Marcello – Ho lasciato l’Italia negli anni ’90 per la Repubblica Ceca e ora vivo in Egitto
Nato in una famiglia semplice della provincia di Perugia, Marcello è sempre stato vivace e curioso. Già da ragazzo aveva la mente al di là dei confini dell’Umbria. L’uomo ha cominciato a lavorare da giovanissimo prima nelle pizzerie e poi nel settore dell’arredamento.
Il primo trasferimento all’estero è arrivato a 31 anni, in seguito a un matrimonio fallito. Lasciare l’Italia non è stato facile, anche perché aveva una figlia piccolissima rimasta lì, ma Marcello ha seguito la vocetta interiore che gli diceva che quella era la sua strada.
Partire in quel contesto lo ha obbligato a crescere in fretta, anche perché ha dovuto ricominciare da zero mentre in Italia aveva un ristorante-pizzeria che funzionava bene. Dato che negli anni ’90, in Italia, le tasse da pagare avevano iniziato ad aumentare e soprattutto che Marcello sentiva il bisogno di rimettersi in gioco e vivere nuove esperienze, ha cominciato a viaggiare in Europa.

Il suo primo stop è stato in Francia ma, avendo trovato il Paese troppo simile all’Italia, Marcello ha proseguito il suo viaggio. Ecco che è arrivato in una Repubblica Ceca appena separata dalla Slovacchia, che gli si è aperta davanti agli occhi in tutta la sua semplicità e accoglienza.
Lì, Marcello ha conosciuto la sua nuova compagna e, poco dopo il suo arrivo, ha aperto una pizzeria a Usti nad Labem. Pur mantenendo i rapporti con la figlia nata dal primo matrimonio, che adora, Marcello ha avuto un altro figlio dalla compagna e quasi senza accorgersene la sua seconda vita in Repubblica Ceca è iniziata.
Anche lì ci sono state delle difficoltà, perché il Paese perfetto non esiste, ma presto le persone del posto hanno capito che tipo di individuo fosse Marcello e lo hanno accolto benissimo. In più, il Paese gli ha dato tutto, non tanto in termini di ricchezza materiale ma di amicizie sincere e soddisfazioni, oltre che di famiglia.
Trasferirsi all’estero negli anni ’90, come ha fatto Marcello, non era semplice come farlo oggi. Allora, Internet non c’era. Al posto di Google Maps c’erano le mappe cartacee, che Marcello usava per orientarsi. Per comunicare, niente Google Translate o app di Intelligenza Artificiale! Marcello aveva un vocabolario cartaceo che consultava all’occorrenza. Tutto era più lento ma anche più diretto e umano.

Se nel primo periodo in Repubblica Ceca Marcello non ha avuto bisogno di lavorare, a un certo punto ha dovuto cercare un impiego e, non potendo contare su tutti gli strumenti di oggi, ha cominciato a muoversi per le strade e con il passaparola. Stanco del settore delle pizzerie, prima di aprire quella che poi è stata una fra le migliori di tutta Usti nad Labem per anni, Marcello ha lavorato nel campo dell’abbigliamento.
A un certo punto, ormai prossimo all’età della pensione, Marcello si è reso conto di dover fare due conti. L’uomo non ha deciso di lasciare il Paese perché si trovava male ma si è posto una domanda: “con quello che riceverò di pensione, potrò continuare a vivere bene?”
Ecco che ha deciso di spostarsi in Egitto, dove vive ora, non con lo scopo di lavorare ma di vivere le sue giornate in un modo più lento e sentito.
Marcello abita a El Quseir, una piccola città sul Mar Rosso, un luogo turistico che però non vede le stesse affluenze di altre destinazioni più popolari. Dato che chiunque, senza lavorare e senza stimoli, si annoierebbe, Marcello ha deciso di coltivare piccoli hobbies legati alle sue passioni.
Gli piace aiutare le persone a scoprire davvero il posto, mettendole in contatto con chi organizza escursioni e attività sul Mar Rosso o nel deserto, ma anche condividere consigli sulla cucina italiana con chi è interessato. Tutto ciò, per lui, non è un lavoro ma un modo per rimanere attivo e sentirsi parte del luogo in cui vive.
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Per quanto riguarda gli aspetti più pratici della vita in Egitto, come la burocrazia, è bene non valutarli secondo parametri europei. Se entri nella mentalità locale, scopri che le cose funzionano. Marcello infatti consiglia a chi vuole andare in Egitto di lasciare a casa la mentalità europea e di abbracciare quella africana.
L’uomo ha trovato casa grazie alle amicizie costruite nei suoi precedenti viaggi nel Paese perché lì il passaparola vale più di qualsiasi agenzia. A proposito delle persone del posto, queste lo hanno accolto bene ma non subito. C’è una differenza culturale che va accettata. In più, le cose cambiano a seconda che tu sia un turista o un espatriato. Lui ovviamente fa parte della seconda categoria e, nel tempo, le persone del posto si sono rivelate molto accoglienti nei suoi confronti.
Le vite dei locals sono focalizzate sulla famiglia e sulla religione. Tutto il resto viene dopo. In generale, gli egiziani sono aperti e curiosi e, nelle zone turistiche, ovviamente il rapporto con lo straniero tiene di conto anche di una componente economica.
L’Egitto e l’Italia sono due Paesi molto diversi. Come appena detto, in Egitto la famiglia è il cuore di ogni cosa mentre in Italia questo legame si sta indebolendo. Anche il rapporto con il lavoro è diverso. In Egitto, questo è uno strumento mentre in Europa è un’identità che rappresenta la persona. Forse la differenza più spiccata è nel fatto che le persone del posto vivono nel momento presente mentre l’europeo tende a pensare sempre al futuro.

A parte il fatto che siamo tutti esseri umani, Marcello non riesce a trovare dei punti in comune fra i due Paesi e forse è proprio l’insieme di tutte le differenze a rendere interessante la sua vita lì. Ora Marcello conosce informazioni che avrebbe voluto sapere già prima della partenza, come dov’è possibile costruire e dove non lo è.
Un’altra cosa che gli sarebbe piaciuto sapere in anticipo è quanto sia difficile entrare veramente a far parte della comunità, perché per i locals rimarrai sempre un europeo. Nonostante queste difficoltà, Marcello non rinnega la sua scelta, anzi, se tornasse indietro, la farebbe di nuovo.
A chi vorrebbe trasferirsi a sua volta in Egitto, Marcello ribadisce l’importanza di dimenticare completamente il modo di vivere europeo. In Egitto il tempo e la fretta come vengono visti in Europa non esistono.
È bene avere sin da subito una mentalità più rilassata e paziente ma anche capire certe frasi e dinamiche nel contesto in cui ti trovi, non relazionandoti all’Europa.
A chi, invece, sta pensando a una vacanza in Egitto, Marcello dice di andare perché il Paese è molto più tranquillo di quello che si sente spesso in Europa e il turista è altamente rispettato. Le persone del posto sono sempre disposte ad aiutare poi, certo, ci sono delle dinamiche, come quella delle mance nei resort, che fanno parte della cultura del turismo.
Vivendo lì, Marcello ha imparato a prendere le cose con calma perché arrabbiarsi non serve a niente. Un’altra lezione appresa è che, quando una situazione ha un aspetto negativo e uno positivo, è meglio concentrarsi su quest’ultimo.
Pensando al futuro, Marcello vorrebbe costruire una casa in una buona posizione mentre, dal punto di vista personale, sa già che la sua vita proseguirà com’è stata finora, da quando è arrivato in Egitto. Giornate calme, con i piedi per terra e rispettando le persone.
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