Francesco e la sua vita a Londra

Ha lasciato il Belpaese sette anni fa. Voleva dare una sterzata alla sua vita professionale. E ci è riuscito. In più, ha conosciuto sua moglie, brasiliana. Londra gli ha cambiato la vita. Non solo. Gli ha insegnato a controllare con pacatezza ogni istante della sua giornata. “A risolvere- dice- i problemi e a diventare padrone della mia esistenza. In Italia questo non succedeva”.

E ritornare dalla sua famiglia, nel Tacco d’Italia, per ora non è nell’agenda delle sue priorità.

Certo, fa sapere Francesco Dalessandro, 38 anni, barese, “never say ever”, ma devono esserci condizioni particolari per trasferire la mia nuova famiglia e un pezzo di quella d’origine”. A Londra, vivono anche sua sorella Santa e alcuni cugini.

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Voglio Vivere Così l’ha intervistato.

Quando e perché ha deciso di lasciare l’Italia ?

Volevo buttare alla spalle l’esperienza fatta all’Università di Bari ed in particolare alla Facoltà di Economia e Commercio, che da sola non mi avrebbe consentito di fare alcun balzo di qualità.

In che senso ?

“In Italia, e al Sud in particolare l’Universita’non forma figure professionali pronte ad entrare nel mondo del lavoro. Non esiste ancora un legame tra quello che si studia e quello che richiedono le imprese. Mi rifaccio alla mia esperienza. Certo, puo’ darsi che le cose siano cambiate nel frattempo. A dire la verità, mi sono pentito di aver frequentato gli studi a Bari. Penso che se non avessi studiato nella mia città, avrei potuto accelerare la mia carriera.

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Ma perché dice questo ?

E’ il modello dell’Universita in Italia ad essere sbagliato. In Inghilterra si frequenta fuori della propria citta’, perche’ e’ importante che i ragazzi apprendano ad affrontare i problemi quotidiani da soli. Questo li rende piu’ esperti e capaci rispetto ad un loro coetaneo italiano.

E questo è capitato a lei ?

Sì, qui ho imparato a controllare la mia vita.

Non tornerebbe più in Italia ?

Never say ever. In realta’ lo ritengo difficile, a meno che non si creino condizioni specifiche che al momento non vedo. Dicendo questo, non voglio assolutamente criticare chi vive ancora in Italia. L’obbiettivo è essere felici. E ripeto, riuscire a programmare la propria vita. Questo non avveniva quando ero in Italia. Succede adesso in Inghilterra.

Altro ?

In Italia non ritengo di avere le stesse opportunita’, gli stessi stimoli che ho a Londra. Stimoli e opportunità che non sono per forza connessi al lavoro, ma che riguardano la vita nel suo complesso. La possibilità di incontrare e parlare con persone di tutto il mondo, con visioni della vita differenti e’qualcosa di unico.

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Per lei Milano è provinciale ?

Milano e’di sicuro la citta’ italiana piu’ interessante dal punto di vista lavorativo. Però, dicevo, non e’solo una questione professionale, ma di vita in generale.

Di cosa si occupa ?

Lavoro per l’American Express e mi occupo di strategie di vendita per il Regno Unito

Cosa le manca dell’Italia ?

La famiglia, anche se nel frattempo alcuni miei familiari, si sono trasferiti qui a Londra. E poi il sole. Il clima non è molto differente da quello del Nord Italia, ma ti fa lavorare meglio.

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Pensa che in Italia i ragazzi siano poco valorizzati ?

Avendo lavorato al Sud e poi a Londra penso di sì. Forse negli ultimi anni le cose sono cambiate. Tuttavia mi interessa piu’ dare uno stimolo positivo che continuare a parlare di quello che non va. In Italia si critica troppo , ma non si cercano le soluzioni. Non si dice mai cosa “bisogna” fare. In più si cerca sempre un responsabile, un capro espiatorio delle storture. Il governo, il sistema. Quello che ho appreso qui e’ che se una cosa non si può cambiare è inutile perdere tempo. Piuttosto bisogna concentrarsi su quello che si può fare.

A Londra vige la meritocrazia? E che valore ha “la raccomandazione” ?

Senza dubbio il sistema é meritocratico, anche se dipende da caso a caso. In base alla mia esperienza la raccomandazione ha il valore di una segnalazione. Dopo la segnalazione scatta il processo di reclutamento che serve a eliminare i segnalati incapaci. Sinceramente, anche per sentito dire, non penso ci sia qui a Londra un sistema – raccomandazione forte e capillare come quello presente in Italia. E ritengo che questo sia dovuto al fatto che nel BelPaese ci sia una presenza massiccia dell’amministrazione pubblica. In Inghilterra le società sono soprattutto private, anche le Universita’ e un privato difficilmente si assumerebbe il peso di costi inutili.

Cosa pensano i londinesi del nostro modo di lavorare ?

Gli inglesi pensano che gli italiani siano molto creativi, ma poco efficienti, nel senso che spesso si perdono in infinite discussioni senza raggiungere il fine. Il sistema anglosassone e’ quello della efficienza dei processi. Ma e’ un sistema in continua evoluzione regolato dalle leggi di mercato. Al momento le piu’ grandi aziende stanno concentrando i loro sforzi per stimolare e fare aumentare il tasso di creativita’.

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Se un giorno tornasse in Italia, come spenderebbe l’ esperienza maturata a Londra ?

In questo momento non lo so.

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E’ facile per un italiano integrarsi ?

Per me non è stato semplice. Ma in genere lo è perché gli inglesi sono un popolo gioviale. E poi Londra e’ piena di stranieri.

Dove abita ?

Al nord di Regents Park

Oltre a Londra dove abiterebbe ?

Probabilmente in un mercato emergente, sicuramente in un altro continente. L’Europa sta invecchiando velocemente e le nuove idee e spinte positive di solito vengono da popolazioni giovani. Come l’Italia nel dopoguerra.

Cosa colpisce di più di Londra ?

Dal punto di vista urbanistico sicuramente i parchi la rendono unica.

Com’è la cucina londinese ?

Molto internazionale e non potrebbe essere diversamente, considerata la popolazione tanto variegata. E sfato così uno stereotipo. Molti dei cuochi più famosi al mondo sono in Inghilterra.

L’avvenimento più bello che le è capitato a Londra e che ha segnato la sua vita ?

Ho incontrato mia moglie (brasiliana non inglese) e un sacco di amici e persone interessanti.

Si sente “inglese” ?

Inglese no, londinese si. per il modo di pensare e vedere la vita. Ho imparato molto stando qui, soprattutto ad affrontare e risolvere i problemi con maggiore serenità.

Cinzia Ficco

 

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