Intervista a Laura sulla sua Vita a Il Cairo
A cura di Maricla Pannocchia
Dopo aver frequentato l’Egitto per ben 30 anni, Laura, originaria di Brescia e insegnante di danza orientale, a un certo punto ha sentito il bisogno di cambiare la propria vita. “Non c’era niente che non andasse nella mia esistenza in Italia” racconta la donna, “Tutto sembrava ‘perfetto’ ma io mi sentivo profondamente inappagata. Il mio lavoro andava bene, viaggiavo, avevo tanti amici e una relazione stabile, tuttavia, sentivo che stavo perdendo me stessa dietro un finto comfort. Mi mancava l’avventura e anche rompere certe abitudini tipiche dello stile di vita italiano. In Italia mi sentivo come il criceto che gira nella ruota…”
E così, a 48 anni, Laura ha accettato un lavoro estivo a Sharm el -Sheik, dove si sarebbe esibita come danzatrice, per poi trasferirsi a Il Cairo. Lì, il costo della vita è generalmente inferiore a quello europeo, tuttavia, Laura sostiene che l’Egitto non sia un Paese per tutti, “bisogna amarlo veramente, altrimenti, sopravvivere qui diventa impossibile.”
A chi desidera avviare una propria attività, la donna suggerisce di avere un partner egiziano e affidarsi a un buon legale locale, perché la burocrazia è spesso macchinosa e poco comprensibile, anche per via della lingua. A questo proposito, Laura suggerisce d’imparare almeno qualche parola della lingua locale, visto che nessuno parla l’italiano e in pochi parlano l’inglese. “A chi vorrebbe trasferirsi qui, suggerisco di starci per un periodo abbastanza lungo, prima di fare il grande passo” dice la donna che, per il futuro, vorrebbe migliorare il canale YouTube della scuola di danza in Inghilterra e, perché no?, tornare a viaggiare.
Ciao Laura, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…
Ciao a tutti, mi chiamo Laura Cernigliaro, ho 54 anni, sono nata e cresciuta in Italia, precisamente a Brescia, e, da sempre, inseguo le mie passioni. Ho una laurea in scienze politiche ma nella mia vita mi sono occupata spesso di tutt’altro. Ho lavorato in gallerie d’arte, nel turismo ma, soprattutto, nella danza, inizialmente come danzatrice di flamenco e poi di danza orientale, tanto che in Italia ho aperto 2 scuole di danza.
Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?
C’è stato un momento della mia vita in cui tutto sembrava “perfetto” ma io mi sentivo profondamente inappagata. Il mio lavoro andava bene, viaggiavo, avevo tanti amici e una relazione stabile, tuttavia, sentivo che stavo perdendo me stessa dietro un finto comfort. Mi mancava l’avventura e anche rompere certe abitudini tipiche dello stile di vita italiano. In Italia mi sentivo come il criceto che gira nella ruota…
Ora vivi a Il Cairo, Egitto. Cosa ti ha spinta a trasferirti proprio lì?
In realtà il mio primo step è stato trasferirmi a Sharm el-Sheikh. Ho avuto un’occasione di lavoro per l’estate, ovvero, avrei dovuto esibirmi come danzatrice in tutti gli hotels e locali della zona insieme a un gruppo di danze folcloristiche egiziano. Poiché d’estate la mia scuola di danza era chiusa, ho colto l’occasione e, all’età di 48 anni, sono partita. Da quel momento, è cambiato tutto. Sono rimasta a Sharm el-Sheikh per 7 anni e, nel frattempo, ho avuto anche un tumore importante e quella è stata la situazione perfetta anche per rigenerarmi dopo tutte le terapie.
Quando sei andata in Egitto per la prima volta e cosa ti ha conquistata del Paese?
Premetto che frequento l’Egitto da 30 anni. Ci sono sempre andata per soggiorni brevi per la mia formazione di danza. Amo profondamente questo Paese, nonostante tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni. Lo percepisco come il mio luogo di origine o, come dicono qui, “Oum el Dunia”, la “Madre del mondo”.
Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?
