Infatti oggi, a 70 anni, dopo aver aperto due negozi, Italo si gode la vita da perfetto pensionato canadese, pur conservando comunque la propria italianità.

Vivere in Quebec

“Sono nato in un piccolo paesino del Friuli Venezia-Giulia. Un paese che all’epoca aveva solo due piccole fontanelle ed una terza più grande per soddisfare i bisogni dei suoi pochi abitanti. Un luogo calmo, tranquillo, con pochi negozi ed una latteria. Ricordo che tutte le sere, uscivo per comprare il latte per il giorno seguente. Transitavano poche auto tra quelle strade strette e contorte e c’erano alte mura a proteggere i campi coltivati, mura che mi lasciavano basito e sorpreso per la loro immensità. Appariva molto simile ad un paesino del Medioevo. Purtroppo, persi i miei genitori molto presto, alla tenera età di 10 anni. Prima persi mia madre e solo dopo otto mesi, anche mio padre. Il mondo mi crollò sulle spalle, niente aveva senso per me. Avevo solo 10 anni e ciò che avevo di più caro al mondo, mi era stato strappato via. Ma la vita va avanti, nel bene e nel male e così terminai, non senza difficoltà, il mio ciclo di studi, chiedendomi di sovente cosa ne sarebbe stato della mia vita futura. Vissi per qualche anno a casa di mia zia, fino a quando non decisi di raggiungere le mie due sorelle e mio fratello a Milano, dove trovai il mio primo lavoro da elettrauto. Purtroppo Milano non mi piacque molto: troppo caotica, troppo grande e piena di smog. Mi mancava il mio piccolo paesino, con le sue verdi colline ed il suo torrente che, unendosi ad altri, sfociava nel Mar Adriatico. Nonostante tutto però, ci rimasi per sei lunghi anni, fino a quando non decisi di partire per il Canada, per raggiungere l’altro mio fratello che da Londra si era trasferito in Québec.

QUEBEC 

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Avevo 22 anni quando decisi di seguirlo e di andare alla scoperta del Nuovo Mondo. Consapevole della reazione negativa da parte del resto della famiglia, preparai di nascosto tutti i documenti necessari alla partenza. Quando fu tutto pronto, li misi dinanzi al fatto compiuto dicendo che sarei partito per il Canada, suscitando un’ovvia reazione di stupore. Ma ormai i giochi erano fatti e la mia vita stava per cambiare! Arrivai in aeroporto a fine ottobre, solo con 150 dollari. Vissi a Toronto con mio fratello per pochissimo tempo, poiché desideravo essere completamente indipendente. Così, trovai subito un alloggio e cominciai a lavorare in un garage. Iniziai a conoscere tanti ragazzi italiani che, proprio come me, avevano lasciato il proprio Paese d’origine, per imbarcarsi in un’avventura all’estero. Molti di loro lavoravano nei ristoranti, come camerieri e così, spinto dalla mia eccessiva curiosità, decisi di abbandonare il mio lavoro in garage e iniziai a propormi nei ristoranti canadesi. Rimasi a Toronto per sei anni, poi mi trasferii in Québec. Non avevo grandi aspirazioni né grandi progetti da realizzare. Volevo solo vivere in Canada, un Paese che mi era piaciuto tantissimo da subito; volevo crearmi una famiglia, avere un lavoro ed una casa ed ora, dopo ben 49 anni in Canada, posso dire con grande soddisfazione, che i miei sogni si sono realizzati. Oggi, mi sento più canadese che italiano, pur portando con me la mia italianità.

Vivere in Quebec

Sono stato sedotto immediatamente dalla vastità di questa terra e da subito ho capito che questo era il mio posto. Il Québec è molto grande, ricco di foreste e di laghi. Ancora oggi, nonostante la mia età, trascorro intere giornate in foresta; apprezzo la compagnia, ma non disprezzo di certo la solitudine. Se ci si munisce di molta pazienza, si possono vedere alci, cervi, orsi ed anche molti coyote, una volta ricordo di aver visto persino un puma. Di questa meravigliosa terra non cambierei nulla, neanche una virgola. Solo l’inverno mi appare sempre più lunghetto, forse anche a causa dell’età che avanza. Nonostante i 49 anni trascorsi qui, sopravvive ancora una piccola fiammella accesa, alimentata dalla mia enorme curiosità nei confronti di questo Paese. Mi piace osservare, scoprire, viaggiare, visitare …. e giorno dopo giorno mi accorgo che il Québec è ricco solo di aspetti positivi.

