Vivere in barca a vela nel paradiso polinesiano

Michele è una vecchia conoscenza del magazine Voglio Vivere Così. Una persona sempre in movimento, sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Ricerca che l’ha portato a 45 anni a rimettersi in gioco pensando più a se stesso e a quelli che erano i suoi sogni nel cassetto. Ha venduto tutto e con Gulliver, la sua barca, è partito per la Polinesia, dove ormai vive da 16 anni.

Oggi Michele ha 60 anni e della sua passione ne ha fatto un lavoro: organizza crociere per i turisti a bordo del Gulliver. Il suo consiglio? “Io ho scelto di cambiare quando ero all’apice della mia carriera lavorativa e la mia situazione economica era sufficientemente florida: non bisogna fuggire da qualcosa o da qualcuno, ma si deve partire convinti della scelta, ma soprattutto, le scelte vanno fatte senza lasciare scappatoie, ossia non bisogna farle a metà”.

michele veliero polinesia

Michele, ricorda ai nostri lettori quando e per quale motivo ti sei trasferito in Polinesia:

Vedi, il cambiamento è di per sè una cosa positiva e del quale non bisognerebbe mai aver paura. Nell’ “altra vita” è stato sempre presente, quasi una risorsa per uscire dalla monotonia del già conosciuto ed approfondito. Giusto per fare un esempio: nel lavoro ho sempre messo in piedi qualcosa e poi, una volta che il tutto funzionava, non avendo più stimoli lasciavo ad altri la gestione del quotidiano. A 45 anni ho sentito il bisogno di metter mano al progetto della mia vita e a pensare a volermi più bene, realizzando qualche sogno che da un po’ forzava il cassetto per uscirne a tutti i costi. Non bisogna pensarci troppo su; questo non significa essere impulsivi e decidere senza ponderare. Bisogna solo pianificare l’indispensabile, lasciando al viaggio il compito di trasformare e guidare la scelta. Non mi piacciono le cose a metà, quindi ho venduto tutto: casa, auto, garage, mobili e quant’altro e sono partito. Un’altra vita con altri ritmi, tante incognite e tante sfide ma tanta forza dentro. Con il senno di poi, mi dico che ci voleva più coraggio a restare che a partire. Non avevo deciso a priori di andare in Polinesia per realizzare la mia scelta, la Polinesia era sulla rotta che avevo intrapreso con la mia barca a vela dal nome significativo: Gulliver. Andavo alla ricerca di Lilliput, partendo dall’Isola d’Elba in direzione Ovest e dopo due Oceani sono approdato alle Isole Marchesi, in Polinesia. Forse Lilliput si nascondeva lì e mi sono messo alla ricerca. Comunque sia, arrivato 16 anni fa in Polinesia e dopo aver vissuto per quasi due anni tra atolli ed arcipelaghi, mi sono innamorato di questa gente e questi luoghi, delle tradizioni e della loro cultura. Cosa fare se non restarci ancora un po’ ed approfondire la conoscenza? Quindi non un vero e proprio trasferimento programmato, ma un innamoramento, se così si può dire.

Ormai vivi in Polinesia da 16 anni. Ti andrebbe di fare un bilancio di questa tua seconda vita?

Una premessa c’è da fare quando decidi di andare “altrove”. Guai a farsi prendere dalla routine, questa è l’anticamera della noia e della mancanza di entusiasmo. Un cambiamento deve esserlo in tutti sensi, non solo cambiare Paese, luoghi da vedere e conoscere o quant’altro. Il cambiamento deve partire da dentro e se si è disponibili ed aperti è il viaggio stesso che ti delinea la strada che cambia il tuo modo di vedere le cose. Quindi, anche quella che apparentemente può sembrare routine ha in sé sempre qualcosa di nuovo. Un tramonto è pur sempre un tramonto, ma non tutti i tramonti sono uguali. In ognuno puoi trovare qualcosa di diverso, qualcosa che mancava a quello precedente e, se è molto simile, puoi sempre provare  a cercare le similitudini. Questo è solo un esempio per dire che, se vuoi, puoi trovare sempre qualcosa di diverso in ciò che vivi, ma lo devi “vivere”, non subire. Il bilancio è assolutamente positivo. Il mio lavoro coincide con la mia passione: vivere in mare con la mia barca. Questo mi consente di conoscere e condividere esperienze con tantissima gente che viene da queste parti in vacanza, per il viaggio di nozze o semplicemente per viaggiare tra questi paradisi. La gente è cordiale, disponibile ed ho imparato a conoscerla bene. Si vive con i ritmi della natura. Non sono diventato ricco e mai lo diventerò, perchè non sono arrivato qui per cercare fortuna, ma vivo bene con me stesso e con chi mi circonda. Cosa si può chiedere di più?

Di cosa ti sei occupato in questi anni ed ora di cosa ti occupi?

