Jessica: qui a Berlino mi sento al sicuro e rispettata

A cura di Maricla Pannocchia

Metà italiana e metà americana, viaggiatrice da sempre e cantante lirica (soprano), dopo aver vissuto, studiato e lavorato a New York, città che considera la sua casa americana, e in Italia, adesso Jessica vive a Berlino.

“Quella di un artista non è mai una vita semplice” spiega la donna, “tuttavia, ci sono delle differenze tra il mondo dello spettacolo italiano e quello tedesco. Io ho poche esperienze in Italia, ma le voci girano e molti colleghi mi raccontano che è difficile farsi pagare.”

A Berlino, invece, c’è quasi sempre la garanzia di ricevere la paga promessa anche se, come racconta Jessica, la difficoltà vera e propria sta nel trovare un lavoro, “anche perché devo lottare contro persone madrelingua tedesche.”

A chi vuole trasferirsi a Berlino, la donna consiglia d’imparare la lingua. “Il tedesco è difficile e penso che ci vogliano almeno 5 anni per imparare a comunicare in questa lingua”, spiega Jessica, “Ci sono persone che se la cavano solo con l’inglese ma, se vuoi venire qui per investire nel tuo futuro, credo tu debba imparare il tedesco.”

Al momento, la situazione degli affitti è ancora accettabile, con prezzi che non si avvicinano a quelli di New York o Londra ma, secondo Jessica, questi aumenteranno nei prossimi anni. Lei, però, ha già comprato casa in un palazzo abitato da persone con cui si trova molto bene. “Nonostante le incertezze sul lavoro, qui a Berlino mi sento bene” dice la donna, “E’ una città molto ricca dal punto di vista culturale, e quello per me è importante. Inoltre, sento che qui i diritti di tutti, specialmente quelli delle donne, sono generalmente rispettati.”

Jessica Cambio Berlino

Ciao Jessica, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao! Sono Jessica Rose Cambio, sono una cantante lirica (soprano) e, accanto alla mia carriera sul palcoscenico, insegno canto, italiano (ho anche un Master in letteratura italiana), inglese e tedesco. Sono cittadina italo-americana. La storia della mia famiglia è un po’ complicata, visto che andiamo avanti e indietro da più di 100 anni, ma io sono nata a Providence, nel Rhode Island (lo Stato più piccolo degli Stati Uniti, tra New York e Boston) e ho famiglia in tutti e due i Paesi.

In Italia, la mia famiglia viene dalla provincia di Caserta, da un piccolo paese che si chiama Ciorlano, ma io ho vissuto a Firenze, Como, Roma, Modena e Milano. In America, io considero New York casa mia, siccome ci ho vissuto quasi 15 anni. Tutto questo senza menzionare che, finora, ho fatto 24 traslochi! Non sono sposata e non ho figli ma ho un piccolo cane bianco di razza Maltipoo che si chiama Dante, ovviamente, una bellissima nipotina di nome Alice, 5 anni, e uno spettacolare nipotino di nome Anthony, 10 anni. I miei nipotini vivono in Florida.

Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Io, esattamente come i miei antenati, vado avanti e indietro tra l’Italia e New York da 25 anni. Il mio primo viaggio è stato nel 1998 con la mia amatissima nonna Maria. Avevo 15 anni e, con il coro del liceo, cantavo in una tournée. Mi ero subito innamorata dell’Italia e questo viaggio ha cambiato il percorso della mia vita, sia artistica sia personale. Era anche la prima volta che ho conosciuto i miei parenti che vivono ancora in Italia, alcuni di loro sono immigrati in America dopo la guerra e altri sono rimasti lì.

