Vivere a Fuerteventura

Dopo l’esperienza in Australia ha capito che non avrebbe più potuto vivere senza guardare l’Oceano. Solo che l’isola più grande dell’Oceania è parecchio distante dall’Italia.  Così, due anni e mezzo fa si è trasferita a vivere alle Canarie, a Fuerteventura, dove vive anche il suo compagno, che insegna surf. Nell’Isla tranquila ha trovato l’equilibrio e la serenità.

“Sì, perché -afferma- qui a regnare è il silenzio. I ritmi di vita sono decelerati. Gli abitanti sono molto socievoli e a fare da sfondo c’è una natura ancora vergine”. E’ la storia di Sara Mattana, nata nel ’79 a Bolzano, ma vissuta a Bassano del Grappa sino all’età di 25 anni. Poi a Milano. Un diploma all’Istituto d’arte di grafica pubblicitaria e fotografia e, sin da piccola, un sogno: conoscere persone e realtà diverse.

“Appena potevo -racconta- organizzavo viaggi. Quando ho avuto la possibilità di andare in Australia per un anno, soprattutto per imparare l’inglese, ho mollato il lavoro e lo stress della grande città e sono partita. Dopo l’esperienza australiana, ho capito che non sarei più potuta tornare indietro. Non riuscivo a vivere senza vedere il mare tutti i giorni. Non solo. Anche se l’amo, trovo  l’Italia un po’ vecchia. Tante tasse da pagare e pochi aiuti per i giovani che vogliono avviare un’attività autonoma”.

Ma perché ha scelto proprio le Canarie?

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Ci ero stata otto anni prima di venire qui. Viveva una mia amica. Sono venuta per immergermi in una natura selvaggia. Profumata. E per fare surf.  Ricordo che all’epoca questa terra era molto diversa. Nel comune in cui viviamo ora le strade erano poco asfaltate. Mi avevano colpita  i  vulcani, il deserto e le  capre. E sa una cosa?

Prego!

Mi dicevo che non sarei mai riuscita  a vivere in un posto così deprimente. Gli scherzi del destino. In questa storia si è aggiunto il mio ragazzo, che si era trasferito qui un anno prima, quando vivevo in Australia. La mia scelta è stata dettata anche dall’amore. E non mi sono pentita. Anzi. Io e lui abbiamo aperto una scuola di surf con Surfhouse. Innamorato dell’Oceano, Paolo, il mio compagno, ha conseguito  il brevetto di istruttore di surf e ha trasformato il suo hobby in una professione. Insomma, abbiamo cambiato vita tutti e due.

Cosa l’ha colpita subito delle Canarie?

La natura, l’acqua cristallina, le onde perfette e la spiaggia quasi deserta. La tranquillità regna sovrana.  Un silenzio che non trovo da nessuna parte e che ti permette di vivere in simbiosi con la natura. I dolci suoni del vento  sono sufficienti a riempirti e a caricarti.

Per il resto?

Si vive bene, la vita è meno cara che in Italia. Qui non si usa il riscaldamento, il clima è mite tutto l’anno. L’assistenza sanitaria funziona bene. Lo dico per esperienza, avendo partorito sette mesi fa all’ospedale di Puerto del Rosario, dove mi sono trovata benissimo. Il personale è preparato e fa in modo che tu ti senta sempre a tuo agio. Meglio rivolgersi sempre all’ospedale di Puerto per qualsiasi emergenza. Anche Corralejo è provvisto di un pronto soccorso. Lì, però, non sono tanto attrezzati e spesso non ci sono medici qualificati. Ci sono anche cliniche private, ma le sconsiglio.

E l’ospedale di Gran Canaria?

E’uno tra gli ospedali più all’ avanguardia d’Europa.

E’ facile vivere nelle Canarie?

Bisogna imparare a vivere in modo lento. Qui nessuno ha fretta e molte volte bisogna armarsi di tanta pazienza, tra code agli uffici e al supermercato. Chi non è abituato si demoralizza.

