Il Sogno di Libertà di una Famiglia Italiana
Era il 2012 quando, Giampiero ed Elisabetta, alla ricerca di una vita diversa, arrivarono per la prima volta a Sousa, in Repubblica Dominicana. Vennero letteralmente catturati dalla libertà che si respirava e dalla possibilità di avere una vita molto più easy. Così, dopo vari sopralluoghi negli anni, dopo aver acquistato un terreno sul posto e avviato i lavori per la loro nuova casa, nel 2023 hanno deciso di trasferirsi definitivamente insieme al loro piccolo Thomas.
A cura di Nicole Cascione
Giampiero, quando avete conosciuto la Repubblica Dominicana per la prima volta?
Nel 2012 siamo venuti per la prima volta in Repubblica Dominicana, precisamente a Sosua sulla costa Nord, per combinazione, per gioco, per sfida ed è stato proprio grazie al vostro Magazine che il tutto è cominciato. Da quel momento in poi, siamo ritornati più volte, fino a quando, nel 2014 abbiamo comprato un terreno e abbiamo iniziato a costruire la nostra casa, sempre però stando in Italia e venendo saltuariamente qui a Sousa. Nel 2015 ci siamo sposati e nel dicembre 2017 è nato nostro figlio Thomas. Sempre nel 2017 abbiamo terminato i lavori della casa, ma con la nascita di nostro figlio ci era difficile pensare ad un trasferimento. Così siamo venuti in vacanza fondamentalmente nel 2018 (Thomas aveva qualche mese, tant’è che il primo volo lo fece a 3 mesi, il più piccolo cittadino pavese ad avere il passaporto) e nel 2019. Poi, per problemi di salute miei, impegni di lavoro e per il covid non siamo più venuti (avevamo affittato la casa ad una copia di italiani) fino al 2022, anno in cui abbiamo cominciato a valutare un trasferimento sul posto, così da far iniziare la scuola dell’obbligo a Thomas ormai di 5 anni anche perché, a pochi minuti dalla nostra abitazione, vi è una delle Scuole Internazionali più gettonate dell’isola e dell’America Centrale.

Così il 2023 è stato l’anno della svolta decisiva. Tua moglie e tuo figlio Thomas si trasferiscono definitivamente in Repubblica Dominicana. Come ha affrontato emotivamente il trasferimento tuo figlio?
31.05.2023. e chi se lo dimentica quel giorno. E’ stato tutto programmato nel tempo, proprio per incastrare il cambio scuola nel passaggio asilo/elementari. Già in Italia aveva iniziato il suo percorso scolastico in istituti bilingue, quindi appena arrivati ha dovuto sostenere un esame di ammissione in lingua che testasse le sue competenze con l’inglese e che ha superato con successo. In seguito l’iscrizione prima al campus estivo della scuola per farlo entrare in confidenza con gli spazi e con nuovi insegnanti e nuovi compagni. Inutile dire che con la sua faccia tosta, nel giro di due mesi era diventato il leader dei suoi compagni e il gentleman di tutte le maestre, anche perché è l’unico bimbo bianco coi capelli rossi della classe. Sono così pochi i bimbi coi capelli rossi (2 o 3 in tutta la scuola) che naturalmente lo conoscono tutti ormai! Certamente parla sempre dei suoi vecchi compagni di asilo ma, anche per questo, abbiamo trovato una soluzione per attutire la nostalgia. In primis gli abbiamo spiegato che è un bambino fortunato perché vivendo, sia in Repubblica Dominicana durante l’anno, che in Italia per i mesi in cui non c’è scuola, può avere il doppio degli amici e quindi ogni volta che rientriamo in Italia organizziamo coi genitori una rimpatriata e ci troviamo per una pizza con i suoi amici del cuore. Devo dire che questa cosa lo diverte molto e non lo fa mai sentire veramente distante, perché sa che è solo questione di “qualche mese”. Attendere per poi ritrovarsi sempre!
Ad oggi si è inserito bene?
Oggi ormai a distanza di 2 anni possiamo dire di vederlo veramente perfettamente integrato, parla correttamente 3 lingue, è inserito nell’ambiente in modo ottimale e il rapporto in generale con le persone con cui si relaziona è di assoluta padronanza e sicurezza di sé. Potremmo dire che non ha in nessun modo “sofferto” quello che per noi grandi è il salto di un cambio così importante.
Cosa vi ha colpito del posto da indurvi ad un trasferimento definitivo?
