Beatrice: sto per ottenere il Global Talent Visa

A cura di Maricla Pannocchia

Violinista pluripremiata, con già molte esperienze importanti nel suo curriculum, Beatrice è arrivata a Londra dopo due settimane dal conseguimento della laura in violino classico. “Sono venuta qui quasi per gioco” racconta la donna, “Volevo imparare l’inglese ma, oltre a quello, mi sono innamorata di questa città.”

A differenza dell’Italia, secondo Beatrice, Londra offre un’esperienza musicale senza limitazioni, “In Inghilterra non ho trovato pregiudizi di superiorità o d’inferiorità se un violinista suona repertorio non solo esclusivamente classico, situazioni che, a malincuore, ho riscontrato in Italia.”

Dopo aver inviato tutta la documentazione necessaria, la donna sta finalmente per ottenere il Global Talent Visa che le permetterà di lavorare su tutto il territorio inglese. Per questo, per la sua carriera, già sicuramente interessante, Beatrice ha grandi aspettative per questo 2024 appena iniziato!

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Ciao Beatrice, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Mi chiamo Beatrice Limonti, sono una violinista pluripremiata con oltre dieci anni di esperienza in orchestra, musica da camera e come solista in performances classiche e jazz. Mi sono laureata in violino jazz nel 2021 e in violino classico nel 2022 con Stefano Zeni e Luca Marzolla e ho frequentato oltre 50 masterclasses di violino, arrangiamento musicale e musica d’insieme in diversi Paesi come Inghilterra, Francia, Spagna, Germania, Albania, Austria, Romania, Irlanda ecc. Attualmente vivo a Londra. Nella grande capitale del Regno Unito sto approfondendo la musica Fusion Jazz con il maestro cubano Omar Puente presso la Royal Academy of Music.

Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Ho deciso di lasciare l’Italia quasi per gioco. Dopo due settimane dalla laurea in violino classico presi un volo per Londra per studiare e conseguire l’IELTS in una scuola a Oxford Circus. Da lì me ne innamorai per tutte le possibilità performative nello scenario misto e senza pregiudizi del classico, jazz e pop. Fu così che decisi d’iniziare a studiare presso la RAM e successivamente d’iniziare una procedura per il Global Talent Visa, per lavorare nel Regno Unito con orchestre e progetti musicali.

Cosa ti ha spinta a trasferirti proprio a Londra?

Londra è una città stimolante per l’arte, mi regala sempre sorprese e performances nuove. È anche fonte di una multiculturalità che si rispecchia anche nella musica, quindi sono continuamente stimolata da esperienze particolari. Nel mio campo è stato molto utile anche conoscere e collaborare con amateur orchestras, ovvero orchestre a titolo gratuito che ti permettono di avere concerti in locations meravigliose come chiese gotiche o teatri.

Ricordi cos’hai provato appena arrivata lì?

Ricordo che provai emozioni contrastanti. Non conoscevo nessuno quando andai lì, quindi ero un po’ spaventata. Iniziai un corso a Oxford Circus per imparare la lingua ma i primi mesi furono difficili per alcune lacune. Quando iniziai ad ambientarmi, conseguire l’IELTS 7.0 e a fare amicizia nel mio campo lavorativo fu davvero una bella sensazione. Tutto era come un nuovo inizio, un nuovo capitolo e, anche nel quotidiano, fu tutto più semplice.

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Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?

Non è semplice accettare che un loro affetto potesse trasferirsi altrove. La mia famiglia mi ha supportata dall’inizio credendo nelle mie capacità e nella mia intraprendenza, come hanno sempre fatto, ma alcuni amici hanno storto il naso di fronte alla mia decisione. Credevano fosse un passo troppo grande e che il gioco non valesse la candela a causa della Brexit. Capisco, dunque, che accettare questa mia scelta non sia stato semplice per tutti ma contemporaneamente mi ha fatto molto piacere percepire l’ammirazione di alcune di queste persone.

Come ti sei organizzata prima della partenza?

Mi sono organizzata qualche mese prima effettuando l’iscrizione ad alcuni gruppi Facebook d’italiani residenti a Londra e, soprattutto, facendo ricerche sul sito del governo (cosa che consiglio a tutti di fare prima di partire). A quel punto, mi sono organizzata per trovare un alloggio su spare-room.co.uk e mi sono iscritta a un corso d’inglese semestrale che mi garantisse di studiare per un massimo di 6 mesi nel Regno Unito. Subito dopo, ho prenotato l’aereo e, qualche mese prima, ho recuperato il passaporto. Prima della partenza, i miei bagagli consistevano nel portare con me il violino, tre valigie da 20kg e tanta voglia di partire. È stato tutto abbastanza semplice e lineare a livello organizzativo.

