Fin dalla mia infanzia avevo sempre desiderato andare in Cina ed un giorno, come l’ormai inflazionato Marco Polo, scoprirne gli sconfinati spazi, superbe bellezze naturali e storiche, decriptarne la misteriosa alchimia del linguaggio, confermare il fascino delle sue donne. Mi concentrai sui miei desideri e mi focalizzai sugli obbiettivi.

Quando arrivai qui la prima volta era il 2005, lo sviluppo economico era ancora frenetico, gli appartamenti di Pechino accessibili, la maggioranza della gente nelle metropoli ancora si sorprendeva di incontrare laowai (cosi’ si chiamano in gergo gli stranieri in Cina); molti erano diventati super ricchi in pochi anni e moltissimi continuavano ad impoverirsi ma, alcuni, di li’ a pochi anni avrebbero scoperto cosa volesse dire il surfing, in cinese chonglang (letteralmente cavalcare l’onda) ed avrebbero cominciato a condividere un nuovo life style proveniente da molto lontano nel tempo, ma dal vicinissimo Oceano Pacifico.

Tutto comincio’ in una gelida notte di Tianjin, la citta’ in cui vivevo, uno delle metropoli portuali piu’ grandi del Paese, 14 milioni di abitanti, 170 km da Pechino, raggiungibile in circa mezzora con un treno veloce che supera i 300 km orari, all’incirca come il treno che collega il litorale romano della linea Anzio-Nettuno con la Capitale d’Italia. Stessa velocita’, no?

Fare surf in Cina

Tutto deve essere veloce in Cina, il tempo, la gente, le trattative, i pagamenti, tutto all’estremo pur non sapendo la motivazione di tale velocita’. Le industrie, il cielo per lo piu’ grigio, i forti venti dal nord provenienti dalla Siberia e dalla Mongolia Interna, questa panoramica fa ben capire come fossimo lontani da quello che si delinea pensando ad un luogo adatto al surfing ed alla vita da spiaggia. Ma fortunatamente le cose cambiano ed i cambiamenti si realizzano.

Proprio quella notte decisi di cambiare vita e seguire lo stoke, andare al sud, fare esperienza dell’altro lato del Continente, fare surf in Cina. Cosi’ feci.

Vivendo in Oriente per dieci anni e sposando una ragazza locale, avevo avuto modo di studiare la lingua, la cultura e psicologia cinese, analizzarne i trends sociali. Si, mi direte, ma in tutto questo cosa c’entra ancora il Surf? Seguitemi altre due righe e ci arriveremo.

Dopo 40 anni di forti ed intensi conflitti interni (ancora in atto), un pachidermico boom finanziario ed economico e dopo una rivoluzione culturale che aveva distrutto il passato della Nazione, le sue tradizioni, appiattito l’intera societa’, cancellato i valori tradizionali di una cultura millenaria, dopo tutto questo, eravamo arrivati energeticamente ad un cambiamento. In un momento in cui la disgregazione mentale stava diventando sempre piu’ profonda, specialmente tra i giovani ricchi, chiamati fuerdai, ed i poverissimi, in questo contesto, stava avvenendo qualcosa nella “Forza”.

Lo Stoke stava facendosi piede in Cina. Una via d’uscita per tutti coloro che fossero stati sensibili alla sua chiamata, i cinesi avrebbero potuto avere una nuova via di fuga da tutto quello che li aveva ammaliati e catturati annientando il loro essere naturale.

Quella notte, riflettendo su tutto questo, decisi di creare il primo magazine di surf della Cina: CSR Chinasurfreport (www.chinasurfreport.com).

In meno di due settimane lasciai il lavoro, impacchettati le mie cose e la famiglia e mi trasferii sull’isola di Hainan, la provincia piu’ a sud della Cina, vicino alle piu’ famose citta’ di Shenzhen, Hong Kong e Macao.

Fare surf in Cina

Gia’ nel 2005, cercando per spirito di avventura e per trovare sollievo dal freddo del nord, arrivai su questa splendida isola tropicale e scoprii che le onde erano obliviose e soprattutto deserte. Questo angolo di paradiso, soprannominato “le Hawaii dell’Asia” (gia’ il nome e’ un programma), e’ diventato cosi’ il quartiere generale del “Progetto Chinasurfreport” e nuova casa.