A 18 anni ho deciso di lasciare casa mia e prendere un appartamento durante i miei studi universitari. A quell’epoca ho passato 3 estati (2000, 2001, 2002) studiando l’italiano all’Istituto italiano di lingua e cultura a Firenze. Essendo cantante, era sempre più facile per me tornare in Italia per la perfezione della mia tecnica vocale del Belcanto. Dal 2006 al 2009 ho studiato all’Accademia di Santa Cecilia a Roma, come studentessa del famoso soprano savonese Renata Scotto. Nel 2010 ho deciso di trasferirmi a Como, dopo aver vinto il concorso Associazione Lirica e Concertistica Italiana (As.Li.Co.), scegliendo un appartamento davanti al Teatro Sociale e nello stesso palazzo della mia migliore amica. Dopo solo un anno, però, sono tornata a New York per finire il Conservatorio e, nel 2011, sono tornata di nuovo in Italia, questa volta a Modena, per lavorare con il famoso soprano Mirella Freni. Ho vissuto 4 anni a Modena prima di trasferirmi un anno a Milano, ma non mi è piaciuta affatto e, nel 2016, sono tornata di nuovo a New York. Nel 2019 sono arrivata in Germania per lavoro e l’anno scorso ho comprato casa a Berlino. Adesso, quando è possibile, torno a Roma per le mie lezioni di canto con il famoso soprano Mariella Devia e, ovviamente, dai miei nel sud.

Come mai hai deciso di trasferirti proprio a Berlino?

Quando sono arrivata qui, ho vissuto 6 mesi a Osnabrück, nella Germania ovest, perché stavo sostituendo una collega nell’opera Falstaff di Giuseppe Verdi. Durante quel periodo stavo anche finendo il mio Master in letteratura italiana a New York, ma avevo già dei contratti programmati in vari teatri tedeschi e ho deciso di rimanere un paio di anni dopo aver finito gli studi. Ho scelto Berlino perché è la città più internazionale e più centrale per quanto riguarda la mia vita professionale. La città mi ricorda un po’ New York e, inoltre, offre tanto: ci sono 3 teatri dell’opera, 2 aeroporti, una grande stazione dei treni molto ben collegata con altre città europee e posso muovermi molto facilmente. A parte la logistica, posso anche godermi la cultura, i musei, i ristoranti, lo yoga, i parchi e il verde (essenziale per Dante). Sono venuta per pochi giorni per la prima volta nel 2018 per fare delle audizioni ma allora non conoscevo bene la città. Sono tornata a gennaio 2020, poi sono rimasta bloccata qui durante il Covid-19 e mi sono innamorata della città vuota. Avevo già deciso di comprare casa qui ma avevo un contratto fisso nel teatro a Erfurt, nella Germania est, dove ho vissuto per 2 anni e mezzo prima di tornare a Berlino l’anno scorso.

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Jessica Cambio Berlino

Quali cambiamenti, sia positivi sia negativi, hai visto nella città in quest’arco di tempo?

Siccome la mia prima esperienza a Berlino è stata proprio durante il lock-down, ho conosciuto una parte diversissima della città. Era tutto chiuso tranne i supermercati e le farmacie. Non potevo fare altro che una lunghissima passeggiata quotidiana. Io adoravo la mia libertà di esplorare e conoscere la città senza nessuno attorno. La mia classe di tedesco continuava online e, studiando la lingua ogni giorno, era possibile impararla molto bene. Essendo cantante, tanti dei miei contratti erano ovviamente cancellati per il Covid ma il governo tedesco ha curato molto bene gli artisti con borse finanziarie e quindi non ho perso proprio tutto. Sono molto fortunata ad aver vissuto anche l’ultima parte della Merkel, una persona che adoro, come Cancelliere federale, prima che sia andata in pensione.

Ti va di raccontarci meglio il percorso che ti ha portata a cantare in Germania?

Uno entra nel mondo della lirica sapendo che è una vita difficilissima e la cosa più importante, alla fine degli studi, è lavorare regolarmente. Questo non è per niente facile. C’è tanta concorrenza ma, soprattutto, il mondo dello spettacolo, purtroppo, funziona al 90% tramite raccomandazione e/o con la politica. Trovare un lavoro è fondamentale ma non è detto che uno bravo riesca a lavorare, anzi. Ci vogliono tanto coraggio e moltissimo sacrificio per fare questa carriera e poi, alla fine, nulla è sicuro. In Germania, la lirica è un’arte ancora molto apprezzata che fa parte della vita culturale e quotidiana di quasi tutti, anche dei giovani. Ogni città ha almeno un teatro, se non due o tre; questo vuol dire che esistono più di 80 teatri tedeschi e ognuno fa la sua stagione annuale di circa 10 produzioni. Inoltre, quasi ogni teatro ha un festival estivo al livello internazionale di almeno 3 o 4 produzioni. Il governo finanzia i teatri e, per questo, la lirica ha molto più successo rispetto a quanto non ne abbia in altri Paesi come gli Stati Uniti, dove ogni teatro è senza scopo di lucro e sopravvive grazie alle donazioni e alla raccolta di fondi privati, o come l’Italia, che è diventata famosa nel mondo per non pagare i propri artisti, indipendentemente dal recente prestigioso premio patrimoniale dall’UNESCO. Sapendo questo, tanti cantanti arrivano in Germania ogni anno per fare il “giro delle audizioni” per essere considerati per le stagioni in arrivo. Io ho fatto così nel 2018: in 22 giorni ho fatto 9 audizioni in 16 città in Germania, Svizzera e Austria e sono tornata a casa con 4 contratti. Questo è davvero raro ma ne è valsa la pena. Negli ultimi 4 anni ho cantato a Osnabrück, Erfurt, Meiningen, Rostock, Dresda, Francoforte, San Gallo e Berlino.