La libertà. Io dico sempre che quello che mi ha stregato di questo posto non è il mare, la poca burocrazia, il clima etc, ma la libertà che si respira, la possibilità di avere una vita molto più easy.
Di cosa si occupa tua moglie?
Si occupa di feltro, o per meglio dire è un’artigiana artista del feltro. L’artigianato in feltro è una forma d’arte che unisce manualità, creatività e una profonda sensibilità per i dettagli. Un artigiano del feltro non è solo un creatore di oggetti decorativi, ma un vero e proprio artista che, attraverso un materiale morbido e versatile, riesce a dare vita a pezzi unici e personalizzati. Tra le sue creazioni più richieste ci sono fiocchi nascita, portachiavi su misura, dischi orari decorati e soprattutto ritratti e repliche di quadri d’autore, realizzati interamente a mano con una cura maniacale per ogni minimo particolare. Ha la capacità di trasformare un’idea in un oggetto concreto, che rispecchi la personalità e i desideri di chi lo commissiona. I fiocchi nascita, ad esempio, sono realizzati con materiali di alta qualità e impreziositi da dettagli come lettere in rilievo, personaggi stilizzati, decorazioni floreali o elementi tematici scelti dai futuri genitori. Ogni fiocco è un pezzo irripetibile.
I portachiavi personalizzati, invece, possono essere realizzati con le sagome del proprio animale domestico o personaggi iconici, diventando piccoli accessori unici da portare sempre con sé.
Uno degli aspetti più affascinanti di questo lavoro è la realizzazione di ritratti. Questa è una tecnica che richiede grande pazienza, precisione e una profonda comprensione delle sfumature espressive del volto umano.
A differenza della pittura o del disegno, dove si possono facilmente sfumare i colori per ottenere gradazioni morbide, il feltro impone un approccio diverso, si lavora con sovrapposizioni di tessuto, tagliando e assemblando piccoli pezzi di feltro di diverse tonalità per ricreare luci, ombre e dettagli espressivi. Gli occhi, ad esempio, vengono realizzati con un’attenta stratificazione di colori per catturare profondità e realismo, mentre i capelli possono essere scolpiti con fili sottili di feltro per ottenere movimento e texture.
Un ritratto in feltro non è solo una rappresentazione fedele di una persona, ma un’opera d’arte che racchiude emozioni e racconta una storia attraverso la tridimensionalità e il calore del materiale. Ogni pezzo è il frutto di ore di lavoro come per le repliche d’autore, rifare un dipinto famoso in feltro significa affrontare una sfida unica analizzando ogni dettaglio, dalla composizione cromatica alla struttura delle pennellate, per poi selezionare accuratamente le sfumature di feltro necessarie. Il lavoro procede attraverso un’attenta stratificazione di piccoli ritagli di tessuto, posizionati con precisione per imitare il dinamismo delle pennellate e la profondità dell’opera originale.
La riproduzione in feltro di quadri famosi non è una semplice copia, ma un’interpretazione artistica che conferisce una nuova dimensione all’opera originale. Ogni replica è un tributo all’arte, che porta con sé il fascino del fatto a mano e il valore della reinterpretazione, in un mondo sempre più dominato dalla produzione industriale e dalla standardizzazione, così si rappresenta un ritorno all’unicità e al valore dell’arte fatta a mano. Ogni pezzo racconta una storia, ogni dettaglio è pensato con cura e ogni cliente riceve qualcosa di irripetibile e prezioso.
Qui in Repubblica Dominicana ha un suo laboratorio privato dove crea costantemente, sia per l’Italia, sia per il mercato locale che pian piano sta iniziando a conoscerla ed apprezzarla per questo.
E tu invece?
Io in Italia sono un Manager nel mondo della Consulenza Finanziaria. Il mio lavoro non mi permette di stare sempre a Sousa, anzi… così ci alterniamo. Loro vengono in Italia durante i mesi estivi e durante le vacanze di Natale, invece, per il resto dell’anno, li raggiungo io mediamente una volta ogni 40/50 giorni (all’inizio le mie visite in Repubblica Dominicana erano meno frequenti, poi ho cercato di organizzarmi in modo più efficiente). Mi fermo dai 10 ai 20 gg a seconda degli impegni e praticamente lavorando con l’Italia mi alzo in piena notte (il fuso orario è di 6 ore) e lavoro fino alle 15 (in Italia sono le ore 21), orario in cui vado a prendere mio figlio a scuola, e per me inizia la seconda giornata. Praticamente vivo due giornate in una, ma tutto non mi pesa perché l’obiettivo è quello di dare un futuro diverso a nostro figlio. E’ importante che lui possa avere un “passaporto per il mondo”, permettendogli di frequentare una scuola di oltre 200 alunni di 38 nazionalità diverse.
