Vivere in Danimarca: la storia di Antonino

Antonino, da Torino alla Danimarca, da una azienda metalmeccanica ad un’azienda di pale eoliche. Ha mollato tutto quando ha deciso, guardando gli occhioni di sua figlia, di regalarsi e regalare alla sua famiglia un futuro dignitoso, che in Italia difficilmente avrebbe avuto.

Antonino, da Torino alla Danimarca il passo è stato molto lungo, raccontaci le origini di questo viaggio nel “ Paese delle favole”.

Vivevamo a Torino, per la precisione in un piccolo paesino sulle colline della bassa Val Susa. Noi però siamo tutti siciliani.

Torino è stata scelta dettata dal lavoro, poichè subito dopo la mia laurea in ingegneria meccanica, sono stato immediatamente assunto da una grossa azienda metalmeccanica (e va beh… la Fiat). La Danimarca non era nei programmi, onestamente. Lo era cambiare lavoro e aria.

Con aria intendo quella opprimente, corrotta, bigotta dell’Italia degli ultimi anni. Ho mandato curriculum in tutta Europa. La Danimarca è stato il primo Paese a presentarci un’ offerta davvero interessante. Inoltre, devo dire che ha pesato la “fama” di questo Paese in termini di qualità della vita. Moltissimi sono stati i motivi che mi hanno fatto prendere questa radicale decisione.

Da una parte lavorare in Italia è sempre più opprimente, stressante e frustrante: soprattutto quando, lavorando in una multinazionale, scopri come si lavora e si guadagna all’estero. In Italia si lavora come i muli per quattro soldi, il talento non conta, conta la qualità delle “relazioni interpersonali” che sai coltivarti.

Figli di papà, amici degli amici, etc. ti passano davanti e a te restano le pacche sulle spalle e i complimenti per il brillante lavoro svolto. Alla lunga diventa insopportabile. La voglia di un’ esperienza all’estero, di allargare gli orizzonti, di sentirsi parte di un mondo aperto. Infine ha pesato l’incertezza generale sul futuro di questo Paese.

Che scuola dare ai miei figli, se non posso “comprarmi” una costosa istruzione privata? Che opportunità, in un Paese dove tutto è in vendita, e anche i posti in parlamento vengono decisi da meriti, diciamo, extra-curriculari nelle camere da letto?

Vivere in Danimarca

Sei sposato?

Si. Da cinque anni. Da due anni e mezzo una splendida bambina è arrivata a riempirci le giornate. E tanta parte della scelta è stata dettata dai suoi occhioni e dalla voglia di darle il miglior futuro possibile!

Tua moglie è stata favorevole a questo cambiamento?

Mia moglie non solo non ha fatto una piega, ma mi ha spinto e supportato pienamente in questa scelta. Diciamo che anche lei ha avuto esperienze lavorative frustranti in Italia.

Assegnista di ricerca all’Università di Torino, accompagnata alla porta non appena rimasta incinta. Cose impensabili in Danimarca. Infine, noi siamo siciliani, già Torino era “emigrazione”. Torino o Aarhus è solo questione di un aereo in più, no?

Come siete stati accolti?

Bene. Come ho detto, non siamo arrivati da emigranti con la valigia di cartone… e questo conta anche in paesi “avanzati” come la Danimarca.

Tua moglie e tua figlia si sono integrate bene in questa nuova realtà?

Mia moglie per il momento è molto presa dall’inserimento di nostra figlia all’asilo. Da circa un mese e mezzo, la piccola frequenta un asilo danese: all’inizio non è stato per niente facile per lei. Lingua, abitudini: tutto nuovo. Questo ha portato mia moglie a dover passare molte ore con lei. Adesso va molto meglio. E poi, è difficile non trovarsi bene in un posto del genere…

E tu hai trovato molte difficoltà ad adattarti al nuovo stile di vita?

Zero. Diciamo che l’azienda per cui lavoro si è occupata di trasloco, documenti, etc. Nella vita di tutti i giorni è stato come cambiare pianeta.

Il lavoro scorre via senza stress: si lavora duro dalle 8 alle 4, poi tutti a casa, capi compresi. I danesi sono poco formali, anche sul luogo di lavoro. Tutto è diretto ed onesto. Il traffico è quasi inesistente, grazie alla moltitudine di bici che girano per le città.

Forse la cosa per cui abbiamo avuto bisogno di un po’ di adattamento è stato il cibo. Alcune cose a cui siamo abituati in Italia semplicemente non si trovano, altre hanno costi assurdi. In generale abbiamo dovuto riadattare un po’ i nostri menù.

Avete trovato molte difficoltà ad apprendere una lingua così diversa?

Come dicevo la mia è una grossa azienda. Si lavora con l’inglese, lingua che qua parlano tutti perfettamente, inclusi bambini di 5-6 anni. Onestamente vorremmo imparare il danese (lo Stato danese organizza corsi gratuiti a questo scopo) e credo che saremo costretti a farlo, dato che nostra figlia frequenta un asilo danese…. Ma è una lingua davvero assurda, molto gutturale. Per la “vocalità” tipica italiana è davvero dura. E come dicevo tutti in Danimarca parlano un inglese eccellente.

Vivere in Danimarca

Da quanti anni vivete ad Aarhus?

Ormai da quasi un anno.

Che attività svolgi?

Sono project manager in Vestas, la più grande azienda di pale eoliche al mondo.

Quali erano le tue aspirazioni e i tuoi progetti al momento del trasferimento?