I miei famigliari non sono stati affatto contenti, erano preoccupati per tutto e, in fondo, hanno ancora tanti pregiudizi rispetto al mondo arabo però se ne sono fatti una ragione dato che sanno che, se mi metto in testa una cosa, nessuno mi può bloccare. Alcuni amici ne sono stati stupiti, altri sono rimasti perplessi e altri ancora si sono detti felici per me.
Come ti sei organizzata prima della partenza?
Ammetto che è stato complesso, anche perché prima mi sono trasferita e poi mi sono organizzata! Il primo anno andavo e venivo frequentemente e, pian piano, ho sistemato le cose in Italia. Nello specifico, ho chiuso la mia scuola di danza, ne ho aperta un’altra che ho fatto gestire ad altre persone, ho venduto la mia casa, l’auto ecc.
Puoi parlarci meglio del tuo lavoro?
Sono insegnante di danza orientale egiziana (danza del ventre) e formatrice online. Da qualche anno, ho smesso di fare spettacoli per dedicarmi esclusivamente all’insegnamento online e al canale Youtube di una scuola di danza inglese.

Come funziona il lavoro nell’ambito della danza online?
Personalmente mi sono “creata” il mio modo di lavorare. Tengo principalmente lezioni online individuali tramite la piattaforma Zoom, con allieve quasi esclusivamente italiane e insegnanti che vogliono perfezionarsi nella tecnica o nello stile. Inoltre, produco video-corsi registrati per una scuola di danza inglese, che vengono venduti sulla loro piattaforma oppure offerti nel loro canale Youtube.
Tieni anche corsi dal vivo?
Sì, 2-3 volte l’anno vado in Italia e in Inghilterra per tenere dei workshops dal vivo e mantenere il contatto con le mie allieve.
Puoi raccontarci qualcosa sulla danza tradizionale egiziana?
Beh, potrei parlarne per ore ma, riassumendo molto, posso dire che ha origini molto antiche, che certamente risalgono ai rituali faraonici e, man mano, si è evoluta, assorbendo molto da altre tradizioni e culture (quella africana, ottomana, beduina, persiana ecc.). Inoltre, l’Egitto ha un patrimonio di danze folcloristiche regionali molto ricco, per non parlare della musica e del cinema egiziani.
È facile, per un italiano, trovare lavoro lì?
Direi di sì, anche se, generalmente, per ruoli non particolarmente qualificati.
Quali sono i settori in cui è più semplice essere assunti?
Certamente quelli in ambito turistico, soprattutto a Sharm el Sheickh e Hurgada. A Il Cairo c’è moltissima richiesta per chi parla italiano madrelingua e inglese, soprattutto nell’ambito call-center, servizio clienti o per aziende che collaborano con l’Italia.
Tu sei una freelance. Come funziona per lavorare da autonomi in Egitto?
Io ho mantenuto la mia Partita IVA italiana, avendo i miei clienti principalmente in Italia e in Europa. Chi vorrebbe aprire un’attività in Egitto, dovrebbe avere un socio egiziano per ottenere una serie di semplificazioni. Le tasse in Egitto sono decisamente basse, intorno al 10%, ma destreggiarsi tra le leggi locali richiede l’aiuto di un legale fidato, soprattutto per le difficoltà legate alla lingua.
Cosa bisogna avere, dal punto di vista burocratico, per vivere e lavorare lì?
In Egitto la burocrazia è alquanto macchinosa, non sempre chiara e spesso onerosa, soprattutto per gli stranieri. Fondamentalmente per lavorare serve un visto lavorativo che può essere richiesto esclusivamente dall’azienda che ti assume ma, dato che è molto costoso, solo le grosse aziende sono disposte a fare questo investimento.
Quanto tempo ci vuole, più o meno, da quando si comincia il percorso per avere i documenti in regola a quando si ottengono?
Per il visto residenziale il procedimento è veloce, si richiede entro 1 mese dall’ingresso nel Paese e lo danno in 4 giorni dietro pagamento di una somma. Possono dare da un minimo di 3 mesi fino a un massimo di 1 anno e poi eventualmente va richiesto nuovamente. Chi è coniugato con una persona del posto ottiene il visto di 5 anni.
Puoi dirci il costo di alcuni beni e servizi di uso comune?
