Per condividere la sua esperienza di emigrante, ma anche per fornire maggiori informazioni sulla nuova realtà, Laura ha creato un blog: laurainbrasile.blogspot.com.

Laura, quando ha avuto inizio la tua avventura in Brasile?

Ufficialmente la mia avventura è iniziata ad agosto del 2011, quando io e mio marito, brasiliano, siamo partiti dall’Italia con un biglietto aereo di sola andata per il Brasile. Ma molto probabilmente, già a partire dal momento in cui ho iniziato a studiare il portoghese, qualcosa in me mi spingeva ad andare a conoscere il Brasile, a vederlo con i miei occhi.

Di dove sei originaria?

Sono originaria della provincia di Roma, vivevo a Velletri, una cittadina a 40 km dalla capitale, zona conosciuta come Castelli Romani.

Trasferirsi a vivere e lavorare in Amazzonia

Come accade in ogni trasferimento, avrai vissuto momenti difficili, come sei riuscita a superarli?

Ho avuto parecchi momenti difficili e ne ho tuttora. Io vivevo con mia madre e di colpo mi sono ritrovata all’estero, con mio marito ma senza la mamma, molto lontana dall’Italia, in una città nuova e in una casa nuova. E’ davvero dura, inutile nasconderlo, non porto il conto delle giornate che ho passato piangendo. Ma sono ancora qui, sempre determinata e pronta ad accettare nuove sfide. Nessuno ci ha aiutati, anche se la famiglia di mio marito vive in zona. Io e Renato ci sosteniamo a vicenda, siamo una vera squadra. Ma sicuramente l’appoggio totale e incondizionato della mia famiglia contribuisce a darmi forza e molto coraggio, anche da oltreoceano.

Dove vivi precisamente e di cosa ti occupi?

Vivo in zona amazzonica, nello stato di Rondonia, in una città che si chiama Vilhena. Sulla mappa siamo un puntino proprio al centro del Sudamerica, vicini al confine con la Bolivia. Lo scorso anno ho lavorato in una scuola privata di lingue, insegnando inglese e italiano. Attualmente insegno solo italiano a domicilio, in modo autonomo.

Come sei riuscita a trovare lavoro?

Per caso, cercando una scuola che mi offrisse la possibilità di continuare a studiare la lingua spagnola. Mi hanno detto che stavano assumendo professori di lingua inglese, così ho svolto il test come insegnante (una parte scritta e un’intervista in inglese) e l’ho superato.

Trasferirsi a vivere e lavorare in Amazzonia

Hai riscontrato delle differenze in ambito lavorativo tra l’Italia e il Brasile?

Come lavoratrice dipendente, non ho notato molte differenze sinceramente. Sorgono sempre problemi con i colleghi o con i superiori, ma credo che sia del tutto fisiologico, fa parte del lavoro in sé. Uno degli aspetti positivi era il contratto regolare, che mi è stato fatto sin da subito e, soprattutto, il pagamento che avveniva praticamente il primo giorno utile del mese, senza alcun ritardo, con una busta paga ben fatta. Un altro aspetto positivo sono le tasse, decisamente più basse qui in Brasile: io pagavo l’8% di tasse sul mio stipendio di circa 1000,00 reais.

Ci descrivi un po’ Vilhena?

Per essere una città molto nuova, più giovane di me (Vilhena è stata fondata 32 anni fa), si vive abbastanza bene. Il problema è che è molto estesa e dispersiva, io preferisco i piccoli centri. Ma è una città tutto sommato organizzata e pulita, offre tutti i servizi necessari ai cittadini, ci sono tante scuole, università, ristoranti e negozi. E’ il posto più fresco della regione amazzonica, con temperature medie gradevoli. L’aria è pulita. Non mancano i servizi al cittadino. Le strade sono tenute bene, a parte qualche caso isolato. La città è circondata da foresta vergine, basta varcare i confini municipali. Ci sono molte possibilità per chi vuole investire, essendo una zona in forte espansione e in crescita economica. L’economia brasiliana, nonostante la pesante crisi che ha colpito l’Europa e gli Stati Uniti e che sembra non mollare la presa, continua a crescere, non ci sono segnali negativi a livello economico. Per quanto riguarda la situazione scolastica, quest’ultima sta migliorando notevolmente, ci sono delle ottime scuole in Brasile, sia pubbliche che private, così come delle università prestigiose, soprattutto pubbliche. A livello sanitario invece, il sistema pubblico (SUS) ha ancora molti problemi, non sembra funzionare come dovrebbe, ma bisogna tener presente che la sanità pubblica in Brasile è pubblica davvero, è gratuita al 100% per i cittadini, forse le difficoltà sono fisiologiche. Oltre al sistema pubblico esiste poi il privato che funziona sicuramente meglio, ma è anche molto caro. Ci si accede a pagamento o tramite copertura assicurativa privata.Quali sono invece le criticità del luogo?