Come dicevo, volevo guardare al futuro mio e della mia famiglia con serenità. Credevo inoltre che fosse giunto il momento di guadagnare quanto pensavo di meritare con le mie competenze. E volevo togliermi di dosso il senso di “pesantezza” che grava sull’Italia in questi anni.

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Sei riuscito a realizzare ciò che desideravi?

E’ presto per dirlo, ma finora credo di si.

Qualche volta desideri tornare in Italia?

Ovviamente: è il mio Paese, dove sono cresciuto. Ma so che non lo farò, almeno non nel breve termine.

Cosa ti manca dell’Italia?

A essere sincero solo il cibo. Il clima qua è duro ma non è terribilmente diverso da Torino. Certamente è MOLTO diverso dal clima siciliano!

Quali sono gli aspetti della Danimarca che cambieresti?

Il clima. Riuscissimo a portare il sole siciliano qua, questo sarebbe il paradiso terrestre!

Hai avuto paura a ricominciare una nuova vita in una realtà diversa?

Certamente. Per tre mesi non ho praticamente dormito la notte. Trascinare la tua famiglia e una bimba piccola in una cosa del genere, è qualcosa che ti fa venire mille dubbi e paure. Credo che, se dovessimo rifarlo, sarebbe molto più semplice.

Sapresti dirmi tre aspetti positivi della Danimarca?

Qualità della vita. Onestà. Felicità.

Come è cambiata la tua vita dopo il trasferimento?

Sul lavoro moltissimo. Come serenità, pure. Per il resto molto poco. Oggigiorno, la tecnologia ci aiuta tanto a restare in contatto con il nostro “mondo”. Skype, Facebook, Internet. Alla fine casa nostra vive in una sorta di regime di extraterritorialità. Varchi la porta e respiri, mangi, vivi italiano. Fuori c’è la Danimarca.

Ti interessi ancora delle vicende italiane?

Certo! Poi dall’estero tutto diventa ancora più estremo. Adesso vivo le allucinanti vicende italiane in un modo diverso, anche attraverso il sorrisino o gli sguardi increduli dei danesi, che proprio non riescono a capire o credere cosa riusciamo a tollerare in Italia.

Nel settore lavorativo, questo è un momento critico per i giovani che vivono in Italia, costretti a svolgere dei lavori sottopagati, senza alcun tipo di riscontro economico e morale, che messaggio senti di dover dare loro?

Quello che mi sento di dire loro è “Andate via”. Questo Paese non vi merita. Quando ho finito gli studi, fuori c’era un’Italia diversa. Ho subito lavorato con un contratto a tempo indeterminato. Mi sono potuto permettere il “lusso” di costruirmi una vita.

Un giovane oggi in Italia ha davanti a se un futuro di precariato, a spezzarsi la schiena per 4 soldi, senza prospettive. Certo, tutto questo si può cambiare, ma non voglio essere ipocrita. Cambierà, ma intere generazioni ne pagheranno il prezzo. Ed è giusto consigliare ad un ragazzo che ha studiato, che ha talento, di sacrificare il suo avvenire, la sua vita per riparare gli errori dei suoi padri? Dal mio punto di vista ci vuole molto più coraggio a rimanere che a partire!

Vivere in Danimarca

E in Danimarca ci sono più possibilità di lavoro?

Si. Nonostante la disoccupazione sia aumentata come conseguenza della crisi, la percentuale di occupati (soprattutto tra i giovani) resta ben più alta dell’Italia. Ovviamente anche loro si lamentano della crisi, ma il turnover sul lavoro resta alto.

La gente che non sta bene con il suo lavoro, semplicemente si guarda intorno e cambia. Per gli stranieri, comunque, bisogna aggiungere che cercano principalmente figure specializzate, che non riescono a reperire sul mercato interno.

Ad Aarhus arrivano molti italiani?

Non moltissimi. Diciamo che la meta danese per definizione è Copenhagen, ma comunque anche qui abbiamo potuto trovare (anche grazie a siti come italiansonline) altre famiglie italiane. E negli ultimi tempi sembrano essercene di più, soprattutto studenti.

Quali sono le maggiori differenze tra l’Italia e la Danimarca?

Sono tante. L’onestà: qui chi ruba è un ladro, senza giustificazioni di sorta. Anche sulle tasse, che qui sono molto alte, si lamentano ma le pagano tutti. I danesi sono molto orgogliosi della loro patria (forse anche troppo, a volte) e del loro welfare. Hanno un grande rispetto per gli altri, per la famiglia (non solo a parole come in Italia), per la laicità delle istituzioni, per la libertà di espressione.

Culturalmente sono molto differenti?

Mi verrebbe da dire che non capiscono nulla di cucina! Amano mangiare, ma non sanno proprio come mettere insieme gli ingredienti! Parlando di cultura in generale, qui tutte le manifestazioni culturali sono estremamente incentivate.

Teatri, music-hall, musei: hanno una tradizione e un patrimonio neanche lontanamente paragonabile a quello italiano, ma valorizzano tantissimo i loro talenti e quello che hanno. Diciamo che se fosse stato qui, Pompei non sarebbe venuto certamente giù.

Se tu potessi creare una realtà perfetta, quali aspetti sceglieresti della Danimarca e quali dell’Italia?

Scusate il campanilismo ma più che dall’Italia, porterei il clima e il calore umano della Sicilia. Magari porterei qualche paesaggio più mosso, qualche montagna, dato che qua è tutto abbastanza piatto. E ovviamente la cultura del cibo, della ristorazione che abbiamo in Italia.

Indirizzo email di Antonino:

antonino.pizzuto@email.it

A cura di Nicole Cascione