Laureata in letteratura anglo – americana all’ Università di Siena, aveva un sogno: lavorare nell’Ateneo toscano come ricercatrice. “Mi affascinava- racconta- approfondire il rapporto, creato dal punto di vista letterario, tra l’ Europa e l’America, l’ Italia e i viaggiatori che per tutto l’ 800 hanno attraversato il nostro Paese. Un incontro tra ‘ il vecchio e il nuovo’, che ha visto fiorire molta letteratura ben tradotta dalla nostra amata Fernanda Pivano”.

Ora Luisa fa il tour operator nella regione dell’ Harjedalen in Svezia. Un’ area incontaminata e abitata soprattutto da pastori Sami.

Mappa Lapponia

Perché questa scelta estrema?

Nel nostro Paese si assiste non solo alla fuga dei cervelli, ma anche a quella di persone normali, come me, che non hanno trovato il giusto spazio nel mondo del lavoro. Non saprei dire se è stata una scelta estrema. In quel momento, nel 2004, mi sembrava una valida alternativa per poter finalmente fare ciò che volevo.

Sì, ma tanto lontano! E in un posto così diverso dall’Italia!

Sì è vero. Chi per la prima volta si avventura in questi luoghi ha l’ impressione di trovarsi in un racconto di fiaba. Il paesaggio è cristallino, quasi traslucido, con il bianco e l’ azzurro, i suoi colori dominanti, i laghi ghiacciati, il colore rosso argento delle betulle che si intravedono sotto la neve e un silenzio assoluto, interrotto solo dal grido lacerante dell’ aquila reale quando va a caccia o dal battito delle ali delle pernici bianche che si muovono in massa al minimo rumore.

Ma un ambiente come questo non le fa paura?

Mi fa sentire più vicina a me. Paura no, c’è ben altro, di cui aver la paura.

C’è bisogno di un allenamento psichico per vivere in posti come quello in cui si trova?

L’ allenamento serve nel momento in cui hai dei gruppi da gestire. Insegnando fondo e facendo escursioni un minimo di preparazione ci vuole. Per fortuna ho Ginger, il mio Husky Siberiano, che ogni giorno ha bisogno di fare lunghe passeggiate. Mi costringe ad allenarmi anche quando divento un po’ pigra.

Lapponia

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Cosa cercava in queste terre? Le conosceva?

Ho lavorato per un po’ di tempo per un’ agenzia di viaggi inglesi in qualità di representative, cioè di assistenza al cliente. E così , ho accompagnato gruppi a Palma di Majorca, Austria, Svezia. Con la Svezia è stato come un colpo di fulmine e così sono rimasta.

Ha trovato quello che cercava?

Bella domanda. Non so se ho trovato quello che cercavo. So solo che ho seguito l’ istinto. Non sono scappata, non si fugge dai propri scheletri nell’ armadio.

Non le manca l’Italia?

Sì certo. I colori, i sapori, i profumi. L’ atmosfera della domenica all’ uscita dalla messa quando, come consuetudine, pranzo a casa di mia madre e già all’ entrata del piccolo borgo in cui abito posso indovinare facilmente cosa sta cucinando.

Mi parla dei pastori sami?

Un popolo nomade che vive dell’ allevamento delle renne. Nella regione dell’ Harjedalen, dove vivo, ci sono undici comunità Sami e quarantacinquemila renne. I sami o lapponi basavano la loro esistenza sul ciclo della natura e in particolare sul ciclo vitale delle renne. Per un popolo nomade come i lapponi, dedito all’ allevamento di questi animali, il rapporto con la natura era totale. Conoscere l’inizio della migrazione delle renne o quando i salmoni incominciavano a deporre le uova era molto importante. Il tempo era quello della natura ed a quello dovevano adeguarsi. L’ allevamento delle renne, fonte primaria di cibo, richiedeva un grande dispendio di energie e di lavoro non sempre redditizio. La necessità di nuovi e freschi pascoli, la scarsità di cibo durante i freddi mesi invernali, sia per gli uomini che per gli animali, richiedevano lunghe marce forzate verso terreni più consoni. Spesso gli animali non trovavano abbastanza cibo, oppure predatori in agguato decimavano i gruppi di renne, con conseguenze catastrofiche per le comunità che non sapevano come alimentarsi. Adesso non sono più nomadi , ma stanziali. Usano gli elicotteri e le motoslitte per radunare le renne e rimangono su pascoli solo in certi periodi dell’ anno. Anche se le tradizioni sono ancora vive e presenti.

Tradizioni, consuetudini particolari di questo popolo?

Il concetto del tempo nella cultura Sami era legato ai principali eventi climatici della stagione e al ciclo vitale e comportamentale degli animali allevati. Il calendario di questo popolo nomade era composto da otto stagioni. Il ciclo migratorio delle renne aveva inizio quando madre natura decideva. La natura dettava le regole e gli uomini le seguivano venerando e rispettando ogni sua manifestazione. Tutto veniva annotato in un piccolo calendario, facilmente trasportabile. Per la sua fabbricazione si utilizzava legno oppure corna di renna. Scritto in alfabeto runico il calendario aveva una duplice funzione: annotare i principali cambiamenti climatici dell’ anno e anche i principali eventi religiosi.