Quali sono, secondo te, le differenze fra l’Italia e la Germania nel settore artistico?

Io, sinceramente, non so bene come funziona oggi in Italia perché, anche se sono italiana e ho studiato in Italia, purtroppo ho lavorato pochissimo lì. Le voci girono, però, e i miei colleghi raccontano sempre le solite storie: fanno il loro lavoro, preparano bene la musica, fanno le prove, cantano le recite e poi devono litigare a lungo per essere pagati. Una manciata di teatri italiani paga senza problemi ma la maggior parte si trova in difficoltà finanziaria ogni anno; o falliscono, o chiedono agli artisti di essere pagati 3 o 4 anni più tardi o a una percentuale ridotta, o non pagano affatto e gli artisti li portano in tribunale. Quest’ultima soluzione è molto pericolosa per gli artisti, se vogliono continuare a cantare in Italia. In Germania, invece, c’è tanto lavoro per cui pagano, anche a vari livelli, punto e basta. Anche se la raccomandazione esiste dappertutto, se uno ha un contratto firmato, è coperto dalla legge tedesca e deve per forza essere pagato. Forse esistono alcuni casi particolari in cui c’è una lotta per il denaro tra l’artista e il committente ma per la maggior parte le persone vengono pagate in modo tempestivo e senza alcun problema. Ecco perché ho scelto la Germania. Questa sicurezza, a prescindere il livello di gusto in alcune produzioni, mi dà un senso interno di tranquillità, anche se trovare il lavoro è sempre difficile ovunque. Quando non penso ai lati più pratici come, appunto, il pagamento, posso praticare la mia arte con creatività e talento, senza paura. Detto questo, l’opera è sempre un’arte molto italiana.

Un altro aspetto diverso rispetto all’Italia o agli Stati Uniti e che esiste solo in Germania, Svizzera e Austria è l’idea del contratto fisso. Ogni teatro ha un ensemble di cantanti che lavorano fissi e cantano in ogni stagione. La parte bella di questa regolarità è che le persone possono avere una vita normale: vivono in un posto, lavorando regolarmente con più libertà e uno stipendio mensile. Un contratto fisso dà la possibilità di vivere con il canto senza preoccupazioni e, per alcuni, vuol dire anche metter su famiglia. Inoltre, i teatri hanno anche un “Gastvertrag”, un contratto per solisti internazionali che lavorano come liberi professionisti. Questi contratti a volte pagano meglio ma durano circa 2 o 3 mesi e poi finiscono. Tutte e due le opzioni sono ottime ma la vita dall’artista, soprattutto quella del solista, è sempre difficile.

Che consigli daresti a dei giovani aspiranti cantanti lirici?

Io direi assolutamente: imparate altre lingue, vivete in altri Paesi diversi dal vostro, conoscete gente di ogni età, rimanete fedeli a voi stessi, viaggiate spesso, imparate una cosa nuova ogni giorno, non date la salute per scontata e non sprecate il tempo o i soldi. Un’altra cosa molto importante è, se uno ha la voglia e/o la possibilità di fare qualcos’altro oltre al canto, è bene che lo faccia. L’idea che non si è un cantante lirico serio se non si fa altro che l’opera è obsoleta e non è un buon consiglio. Si può cantare e, contemporaneamente, avere successo in molte altre cose.

Puoi raccontarci una tua giornata tipo?

