Grazie al web ho potuto trovare altri italiani che avevano fatto gli assistenti di Italiano a Grenoble ovvero vi erano stati per l’Erasmus; così ho potuto anche risolvere il problema dell’abitazione. Di Grenoble non sapevo praticamente niente. Avevo solo in mente che vi era stata l’Olimpiade della Neve, ma molto prima.

Grenoble, Francia

Rispetto a Parigi è una città definibile a misura d’uomo. Tutto sommato è tranquilla. I problemi che ho potuto ravvisare riguardano gli effetti della neve: solitamente dopo una notte di intense nevicate la città si blocca e gli autobus si fermano. Tutto si normalizza sul fare del mezzogiorno. Però è una città che consente di spostarsi in bici: e io ne ho fittato una. Le pista la percorrono quasi integralmente. Dove non ci sono si sfruttano le corsie degli autobus.

Gli abitanti hanno la riservatezza tipica dei francesi, ma sono gentili. C’è stata una occasione in cui a notte fonda, in auto con parenti, non sapevamo quale strada percorrere per giungere a casa: un giovane ci ha aiutato con disponibilità rara. È andato a prendere la sua auto e, malgrado egli stesso non conoscesse la zona, in qualche maniera è riuscito a farsi seguire e condurci a destinazione. Ed è stato estremamente discreto. Ho avuto più volte la prova che stimano gli italiani.

La stessa scuola dove insegno ha organizzato, ad esempio, una visita a una iniziativa sul libro dove era ospite un grande illustratore italiano, Alessandro Sanna, per far partecipare i bimbi alla lezione che ha tenuto con grande successo. Gli allievi si erano preparati anche le domande da proporgli. E di recente c’è stato uno scambio con una scuola di Cuneo: anche stavolta attenzioni speciali ed entusiasmo dei bambini.

La vita non trovo costi più di Bologna e in genere del nord Italia. Come Parigi, ma senza i problemi della metropoli, è un crogiuolo che consente incontri straordinari. Io ho potuto conoscere, ad esempio, giovani di molte nazionalità e non solo insegnanti o assistenti della lingua madre.

Grenoble, Francia

In particolare ho potuto fare amicizia con latino-americani. Amica speciale per lealtà e sincerità è divenuta una giovane colombiana di Bogotà, Maryury Useche, con cui ci siamo scambiate lezioni delle rispettive lingue. Lei parla uno straordinariamente bello spagnolo-castigliano. Attraverso Maryury ho conosciuto altri giovani che frequentano una specie di centro sociale al centro, nei pressi di Place Notre Dame. Quando si organizzano le serate latine è molto divertente.

C’è anche un gruppo che balla, credo si tratti del ballo tipico noto come Cumbia boliviana, che di recente si è esibito a Torino: i MOMPOSINA. È il nome di un mollusco. Immagino si attacchi agli scogli e forse allude al modo di ballare. O almeno potrebbe.

La posizione geografica di questa città è premiante e stimolante: rende facilmente accessibili la Svizzera, l’Italia, la Germania. Anche se i collegamenti ferroviari proprio con l’Italia sono problematici. In auto è costoso dover attraversare la galleria del Frejus.

Non mi è capitato di verificare che gli abitanti tengano molto al fatto di aver dato i natali a Stendhal, tuttavia una delle due Università gli è dedicata e resta la sua casa in Rue Lafayette.

Michela Orlando

Mentre il simbolo vero della città sono les boules, i globi della teleferica che va sulla Bastiglia: hanno la forma a palla e ovviamente dentro vi siedono i passeggeri. Si può godere la vista di bellissimi panorami. Anche delle montagne che sono ancora innevate. Il fiume che l’attraversa è l’Isère. Tutto sommato, è anche possibile mangiare italiano giacché si trova tutto ciò che è reperibile in Italia.

Mentre di tipico c’è la fondue, cioè la fonduta, il formaggio che usa sciogliersi nella raclette. Tipiche sono anche le noci e si beve un liquore tipico: la Chartreuse. Dovrebbe avere una antica origine certosina.

Tutto sommato non l’ho trovata eccessivamente fredda, anche perché gli ambienti sono tutti ben riscaldati. Così come non l’ho trovata pericolosa, anche se non credo di esser molto obiettiva, avendo frequentato soprattutto gli ambienti Erasmus. Mi hanno raccontato di un caso di violenza su una ragazza nel campus, risalente all’anno scorso. Da questo punto di vista tutto il mondo è paese. Di zone pericolose c’è purtroppo la periferia. In particolare il quartiere dove abitano gli arabi che, per i malesseri accusati dai bulletti, di cui ha parlato la stampa europea, qualche timore lo si avverte. Usano incendiare i bidoni, rompere i vetri delle auto. È il quartiere Echirolles. Tuttavia, da quando sono qui non ho avuto paura per queste vicende. Anzi, ho ricevuto molto affetto dai bambini, dai genitori, dagli altri insegnanti.

Mi sono imbattuta anche in figli di italiani ben radicati e in bambini francesi con la passione per la nostra lingua. Non mi pare di aver mai ravvisato problemi di discriminazione a danno dei bambini.

Michela

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