Come si vive a Sousa? Quali sono i pro e i contro del viverci?
A Sosua si vive bene, vivi un’eterna estate e non mancano luoghi e modi di aggregazione, specie con persone internazionali. Il popolo dominicano è un popolo sempre sorridente, ti aiuta in qualsiasi cosa e per qualsiasi motivo. Certo lo fanno anche per cercare di “arrotondare”, ma mai con presunzione o supponenza, il che ti mette nelle condizioni di farlo volentieri. Vivere qui ti permette di vivere una vita non impostata al 100% sul consumismo o su dei modelli da perseguire e se hai buone idee e volontà puoi crearti spazi importanti in diversi settori. Di contro però, a volte ti scontri con un fattore culturale forse tipico della nostra Italia di 50 anni fa. Ad esempio qui la raccolta differenziata dei rifiuti la puoi vedere solo in zone fortemente turistiche, ma nel resto del paese assolutamente no. Così come condurre un’auto o una moto, il rispetto del codice stradale diciamo che è un’altra cosa.
Qual è il miglior pregio e il peggior difetto del vivere in Repubblica Dominicana?
Qui riesci a sentirti più libero rispetto che in Italia, nessuno ti guarda per come ti vesti o per l’auto. Non hai la frenesia per ogni cosa e sicuramente sei obbligato a rallentare i tuoi ritmi, che ti piaccia o no. La burocrazia è tutt’altra cosa rispetto all’Italia, e la sanità privata è molto efficiente e ha costi ridottissimi per noi stranieri. Difetti? La mentalità dei dominicani è molto diversa dalla nostra, molti di loro vivono senza mai preoccuparsi del domani, cosa che cozza con la mentalità di noi italiani. Forse vivono meglio la loro vita, ma questo a volte ti crea dei problemi magari a livello gestionale. Ad esempio, se hai bisogno di un idraulico non sai mai se davvero verrà all’ora che ti ha detto oppure no.

Quali sono le cose da evitare per affrontare al meglio un trasferimento sul posto?
Ascoltare chi parla per sentito dire. Evitare di fare pratiche o peggio ancora società, senza andare alla fonte o negli uffici rappresentativi delle Istituzioni. Non volere tutto e subito, pretendere soluzioni immediate, pensare che “arrivo io” e faccio cambiare le cose. Bisogna evitare davanti ad un problema di paragonare il sistema italiano a quello dominicano, non funziona. Qui sei in Repubblica Dominicana, dove leggi e comportamenti sono diversi. Migliori? Peggiori? Dipende dal proprio spirito di adattamento. Ho visto italiani e stranieri in generale convinti di venire qui e fare quello che volevano. La loro esperienza è durata poco. Evitare di essere arroganti con i dominicani, noi siamo stranieri a casa loro e loro sono un popolo molto nazionalista.
Quali sono i vostri progetti futuri?
Che nostro figlio possa terminare il suo percorso di scuola interamente qui, in modo tale che a 18 anni possa avere un accesso facilitato per le università americane. Che possa sempre di più comprendere che lui è un cittadino del mondo e che non è la nazionalità o il colore della pelle che ci fa giusti o sbagliati. Come canterebbe Vasco Rossi: “Buoni o Cattivi”. Questo nostro percorso non è facile da sostenere, soprattutto per un bambino che vede il proprio padre andare e venire. Gioia quando arrivo, lacrime di tutti (mie in primis) ogni volta che riparto, ma lo si fa per lui, nella speranza che un domani possa essere un uomo migliore. E per quanto un tipo di vita così non sia facile per nessuno di noi, e soprattutto sia poco condivisibile, posso però dire che è un capitolo meraviglioso della nostra vita. Qualcuno di molto più autorevole del sottoscritto sostiene che i matti siano più interessanti, perché hanno sogni e visioni che le persone normali, essendo abitudinarie, non hanno. Se questo è vero, spero che mio figlio possa diventare un bravissimo Psichiatra…magari anche lui vivendo in una città che si chiama Mondo. Il bello del futuro è che viene un giorno alla volta.
Thomas, Elisabetta & Giampiero
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