Adesso la mia vita è molto diversa rispetto a un anno fa. Ho avuto un paio di problemi di salute e sto facendo una pausa dal palcoscenico. Intanto, insegno molto privatamente e sto cercando un lavoro presso un Conservatorio, ma non è facile, essendo straniera. Ho tanta esperienza in Italia e negli Stati Uniti ma non è considerata molto qui in Germania. Non so come sia in altri settori, ma io ho studiato due materie molto di nicchia e non trovo facilmente un posto appropriato. Inoltre, poiché ci sono anche tante persone madrelingua tedesche che cercano questi lavori, non è facile, per me, essere scelta. Ho scoperto, comunque, che per lavorare bene in Germania, uno deve parlare per forza il tedesco al livello minimo di B2+/C1. Canterò ancora perché sono ancora giovane ma quando tornerò sul palco vorrei avere già un lavoro fisso da insegnante che mi sostenga e che mi dia più libertà, soprattutto nella scelta del mio repertorio. Ho fatto un contratto fisso da solista in un teatro per quasi 3 anni e mi ha stancata tantissimo; ho lasciato il posto a febbraio 2023 perché questo carico di lavoro non faceva per me. Sono anche alla ricerca di posizioni del dottorato perché vorrei conseguire il mio PhD nei prossimi anni concentrando la mia tesi sul ruolo di Dante Alighieri nella musica classica e nell’opera.

Al di là di questo, una mia giornata tipica è così: il mio cane mi sveglia, indipendentemente dalla mia stanchezza. La sua novità è che vuole qualche coccola a letto prima di cominciare la giornata. Ho provato a fargli cambiare idea, ma non c’è stato niente da fare. Appena mi alzo, apro subito le finestre e rifaccio il letto, che per me è un rituale sacro. Prima di avere un cane, mi preparavo il caffè, ma questo non è mai possibile quando lui deve uscire, quindi mi vesto e porto fuori Dante. A seconda del clima, andiamo anche al parco dove incontra i suoi amici e gioca. Ha sicuramente più amici berlinesi di me… Quando arrivo a casa, preparo finalmente il mio amato caffè nella Moka, faccio colazione, mi vesto e inizio subito a lavorare al computer. La maggior parte dei giorni devo insegnare dalle 13-14 fino a sera, quindi rimango seduta davanti al computer per diverse ore. Amo cucinare, perciò cerco di farlo tutti i giorni a casa, ma a volte non ho tempo. Da quando ho un cane, ho anche meno tempo per me stessa. Pratico lo yoga meno di quanto vorrei e riesco a cantare a casa solo in determinate ore, quindi, a volte il mio insegnamento ha la precedenza sul mio canto personale. Cerco di vedere gli amici ma, dato che sto cercando un lavoro e una posizione del dottorato, questo aspetto è passato in secondo piano. Mi piace molto viaggiare e a volte ho bisogno di prenotare un viaggio e fuggire, anche se solo per pochi giorni. Lavorare online rende tutto ciò più facile e ne sono molto grata!

Pensi che gli stipendi siano in linea con il costo della vita?

Il costo della vita è un’altra ragione per cui ho scelto Berlino. È sempre una città capitale, ma rispetto a New York, Londra o Parigi costa molto di meno. Non avrei mai potuto permettermi di comprare un appartamento a New York, per esempio, anche se è sempre stato un mio sogno. Trovare casa in affitto qui è diventato molto difficile e anche molto caro. I prezzi in generale sono aumentati molto negli ultimi anni dopo il Covid, per via della guerra in Ucraina e dell’inflazione, ma la vita qui a Berlino per il momento è ancora “fattibile”. Dipende sempre dalla zona ma, per esempio, uno può mangiare bene in un ristorante spendendo meno di 20€ e la città offre tante attività gratis, soprattutto agli studenti. Non ho la macchina quindi non saprei cosa dire riguardo alla benzina all’assicurazione, al parcheggio, ecc., ma la metro costa circa 2,50€ per un viaggio di 2 ore e 4€ per andare fino all’aeroporto. Ogni tanto, offrano anche la Deutschland Card, che costa 49€ al mese per tutti i viaggi nei treni regionali in Germania. Da americana, posso assolutamente applaudire la sanità tedesca, che è simile a quella italiana. Quest’anno ho dovuto fare un paio di interventi per cui non ho pagato niente, a parte il costo mensile. Le medicine per cui serve la ricetta costano leggermente di più rispetto all’Italia, ma non so se questa cosa è valida per tutte.