Di cosa ti occupi?

Attualmente sto approfondendo la musica Fusion Jazz con il maestro cubano Omar Puente presso la Royal Academy of Music. Le mie performances includono anche lo scenario artistico della popular music e del jazz, menzionando artisti di fama mondiale con cui lei ha suonato come Franco Battiato, Pooh, Manuel Agnelli, Calibro 35, Nada, Serena Brancale, Willie Peyote, Ivano Fossati, Alfredo Biondo e Geoff Westley, con il quale ancora oggi ha una proficua, intesa e amichevole collaborazione. Nel campo classico, collaboro con varie orchestre londinesi tra cui la Salomon Orchestra, BLSO Blue Light Symphony Orchestra, LCO London City Orchestra, Lambeth Orchestra, CLO Central London Orchestra, Westminster Orchestra e molte altre.

Quali differenze hai notato, in questo settore lavorativo, fra l’Italia e l’Inghilterra?

A grande malincuore devo constatare un’immensa differenza a livello di apertura mentale per quanto riguarda il campo musicale. Il mio strumento musicale è molto particolare e antico, quindi, molto spesso viene associato solamente alla musica classica piuttosto che a quella contemporanea e questo avviene soprattutto in Italia. In Inghilterra non ho trovato pregiudizi di superiorità o d’inferiorità se un violinista suona repertorio non solo esclusivamente classico, situazioni che, a malincuore, ho riscontrato in Italia.

Pensi che sia necessario saper parlare bene l’inglese sin da subito?

In base alla mia esperienza, credo sia molto utile partire con una buona base d’inglese. Nei primi tre mesi ho imparato tantissimo la lingua semplicemente vivendo il quotidiano: andare a fare la spesa, parlare con il vicino di casa, uscire con gli amici…

Quello che posso consigliare è di cercare di conoscere più gente possibile che non sia del proprio Paese di origine e che abbia gli stessi interessi in modo da praticare l’inglese conversazionale e passare dell’ottimo tempo libero insieme.

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Abiti lì da 3 anni. Quali cambiamenti hai visto con l’arrivo della Brexit?

Purtroppo ne ho riscontrati tanti, soprattutto nel mio campo. Ho visto tanti musicisti inglesi scontenti di essere usciti dall’Europa e con le mie stesse difficoltà. Queste includono il fatto di poter andare a suonare come turnista in Europa e non. Un mio collega l’altro giorno si lamentava di non riuscire ad andare a suonare in Francia perché è di nazionalità inglese e non ha “the right to work outside the UK”. Per quanto riguarda la mia situazione lavorativa, attualmente sto facendo domanda per il Global Talent Visa, che mi risolverà questo piccolo, grande problema lavorativo.

Ci sono altre modifiche, in qualunque settore, che hai notato con il passare del tempo?

Sì, ho notato che ci sono sempre meno settori disponibili a sponsorizzare sul sito del governo. È un peccato perché tanti giovani sarebbero pronti per venire a lavorare nel Regno Unito e credo che il Paese ci guadagnerebbe tanto. Per quanto riguarda il settore del commercio, ho trovato delle difficoltà a ricevere dei pacchi spediti dall’Italia a causa dell’introduzione di una serie di barriere al commercio in relazione ai benefici del mercato unico. La dogana inglese è molto severa e la mia famiglia ha dovuto dichiarare tutto il contenuto del pacco, inoltre, ho dovuto comunque pagare una somma di £80 per sbloccare il mio pacco. Questo conteneva semplicemente vestiti, prodotti per il make-up e scarpe di mia proprietà.

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Puoi dirci il costo di alcuni beni e servizi di uso comune?

Dipende molto da dove compri. Al Lidl hanno prezzi simili all’Italia. In generale, il costo della vita è più alto rispetto a quello italiano ma gli stipendi sono adeguati. Posso dire che la mia spesa media, prendendo le cose base come pane, latte, yogurt, cereali, frutta e verdura, carne e pesce si aggira attorno alle £30/£40 settimanali, a seconda anche delle offerte che ci sono in quel momento nel supermercato. La benzina è assolutamente meno cara di quella italiana. Un costo elevato che ho riscontrato è quello degli affitti mensili londinesi. Un appartamento monolocale (flat) potrebbe avere un affitto medio di circa £1500-£2,000 al mese, davvero molto caro rispetto all’Italia.