Unico surf club dell’isola era quello aperto dal californiano Brendan Sheridan, nel 2007. Un vero avanguardista che, provetto Duke Kahanamoku, aveva cominciato in solitaria, scontrandosi contro tutto e tutti, il lavoro di promozione del surfing tra il popolo dagli occhi a mandorla. Dovetti conoscerlo subito e mi misi subito all’opera sul mio fronte.

Nulla era mai stato fatto in materia e molto lavoro era da fare. Prima di tutto bisognava reperire informazioni sui pochi surfisti locali esistenti (che si contavano veramente su due mani), scoprire gli spots e gli eventuali surfers che soli brancolavano alla ricerca di onde tra la fredda citta’ di Qingdao, nella provincia dello Shandong non lontano dalla Korea, fino alla citta’ di Sanya, l’avamposto piu’ a sud della Cina, nella provincia di Hainan appunto. Un intenso periodo di febbrile ricerche ci ha portato a scoprire come i cinesi possano amare, come ogni altro popolo abbracciato dal surf, il feeling dell’onda.

In effetti gia’ in passato, durante l’epoca della dinastia Tang, molti spericolati si prodigavano nel nongchao (cavalcare le onde di marea) sul fiume Qiantang, vicino Hangzhou. Tale passatempo venne bandito presto dall’imperatore, ufficialmente, per evitare le numerosi morti. Riteniamo che la vera motivazione non fosse solamente la pericolosita’ dello sport, bensi’ il fatto che troppi si dedicavano a tal divertimento tralasciando il lavoro dei campi e tutto quello che era edificante e fruttuoso per l’Impero.

Ad oggi, comunque, dopo tutte queste digressioni e riflessioni, siamo convinti che il Surfing possa essere finalmente un modo sano per far si che, il popolo, che produce maggiore inquinamento del pianeta, possa trovare un rinnovato amore e rispetto nei confronti della natura, di se stessi e degli altri. Principi basilari del surf, principi che spesso molti, anche in Occidente, dimenticano.

Fare surf in Cina

Quindi una nuova speranza per le spiagge ed i mari cinesi. Un risveglio, forse per pochi, dal pesante sogno di arricchimento sfrenato nella moderna societa’ comunista-capitalista cinese. Il surf cambiera’ le priorita’ per qualcuno. Una goccia, tante gocce, migliaia di gocce. Illusioni?

Tutto sta’ a cominciare e qualcosa sta accadendo gia’ da qualche tempo.

Molti sono i giovani e meno giovani (20-40 anni) che si spostano sulla costa dalle citta’ inquinate per vivere giornalmente nei piccoli villaggi di pescatori il “sogno del surf”. Non importa se non ci sono grandi centri commerciali, i karaoke (il passatempo preferito degli asiatici)…importante e’ che si siano le onde! In molte regioni, specialmente meridionali come Hainan, Guangdong, Fujian, dove il clima e’ piu’ favorevole tutto l’anno, la consistenza delle onde e’ molto alta.

In questa panoramica evolutiva si inserisce Chinasurfreport.

CSR, gia’ partner ufficiale ASP e ISA per la Cina, offre le maggiori news internazionali e locali in lingua cinese ed inglese, promuove la storia del surf anche attraverso le interviste con famosi personaggi che si sono resi disponibili a condividere le proprie esperienze per la causa, legende come Bruce Brown, Kemp Aaberg, il general manager ASP Australasia Dane Jordan e Fernando Aguerre. Tutti loro sono consapevoli dell’essenzialita’ ed importanza della promozione del surf nel Zhongguo (mondo di mezzo, Cina).

Fare surf in Cina

Fortunatamente CSR non e’ l’unico ad essere impegnato in questa direzione. Il Governo cinese ha deciso di trasformare la Cina in una destinazione rinomata anche come destinazione balneare ed Hainan e’ in prima linea in questa direzione. Hainan, surfisticamente parlando, offre onde tutto l’anno. L’isola si trova esattamente lungo le rotte dei tifoni tropicali che passano tra le Filippine (ricordate il recente tifone del millennio Haiyan?), Taiwan ed il Vietnam. Le swells sono talvolta veramente consistenti. Durante il periodo da Ottobre a Maggio le onde normalmente piu’ grandi che durante il periodo estivo insistono sul lato orientale dell’isola, specialmente tra la provincia di Wanning e di Sanya. Perle della zona sono, da nord a sud, le localita’ di Riyue Bay, Lingshui Bay e Houhai Bay. Houhai, piccolo villaggio sulla punta estrema a sud-est dell’isola sta vivendo un periodo di vera e propria esplosione surfistica. Data la conformazione della baia, a mezza luna, riparato dalle piu’ grandi mareggiate e sempre surfabile anche con le piu’ piccole swells, Houhai e’, assieme a Riyue Bay, il luogo principe del surf in Cina. Molti spots deserti.

