Vivere e studiare a Taipei

A cura di Enza Petruzziello

«Una città straordinaria, moderna e all’avanguardia». A descrivere Taipei, capitale del Taiwan, è Yuri Giuliani venticinquenne aretino, da anni a Milano. Nel capoluogo lombardo si è appena laureato in “Amministrazione, Finanza e Controllo” alla Bocconi con il massimo dei voti.

Come tanti giovani della sua età a un certo punto del suo percorso decide di vivere un’esperienza all’estero per approfondire i suoi studi. Nel 2015 viene infatti selezionato dall’università per svolgere uno stage a Shanghai. Una delle esperienze più belle che gli potesse capitare, come racconta lui stesso. E fortunatamente per lui non è l’unica.

Durante il suo primo anno del corso di laurea magistrale gli viene data nuovamente la possibilità di studiare un semestre fuori dall’Italia e Yuri non ha dubbi sulla sua scelta: Taipei. La voglia di tornare in Asia è troppo forte, inoltre aveva sentito parlare molto bene della capitale del Taiwan e così, senza pensarci due volte, fa le valigie e nel settembre del 2016 parte alla volta di questo bellissimo Paese.

«Prima ancora di poter arrivare effettuo da subito il mio primo viaggio – ci dice Yuri. Sfrutto abilmente lo scalo di Fly Emirates e faccio sosta per 22 ore a Dubai. La città per certi versi mi sorprende. Non è tutto lusso e grattacieli, come si tende erroneamente a credere. Armato della mia fedelissima guida della Lonely Planet visito con un’organizzazione maniacale tutta la città scoprendo anche la parte meno ricca e “finta”. Pranzo all’interno di un quartiere povero, ma allo stesso tempo visito le attrazioni principali e più conosciute».

Vivere e studiare a Taipei

Spinto dalla passione per la cultura orientale e per l’Asia sei arrivato in Taiwan. Che Paese hai trovato al tuo arrivo?

«In Taiwan a sorprendermi sono state soprattutto le persone: umane come mai nessun altro popolo, accoglienti verso lo straniero, rispettose delle regole e soprattutto dell’inquinamento. Scopro un Paese meraviglioso, a mio parere, secondo solo e soltanto al Giappone, in Asia. La pulizia, l’ordine e il rispetto delle norme sono ai massimi livelli.

Resto per 5 mesi a Taipei, una città all’avanguardia dove ogni giorno è speciale. Frequento l’università locale e durante questo periodo, cerco di viaggiare il più possibile. Studio assieme ai ragazzi locali, mangio nei night market, assaggio vari tipi di cibo. Insomma faccio di tutto».

Come si vive a Taipei, la capitale del Taiwan? Penso alla qualità della vita e ai costi.

«Taipei rappresenta una vera e propria perla che l’isola ha sempre mostrato al resto del mondo. Fortunatamente ho visitato altre capitali asiatiche e nel lungo periodo credo che nessuna sia in grado di accoglierti e permetterti uno stile di vita come quello offerto da Taipei.

Mi spiego meglio, la città è coperta in maniera perfetta dai mezzi di trasporto e pertanto non risulta essere caotica, a differenza di tante città asiatiche. Il costo della vita non è alto quanto Singapore o Tokyo – più simili a Milano – e questo permette un soggiorno dove vi è maggiore possibilità di spesa. Gli affitti medi per una stanza singola sono di 450 euro al mese, ma con un tale budget si riescono a trovare delle case veramente belle.

La metropolitana costa molto più che in Italia, mentre mangiare al ristorante molto meno rispetto a quanto siamo abituati noi. Inferiori, se paragonati al nostro Paese, sono anche i costi per vari piccoli acquisti tipici della quotidianità».

Che differenze ci sono rispetto all’Italia?

«Le differenze con il nostro Paese sono davvero infinite, mentre entrambe le culture hanno un grande amore per la propria cucina. Se dovessi sintetizzare due soli aspetti, uno per parte, posso dire che in Taiwan vi è un rispetto delle regole davvero sorprendente che noi italiani dovremmo imparare. Dall’altra parte invece si registra l’assenza di cultura per il dolce, inteso come dessert, che i taiwanesi dovrebbero invece ammirare maggiormente da noi (ride, nda)».

Come è stata la tua esperienza universitaria in Taiwan e quali differenze hai notato rispetto alla didattica Italiana?

