Michela e il suo anno all’estero

Nicole Cascione raccoglie questa bella testimonianza di Michela.

“Mi vien da pensare che tutto sia iniziato quando, in quinta elementare, le mie maestre mi regalarono una versione semplificata de “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne. Praticamente, però, tutto ebbe inizio nel 2006 quando, all’età di 16 anni, decisi di frequentare il quarto anno all’estero, negli Stati Uniti. La mia destinazione fu Atlanta, in Georgia. In quell’anno, la situazione negli Stati Uniti, stando a quello che mi raccontava la mia host family, non era delle migliori. Ad Atlanta in particolare, era ed è tuttora presente un’alta percentuale di persone di origine africana, composte generalmente da famiglie povere e in quel periodo, molte persone avevano perso il lavoro e non potendo pagare il mutuo, si erano visti confiscare la casa dalle banche. Dopo quell’esperienza, tornai nuovamente ad Atlanta nel 2010, per una breve vacanza e in quell’occasione, chiesi ad amici e conoscenti, cosa ne pensassero della riforma sanitaria e del governo di Obama in generale.

Michela Cocco anno all'estero

Per quanto riguarda la riforma sanitaria, non tutti erano convinti che una cosa simile potesse funzionare, mentre riguardo ad Obama, molti lo ritenevano un buon Presidente, ma sfortunato, poiché il suo mandato era stato rovinato da vari episodi accaduti, tra cui, la crisi finanziaria del 2008, che vide come protagonista la banca americana Goldman Sachs e la perdita di petrolio nel golfo del Messico, nell’aprile del 2010. In entrambe le occasioni, ho avuto modo di passare le esperienze più belle della mia vita, ma ad Atlanta non ci tornerei per vivere permanentemente; semplicemente perchè non è la città che fa per me per svariati motivi, uno tra i quali riguarda l’inefficienza dei trasporti pubblici, poiché, nonostante sia presente una sorta di metro/treno, per chi vive fuori dalla città, è difficile spostarsi o raggiungere il centro; per non parlare dei pullman, considerati i mezzi di trasporto dei poveri, che passano con una frequenza molto bassa. Un altro motivo importante, riguarda la struttura propria della città; tutto è molto esteso e grande, tanto da non riuscire ad individuare un vero e proprio centro cittadino e questo mi disorienta parecchio, oltre all’organizzazione del sistema sanitario, che vede contrapposte persone che possono permettersi di curarsi in cliniche private all’avanguardia, contro gente che, non potendo permettersi un’assicurazione sanitaria, può arrivare ad avere gravi problemi, causati magari da un ascesso ad un dente, non curato in tempo. Tornando al mio percorso di vita, terminato il liceo, nel 2008, mi spostai da Brescia, la mia città natale, a Reggio Emilia dove iniziai a frequentare la Facoltà di Scienze della comunicazione e dell’economia, fino ad ottobre del 2011, mese in cui mi sono laureata in Marketing e Organizzazione d’Impresa.

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Michela Cocco anno all'estero

A Reggio Emilia alloggiavo nella residenza universitaria; precisamente si trattava di un condominio vicinissimo al centro storico, costruito nel 2006, composto da 32 monolocali dotati di camera doppia, bagno, cucina e un piccolo salotto. Ogni volta che mi chiedono di descrivere in poche parole la città di Reggio Emilia, rispondo sempre dicendo “è la città ideale per chi vuole laurearsi in tempo!”. Questo perché è una città in cui non ci sono molte distrazioni per gli studenti, come invece può avvenire in una città come Milano. La sera il centro è praticamente desolato, mentre di giorno c’è un via vai di gente. Decisamente tra Reggio Emilia e Brescia, preferisco di gran lunga quest’ultima, sia dal punto di vista territoriale, che per le opportunità di svago e divertimento per giovani e meno giovani. E così, anche Reggio Emilia, non rientra nei miei progetti futuri. Attualmente, mi trovo a Melbourne ormai da diversi mesi. Uno dei motivi che mi hanno portato fino a qui, è che le statistiche dicono sia la città in cui si vive meglio al mondo, seguita da Vancouver (sì, ci sto già pensando, la prossima meta potrebbe essere proprio Vancouver), oltre alla curiosità di toccare con mano, le differenze tra gli Stati Uniti e l’ Australia.

Michela Cocco anno all'estero

L’arrivo qui non è stato per niente traumatico, anzi si può dire che, come dicono negli States, “it’s a piece of cake”, ossia “è una sciocchezza”. Appena arrivata, ho dovuto fare tre delle cose più importanti che un immigrato deve fare, ossia: registrarsi gratuitamente a Medicare per ottenere la tessera sanitaria, aprire un conto corrente bancario e richiedere il TFN (Tax File Number), ossia un numero necessario per richiedere il rimborso di parte dei contribuiti lavorativi versati. In tutti e tre i casi, il servizio è stato molto veloce ed efficiente senza troppe pratiche burocratiche. Ho intenzione di restare qui ancora per molto, dopo aver terminato il corso di specializzazione che intendo frequentare, vorrei trovare un lavoro per rendermi conto di come si vive, in modo da considerare la possibilità di trasferirmi permanentemente in futuro, nella terra dei canguri. Diciamo che, attualmente, sono in esplorazione! Ovviamente, conoscere la lingua mi ha molto avvantaggiata e a differenza di Atlanta, qui a Melbourne ho il supporto di alcuni cugini di secondo grado e di prozii emigrati negli anni ’60. Dal punto di vista lavorativo, dicono che l’Australia in generale, si fondi molto su principi meritocratici che ti permettono di fare grandi passi avanti e formarti una buona carriera, se sei una persona in gamba e volenterosa.

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Michela Cocco, Melbourne Australia anno all'estero

Purtroppo non ho avuto ancora la possibilità di constatarlo personalmente, in quanto il lavoro che sto cercando, è un casual job, cioè un lavoro da commessa o barista, ma spero tanto di potervelo confermare in futuro. Una pecca che vorrei fare presente, riguarda l’istruzione. Frequentare un corso di laurea specialistica di due anni, ad uno studente internazionale, può costare da 40.000AUD a 67.000AUD, che equivalgono rispettivamente a circa 30.000€ e 50.000€. Inoltre, le borse di studio messe a disposizione per gli studenti internazionali, oltre ad essere molto ridotte, coprono solo una piccola parte della somma da pagare. Per il resto mi sono già innamorata di questa città, mi sto convincendo sempre più che questa è la città in cui vedo il mio futuro. Mi piace molto com’è strutturata, in quanto, oltre alla presenza di un centro cittadino, è possibile raggiungere facilmente anche le zone più lontane o le spiagge, grazie ai mezzi di trasporto pubblici molto efficienti, anche se un po’ costosi (circa 120AUD per un abbonamento mensile solo per la zona 1). Oltre alla ricchezza di immense zone verdi, di grandi parchi, dove è possibile svolgere attività fisica oppure semplicemente rilassarsi su una coperta, mentre si fa un pic-nic. Concludendo, tengo a precisare che, nonostante il mio girovagare, amo il mio Paese e sono pronta a sfruttare qualsiasi buona opportunità nel caso in cui me ne dovesse offrire una, mettendo a disposizione ciò che di buono ho raccolto, grazie alle esperienze vissute.”

Michela

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Per avere maggiori informazioni su come andare a vivere e lavorare in Australia:

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