Vivere alle Bermuda: la storia di Raffaele

Vivere alle isole Bermuda, un posto magnifico, accarezzato dal sole ogni giorno dell’anno. Un’isola caratterizzata da spiagge spettacolari, da una fauna unica e da una vegetazione lussuriosa. Una straordinaria fusione di storia coloniale ed eredità africane che si ritrovano in diversi aspetti della quotidianità. Ma le Bermuda non sono solo questo, sono tanto altro e Raffaele Garofalo, che ci vive da 5 anni con sua moglie, ci racconta gli aspetti positivi e negativi del vivere in questo paradiso caraibico oltre a raccontarci la sua vita da expat, il suo continuo girare e sperimentare nuove culture.

Vivere alle isole Bermuda: Raffaele Garofalo

Raffaele, vivere alle Bermuda è il sogno di molti. Tu che ci vivi, cosa ci racconti?

Per prima cosa vorrei sfatare il mito che si lavora poco e si passa il tempo a prendere il sole, purtroppo questa è solamente una leggenda metropolitana, qui in realtà io lavoro molto più di quanto lavoravo in Europa, anche se lo stipendio è sicuramente migliore. La vita qui alle Bermuda non è semplice, ma da Marzo a Dicembre è sicuramente molto piacevole. L’ isola è piccola, circa 25 Kmq ed è abitata da circa 60.000 persone, di cui una buona percentuale expat. La classica vita dell’impiegato qui si svolge in ufficio dalle 8 am alle 7/8 pm, dal lunedì al venerdì. Il venerdì sera aperitivo con colleghi e/o amici. Sabato uscita classica per il centro, spesa e cenetta e normalmente la domenica ci si dedica alle attività sportive, ad esempio io e mia moglie pratichiamo Windsurf, c’è chi fa barca a vela e molti over 40 giocano a golf. Qui si vive una vita tranquilla, considerando il fatto che ci sono pochi divertimenti e il costo della vita è molto alto. Ci si sposta con ciclomotori da 50 o 100 cc tutto l’anno ed è classico prendersi una doccia caraibica (temporale) guidando lo scooter. Normalmente succede sempre al mattino presto o la sera verso le 6, ma poi dopo un po’ ti ci abitui. Tra gli aspetti a favore, del vivere qui, annovererei l’ottimo clima, la vita semplice e poco pericolosa, niente traffico e stress della città, la spiaggia a pochi metri da casa e il mare, mare e ancora mare! Mentre tra gli aspetti negativi, c’è la mancanza di diritti come lavoratore e come persona, i pochi spazi personali, specialmente se fai un lavoro manageriale e la cultura da “paesello di montagna”, dove tutti sanno tutto di tutti. Per finire, la poca intimità per il motivo menzionato prima e la propensione al razzismo, poiché le persone di colore caraibiche non “amano” i bianchi.

Di cosa ti occupi?

Mi occupo di Software finanziario, per la precisione sono un Software Architect e attualmente lavoro presso un’azienda che si occupa di investimenti. Precedentemente, lavoravo per un’ assicurazione americana e prima di sbarcare alle isole Bermuda, ho lavorato per Banca Intesa San Paolo in Svizzera, con la stessa mansione.

Vivere alle isole Bermuda: Raffaele Garofalo

E perché sei “sbarcato”alle isole Bermuda?

A dire il vero è stato un caso. Al lavoro, in Svizzera, c’era un collega che aveva lavorato per qualche anno alle Bahamas e mi parlava sempre bene del posto, del fatto che fosse tax free e che c’era la possibilità di vivere bene per qualche anno, mettendo via qualche soldino. Così, ho consultato mia moglie ed insieme abbiamo deciso di cercare un lavoro alle Bermuda. Da lì è stato tutto un susseguirsi di vicende che ci hanno portato in pochi mesi, nel 2008, a spostarci qui con moglie, cane e gatto.