A volte mi ritrovo a pensare al mio arrivo in questa terra…ero pronto a trovarmi di fronte a modi di fare e a stili di vita completamente differenti da miei. Ma mi sono sempre detto: “A Roma come i romani!”, quindi non ho mai avuto grandi difficoltà ad adattarmi. Non credo di essere stato più coraggioso di altri miei connazionali, anzi, stranamente non ho mai avuto paura. Certe difficoltà, una volta superate, ti aiutano ad apprezzare molto di più determinati momenti della vita. Ovviamente anche io, all’inizio soprattutto, ho dovuto affrontare numerose difficoltà, specialmente legate alla conoscenza della lingua straniera, al cibo differente e ai lunghi inverni, ma non mi sono mai sentito un immigrato, nel senso negativo del termine. Il Canada poi, è un Paese con un popolo relativamente nuovo, formato da gente proveniente da diverse parti del mondo, quindi, in realtà, qui siamo tutti un po’ immigrati. Non mi sono mai pentito delle scelte fatte, soprattutto di quella che mi ha portato a lasciare l’Italia. Ora con grande soddisfazione, dopo aver acquistato ben due negozi ed aver trascorso gran parte della mia vita dietro ad un bancone a servire, mi sono ritirato dalla scena e sono tornato nel ristorante di mio fratello.

QUEBEC

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Di lavoro ce n’era veramente parecchio nel lontano ’64, quando vi ho messo piede per la prima volta e anche oggi, con i nuovi progetti del grande Nord, il lavoro non manca di certo. Forse sono troppo ottimista, ma di questa terra vedo solo aspetti positivi. Anche se, attenzione, il Canada non è il Paese dei balocchi. Se si guadagna il salario minimo, è chiaro che non resteranno i soldi per lo champagne. Attualmente posso considerarmi molto soddisfatto della mia vita. Ho 70 anni ed un figlio che ha avuto l’opportunità di studiare in buone scuole ed in collegi, dove si parlano due lingue differenti e dove ci sono le migliori attrezzature. Dopo diversi mesi in Italia, oggi se la sa cavare anche con l’italiano. Negli ultimi anni, mi è capitato di discutere con mia moglie di quello che sarà il nostro futuro. Siamo finalmente giunti ad una conclusione. Trascorreremo lunghe vacanze nel nostro Paese natio, ma torneremo sempre qui. E’ questa oramai la nostra terra. In Italia non c’è più niente per noi. Dei miei cinque fratelli, mi resta solo una sorella in ospedale e della meravigliosa casa appartenuta ai miei genitori, ristrutturata da noi figli negli anni ’80, oggi non resta che una solitudine ed un silenzio che schiacciano. La casa è completamente vuota, per fortuna ho diversi nipoti, sia in Italia che in Canada, che all’occorrenza trascorrono le loro vacanze lì. Purtroppo, mi sono reso conto che l’Italia non mi interessa più, sono solo uno schiavo dei miei ricordi d’infanzia. Il mio paesino in Friuli, le mie colline, il mio torrente. La gente semplice ed onesta; le porte delle case sempre aperte; le calde estati, allietate dai canti dei galli e delle cicale; l’autunno, le noci, l’uva, l’erba selvatica, le more, i lamponi, i fioroni ed ancora, le notti silenziose, illuminate dalle stelle, quando potevi sentire il canto della civetta o del gufo.

Ogni tanto mi interesso ancora delle vicende italiane, ma solo di quelle che mi fanno sentire fiero di essere italiano, le altre, quelle che riguardano scandali politici o quelle legate alla mafia, le metto da parte, perché ormai sento che non mi rappresentano per nulla.”

A cura di Nicole Cascione

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