Per lui la pittura è un modo, come dice lui stesso per “mettere su tela i miei ricordi, il mio stato d’animo, le mie riflessioni, la ricerca della felicità. Sento la necessità di esprimere me stesso con la pittura su ogni tipo di supporto e con diverse tecniche.” Pino Enrico ama incollare direttamente juta o tela sui pannelli di legno: in modo che – dice – la creatura nasca già durante la telatura. Non ha mai fatto mostre personali, scegliendo invece spazi alternativi. Davvero un personaggio ricco di umanità e sensibilità che si riflette nel suo stile di vita, pacato e autentico. Un percorso umano che dura da vent’anni, in questo angolo di mondo, che continua a regalargli motivi di meraviglia e amore per la Tunisia. Leggiamo la sua storia.

Enrico Pino, Hammamet

Ciao carissimo, vuoi raccontarci un po’ quanti anni hai e da quando sei ad Hammamet?

Sono nato il 21 febbraio 1951 in Piemonte, in un paesino sulle colline del Monferrato Casalese e sono ad Hammamet da circa vent’anni.

Cosa facevi in Italia prima di partire?

Ero un industriale, fornitore di primo impianto di componenti elettronici ed elettrici per una primaria casa automobilistica. Ho continuato l’attività anche in Tunisia fino al 2003. Ho avuto la responsabilità di circa 2000 operai fino a quando, finito il contratto di contropartite con il governo tunisino, il mio cliente primario ha spostato i suoi interessi in India e Cina. Ho deciso di non seguire questi nuovi progetti e ho scelto di restare a vivere qui.

Come e quando è arrivata la Tunisia nella tua vita?

Avevo sempre poco tempo per le vacanze. In quel periodo avevamo lavorato anche ad agosto per il lancio di un nuovo modello di automobile. Ai primi di settembre ho chiesto alla mia agenzia di viaggi di preparare un programma per un week end lungo, ad un paio d’ore d’aereo dall’Italia. Mi è stato proposto Hammamet; non conoscevo la Tunisia e ho deciso per il sì.

Enrico Pino, Hammamet

Quando e perché hai capito che era arrivato il momento di andarsene?

Durante quella breve, splendida vacanza, vent’anni fa; perché ho capito immediatamente la grande potenzialità e opportunità che quest’area poteva offrire, sia per lavorare sia per vivere. Ho elaborato subito un progetto e, dopo sei mesi, ero già in attività.

Come vivi adesso?

Senza tante complicazioni, in modo semplice, come piace a me. Dipingo quadri (passione che ho sempre coltivato fin dall’epoca del liceo) e, quando capita, metto a disposizione la mia conoscenza, tramite una mia società di consulenza, a imprenditori italiani che desiderano delocalizzare le loro produzioni in Tunisia.

Che tipo di clima sociale si respira li? Tu che tenore di vita hai?

Un anno fa eravamo in piena rivoluzione. Il popolo tunisino ha dimostrato una grande umanità, poche parole e fatti concreti. Ha messo in conto i rischi e i sacrifici, ha deciso il cambiamento, lo ha attuato, senza mezzi e improvvisando. Se non erro si chiama autodeterminazione di un popolo, secondo il popolo sovrano. All’inizio dell’estate la situazione si è normalizzata e il 23 ottobre scorso si sono svolte le prime elezioni libere; la nuova Assemblea Costituente sta già lavorando alle riforme costituzionali senza tanti “se” e senza tanti “però”. Sono sicuro che la Tunisia continuerà la sua strada verso un futuro migliore con molta saggezza. Come in tutto il mondo c’è la ricchezza e c’è la miseria, ci sono tutti i contrasti e le contraddizioni dell’Africa e dei paesi in via di sviluppo; ma c’è tanta voglia di fare e non c’è invidia. Le classi deboli riescono a vivere, non ci sono tensioni sociali. Spero che l’occidente, con la sua arroganza, lasci crescere questo paese senza le solite interferenze dettate dall’ingordigia per le altrui preziose materie prime. Il mio tenore di vita è medio riportato all’Italia, alto rispetto alla Tunisia.