Diverse, a cominciare dai prezzi esagerati, qui tutto costa tanto, soprattutto i generi alimentari. Piove troppo durante la stagione umida, che va da novembre ad aprile. Non ci sono grandi parchi cittadini. La città più vicina a Vilhena dista 100 km. C’è poco interesse per la cultura. C’è un aumento di assalti e furti. Ci sono continui scioperi dei dipendenti pubblici (soprattutto nel campo dell’educazione e della giustizia). I voli aerei che partono da Vilhena hanno un costo proibitivo e bisogna percorrere 700 km in autobus fino a Cuiabá o Porto Velho per prendere un aereo. Difficoltà di accesso per chi arriva dall’Italia (le distanze sono enormi e i prezzi dei voli sono alti). Può bastare?

“C’è un aumento di assalti e furti” , quindi c’è scarsa sicurezza?

Sicuramente l’aspetto sicurezza rappresenta ancora un problema serio per il Brasile, soprattutto nelle grandi città. E’ una delle sfide più grandi per il Paese per i prossimi anni, ancor di più in vista degli importanti eventi sportivi previsti.

Italiani in Amazzonia

Ormai vivi da due anni in Brasile, quindi conosci molto bene il luogo in cui vivi, sai quello che può e quello che non può offrire. Lo consiglieresti per un eventuale trasferimento?

Forse non consiglierei questa regione in modo specifico, a meno che non si abbia voglia di investire nell’edilizia o in una grande azienda agricola. Consiglierei il Brasile di sicuro, perché è un Paese bellissimo e in forte sviluppo, con ancora grandi opportunità di crescita, soprattutto per i giovani e perché la gente del posto è molto ospitale. Purtroppo cercare lavoro come dipendente nella mia zona è complicato, qui si vive soprattutto di concorsi pubblici, di agricoltura e pastorizia. L’ideale è investire in case da vendere o in un’attività autonoma, come un ristorante ad esempio. Ci sono buone possibilità per i medici, che scarseggiano e per le professioni tecniche, ad esempio elettricisti, meccanici, informatici, idraulici, pittori, tecnici e agronomi.

Se qualcuno decidesse di investire, quali sono le problematiche maggiori contro cui si scontrerebbe?

La burocrazia, che può creare notevoli problemi, soprattutto nei primi tempi. Inoltre, arrivando qui senza idee, senza progetti concreti e realizzabili, il fallimento dell’impresa è assicurato. Un errore comune tra gli stranieri che vengono in Brasile è quello di pretendere di trovare un Paese identico a quello che hanno lasciato, cosa che spesso delude le aspettative. Credo che l’integrazione a 360 gradi sia fondamentale in questo senso. Bisogna guardare sempre gli aspetti positivi del posto in cui si sceglie di vivere, il Paese perfetto non esiste, è tutto una questione di mettere sul piatto della bilancia pregi e difetti, per poi tirare le somme.

Nel caso del Brasile, pensi che questo sia un Paese in grado di soddisfare appieno tutte le aspettative?

Credo che dipenda molto dalle aspettative di ciascuno di noi. Secondo me è un Paese in cui si può vivere tranquilli e stare bene, ma bisogna arrivare con dei progetti importanti e lottare per realizzarli. Questo significa che potrebbero volerci anni per raggiungere la meta. Troppi pensano che è sufficiente arrivare in Brasile con un po’ di soldi in tasca per diventare milionari ed essere felici, come per magia.

Da italiana in Brasile ti hanno mai fatto sentire una “straniera”?

Mi sento come una brasiliana, non mi sono mai sentita straniera qui, anche perché sono tutti curiosi di conoscere le mie origini italiane. Sinceramente, mi sono sentita più straniera in Italia, quando sono atterrata a Fiumicino e tutti mi rispondevano male!

Ad un certo punto hai deciso di scrivere un blog: laurainbrasile.blogspot.com. Da quale esigenza è nato e quali sono gli argomenti trattati?

Il mio blog è nato in primo luogo per condividere la mia emigrazione verso il sud del mondo con la mia famiglia e i miei amici che sono rimasti in Italia. E poi l’idea è anche quella di fornire informazioni utili agli aspiranti emigranti, quelle informazioni che io non ho mai trovato e che mi avrebbero di certo aiutata. Nel blog racconto tutto quello che sto realizzando in Brasile, dalla costruzione della casa al lavoro, passando per una vacanza nella fattoria di mio suocero e così via. Poi dedico ampio spazio ad informazioni più pratiche, come la questione del visto, dei documenti scolastici o della patente.

Per quanto tempo pensi ancora di rimanere in Brasile?

Al momento non ho intenzione di lasciare il Brasile, anzi, sto pianificando un trasferimento sulla costa, vorrei lavorare in campo turistico e comprare una pousada lì. Qui mi sento bene, mi piace chiacchierare con la gente, le persone sono più aperte e semplici e sto realizzando pian piano quello che ho sempre sognato.

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A cura di Nicole Cascione