Ci sono tradizioni particolari?

Per gli abitanti delle Canarie ogni occasione è buona per festeggiare, dalla Virgen al Patron, al Carnaval, che qui è molto sentito e dura circa un mese. Preparano carri e parate. A volte sembra di stare a Rio.

E la cucina?

I piatti tipici sono le papas arrugadas, patate novelle cucinate sotto sale, da  accompagnate con il mojo verde o blanco, salsa speziata e molto aglio, il pesce fresco a la plancha, condito con parecchio aglio, le puntillas di calamari, il cabrito frito (capra fritta), il maiale fritto, il formaggio di capra, e poi il gofio, ricavato dalla tostatura di farina di grano,  mais e altri cereali. Viene usato per preparare dolci, ma anche zuppe o per rendere più gradevole il latte; è molto ricco di vitamine, minerali e proteine.

In genere come si trascorre la vita a Fuerteventura?

Il piccolo comune in cui viviamo, Lajares, è abitato da gente di tutti i tipi. Ci sono molti stranieri, in prevalenza francesi e italiani, ma anche inglesi e tedeschi. Cosa facciamo? Sveglia la mattina presto, colazione e poi si carica la jeep con tavole e attrezzature varie. Paolo dà lezioni di surf. Se non ci sono corsi, si va a surfare. Certo, molto dipende dalla condizione di vento e onde. Si decide quale spot scegliere: dalla costa Ovest di Cotillo (beach break) con scogliera e spiaggia lunghissima, al North Shore (reef) con roccia vulcanica nera, oppure la costa Est de El Burro.

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E poi?

Quando finiscono i corsi, verso le due, si mangia qualcosa. Qui a Lajares ci sono bar e ristorantini, dove con pochi soldi è possibile mangiare tanto. Poi una meritata siesta. E’ sacra. I negozi sono chiusi sino alle cinque del pomeriggio. Dopo, di nuovo a checkkare, se c’e un’ondina da surfare. Chi non surfa può improvvisare una scalata ad uno dei tanti vulcani (inattivi da millenni) o un’escursione verso sud, in cerca di piccoli centri di pescatori molto suggestivi. Si può noleggiare una bici e andare per le lunghe piste ciclabili, che collegano da est a ovest il nord dell’isola, fare un’ escursione guidata con i quads nel deserto, o ancora windsurf, kite, wakeboard..

E’ una vita molto tranquilla!

L’isola è anche chiamata Isla Tranquila. Nel comune in cui viviamo, non c’è caos, non c è vita notturna. Forse qualche festa improvvisata in mezzo al deserto. Corralejo, invece, che dista 15 minuti di macchina, è una cittadina più movimentata. Lì, si possono trovare pub e discoteche e si può fare l’alba senza accorgersi. Tanti i ristoranti e i negozi aperti fino alle 22.

Come sono gli abitanti?

L’isola è abitata da moltissimi stranieri. A Corralejo ci sono molti italiani, proprietari di attività commerciali, ristoranti e bar. Si parla quasi ovunque spagnolo e inglese. Gli originari dell’isola sono pochissimi, e sono persone semplici, sorridenti e tranquille. La maggior parte è diventata ricca, vendendo terreni. Pochi allevano capre e vivono, vendendo formaggio.  Sono in genere di pelle olivastra, alcuni quasi mulatti, con occhi e capelli scuri.

Le donne?

Hanno corpi formosi e pelle ambrata, hanno occhi penetranti, difficile non girarsi quando passano. Sono anche donne di carattere e a volte possessive con i propri uomini.

La differenza più evidente con l’Italia e gli Italiani?

Il ritmo di vita. In Italia è tutto frenetico. Qui si va slow. E’ tutto molto più tranquillo. Le persone sorridono di più. Quando torno in Italia vedo gente triste, grigia. Prima non me ne accorgevo. Vorrei che anche i mie amici e la mia famiglia cambiassero vita e ricominciassero da qui.