Cosa bisogna avere, dal punto di vista burocratico, per vivere e lavorare lì?

Per vivere e lavorare in Germania bisogna avere la residenza tedesca, oppure la famosa “Anmeldung”. Non è facile senza un appartamento e/o un lavoro ma è possibilissimo con il passaporto europeo. Il percorso burocratico generalmente è sempre complicato, soprattutto se non parli tedesco. Sono molto lenti perché sono riluttanti ad abbracciare la digitalizzazione. La famosa “Datenschutz” è una cosa che, a volte, rende la vita molto più complicata inutilmente. Praticamente tutti i documenti devono essere mandati per posta perché non si fidano delle e-mail, quindi, si deve avere per forza un indirizzo registrato. Alcune cose si stanno smuovendo ma molto lentamente.

Come ti sei mossa per cercare un alloggio?

Per comprare casa, siccome so quanto è difficile trovare un alloggio in affitto, ho semplicemente usato un agente immobiliare che parlava inglese, così da poter seguire meglio il tutto.

Quali sono i prezzi medi e le zone in cui, secondo te, è possibile vivere bene spendendo il giusto?

A Berlino (in teoria) esiste il “Mietendeckel”, cioè un tetto massimo per il costo dell’affitto. Questo sta creando tanti problemi perché quelli che vivono a lungo negli appartamenti non vanno mai via per evitare gli aumenti ma la città ha molti più abitanti che appartamenti e i proprietari stanno cercando di eliminare questo tetto per poter chiedere affitti più cari. Questa “guerra” ha creato una serie di persone che cercano l’alloggio ma non ci sono proprio abbastanza appartamenti. Ci sono nuovi edifici in costruzione ma il processo è molto lento e ci sono anche questioni storiche da conservare (tra Berlino est e ovest) quindi credo che i prezzi degli affitti a Berlino saliranno alle stelle nei prossimi 10 anni, una volta cambiate le regole. C’è anche la questione dell’aggiornamento di tutti i vecchi edifici per adeguarsi alle nuove regole di controllo del clima che entreranno in vigore nel 2030. Non saranno ammesse stufe a gas, ad esempio, e anche il riscaldamento a gas dovrà essere sostituito. Comunque, le zone centrali con alloggi a prezzi accessibili sono a Neuköln, Wedding, Moabit e Pankow mentre le zone più “chic” come Prenzlauer Berg, Kreuzberg, e Schöneberg costano di più. Mitte e Charlottenburg sono le zone più costose in assoluto.

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Come sei stata accolta dalla gente del posto?

Io abito in un palazzo di quasi tutti italiani e/o stranieri qui a Prenzlauer Berg. C’è una coppia di due architetti, una ragazza che lavora per Wayfair, un attore/scrittore, un ragazzo che lavora in banca e così via. Fortunatamente ci troviamo benissimo e ne sono contenta visto che dovremo vivere insieme per i prossimi 25 anni! 🙂 Una volta al mese cerchiamo di fare un aperitivo in casa a rotazione.

Pensi che sia necessario sapere bene il tedesco fin da subito?

Credo che vivere in Germania sia un investimento di tempo a lungo termine. C’è sempre quel modo superficiale di vivere a Berlino, come un turista o uno studente che viene per 2 o 3 anni, non impara mai una parola oltre a “genau” e passa il tempo a fare feste, a frequentare i locali e a vivere la vita notturna. Poi ci sono delle persone che vengono qui perché vogliono investire nel loro futuro. Queste persone devono imparare il tedesco. A mio parere, ci vogliono almeno 5 anni per imparare la lingua abbastanza bene da poter comunicare e farsi capire, anche attraverso infiniti errori, ma è una lingua estremamente complicata che richiede molto tempo e impegno. Credo che, per parlarla davvero bene, sia necessario vivere in Germania almeno 10 anni, anche se ci sono persone che vivono qui da 25 anni e ancora non riescono a parlare tedesco. È possibile cavarsela anche solo con l’inglese ma, secondo me, è un’occasione persa.

Cosa si fa, a Berlino, in ambito artistico, ricreativo e culturale?