Lapponia di notte

Ma come si vive dalla sue parti?

Si vive in maniera semplice, seguendo i ritmi della natura proprio come i Sami.

Ci sono italiani?

No. Solo io.

E il clima, un neo?

Il clima è quello artico. La neve è presente per 265 giorni l’ anno, in pratica sempre.

Cosa occorre per vivere nella Lapponia svedese?

Spirito di adattamento, senso dell’ avventura, voglia di solitudine. Vivo in un paesino di quattro anime sotto il circolo polare artico, tra Svezia e Norvegia. Solo foreste e laghi.

Collegamenti con l’Italia?

Voli da tutta Italia per Oslo e quattro ore e mezzo di treno tra i fiordi.

Quali sono i piatti tipici?

Renna, alce, salmone e patate lesse.

La lingua?

Lo Svedese

La religione predominante?

Protestante luterana

Le città da vedere?

Senz’altro Stoccolma

Le tradizioni più particolari?

La festa di Santa Lucia a dicembre e tutto il periodo natalizio.

L’aspetto negativo che le fa rimpiangere l’Italia?

Il cibo

Luisa Trojanis lapponia

Si trova subito lavoro?

Mah, non saprei. Comunque si trova nel terzo settore, cioè nel campo della ristorazione.

Sicurezza?

Nel paesino in cui vivo il crimine non esiste. La polizia arriva una volta l’ anno a Natale quando ci sono più turisti.

E le persone sono “fredde”? Come vedono l’Italia?

Le persone sono riservate, ma gentili e l’ Italia viene guardata come luogo del buon cibo, del sole e della bellezza dei suoi paesaggi

Insomma, vale la pena viverci? La vita è cara?

Nel mio paesino non ci sono occasioni per lo shopping. Fare la spesa è un pò caro in effetti. Se vale la pena viverci? Non si può decidere di stare in questi posti in modo superficiale. Il mio è stato un progetto concreto e ben definito e cioè quello di fare il tour operator. (www.redfoxadventure.com). Certamente non sono tutte rose e fiori, come dicono i giornali. Andare all’ estero sembra la risoluzione di tutti i problemi. E non è così

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Perché?

Andare all’ estero è soltanto l’inizio di un lungo cammino di impegni e sacrifici, perché ci si scontra con realtà, abitudini e stili di vita molto diversi.

Cosa offre ai suoi clienti?

Percorsi alternativi. Qui non c’è alcuna contaminazione commerciale. Siamo completamente fuori dai circuiti turistici tradizionali. Per intenderci qui non trovi Santa Claus che ti canta la canzone e il povero Sami che ti aspetta all’ aeroporto con la slitta trainata da renne e all’ occasione ti fa fare il giro intorno alla sua tenda come succede con tanti tour operator. Belli certamente, ma destinati ad un certo tipo di clientela. Le cose che noi proponiamo rappresentano la realtà. Quando andiamo a vedere la transumanza, assistiamo ad un rito importante, drammatico per certi aspetti. E’ il lavoro dei Sami. Da lì deriva tutta la loro cultura. Anche qui non è possibile stabilire una data per l’ avvenimento, in quanto sono le renne a decidere quando partire per i pascoli invernali e l’ uomo deve adattarsi ai loro ritmi. Così avviene da millenni. Offriamo un tipo di vacanza tailor made, ovvero fatta su misura. C’è un’ attenzione costante al cliente, che viene seguito per tutto il soggiorno. Facciamo lezioni ed escursioni di fondo, safari in motoslitta e tour con i cani da slitta nelle riserve naturali. Il tutto in maniera molto semplice, in un’atmosfera familiare e vera.

Tornerà in Italia?

Torno spesso in Italia, anche per promuovere il mio lavoro.

Mi parla del BATTESIMO DELLA SOLITUDINE ?

Il concetto si basa sull’ attrazione e repulsione. Due istinti contrapposti che ti portano a rimanere oppure a fuggire a gambe levate da un certo luogo. In poche parole o ti innamori del posto perdutamente oppure decidi di non tornarci mai più. Quello che è certo è che se decidi di rimanere è come un battesimo della solitudine , un ‘ immersione totale nel tuo io e nella natura. Non c’è spazio per gli altri, ma solo per te stesso e le tue sensazioni.

Secondo lei cosa spinge davvero a compiere scelte radicali come la sua?

La voglia di cambiare, sognare e di mettersi in gioco. Una sfida insomma con se stessi e con gli altri. C’è chi sceglie di andare all’Isola dei Famosi o al Grande Fratello. C’è, invece, chi pensa sia ancora possibile vivere.

Intervista a cura di Cinzia Ficco

Luisa Trojanis lapponia