Come sono i collegamenti con l’Italia?

Da aprile di quest’anno con la compagnia lowcost irlandese Ryanair ci sono voli diretti da Milano e Pisa due volte la settimana. I prezzi sono molto convenienti. Poi, c’è anche Meridiana/Eurofly, voli charter diretti da Milano, Verona e Bologna. Facendo scalo a Madrid, Barcellona o Londra, è possibile trovare voli di linea come Iberia.

Dove è preferibile vivere?

Per chi ama la tranquillità meglio Lajares o Villaverde. Sono  piccoli centri, dove c’è tutto- supermercati, farmacie, negozi- ma lontano dal caos della cittadina ridente di Corralejo.

La vita è cara?

La vita non è cara, Fuerteventura è anche porto franco. La benzina e i tabacchi costano molto meno che in Italia. Al supermercato i prezzi sono ono più o meno come  quelli italiani , anche perché la maggior parte della merce è importata, mentre al ristorante si spende molto meno, così come nei bar.

Ci sono molti italiani?

Ci sono molti italiani, la maggior parte ha attività in Corralejo.

E la vostra attività?

Orange Surfschool nasce nel 2007. Paolo il mio ragazzo ed io, gestiamo da allora la scuola di surf e ci occupiamo di trovare un alloggio appropriato ai nostri clienti, in base alle diverse esigenze, collaborando con diverse guesthouses, complessi residenziali e hotel del nord dell’isola. Gli istruttori hanno il titolo riconosciuto dalla Federacion Española de Surf. I corsi ci sono tutti i giorni, per tutto l’anno. Durano circa 4 ore, con trasporto da e per le spiagge. L’attrezzatura e le assicurazioni sono è incluse. Con Paolo e Alejandro, altro istruttore, l’ apprendimento ad alto livello è assicurato, così come il divertimento!

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C’è lavoro?

Non molto. L’isola sembra riprendersi ora dalla crisi che da qualche anno ha coinvolto tutta l’Europa. Chi cerca lavoro si deve adattare. Gli stipendi sono molto bassi.  Si può trovare un impiego in ristoranti, bar o negozi, ma non è semplice. Bisogna conoscere almeno l’inglese e lo spagnolo o avere una specializzazione . Meglio quindi essere qualificati. Consiglio di armarsi di molta pazienza e non demordere.

Cosa le manca dell’Italia?

Dell’Italia mi mancano gli affetti, la mia famiglia, i miei amici e il cibo. Ma non tornerei in Italia per viverci. Quando provo nostalgia, prendo un volo e in 4 ore sono a casa.

Lati positivi e negativi della vita nelle Canarie?

Il clima mite. Le canarie godono tutto l’anno di temperature primaverili. Non fa mai troppo freddo, né troppo caldo, e c’e sempre il sole! Si vive più tranquilli, immersi nella natura. Si riscopre il senso della vita nelle cose semplici. I lati negativi? Non c’e civiltà, non c’e cultura, ci sono poche alternative per chi non ama fare sport all’aria aperta. Non ci sono gallerie d’arte, musei, non c’e niente di alternativo, all’avanguardia. Nelle altre isole, come Tenerife e Gran Canaria, si vive più come nelle grandi città. E c’è anche traffico.

Cosa consiglia a chi voglia venire a vivere lì?

Io consiglio di venire a vivere qui solo a coloro che amano la natura, la tranquillità, lo sport all’aria aperta, il sole, il mare e a chi si accontenta di vivere una vita semplice, lontana dalla civiltà. Però, attenzione. Fuerteventura, va amata e capita. Meglio venire prima in vacanza. Poi si può decidere di rimanere. Si deve avere un progetto. E si deve essere convinti della scelta. Quest’isola è per persone forti. A volte, quest’isola, dall’apparenza così bella e tranquilla, ha un carattere determinato ed è spietata con chi non riesce ad apprezzarla e capirla.

Sara & Paolo

orangehouse7@gmail.com

www.orangesurfschool.com