Ci vivi ormai da quasi 5 anni, puoi raccontarci qualcosa sulla situazione economica del posto?

Quando sono arrivato qui 5 anni fa, mi trovai a vivere nel bel mezzo del boom economico, poco prima della bolla americana. Stipendi assurdi, affitti da 3,000 USD per una camera e prezzi osceni un po’ ovunque, pensa che una cena con primo e dolce veniva a costare quasi 200 dollari in due! Da un po’ di tempo stiamo cominciando ad avvertire anche qui la crisi, molti expats hanno lasciato l’isola a partire dal 2011 e soprattutto quest’anno, molte aziende multi-nazionali, hanno cambiato zona, quindi molte persone sono rimaste a casa. Il mercato immobiliare è crollato e una villetta sull’oceano con piscina da 6/7000 USD al mese, costa ora poco più di 3500 USD, che può sembrare una cifra assurda, ma non per le Bermuda. Attualmente il governo locale ha uno scoperto di circa 1 miliardo di USD e sta pensando di congelare le pensioni pubbliche per un anno, poichè non ha altre entrate se non i dazi doganali e i premi pensionistici.

Quindi, da quel che ci hai detto, anche lì si è sentita la crisi. Attualmente ci sono ancora possibilità lavorative? E in che campo?

Bermuda si basa sulla finanza, specializzata in Insurance (assicurazioni) e Hedge Fund (investimenti). Quindi sono molto ricercati gli Analisti finanziari, gli Underwriter assicurativi, gli informatici e i contabili. Oltre ad esserci una grande richiesta nel settore ospedaliero. Fino all’anno scorso era molto ricco di offerte anche il settore alberghiero, ma dopo la crisi, molti ristoranti e hotels si sono rivolti a manodopera meno costosa, proveniente dall’est Europa e dall’India.

Vivere alle isole Bermuda: Raffaele Garofalo

Da quel che ho capito costa parecchio vivere alle Bermuda…

Sì, abbastanza. Mediamente siamo sui 2/3000 USD al mese di affitto per 1 bedroom apartment, se poi cerchi una casa un pochino più grande, vai sui 3500/4000 al mese. Tra internet, elettricità e gas sei sui circa 400/500 al mese, se non usi smoderatamente l’ aria condizionata. La spesa alimentare è una delle cose più care, 4 mele costano 6 dollari e prodotti importati come un Chianti Bolla può costarti anche 25 dollari. Noi mangiamo bio e naturale, siamo in due e spendiamo circa 1500 USD al mese solo al supermercato. Come puoi ben immaginare non andiamo mai al ristorante! La benzina costa quasi 2 dollari al litro e avere una macchina ti costa circa 1000/1500 dollari l’anno tra bollo e assicurazione. Per un ristorante decente siamo sui 60/70 dollari a testa, per uno un po’ più elegante sali subito sui 100/150 a testa.

Come si svolge una tua giornata?

Durante la settimana mi alzo molto presto, circa alle 5:30, faccio fitness per due ore e verso le 8 sveglio mia moglie e facciamo colazione. Alle 9 sono in ufficio fino alle 6/7 di sera, dipende dai giorni. Tornato a casa si chiacchiera un po’, poi si cena e si guarda un film o si fa un giro con il cane. Durante il week-end solitamente andiamo a fare compere, passeggiate con il cane e il pomeriggio in spiaggia se fa caldo e Windsurf se c’è vento. Idem la domenica. Se piove, normalmente stiamo in casa a leggere o a guardare programmi tipo “Linea Verde” o “Linea Blu” che adoriamo!

Quali sono le tue passioni?

Il Windsurf tutta la vita! Sono anche appassionato del mio lavoro che amo e che non cambierei per nulla al mondo.

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Quando ci siamo sentiti, mi hai parlato del tuo visto in scadenza. Puoi spiegarci come funziona?

