In Danimarca grazie a una borsa di studio del governo danese

A cura di Enza Petruzziello

«Volevo sfidarmi, migliorare il mio CV con nuove esperienze, e approfondire la lingua». A parlare è Nicholas Porcellato, 23enne di Treviso, che da più di un anno vive, studia e lavora in Danimarca. Lui, come tanti altri giovani italiani della sua generazione, si sente europeo e dunque proseguire gli studi all’estero, dopo aver conseguito la triennale di Biologia a Padova, è stata una scelta quasi naturale.

Si trasferisce nel 2018 a Copenhagen per la specialistica, sempre di una branca della biologia, dopo aver vinto una borsa di studio bandita dal governo danese proprio per gli studenti lavoratori.

Nella capitale oltre a studiare inizia anche a lavorare pulendo bagni di alberghi, consegnando pacchi e giornali, fino a quando non gli si aprono le porte dell’Università dove adesso è assistente in ufficio.

Tra difficoltà iniziali di chi decide di studiare all’estero, ma anche tante soddisfazioni per aver superato i suoi limiti, ecco cosa ci ha raccontato.

Nicholas Porcellato danimarca

Nicholas che cosa ti ha spinto a voler studiare oltre confine?

«Avevo in mente da tempo di provare l’esperienza dello studio in un altro paese. Volevo sfidarmi, migliorare il mio Cv con nuove esperienze, migliorare la mia conoscenza delle lingue. La curiosità nel provare semplicemente nuove esperienze e viaggiare ha fatto il resto e mi ha spinto a organizzarmi poco più di un anno fa».

Da Treviso a Copenaghen. Come mai la scelta è ricaduta proprio sulla Danimarca?

«Sono sempre stato affascinato dai paesi scandinavi. La scelta della Danimarca è stato un mix tra l’interesse per la facoltà, la città e la borsa di studio offerta dal governo per aiutare gli studenti che lavorano e che mi avrebbe facilitato nel mantenermi».

Da un anno e tre mesi stai frequentando la specialistica in Biologia. Che tipo di sistema universitario ha la Danimarca e quali sono le differenze principali con quello italiano?

«A Copenhagen ci sono 4 università, spesso le lauree specialistiche sono di due anni, come in Italia (la specialistica in inglese si chiama Master’s) precedute da triennali. Quindi il sistema da questo punto di vista non è molto diverso. Non posso confrontare la mia specialistica con quelle italiane, non avendone frequentate in Italia, ma posso confrontare gli ambienti universitari. La didattica italiana non fa rimpiangere in generale quella di molti altri paesi, c’è un buon livello e le università sono le più antiche del mondo. Dall’università danese però terrei volentieri l’informalità delle relazioni – si da del tu ai professori e li si chiama per nome, non sono in un qualche modo “sopra” lo studente – e per quanto riguarda il mio corso, mi è stata data molta libertà di pianificarlo, dai corsi a scelta ai tirocini».

Qual è stato l’iter burocratico che hai dovuto affrontare per studiare in Danimarca? Quali sono i certificati e i documenti necessari da presentare?

«La prima cosa da richiedere all’arrivo, se si è cittadini europei, è il permesso di residenza per comunitari (EU residence permit) che si ottiene in un paio di settimane, ma con code infernali ad agosto e settembre quando arrivano molti studenti. Poi si deve richiedere il CPR, un codice fiscale che permette di aprire un conto in banca, avere un dottore, lavorare e altro. Per quello ci vuole un mesetto a Copenhagen, di meno se risiedete in un comune piccolo che processa meno domande».

Nuova lingua, nuove usanze, un nuovo modo di vivere. Non deve essere stato semplice trasferirsi lasciando amici e famiglia. Come sono stati gli inizi in Danimarca? C’è stato qualcuno che ti ha aiutato o hai fatto tutto da solo?

studiare in danimarca

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«Ho trovato alcune informazioni inizialmente grazie ad una ragazza che aveva frequentato l’Università di Padova e si era trasferita qui un anno prima di me. Per il primo anno, inoltre, ho iniziato con la mia fidanzata, con la quale abbiamo affrontato molte delle prime difficoltà di adattamento, coi coinquilini etc. Anche il sostegno a distanza di famiglia e amici ha avuto un suo peso».

Attualmente abiti a Copenaghen, capitale della Danimarca ma anche una delle più belle capitali europee. Come si vive qui da studente? Penso alla qualità della vita, al costo, ai servizi, alla sanità, ai trasporti e divertimenti.