Enrico Pino, Hammamet

Quali sono gli aspetti della tua nuova vita per cui sei particolarmente felice per questo trasferimento?

Qui, prima di tutto, sono e mi sento libero, rispettato e protetto. Inoltre il clima, il cibo e il costo della vita in generale sono componenti molto importanti. Ci sono enormi vantaggi e agevolazioni per le società off-shore, c’è ampia libertà di circolazione dei capitali stranieri e c’è molta riconoscenza e collaborazione da parte di tutti gli enti governativi per chi viene qui con progetti seri o, semplicementi, a vivere. A queste cose bisogna aggiungere che, comunque, siamo ad un’ora d’aereo da Roma e ad un’ora e quaranta da Milano.

In cosa senti di essere cambiato di più, dal punto di vista umano, da quando sei li?

Qui ci sono ancora valori che in Italia non esistono più. In Italia, e in Occidente in generale, la frenesia del mondo moderno ha soffocato l’individuo. Io qui respiro. Un vecchio proverbio arabo dice: “Voi in occidente avete gli orologi, noi abbiamo il tempo.” Qui ho il tempo per fare tutto quello che desidero, oppure per fare niente e pensare a me stesso. Ho il tempo di guardare uno splendido tramonto, i colori dell’aurora, di sentire il rumore del mare, di respirare l’aria calda sotto la luna del deserto, di godermi la pioggia quelle rare volte che piove, la fragranza dei profumi dei gelsomini, il rito del bagno turco e del the alla menta pomeridiano mentre fumo il narghilè. Dipende dai punti di vista, logicamente: per me sono raffinatezze e lussi che prima non mi sono mai concesso. Qui non ci sono le incombenze assurde, come in Italia, tutto è più semplice, la vita è semplice: qui io vivo nell’essenzialità della vita stessa.

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Enrico Pino, Hammamet

Ascolti le notizie che arrivano dall’Italia? Cosa ne pensi del tuo paese visto da li?

Ascolto e vedo dalla parabola. Scusate ma non ho problemi a riconoscere che, purtroppo, sono molto disgustato. Aggiungo che l’Italia com’è oggi, non mi piace più e non desidero ritornarci. Con tutto rispetto per tutti, credo che gli italiani, in fondo, abbiano comunque quello che si meritano. Da questa sponda del Mediterraneo ho l’impressione di vedere un insieme di persone, nella maggioranza banali, mediocri, superficiali, incoerenti, spesso litigiose e incivili, poco colte che, più o meno, parlano l’Italiano. Ho l’impressione che in Italia ci siano troppi sapientoni; e più uno è incompetente più fa carriera, anche in politica. I programmi delle reti televisive italiane, pubbliche e private, sono lo specchio di questa decadenza. Poi, logicamente, non si può fare di tutta un’erba un fascio: ci sono italiani, a tutti i livelli, eccellenti e a cui va tutta la mia stima. Peccato che siano pochi. Guardando il degrado di oggi non mi sembra vero che in passato sia stata culla ed esempio di civiltà per tutto il mondo. Non precedo grandi cambiamenti nell’immediato futuro: mancano le persone giuste, il sistema si autodifende e non rinuncia ai propri privilegi. Il popolo, in generale, è tutto preso a coltivare il proprio orticello; la gente si lamenta ma, in fondo, non è capace di aggregarsi per cambiare le cose; nessuno vuole fare sacrifici, tutti pretendono tanti diritti e pochi doveri. Tante ingiustizie, poco buon senso. La maggioranze delle persone vive al di sopra delle proprie possibilità, c’è troppo consumismo. I giovani sono disorientati, il loro futuro non è mai stato così incerto. Credo che le classi dirigenti siano molto lontane dalle reali necessità del paese. È un brutto periodo. Anche per la criminalità dilagante e l’incertezza del Diritto l’Italia, purtroppo è diventato un luogo che reputo pericoloso, in cui, proprio, non vorrei vivere. È diventato un posto dove tutto gira al contrario, dove non funziona più niente, dove l’individuo ha perso la propria dignità, un paese pasticciato, gestito da pasticcioni. Peccato, pensare che è così bella. In poche parole, vivendo all’estero, vorrei poter essere orgoglioso e fiero di essere italiano: con immenso rammarico, confesso che non lo sono. Anzi spesso mi domando: “Con tanti posti al mondo, dovevo proprio nascere in Italia? Dell’Italia continuo ad apprezzare molto i sigari toscani, il parmigiano reggiano e i tartufi di Alba.

