e rispettare.

Tanto che dice: “Dell’Italia sento solo la mancanza di mia madre. Ma forse, e spero, un giorno non sentirò neanche quella, poiché ci stiamo attivando per avere il suo trasferimento qui, in Africa, dove è nato il mio primo figlio”.

Timboni watamu Kenya

Certo, per lei quattro anni fa non è stato semplice cominciare. “Ma quando ho dato alla luce il mio bimbo – afferma- mi sono sentita trattata come un’africana e forse anche con un po’ più di riguardo. E’ vero che ho pagato, ma qui pagano tutte per partorire”.

Ombretta é stata per la prima volta in Africa nel 2004. In quell’occasione ha sentito un legame speciale con quella terra. Geometra, col desiderio di vedere il mondo, è stata attratta subito dal Kenya. La voglia di spezzare la monotonia della sua vita in Italia si è presto coniugata con la bellezza di questo Paese.

Ed in particolare di Timboni, il suo paradiso, vicino Watamu. Una piccola realtà che da semplice villaggio di pescatori è diventato una meta turistica per italiani e stranieri. Tanto che “oggi- spiega- qui si respira aria diversa.

Non più paura. Anche qui è arrivato l’olezzo del consumismo. Per fortuna buona parte dell’immagine che ho trovato la prima volta è rimasta intatta. Per strada puoi ancora incontrare donne coi loro bimbi sulle spalle a fare la spesa, uomini seduti davanti ai loro negozi in attesa dei clienti, bambini che escono da scuola con le loro divise colorate. E poi, polli, mucche e capre in mezzo ai palmeti infiniti.

Timboni Kenya watamu

Qui a dominare è la natura. E quello che ho provato la prima volta è indescrivibile. Lasciare l’Africa mi ha fatto soffrire parecchio.

Per questo sono tornata. Il Kenya ha fatto subito parte di me. In modo inspiegabile. Viaggiavo, ma avevo l’Africa nel mio cuore. Quell’Africa che domina con la suggestione dei suoi paesaggi naturali, che soffre per la povertà della sua gente e che ti rapisce con delicatezza, senza chiedere alcun riscatto”.

Ed è proprio questo aspetto immediato e naturale del Kenya e delle sue splendide coste sull’Oceano indiano che Ombretta cerca di far scoprire ai suoi clienti, stufi dei mega villaggi super attrezzati.

Offriamo- chiarisce- alloggi in stile africano a chi vuole essere indipendente, non ama svegliarsi all’alba, ma vivere la notte, a chi adora rilassarsi a qualsiasi ora del giorno e non è costretto a mangiare negli orari stabiliti, a chi desidera essere libero di assaggiare ed assaporare i profumi ed i sapori di questa terra. Si parte insieme alla scoperta di Parchi e Riserve naturali del Kenya.

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Insomma, chi viene qui riesce a toccare con mano la possibilità di conciliare l’amore per la natura con una vita semplice, senza troppi sfarzi, in modo umile e semplice”.

Tra le offerte, un Safari fotografico per tutto il Kenya ed escursioni via mare o terra lungo la costa. “Tra le nostre mete- aggiunge- l’Arcipelago di Lamu, famoso per l’isola di Lamu, da dove viene mio marito.

Proponiamo visite nelle capanne di fango, facciamo assaporare un pasto tipico kenyano a base di chapati, riso di cocco, samosa, sukuma, polenta bianca e carne di capra. E tutto viene cucinato dalla gente che vive in questi villaggi. Facciamo conoscere il Parco Nazionale di Amboseli, le manyatte, in cui vivono i Masai. Ci immergiamo nelle feste e nei matrimoni tribali”.

Safari in Kenya watamu

A sentire la titolare dell’agenzia di viaggi sembra che vivendo in Africa ci si senta più liberi.

Ma qualche aspetto negativo ci sarà!

Ombretta sorride e replica: “I troppi italiani. Scherzo. Anche qui si deve vivere, rispettando le leggi. E non è facile. Hai di sicuro un altro tipo di libertà, legata alle abitudini giornaliere, quelle che in un mondo occidentale ti fanno correre ogni giorno senza sapere qual è la meta finale.

Qui sei libero di vivere come desideri, nel rispetto dell’ambiente e delle persone che ti circondano”.

Sì, ma come sono gli africani?

“Gli abitanti del Kenya- risponde- sono sempre vissuti con la consapevolezza che il “bianco” è superiore, porta i soldi.

Loro si sentono inferiori, poveri, e fanno commuovere i turisti con le loro storie di povertà. Raccontano spesso storie strappa lacrime, ma in fondo sono persone molto umili, dalle quali avremmo tanto da imparare. Sono ottimi lavoratori e sempre disponibili. Però, mai fare loro un torto. Non perdonano facilmente. Ripeto, integrarmi non è stato facile, sono sempre una bianca”.

Altri consigli?

“Non cercare assolutamente di vivere da italiani in Africa- replica- E’ l’errore più grosso. Non dico che si debbano perdere le proprie tradizioni.

Ma qui ci vuole tanto, ma tanto spirito di adattamento. E poi consiglio di non perdere mai la fiducia di questa gente e di questo posto. Ci si deve sentire sempre ospiti, rispettando le culture e le tradizioni.

Per cominciare, sarebbe utile leggere il libro “Sognando l’Africa”di Gallmann e ascoltare il testo di una canzone, a cui sono molto affezionata, dal titolo: “Karibuni Kenya”, che significa benvenuti in Kenya.

Racconta di quanto il safari e il contatto con gli animali rimangano per sempre nel cuore. Il ricordo del leone nella savana lascia cadere anche qualche lacrima”.

Cinzia Ficco