Una nuova vita in Albania

Quelle foto di battelli male in arnese che, solcate tra mille peripezie le placide acque dell’Adriatico, approdavano sui moli dei nostri porti cariche all’inverosimile di uomini e donne albanesi a caccia di un’opportunità per un futuro che in patria sembrava loro negato appartengono ad un passato destinato a non tornare mai più.

Soprattutto perché nel corso degli anni il fenomeno non solo si è sostanzialmente bloccato, ma addirittura invertito. Nessuno sgangherato peschereccio carico di italiani è attraccato sulle coste balcaniche, ben inteso: tuttavia i flussi migratori rilevati di recente dal governo albanese raccontano una realtà completamente diversa da quella di una ventina di anni fa.

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Se allora erano gli albanesi ad espatriare in cerca di fortuna, con qualsiasi mezzo a loro disposizione e a costo di rischi giganteschi, oggi accade l’esatto contrario: sarebbero attualmente 20mila gli italiani in Albania in possesso di un permesso di studio o di lavoro, segni eloquenti e inequivocabili di un ribaltamento di opportunità e prospettive.

I numeri in possesso delle autorità hanno permesso a qualche commentatore locale di parlare di un vero e proprio boom migratorio, anche se non è possibile capire bene se si tratta delle amare conseguenze della crisi che attanaglia da anni il nostro Paese o se al contrario l’Albania si sta trasformando in un nuovo Eldorado. La Camera di Commercio albanese certifica l’iscrizione a registro di oltre 1400 aziende con un socio italiano: molte di esse sono nate grazie alla mediazione di cittadini albanesi espatriati in Italia per lavoro e poi tornati a casa con un nuovo socio, ma gli organigrammi delle altre risultano composti esclusivamente da personale del Belpaese. D’altronde il Fondo Monetario Internazionale ha parlato chiaro: per il Paese delle aquile si prevede una crescita del Pil intorno al 2% e in tutta l’Albania si respira un’aria nuova, decisamente diversa rispetto a quella che aveva spinto molti uomini e molte donne a solcare le acque dell’Adriatico per cercare l’occasione della vita.

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Recenti indagini permettono di tracciare un vago identikit dei nuovi migranti: si tratta per lo più di uomini tra i 20 e i 50 anni provenienti dal nord e allontanati dal mondo del lavoro o perché licenziati o perché “esodati”; oltre agli imprenditori a caccia di affari facili, si sono mossi artigiani, operai, elettricisti, infermieri e idraulici, ma anche architetti, avvocati e medici. Alcuni di loro, costruito il loro giro di affari, si sono improvvisati istruttori e sono riusciti ad organizzare laboratori in cui far apprendere i segreti del mestiere a giovani albanesi desiderosi di imparare.

Non solo ultima spiaggia, dunque, ma anche ottima e concreta opportunità, resa ancora più appetibile da una burocrazia praticamente inesistente che agevola al massimo la creazione di aziende e di nuovi posti di lavoro: tutto sta nel captare l’onda giusta e nel comportarsi con discrezione. Una frontiera ancora parzialmente inesplorata è quella turistica: l’Albania, a causa di un isolamento annoso, non è riuscita finora a sfruttare adeguatamente le ricchezze di cui madrenatura l’ha dotata, in particolare il mare.

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Trovandosi fra Croazia e Grecia, i fondali sono meravigliosi come quelli dei vicini, con il valore aggiunto di acque pulitissime grazie alla mancanza di attività pesantemente inquinanti. Sono molti gli economisti che prevedono per quel settore uno sviluppo rapido e immediato, sempre che ovviamente le condizioni rimangano stabili. La prospettiva di trasformarsi in imprenditore turistico sulla costa orientale dell’Adriatico può farsi di mese in mese più concreta.

L’importante è partire da casa con un minimo plafond finanziario e molte idee vincenti da spendere sul territorio. Il resto lo faranno la voglia degli abitanti di accelerare i processi di sviluppo economico e la capacità di convincere il resto del mondo che anche laggiù ci sono panorami unici ed aree naturalistiche di pregio. Che l’Albania si stia avviando a diventare la ventunesima regione d’Italia?

Gianluca Ricci