Attualmente il visto è valido da 1 a 10 anni, ma l’immigrazione approva solo visti da 1 a 3 anni. La permanenza massima qui è di 6 anni, a meno che tu non sia un super manager a capo di qualche super multi-nazionale, in quel caso il visto viene esteso fino a 9 anni. La moglie di un expat con permesso di lavoro, ha diritto ad avere un lavoro fino alla scadenza del visto del coniuge. Si può cambiare datore di lavoro solo una volta e se il precedente datore di lavoro non “rilascia” il tuo visto, sei costretto ad andartene. Se sposi un Bermudiano/a non sarai mai Bermudiano/a, ma ottieni lo status dopo 10 anni, ovvero la residenza indeterminata. Fino a qual momento sei soggetto ad un permesso di lavoro come ogni altro expat. Inoltre, se hai un figlio alle Bermuda, otterrà il passaporto Bermudiano solamente se il padre ha il passaporto Bermudiano (legge di circa 200 anni fa mai modificata e lontana anni luce dalle pari opportunità n.d.r.).

Mi hai raccontato anche che tra un po’ tu e tua moglie vi sposterete in Olanda. Perché questa scelta?

Noi amiamo lo sport e la natura, amiamo mangiare sano, gli animali, la bicicletta e il windsurf e tra quelli europei, l’Olanda è il Paese che rispecchia meglio queste esigenze. Inoltre l’Olanda ha un welfare system tra i migliori al mondo, oltre ad avere una mentalità aperta e corretta. Noi ci sposteremo al sud, a Scheveningen, zona che può essere considerata la Rimini olandese.

Vivere alle isole Bermuda: Raffaele Garofalo

Avete qualche punto d’appoggio in Olanda o ricomincerete tutto dall’inizio?

No, non abbiamo alcun punto d’appoggio, ricominceremo tutto da zero. E’ proprio questo il bello della vita da expat!

Con che spirito tua moglie affronta questi spostamenti?

Mia moglie è del mio stesso segno zodiacale, Gemelli, ed è nata due giorni dopo di me. Abbiamo entrambi un carattere aperto, amiamo viaggiare e amiamo l’avventura, quindi risulta molto semplice per noi poter decidere anche all’ultimo momento cosa fare. Le nostre vacanze partono sempre ogni anno ad Aprile, con una macchina a noleggio da Amsterdam e da lì andiamo un po’ dove ci porta il cuore. Un anno siamo stati in Francia, l’anno scorso abbiamo fatto Benelux, Marche e Umbria e così ogni anno. Quest’anno pensiamo di fare Sardegna e costa francese in macchina.

Ci vuole decisamente coraggio a lasciare tutto e partire…

Soprattutto ci vuole testa. Noi italiani siamo cresciuti tra la bambagia dei nonni e degli zii e non siamo abituati. Se parli con un americano qualsiasi, loro dopo il college, a 21/22 anni si sparano un bel giro in Europa o negli Stati Uniti e molti di loro finiscono per vivere a centinaia di kilometri da casa. A noi personalmente, piace girare e sperimentare nuove culture, quindi, nel mio caso, non penso si tratti di coraggio. Certo non mi siedo sugli allori.

Ti dispiace lasciare le isole Bermuda?

Mi spiace per il bel clima, a febbraio ci sono 25 gradi e lo stile di vita è molto easy. Allo stesso tempo sono contento di tornare alla civiltà.

Cosa ha significato per voi vivere alle Bermuda?

Tanto, tantissimo. Ci ha radicalmente cambiati. Abbiamo imparato a supportarci l’un l’altro come coppia, perchè qui sei da solo, non c’è nessuno che ti può aiutare in momenti di difficoltà! Abbiamo imparato ad apprezzare le cose semplici della vita, abbiamo smesso di fumare e abbiamo iniziato a mangiare “healthy”, ovvero niente schifezze e pochi grassi. Ci ha consentito di girare gli Stati Uniti e non solo e ci ha aperto la mente, abbiamo conosciuto persone provenienti da tutte le parti del mondo: Sud America, Europa, Sud Africa, Caraibi, Stati Uniti e chi più ne ha più ne metta. Per finire, a me personalmente, ha consentito di fare una brillante carriera, perchè qui vige la cultura americana che premia chi merita e non per il titolo di studio o per le persone che conosci.