Come ti sei mossa per cercare un alloggio?

Cercando su Google e chiedendo su dei gruppi Facebook. Trovai un alloggio su spare-room.co.uk. In generale sui siti web come Spareroom ci sono molti tipi di alloggi privati: dagli appartamenti alle case, fino alle stanze in un appartamento condiviso. Per ottenere informazioni utili ho usato il vecchio metodo tramite il passaparola ma consiglio anche gli annunci sui giornali, gli avvisi appesi alle vetrine oppure tramite le “Letting Agencies” (agenzie immobiliari). I proprietari di casa solitamente chiedono referenze per assicurarsi dell’affidabilità degli affittuari. A me, ad esempio, hanno chiesto la copia dell’estratto conto bancario e una lettera del datore di lavoro che attestasse che ho un impiego. A volte, vengono richieste lettere di referenze dai proprietari delle case in cui si è abitato in precedenza. Se è la prima volta che si vive fuori casa, potrebbe essere sufficiente anche la lettera di un genitore.

Quali sono i prezzi medi e le zone in cui, secondo te, è possibile vivere bene spendendo il giusto?

Io vivo a Greenwich, zona davvero molto giovanile, fornita di tutte le necessità. Ho vissuto anche a Pimlico e me ne sono innamorata, è in zona 1 ma è un po’ più cara. Dipende molto da ciò che si cerca. Il prezzo medio di una stanza tra zona 2 e 3 è di £850/900 il mese. Per quanto riguarda la caparra o il deposito (deposit), normalmente il proprietario chiede un mese di caparra più un mese di affitto anticipato. A volte, però, i proprietari chiedono di più, soprattutto se la proprietà ha un certo valore tipo se è una casa vittoriana o se si trova in centro. Solitamente si può dare la caparra attraverso un bonifico bancario.

Come sei stata accolta dalla gente del posto?

Molto bene, direi. Potrei raccontare numerosi aneddoti ma ne lascio uno a titolo esemplificativo. Appena arrivata, nel mio quartiere una signora mi ha invitata a un afternoon tea e mi ha aggiunto in un gruppo Whatsapp con tutti i vicini di casa. Questo gruppo consiste nel regalare oggettistica per la casa e nell’aiutarsi l’uno con l’altra. Sono davvero gentili.

Come descriveresti le loro vite?

Le descriverei come molto calme e controllate. L’inglese medio è abitudinario, pianifica il calendario della settimana includendo non solo il lavoro ma anche il tempo libero. Una delle abitudini inglesi più famose è quella di cenare molto presto. L’inglese medio cena attorno alle 19 mentre in Italia si è abituati a cenare intorno alle 20.30-21.00. All’inizio ero sbigottita dal vedere la gente a cena nei pub già alle 17, poi, specialmente d’inverno, che fa buio alle 15:30 e i negozi chiudono alle 17, non è che ci sia tanto altro da fare se non stare in casa a cucinare. Altra usanza inglese adottata a braccia aperte sono i pic-nic e il godersi le belle giornate nei parchi; adesso nei bagagliai delle nostre macchine ci sono dei teli da picnic (rigorosamente impermeabili sul lato che tocca il terreno).

Com’è una tua giornata tipo?

Non ho una giornata tipo perché ogni settimana è diversa a livello lavorativo ma se dovessi descriverne una normalmente la mattina la dedico allo studio del violino, al conservatorio o allo shopping. Il momento di relax quotidiano è fino alle 16 perché subito dopo mi avvio da casa per andare a lavorare in orchestra o a suonare in gigs (dei concerti pop e jazz). Di solito torno a casa la sera alle 22 ma nei weekend lavoro fino a notte fonda.

Quali sono state le principali difficoltà da affrontare e come le hai superate?

A causa della Brexit la burocrazia inglese è diventata più complicata per l’immigrazione. Una grande difficoltà per me fu il Global Talent Visa: è stata la mia grande battaglia dello scorso anno che, finalmente, sta finendo. La procedura consiste in due passaggi: endorsement e application vera e propria. Il primo mi ha tolto circa sei mesi per raccogliere tre references da organizzazioni italiane ed estere e dieci prove di evidenza.