«Il campus dove studiavo io, così come quello dell’altro principale ateneo presente a Taipei, era davvero bello e godeva di tutti i comfort: piscina, palestra, campo da calcio, mensa, doppia biblioteca, sala relax con film e divani, residenze per gli studenti.

In Italia siamo abituati a studiare molto sui libri. In Taiwan, come in altri Paesi del mondo, le lezioni erano molto più dinamiche. Frequenti erano i lavori di gruppo e le presentazioni di fronte all’aula, così come spesso veniva dedicato del tempo alla lettura di articoli attuali, che diventavano lo spunto per riflettere sul tema spiegato in classe. Inoltre, il voto finale dell’esame era influenzato anche dallo svolgimento di vari assignment, un aspetto abbastanza raro nel nostro Paese».

Nel tuo soggiorno in Asia hai avuto modo di visitare anche altri posti?

«Il primo viaggio al di fuori dell’Isola Formosa è verso le vicine Hong Kong e Macao. Hong Kong è la città dove pensavo di poter vivere in futuro, perché unisce il lato asiatico a quello occidentale a causa della lunga colonizzazione britannica. Qui alloggio – senza saperlo – nel quartiere più pericoloso della città: Kowloon.

Scopro le bellezze dell’isola e nei giorni successivi mi sposto a Macao, dove i “cinesi” parlano portoghese. A rapirmi il cuore però è la perla asiatica di Singapore, città-stato che si caratterizza per la presenza di differenti quartieri, ciascuno con la propria identità: arabo, cinese e indiano. Successivamente, mi sposto a Kuala Lumpur, la capitale della Malesia, vivendo due giorni elettrizzanti in una metropoli senza regole. Durante quel weekend ricordo che era presente anche la Moto GP con tanti tifosi locali e gadget di Valentino Rossi dappertutto».

C’è un luogo che ti ha emozionato maggiormente tra quelli che hai visitato?

«Sicuramente il Vietnam. Qui trascorro i 14 giorni più belli della mia vita, viaggiando per tutto il Paese, dalle montagne di Sapa con basse temperature al caldo afoso di Ho Chi Min, passando da quella che è considerata una delle meraviglie mondiali attuali: la baia di Halong Bay.

La capitale, Hanoi, è la città più pazza che io abbia mai visitato! Tornato in Taiwan per soli due giorni, riprendo subito lo zaino in spalla per altri 8 giorni di avventura, alla scoperta del centro e del nord della Thailandia (scopri come trasferirti a vivere in Tahilandia). Vedo gli elefanti, gli innumerevoli templi buddisti e provo la cucina locale, la migliore che io abbia mai assaggiato».

Che cosa ti ha colpito di più di questi viaggi?

«Che ciascun Paese asiatico è veramente diverso dall’altro: usi, costumi, modi di fare e cibo. Non è per niente vera l’idea comune di pensare all’Asia come un continente senza differenze interne».

Nei cinque mesi di permanenza a Taipei hai mai sentito la mancanza dell’Italia, penso al cibo ad esempio?

«A differenza degli altri stranieri, ho sempre sentito poco la mancanza del cibo e cercavo di vivere ogni pasto come se fosse una scoperta culinaria sempre diversa. Ho mangiato nei vari night market, caratteristica unica del Taiwan, ho fatto più volte colazione con le popolazioni locali anche se per me era sempre il momento più difficile perché ero assalito dalla voglia di dolce, e non ho mai disdegnato lo street food».

Dubai - Vista dal grattacielo più alto del mondo

Per te non era la prima volta in un Paese straniero. Nel 2015, infatti, sei stato in Cina per ben tre mesi. Che esperienza è stata?

«Una delle più belle che potesse capitarmi e che ha fatto nascere il mio amore per l’Asia ed un blog dedicato proprio alla Cina. Purtroppo il blog è sempre rimasto incompleto, perché appena tornato dalla Cina, ho dovuto preparare gli esami e la tesi di laurea in pochi mesi. L’impegno è stato notevole e tutti gli articoli che volevo scrivere non sono mai stati pubblicati. Ma i ricordi sono sempre vivi e presenti, come se avessi vissuto quelle esperienze pochi giorni fa».

Che differenze hai notato tra cinesi e taiwanesi?