Hai lavorato anche come frontaliero in Svizzera. Ci racconti di quest’altra esperienza?

Quella è stata un’ esperienza diversa. Al mattino sei italiano e appena passi la dogana ti trasformi nel frontaliero italiano in Svizzera, con pochi diritti e tanti doveri. E’ una vita dura, perchè ci si alza presto e si arriva sempre tardi a casa la sera, ma per chi vive vicino la frontiera, ne vale la pena, perchè i salari svizzeri sono decisamente più alti di quelli italiani.

ISOLE BERMUDA

In base alla tua esperienza, quali sono le prime mosse da fare, quando ci si intende spostare in un altro Paese?

Visitarlo, documentarsi, prendere una settimana di ferie e visitare il posto, ma senza andare in un “villaggio vacanze”, bisogna vivere come la gente del posto per capire come funziona. Il primo posto da visitare è sempre il supermercato, entra in un supermercato, guarda cosa mette la gente nei carrelli e capirai tutto di quel posto! Cercare nei forum degli expats e leggere tanti threads per capire davvero come è la vita da expat. Non farsi illudere da video su YouTube o da belle foto nelle agenzie di viaggi. E poi…. senza il coraggio, non consiglierei a nessuno di partire. Bisogna fare un bel respiro e non pensare a quel che si lascia, ma “immaginare” quel che si potrebbe trovare. Considerando inoltre che partire, non vuol dire “trovare un posto fisso” o “fare i soldi”. Io trovo molti italiani su Italiansonline.net o altri portali che mi scrivono chiedendo “Hai un posto per me?”, “Aiuto sono disperato voglio andarmene”. Purtroppo non funziona così, se non hai le idee chiare tu, se non sai perchè vuoi andartene dall’ Italia e dove vuoi andare, sarà molto dura che qualcun’altro lo sappia al posto tuo. Attualmente sto pensando di scrivere un libro relativo alla vita da expat, che potrebbe aiutare molti italiani e non. Ho già scritto due libri per Microsoft e gestisco un mio blog, in cui parlo di Bermuda e anche di argomenti tecnici, legati all’informatica. L’indirizzo è il seguente: http://blog.raffaeu.com

Svizzera, Bermuda, Olanda …. sei proprio deciso a non tornare più in Italia?

Amo il centro Italia anche se sono cresciuto vicino al Lago Maggiore. Adoro il cibo italiano e adoro i panorami italiani, le Marche, l’ Umbria, la Toscana, ma anche la Sicilia e la Sardegna. Purtroppo non mi piace la cultura italiana, incentrata ancora oggi sul servilismo e sul dover conoscere per poter fare carriera o per poter ottenere qualcosa. No, credo che non torneremo in Italia fintanto che la cultura locale non cambierà e personalmente dubito che succeda. Gli italiani dovrebbero imparare dagli americani ad essere meno polemici e più pratici, le polemiche non portano a nulla, sono i fatti a fare la differenza …

Dove vedi il tuo futuro?

Mi piacerebbe stabilirmi negli Stati Uniti con mia moglie ed avere una famiglia lì, purtroppo però, con i permessi di lavoro e i visti oggigiorno è durissima. Noi ci affidiamo alla sorte ogni anno, partecipando alla famosa Green Card Lottery e se un giorno verremo estratti, chissà … Per ora continueremo a girare il mondo, anche grazie al mio lavoro che ci consente di andare un po’ ovunque.

Per scrivere a Raffaele:

raffaeu@raffaeu.com

 

A cura di Nicole Cascione