Ho passato i primi due anni a “vivere” la Polinesia, dove per vivere intendo conoscere dal di dentro questa gente e questa cultura, facendomi aiutare da chi incontravo sul mio cammino, leggendo, approfondendo argomenti che mi interessavano. Ho presentato progetti di promozione della Polinesia, ma anche culturali e di messa in valore del territorio e delle tradizioni. Non tutto è andato in porto, ma questo mi ha permesso di avere una visione più ampia delle problematiche del territorio e della sua gente. Ma arriva il momento di riempire le casse, si fa per dire, quindi mi sono inventato un lavoro. Organizzare delle crociere con la mia barca, il Gulliver, tra isole e lagune delle Isole Sottovento. Lo spirito è quello classico della crociera, quindi un piccolo hotel galleggiante con tutti comfort di bordo, che si sposta negli angoli più suggestivi per far vivere al meglio il viaggio in uno dei luoghi più sognati del mondo. Ma come lo definisco io è anche un “viaggio nel viaggio”, poichè sono sempre presente ed accompagno per mano gli ospiti alla scoperta, non solo delle lagune e delle isole, ma anche dell'”Altra Polinesia”, quella meno conosciuta e promossa, alla scoperta della cultura, delle tradizioni, della cucina e di tutto quello che possa solleticare la curiosità degli ospiti. Questo, se vuoi, è il valore aggiunto e per questo forse sono conosciuto nella programmazione del viaggio in Polinesia.

Dopo 16 anni di lontananza dal Bel Paese ti senti ancora cittadino italiano? E di cosa avverti la mancanza?

Certamente mi sento cittadino italiano seppure sono residente altrove. Vedi, quando si fanno scelte di questo tipo, non bisogna mai dimenticare le proprie radici. Non puoi fare un innesto per talea, tanto per usare un termine da giardinaggio. Non puoi inserirti come se niente fosse in un processo culturale che non ti appartiene. Un albero può crescere in diversi luoghi, alcuni idonei ed altri meno, ma lo puoi trapiantare solo con le sue radici altrimenti non cresce e spesso muore. Le radici sono importanti e non bisogna mai rinnegarle, ci si fa solo del male. Cosa mi manca? Un po’ le stagioni, qui ce ne sono solo due e se non fosse che una è chiamata “delle piogge”, ce ne sarebbe una sola come temperatura e vegetazione. Poi la scarsa disponibilità di alcuni prodotti che, quando si riesce a trovarli, hanno prezzi inabbordabili. Poi gli affetti che ho lasciato in Italia, dove fortunatamente riesco a tornare tutti gli anni, quindi spesso si rivelano solo degli arrivederci.

a vela in polinesia

Ti è mai capitato di chiederti come sarebbe andata la tua vita se fossi rimasto in Italia?

A questa domanda rispondo molto velocemente. Raramente me lo chiedo, perchè ho fatto quella scelta in quel momento ed era l’occasione giusta. Ogni frutto ha la sua stagione e non ha senso ragionare con i “se” e i “ma”.

In base alla tua incredibile esperienza di vita, cosa consiglieresti ad un giovane italiano?

In parte ho già risposto all’inizio, vale per me e per i più giovani. Il cambiamento fa paura ai più e poi, diciamolo con franchezza, spesso sentiamo “mollo tutto e me ne vado”… più per scaricare tensioni che per intraprendere una scelta. Innumerevoli volte ho letto mail di persone che volevano cambiare vita e mi chiedevano aiuto, consigli, e innumerevoli volte ho dato loro nel tempo delle opportunità per cambiare e misurarsi con il nuovo. Ad oggi solo due persone hanno optato per il cambiamento ed una sola ha effettivamente cambiato vita. Bisogna essere convinti della scelta e innanzitutto bisogna farla con serenità e non sotto pressione. Se lo si vuole veramente non si aspetta di essere stressati o sotto pressione psicologica o di situazioni personali. Una scelta fatta in quelle condizioni ha il 30% di riuscita, perché in realtà è una fuga. Io ho scelto di cambiare quando ero all’apice della mia carriera lavorativa e la mia situazione economica era sufficientemente florida: non bisogna fuggire da qualcosa o da qualcuno, ma si deve partire convinti della scelta e, come detto prima, le scelte vanno fatte senza lasciare scappatoie, ossia non bisogna farle a metà. Questo è il consiglio di base che mi sento di dare.

bora bora

Come appare ai tuoi occhi l’Italia dopo tutti questi anni?

Un Paese con problematiche antiche, che non riesce a risolvere perchè il più delle volte non si ha il coraggio di portare avanti delle scelte anche impopolari. Anche qui, il cambiamento deve avvenire da se stessi e gli italiani non sono in generale dei cittadini che sanno assumersi in prima persona le proprie responsabilità se non costretti da leggi e divieti.

Se pensi a te fra venti anni ti rivedi ancora in Polinesia?

Risposta difficile, ma un orientamento c’è. Non so se sarà la Polinesia, sicuramente sarò per mare, perchè il mare l’ho dentro. Un traguardo, una meta? Non saprei forse più di una.

Amo parafrasare. C’è un vecchio adagio marinaro che recita: “Tu non puoi dirigere il vento, ma puoi mettere a segno le tue vele per condurre la tua barca alla meta prefissata”. In realtà questa è una lezione di vita, anche in quella “ terragnola”. Le cose succedono e non puoi fare granchè, molti eventi non dipendono dalla tua volontà. E’ un po’ come con il vento: spira da dove vuole e non puoi modificarne la provenienza. Il bravo marinaio lo sa riconoscere e adegua le vele in funzione di quel vento, mettendo la barra nella giusta direzione. Certo gli eventi possono essere impetuosi, un po’ come il vento; ci possono essere momenti critici, quasi burrascosi, ma non bisogna perdersi d’animo, bisogna avere sempre il timone ben saldo tra le mani e non importa quanto tempo ci metterai, né se la tua barca andrà veloce o lenta, l’importante è adeguare le tue vele al vento che hai, l’importante è essere il capitano di se stessi. Sempre.

 

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Di Nicole Cascione