«Come in molti sanno, la Cina riconosce lo stato del Taiwan come un proprio territorio, mentre da sempre l’isola rivendica la propria indipendenza. Ciò è stato oggetto di grandi battaglie diplomatiche e governative nel corso del tempo. Pertanto, mi aspettavo che i due popoli fossero praticamente identici, ma mi sbagliavo di grosso. Entrambi i popoli sono riservati, ma in Taiwan c’è una maggiore apertura allo straniero. A Shanghai mi capitava spesso che mi chiedessero una foto, siparietto simpatico che non è mai accaduto a Taipei. Il livello di inglese è molto più alto in Taiwan. In passato ho letto che questo rigore tipico taiwanese sia stato impartito dalla colonizzazione giapponese, mentre in Cina c’è una maggiore libertà e “confusione”. Tutta l’isola è super pulita e la popolazione tiene proprio a cuore il tema dell’inquinamento, aspetto invece per il quale la Cina a volte viene alla ribalta in maniera negativa sulle notizie di cronaca. Infine, è diverso anche il modo di vestirsi: la Cina, a causa del loro divieto di utilizzare siti internet occidentali, rappresenta un mondo a sé stante e unico, mentre in Taiwan c’è una maggiore apertura verso il mondo occidentale e quindi anche per l’abbigliamento».

Quando sei tornato in Italia hai sentito la nostalgia di Taipei e del Taiwan?

«Ovviamente sì (ride, nda) anche perché sono passato da una temperatura mite di circa 16 gradi a gennaio al freddo pungente di Milano che faceva segnare i -8 gradi. Lo sbalzo – termico ed emotivo – è stato notevole. Inoltre, a Taipei ho vissuto veramente un’esperienza bellissima, anche grazie ad un fantastico gruppo di amici che ha reso speciale ogni giorno vissuto là. Non si può non avere nostalgia per un viaggio di studio all’estero e a volte, ripensandoci, non mi sembra nemmeno che tutto sia realmente accaduto. Infine, vorrei aggiungere che proprio l’edizione di quest’anno di Pechino Express si è svolta anche in Taiwan. Rivedere quei luoghi – anche solo dalla tv – è stato davvero emozionante».

Che consigli daresti a chi come te sta pensando di visitare o soggiornare in Taiwan?

«Di non pensarci due volte e partire subito! Se si è intenzionati a viverci per qualche mese, consiglio di richiedere il visto all’Ufficio di Rappresentanza a Roma. Questo permette di uscire ed entrare dall’isola, offrendo la possibilità di effettuare viaggi, come ho fatto io. Inoltre, offre pur sempre una maggiore garanzia legale durante l’intero periodo. Se possibile, consiglio di trovare un alloggio nel quartiere di Da’an e nelle zone limitrofe, che a mio modo di vedere sono le migliori. Per quanto riguarda i turisti, non posso che consigliare di visitare l’Elephant Mountain al momento del tramonto, così come la parte più storica della città, caratterizzata dalla presenza di numerosi templi attorno all’edificio di Chiang Kai Shek, il più bello e famoso di questi è sicuramente il Lungshan Temple. Sto parlando della parte occidentale della città e alla sera ci si può fermare nel quartiere più vivace di tutti, Ximending. Inoltre, non posso non menzionare i night market che sono diffusi in tutto il Paese. Sono dei veri e propri mercati notturni che si caratterizzando per la presenza di piccoli negozietti che vendono oggetti e vestiti, ma anche bancarelle/ristorantini dove si può acquistare lo street food locale. È un’esperienza da vivere se si visita l’isola. Per quanto riguarda le uscite fuori porta, consiglio caldamente la scalata della montagna dello Yangmingshan, una gita bellissima da fare in giornata, mentre per visitare la gola naturale di Taroko servono almeno due giorni. Non perdete questi posti per nessuna ragione al mondo. Infine un’ultima chicca: la domenica mattina consiglio di pranzare al mercato ittico della città, facendo sosta al tempio Hsing per osservare da vicino e con rispetto i taiwanesi che svolgono i propri rituali religiosi».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Mi sono laureato da pochi giorni e adesso, dopo aver chiuso il capitolo università, sto per aprire quello del mondo del lavoro. Inizialmente, nonostante le mie esperienze all’estero, resterò a Milano, con l’intenzione di poter lavorare come consulente finanziario per le aziende. Poi, chissà, se si dovessero aprire opportunità lavorative in giro per il mondo, sicuramente le prenderò in considerazione».

Per contattare Yuri questo è il suo indirizzo e-mail:

[email protected].