In generale, tutto costa molto meno rispetto all’Europa, con alcune eccezioni che costano di più. La benzina costa 15 ep (egyptian pound) al litro, il cinema è 120 ep, un pasto per 2 persone in un ristorante di medio livello sui 500 ep, l’abbonamento alla palestra 6000-8000 ep annui, la verdura costa circa 20 ep al kg e il pane 2 ep a panino. I prodotti importati, invece, sono decisamente costosi, anche per via dei dazi doganali.
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Come valuteresti servizi come la sanità e i mezzi pubblici?
La sanità, sia pubblica sia privata, è tutta a pagamento. Quella pubblica è da evitare. Quella privata, devo dire, è molto efficiente e ho trovato ottimi medici e attrezzature. Danno gli appuntamenti anche in giornata e le visite non sono affatto costose. Esami diagnostici più complessi o interventi chirurgici con ricovero possono essere costosi quindi è bene avere un’assicurazione privata.
A Il Cairo, nonostante i 60 milioni di abitanti, non è assolutamente necessario avere un’auto. I taxi sono ovunque, giorno e notte, e, meglio ancora, i servizi tipo Uber e Kareem sono affidabili e molto economici. Oltre a ciò, c’è una metropolitana che, onestamente, non ho mai preso, e un ricchissimo servizio di microbus che raggiunge qualsiasi luogo della città a un costo ridicolo (pochi centesimi). Qui, poi, non è affatto inusuale, per le famiglie della classe medio – alta, avere un autista privato a disposizione.
Come ti sei mossa per cercare un alloggio?
Ho semplicemente guardato le offerte su un sito specializzato, focalizzandomi sulle zone che m’interessavano. Ho fatto alcuni sopralluoghi e ho capito meglio cosa andava bene per me, di modo da cercare di conseguenza. Una volta scelto il compound giusto, in un giorno ho trovato la casa in cui sto adesso.
Quali sono i prezzi medi e le zone in cui, secondo te, è possibile vivere bene spendendo il giusto?
A Il Cairo c’è molta varietà di scelta sia come qualità di vita sia per quanto riguarda i costi. In certe zone, le case non costano nulla ma non sono aree dove un europeo può accettare di vivere. La scelta, quindi, deve concentrarsi solo sulle zone più nuove, lussuose o meno “popolari”. L’ideale è vivere in un compound, dove la sicurezza è massima e si ha il comfort di avere tutti i servizi all’interno del compound stesso (negozi, centri sportivi, farmacia, giardini, scuole, spa e servizi vari). Le aree migliori per un expat, a mio avviso, sono Sheikh Zayed, Rehab, Madinaty, New Cairo, Zamalek e Maadi, dove vive una grossa comunità italiana. I costi per una casa adatta a un europeo vanno da un minimo 6000 ep a massimo 10.000-15.000 ep il mese fino ad arrivare anche a 20.000 ep e oltre per case in zone molto esclusive. La cosa positiva è che qui non si paga il riscaldamento e luce e gas hanno costi irrisori per noi europei.
Come sei stata accolta dalla gente del posto?
Gli egiziani sono per natura molto ospitali, curiosi di conoscerti e felici di avere a che fare con gli stranieri, in modo particolare con noi italiani.
Come descriveresti le loro vite?
Le loro vite ai nostri occhi risultano strane. Dipende molto dalla classe sociale. In generale fanno mille lavori, spesso di notte, dormono di giorno e trovano sempre il modo di sorridere e scherzare. Qui puoi trovare tutto e il contrario di tutto. La varietà di stili di vita è infinita.
Com’è una tua giornata tipo?
Io cerco di mantenere le mie routine quotidiana: sveglia all’ alba, 1 ora di allenamento in palestra, mattina dedicata a me (letture, shopping o altro), il pomeriggio insegno, lavoro alle nuove coreografie o registro video e la sera vado a letto presto. Nel weekend mi concedo ristoranti, gite culturali o uscite con le amiche.
Quali sono, secondo te, i pregiudizi più diffusi sull’Egitto?