E quali, invece, le gioie e le soddisfazioni?

Sin da subito l’Inghilterra mi ha donato innumerevoli soddisfazioni in campo lavorativo. Menzionerei il mio ultimo progetto discografico che include la registrazione come violino solista per il nuovo album di Ryta Ray nei prestigiosi Abbey Road Studios di Londra. L’album verrà pubblicato nella primavera del 2024.

C’è una comunità di italiani? Ne fai parte?

Ho trovato una comunità a Farringdon ma non ne faccio parte. La zona è molto centrale, vicino alla cattedrale di St. Paul e alla celebre Fleet Street, la strada delle banche londinesi. È una zona molto particolare perché negli anni ‘60 gli italiani hanno iniziato a costruirvi una sorta di Little Italy. Per esempio, vi si trova una chiesa cattolica in cui si celebra la messa in italiano, situata vicino alla stazione, oppure ci sono innumerevoli bar in cui è possibile assaporare il caffè e trovare prodotti gastronomici italiani.

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi nel Regno Unito?

Valutate bene con qualche mese di prova (un affitto breve, per esempio) prima di convincervi a trasferirvi, è una vita diversa dall’Italia. Considerate la zona in cui andrete a vivere ma, soprattutto, valutate il costo della vita (che può variare molto tra una città e l’altra). Un altro consiglio è anche quello di considerare l’idea di appoggiarsi a un’agenzia immobiliare italiana se non potete recarvi sul luogo da subito. In linea generale, è sempre meglio evitare di firmare contratti a occhi chiusi. A livello lavorativo, consiglio anche l’apertura di un conto corrente inglese e, importantissimo, l’iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), se pensate di trasferirvi nel Regno Unito in maniera non temporanea.

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E quali a chi vorrebbe andarci in vacanza?

Consiglio di pianificare con cura la propria vacanza prenotando musei o mostre con un certo anticipo. Londra offre una marea di esperienze gratuite come la National Portrait Gallery, O2, il National History Museum, British Museum e la Tate Modern per gli amanti dell’arte moderna, solo per nominarne alcune.

Visti gli ottimi collegamenti aerei, Londra si può visitare facilmente anche in un week-end. Ovviamente, due giorni sono sufficienti solo per una prima impressione e non per vedere tutto. È una città che è piacevole da girare a piedi piuttosto che utilizzare la metropolitana o i treni ma, se dovessi scegliere tra i vari mezzi di trasporto, consiglierei il famoso autobus rosso, che consente ai passeggeri di muoversi pagando con il tap con carta a £1,75 per corsa.

Hai scoperto qualche “trucco” per risparmiare?

Oltre che andare ai supermercati Iceland e Poundland? Direi quello di evitare di andare a mangiare fuori ogni sera. I ristoranti a Londra sono davvero molto costosi e, inoltre, prevedono il service charge, ovvero una somma aggiunta al conto prima che questo sia dato al cliente e che corrisponde a una percentuale del suo conto. Solo quando è “discretionary” o “suggested” si può non pagarlo. Consiglio di armarsi di buone scarpe da ginnastica ed evitare i mezzi come i treni e l’underground, quelli sono cari.

Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?

Direi di no, non cambierei nulla di quello che ho fatto. Anche le esperienze negative sono servite ad auto-migliorarmi e a vivere al meglio in questo straordinario Paese.

Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?

Vivere a Londra mi ha rafforzata, ho imparato una lingua e a cavarmela in una città enorme. Spesso ho sofferto di solitudine perché tutto scorre molto velocemente e non si ha tempo libero bensì si hanno orari di lavoro a volte assurdi. Ho pochi amici con cui è difficile organizzarmi (poiché quando io sono off gli altri lavorano). Londra è un prendere o lasciare, non credo sia adatta a tutte le personalità.

Progetti futuri?

Il 2024 mi aprirà tante porte a livello lavorativo, quindi, sicuramente ci saranno tante novità per la mia carriera a livello nazionale e internazionale. La mia professione mi riserva innumerevoli sorprese e, con il Global Talent Visa, avrò la possibilità di lavorare senza limiti sul territorio inglese. I miei progetti consisteranno nel continuare a fare musica e a vivere di essa.

Per seguire e contattare Beatrice:

E–mail beatricelimonti.uk@gmail.com

Sito web www.beatricelimonti.com

Instagram:: https://www.instagram.com/beatricelimonti