Enrico Pino, Hammamet

È stato difficile all’inizio ambientarsi nel nuovo paese? E adesso com’è l’integrazione con le persone del luogo?

Indipendentemente dalle apparenze, venire qui è come fare un viaggio nel tempo. Dico sempre, a chi viene a trovarmi, di lasciare gli schemi mentali occidentali sulla scaletta dell’aereo. Posso dire, senza ombra di dubbio, di essere entrato in questo mondo fatto di fragili equilibri con umiltà, dalla porta giusta. Ho capito subito la differenza tra “essere accettato” ed “essere sopportato”; sono stato subito accettato, amo la Tunisia, ringrazio tutti i Tunisini che ho conosciuto e che mi hanno permesso di avere grandi soddisfazioni di ogni genere. La parola chiave qui è gentilezza. Sono a casa loro e quindi vivo e penso come loro. Vivo oggi e il domani non è più un assillo come poteva essere in Italia, vivo benissimo e senza complicazioni. Ad Hammamet, specialmente, tutti mi conoscono, mi apprezzano e mi rispettano. La Tunisia è sempre stata tollerante anche verso tutti gli orientamenti religiosi. Tutti diranno ciò che bisogna fare per venire e stare qui: il segreto è capire cosa non bisogna fare, e io credo di averlo capito. Ho pochi contatti con gli italiani residenti in Tunisia: la stragrande maggioranza non mi piace, è gente venuta ad intraprendere qui solo per non pagare le tasse in Italia; gente che non mi interessa conoscere e frequentare. Sono avventurieri semplicemente sopportati per quei quattro soldi che hanno in tasca o dicono di avere.

Raccontaci una tua giornata tipo.

Vivo solo, con un amico gatto. Al mattino mi sveglio sempre presto, tra le cinque e le sei. Leggo e sfoglio i giornali. Decido cosa fare: se ho voglia dipingo, altrimenti leggo, penso, scrivo. Se ne ho voglia vado a camminare sulla spiaggia. Al pomeriggio è obbligatoria la siesta. Ogni tanto organizzo una cena da me; mi piace molto cucinare e aprire la mia casa agli amici perché qui l’ospitalità è sacra. Nel periodo estivo mi piace vivere la notte. In passato ho organizzato, solo per me, cinquantasette spedizioni nel Sahara Tunisino, fuori dai circuiti turistici. Esperienze incredibili. Ho anche viaggiato molto per il mondo, ora mi sono impigrito e preferisco godermi la mia “solitudine attiva”, il mio “ozio produttivo”, scoprendo e imparando ogni giorno qualcosa di nuovo, che mi arricchisca dentro; cose che l’Italia non sarebbe in grado di darmi.

Qual è il pensiero più ricorrente che ti accarezza da quando sei li?

Non ho alcuna nostalgia per l’Italia. Penso di essere fortunato ad avere conosciuto questo angolo di mondo, di aver fatto, tanti anni fa, questa scelta, oserei dire coraggiosa, che mi ha permesso di trovare la strada giusta per conoscere me stesso Per questo non finirò mai di ringraziare la Tunisia. Poi, comunque, tutto è relativo.

La mail di Pino Enrico:

[email protected]

A cura di Geraldine Meyer