Sono tantissimi! Molti li avevo anche io e li ho sfatati una volta in cui ho iniziato a vivere qui. Ecco alcuni dei più diffusi:
– è un Paese del “Terzo Mondo”
– le donne sono maltrattate
– è pericoloso
– le donne non possono guidare, lavorare o uscire
– i cristiani sono emarginati
– è sporco
Come descriveresti Il Cairo?
Il Cairo è la città che non dorme mai. Per me rappresenta la vita. E’ sempre illuminata, i negozi sono aperti a qualsiasi ora, la gente è in giro anche di notte e c’è sempre qualcosa da fare. Il Cairo offre tutto e il contrario di tutto (l’antico e il moderno, il bello e il brutto, il lusso e la misera, il deserto e i giardini…).

Molte donne hanno paura ad andare in Egitto da sole. Lo reputi un Paese sicuro? Ti sei mai sentita in pericolo?
Mi sento sicurissima qui. In 8 anni non ho mai avuto un problema, cosa che non posso dire dell’Italia o dell’Europa. Normalmente non chiudo a chiave la porta di casa neanche di notte e, una volta in cui avevo perso il mio portafoglio, qualcuno l’ha trovato e me l’ha restituito.
Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi lì?
L’Egitto non è per tutti, è un Pese cha va amato o non si può sopravvivere qui. Lo shock culturale, ma anche climatico e di abitudini, può essere davvero forte. Consiglio di venire per dei brevi periodi prima di pensare a un vero trasferimento. È fondamentale conoscere la sua cultura e rispettarla per avere rispetto dai suoi abitanti. Consiglio anche d’imparare una base della lingua egiziana o potrebbe essere tutto molto più difficile. A Il Cairo quasi nessuno parla italiano e molti non parlano bene l’inglese quindi la lingua locale è fondamentale per districarsi nella vita di tutti i giorni. Inoltre, certamente non si viene in Egitto per fare soldi ma per altri motivi, magari per fare un’ esperienza o per vivere in un modo diverso o, ancora, per rallentare i ritmi di vita.
E quali a chi vorrebbe andarci in vacanza?
Non andare in estate (luglio-agosto) perché il caldo è davvero eccessivo, particolarmente a Sharm el Sheikh e nella zona di Luxor e Assuan. Suggerisco di non perdersi la visita ad Abu Simbel, uno dei posti più magici al mondo.
Tutti i turisti vogliono visitare le piramidi. Hai qualche dritta per visitarle al meglio?
Non amo molto le piramidi, forse perché le vedo sempre e anche perché trovo che ci siano tante altre cose, molto più interessanti, da visitare a Il Cairo. Ad ogni modo, consiglio di evitare le visite d’estate, soprattutto all’interno dei cunicoli, dove tantissimi si sentono male per via del caldo. Solo per la visita alle piramidi prenderei una guida locale che evita di avere a che fare con una serie di “personaggi” che girano nella zona cercando di vendere qualunque cosa a prezzi esorbitanti e disturbando la visita. Evitate anche i giri con i cavalli per non alimentare questo business di sfruttamento di questi poveri animali da parte di gente senza scrupoli. Lasciate sempre una mancia a qualsiasi lavoratore che offre un buon servizio.
Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?
Forse mi sarei dovuta trasferire prima ma, in fondo, è tutto perfetto così.
Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?
Da che sono qui ho imparato tantissimo, oltre alla lingua egiziana, e alla danza che si è potenziata assorbendo quotidianamente dalla cultura locale, come a vivere in modo più rilassato e a sganciarmi da tante dinamiche di stress che vivevo in Italia. Ho affrontato e superato anche tante sfide personali, riguardo il cavarsela in un Paese così diverso dal mio. In questi anni ho avuto anche diversi momenti di difficoltà ma alla fine è stato un “viaggio” molto interessante.
Progetti futuri?
Vorrei sviluppare meglio il mio lavoro e in particolar modo far crescere la scuola in Inghilterra e il suo canale YouTube. Personalmente, forse vorrei tornare a viaggiare , cosa che ho messo un po’ da parte negli ultimi anni.
Per seguire e contattare Laura:
Sito web: danzaconlaura.net
Facebook: Laura Cernigliaro – Danza Orientale Egiziana
Instagram: Danzaconlaura
YouTube: Expression Dance Academy UK
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