A Berlino ci sono 3 teatri dell’opera al livello mondiale: lo Staatsoper, il Deutsche Oper Berlin e il Komische Oper. Inoltre, ci sono anche l’orchestra della Filarmonica, il Konzerthaus, e tantissimi altri. C’è il balletto, ci sono tanti musei sull’isola dedicata (il famoso “Museumsinsel”), il jazz, pop, rock, speakeasy, poesia, cori, ecc. Berlino è una città davvero ricca di cultura; è per questo che la amo.

Puoi consigliare ai nostri lettori un’opera o altre performances artistiche imperdibili in città?

Dipende sempre dalla stagione, ma potrei consigliare un concerto al Konzerthaus perché è appena arrivata una nuova direttrice d’orchestra che è bravissima. Si chiama Joana Mallwitz, è una giovane, solare musicista che si fa strada nel mondo degli uomini nel modo più umile e impressionante possibile. Penso che ne valga assolutamente la pena! Io non ho ancora visto lo spettacolo “Berlin Berlin” (tipo Cabaret), se qualcuno ha piacere di accompagnarmi, mi faccia sapere!

Quali sono state le principali difficoltà da affrontare e come le hai superate?

Per me la cosa più difficile è quella che sto vivendo adesso: trovare un lavoro sicuro. Magari ci risentiremo fra 6 mesi e vi dirò cosa avrò trovato  Un altro aspetto che mi pesa molto è il clima. Durante l’inverno mi sento molto depressa quando, per esempio, non esce il sole per tipo 6 mesi… perciò scappo in Italia per un po’ di Vitamina D!

E quali, invece, le gioie e le soddisfazioni?

A me piace tanto l’ambiente, specialmente dove vivo io, che è pieno di famiglie e bambini piccoli. Amo la mia nuova casa e sono contenta di vivere in un Paese che rispetta la gente, l’idea della famiglia, l’intelligenza, che accoglie gli stranieri e mette in primo piano il riciclaggio, che per me è fondamentale. Essendo vegetariana è anche molto facile trovare tanto da mangiare nei supermercati e nei ristoranti, cosa che non era sempre così facile in Italia durante il mio ultimo viaggio. Mi mancano comunque gli aperitivi milanesi, devo ammetterlo. Una grande differenza rispetto a NY o a Milano sono anche gli uomini tedeschi, che hanno più rispetto per le donne, almeno a livello superficiale.

In 5 anni non mi sono mai sentita né in pericolo né a disagio mentre camminavo da sola di notte e non ho mai sentito questa pesantezza del “machismo” addosso, grazie al cielo. Posso persino uscire senza trucco, senza essere vestita da Dolce & Gabbana e non importa a nessuno. Io a Milano mi sentivo sempre insicura se non mettevo il tacco 12, invece qui posso sentirmi a mio agio nella mia pelle o nel mio pigiama  Anche se, lo devo dire, adoro ancora Valentino 🙂 Scherzi a parte, apprezzo anche molto l’inclusione della gente disabile, trans, gay, non-binary, ecc. e, soprattutto, delle donne. Per esempio, esiste questa inclusione già nella lingua: per prima cosa, c’è l’articolo neutro “das” e le desinenze femminili sono già incluse nelle parole quando arrivano i messaggi a tutti, tipo nelle pubblicità, oppure quando il governo si rivolge al pubblico in generale.

Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?

Ho imparato a sentirmi più a mio agio. Vivo in un Paese in cui mi sento al sicuro, dove posso lavorare, viaggiare, avere accesso alla sanità e stare con persone che rispettano la legge, gli altri, gli animali, le regole e l’ordine della civiltà… anche se i tedeschi possono essere un po’ quadrati.

Progetti futuri?

Per il momento, sto pianificando un concerto a Berlino a fine gennaio con una pianista italiana e un altro soprano cinese. Speriamo di poterlo fare presso all’Istituto Italiano o all’Ambasciata, ma devo ancora contattare qualcuno e non so esattamente chi. Poi aspetterò notizie dalle università a cui ho appena fatto domanda per il dottorato. Incrociamo le dita! Nel futuro, magari nei prossimi 10 anni, vorrei anche adottare un/a bambino/a, ma devo innanzitutto sistemare la mia vita privata.

Per seguire e contattare Jessica:

E-mail: jessicarose711@gmail.com

Sito web: www.jessicarosecambio.com

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