«Il costo della vita è abbastanza più alto per quanto riguarda gli affitti, mentre per il cibo si riesce a vivere con prezzi di poco superiori all’Italia – anche se con minore varietà di prodotti. La città di per sé ha tanti eventi ma ha un’atmosfera spesso molto tranquilla, eccetto per l’animosità dei venerdì sera. Di studenti è pieno e il fatto che tutti parlino inglese aiuta ad inserirsi. I trasporti sono ottimi, quest’anno è anche stata inaugurata una nuova linea della Metro, peraltro con la cooperazione di un’azienda italiana. Il grande difetto è la difficoltà a trovare un alloggio. C’è una concorrenza spietata».

Come sono invece i danesi?

«I danesi sono in generale un popolo molto civile e tranquillo. Non sono espansivi ma tendenzialmente riservati, non molto rumorosi ma spesso silenziosi. Nel complesso, però, sono sempre molto gentili ed educati, capita raramente di vederli arrabbiati. Mangiano così così, anzi direi che cucinano abbastanza male. E sono estremamente patriottici. Una pietra posta su una collina da un vichingo molti anni fa diventa monumento nazionale, e tutto ciò che hanno a livello di patrimonio artistico o storico, benché molto meno di quello che può vantare l’Italia, viene estremamente curato e valorizzato. Qui c’è un senso di responsabilità verso lo stato e verso ciò che è danese, da cui forse dovremmo imparare».

Scegliere l’università non è mai semplice, soprattutto se si decide di farlo in un’altra città e addirittura in un altro Paese. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi – penso alle paure e alle difficoltà ma anche agli stimoli – di studiare fuori casa e fuori dai confini italiani?

«Vivere all’estero richiede di sfidarsi giornalmente. Inoltre, qualsiasi cosa si faccia in ambito quotidiano o lavorativo quando si vive in un paese con lingua e cultura diversa, lontano dai propri cari, richiede uno sforzo in più che farlo in casa propria, o uno sforzo in più di quello che richiederebbe a un qualsiasi danese. Quando però si riescono a superare le sfide, ci si scopre più forti del previsto – o semplicemente ci si costringe a trovare nuove risorse e nuova capacità di adattamento. Da un punto di vista più pratico, si migliorano la conoscenza delle lingue e i propri contatti personali e professionali».

Oltre allo studio lavori anche part time. Di che cosa ti occupi e come sei riuscito a trovare un lavoro?

«Trovare lavoro come studente senza conoscere il danese non è facile, anche se alla fine con la giusta determinazione ci si riesce – tengo a precisare che la maggior parte dei miei compagni di classe internazionali aveva un lavoro regolare entro la fine del primo semestre, me compreso. Ci vuole però capacità di adattarsi. Io ho pulito stanze e bagni d’albergo, consegnato pacchi in bicicletta e persino consegnato giornali di notte, sempre in bicicletta. È stato molto difficile, ma adesso lavoro come assistente in ufficio all’università. Ne sono molto contento. La paga per uno studente al netto delle – ingenti – tasse sta sui 13-14 euro all’ora».

Quali consigli daresti a chi come te sta pensando di trasferirsi all’estero per motivi di studio?

«Penso che serva sia essere razionali che fare appello a tutte le proprie forze emotive. La parte razionale include prepararsi presto, registrandosi alle liste d’attesa per i collegi il prima possibile, racimolando tutte le informazioni possibili etc. Poi, per quanto bene ci si organizzi, sarà sempre pieno di imprevisti. Allora lì serve tutta la propria capacità di adattamento e molta voglia di fare per andare avanti».

Come è cambiata la tua vita da quando vivi in Danimarca?

«Professionalmente parlando, da settembre ho avuto la possibilità di fare un tirocinio, prevalentemente in lingua danese, in un’agenzia del ministero dell’ambiente. Sempre come tirocinio legato alla mia tesi, ho invece ricevuto la possibilità di lavorare per 4 mesi in Africa la prossima primavera, cooperando sempre con un’agenzia non governativa danese».

Una volta terminato il tuo percorso di studi tornerai in Italia?

«Per ora non è la mia priorità. Ho investito molto nell’imparare la lingua e nel cercare contatti locali e vorrei provare a giocarmi le mie chance qui».

Per contattare Nicholas ecco la sua e-mail: neviolas@outlook.com.