Da maggio ad Ottobre, invece, i venti spirano da sud e le onde si trovano prevalentemente nella zona sud di Sanya e Dongfang ma, anche la costa est continua ad offrire onde piu’ piccole e di ottima qualita’. Sanya e’ la citta’ piu’ turistica della Provincia, il lungomare e’ ricco di divertimenti sia di giorno che di notte, la spiaggia principale DaDong Hai e’ spesso super affollata e bisogna spesso inchiodare di fronte a qualche bagnante incauto. L’estate e’ anche il momento ideale per i typhoon hunters! Decine di tifoni infatti si battono sull’isola regalando onde surfabili fino a 4 metri, acqua calda, palme e line ups deserte. Il resto dell’anno e’ completamente piatto.

I quartieri generali della ASP e della ISA hanno da tempo ormai notato il potenziale cinese e cominciato ad organizzare eventi di rilevanza internazionale in loco. La ASP infatti ogni anno tiene le finali uomini del circuito professionistico longboard e lo Swatch Girls Pro con il supporto della municipalita’ di Wanning; La ISA puntualmente al contempo organizza la China Cup sempre nella rinomata Riyue Bay.

Fare surf in Cina

Ci sono strutture ricettive per tutti i gusti, dalle piu’ economiche fino agli alberghi capogiro cinquestelle ma, soprattutto, c’e’ lo spirito del surf. Sicuramente i surfers che vorranno scoprire la Cina come nuova destinazione surfistica potranno trovare sistemazioni ad hoc, cibo per tutti i palati, molte onde e potranno scoprire con piacere l’entusiasmo che dilaga tra i locals. Bisogna anche segnalare come purtroppo cominci anche una prima blanda forma di localismo, ma non tra i cinesi, molto ospitali, bensi’ tra i pochi stranieri presenti. Gli unici individui che si atteggiano locals, sono coloro che non sono affatto locals e diventano pergiunta, con il loro spirito di primadonna, portatori di valori contrari il surf. Anche grazie a tali individui sono cominciate infatti le prime forme di cameratismo surfistico, i primi antagonismi e le prime gelosie. Gangs contro altre gangs cercano di accaparrarsi le foto sulle riviste, i primi piccoli contratti con gli sponsors, etc. Ma la Cina e’ sterminata e i pochi verranno presto superati da molti. CSR, in questa situazione, e’ testimone del percorso che il surf sta effettuando in loco e cerca di essere imparziale portatore di notizie.

Il surf in Cina, paese con 14.500 km di costa, con una popolazione di 1.4 miliardi di abitanti, sta avendo un boom impensato pochi anni fa e, nei prossimi decenni, probabilmente, attestera’ la Repubblica Popolare Cinese tra le prime nazioni – numericamente parlando – surfistiche. Molti brands hanno gia’ intuito il business e stanno investendo in eventi, promozione, surf shops, etc per la gioia degli amanti del surf e dello skate. C’e’ comunque molto di piu’ di quello che e’ stato detto. Possiamo semplicemente concludere ponendo nuovamente la domanda d’apertura “Ci sono le onde in Cina?”. A voi la risposta.

Francesco De Luca, classe 79, e’ il fondatore di Chinasurfreport nonche’ responsabile della FISS, nuova federazione italiana sup e surfing. Surfista dal 1998, laureato in Scienze della Comunicazione presso “La Sapienza” di Roma, ha studiato lingua cinese presso l’Universita’ di Lingua e Cultura di Pechino. Ha vissuto in diverse citta’ cinesi affascinato dalla cultura, dalla linguistica comparata, facendo lavori d’interpretariato, traduzione e promozione dei rapporti tra Italia e Cina. Dal Gennaio 2012 si e’ trasferito a Sanya, dove ha fondato CSR ed aperto un ostello e scuola di surf. Scrive su www.chinasurfreport.com constantemente e collabora con riviste cinesi ed internazionali, attivo nella promozione del surf senza mezzi termini.

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