La storia di Massimo Mizzi: da Trieste al Canada

di Matteo Melani 

Dall’Italia al Canada passando per il Perù. La vita di Massimo Mizzi è stata ricca di cambiamenti sotto tutti gli aspetti: quello personale, quello lavorativo e quello educativo.

Originario di Trieste, dopo un periodo passato nella compravendita dei terreni, si è rimesso a studiare presso una scuola di Toronto. “Tornare sui libri è stata dura, perché pensavo che dopo la laurea avrei smesso di studiare”, dice Massimo a Voglioviverecosi.com. “Più che lo studio in sé – continua – è stata l’idea di tornare alla vita da studente che all’inizio mi ha affaticato di più, ma è un sacrificio che darà i suoi frutti”.

Insomma, un percorso di molte tappe che hanno arricchito il bagaglio di Massimo.

La giovinezza e l’approdo in Perù 

A Trieste si trova uno dei porta più rinomati d’Europa, con imbarcazioni di turisti e di merci che ogni giorno vanno e vengono. Massimo, che ogni giorno le vede navi passare, decide di iscriversi alla Scuola Nautica, però capisce che gli sbocchi professionali non fanno per lui. Così cambia istituto e si diploma come Dirigente di comunità.

canada massimo mizzi

Successivamente lavora nell’azienda di famiglia (al mercato all’ingrosso) e come tecnico di riparazione dei computer. Con i primi soldi guadagnati, Massimo si toglie la voglia di fare qualche viaggio, e il primo maggio del 2000 si reca per la prima volta in Perù. “Ci sono stato due volte – ricorda Massimo Mizzi – e mi sono reso conto che c’erano tutte le premesse per uno sviluppo economico in tempi brevi. All’epoca avevo dei risparmi da parte, e nel 2009 ho deciso si stabilirmi lì e ho lavorato nella compravendita di terreni”.

L’inizio della nuova vita è del tutto soddisfacente perché, oltre a vendere, Massimo si trova bene con la gente del luogo. “Devo dire – afferma – che quando penso al mio periodo in Perù i primi ricordi che mi vengono in mente sono quelli di gente semplice e sorridente. Sembravano più interessati alla convivialità che ai soldi. Mi sono trovato bene”.

Lo sviluppo così ricco e veloce allo stesso tempo ha generato problemi (sia politici che economici) e anche l’attività di Massimo ne risente. “La popolazione – dichiara – non ha gestito bene l’aumento degli investimenti europei e l’aumento della ricchezza. Fra la gente l’unico obiettivo era quello di fare sempre più soldi. Così nel 2019 mi sono trasferito in Canada”. Un cambiamento che porta Massimo a fare una vita diversa da quella di prima.

Il trasferimento a Toronto

Grazie a un accordo con un’azienda, Massimo ottiene il permesso temporaneo di soggiorno (Working Holiday Visa) e lavora come panettiere. Dopo 6 mesi il permesso scade e per restare in Canada Massimo ha due possibilità: o trova un altro lavoro o torna a studiare. Massimo opta per il ritorno allo studio, iscrivendosi a un College a Toronto. “Si tratta di una scuola tecnica – precisa – con indirizzo in Business e Management. Ora ho finito il college e ho un diploma”.

trasferirsi in canada massimo mizzi

Cambiando due paesi, Massimo ha toccato con mano le abitudini e la mentalità locali. Tutti dicono che è facile trovare lavoro in Canada, ma non è così. Se una persona non ha una specializzazione è difficile che venga assunto da un’azienda, sia essa piccola o grande. Occorre farsi il mazzo”, dichiara. Anche in Canada è arrivato il Covid-19 che ha costretto gli abitanti a stare in casa e le attività a chiudere.

L’impatto del virus – spiega – è stato devastante. Abbiamo perso la condivisione che c’era e noi studenti siamo stati costretti a fare le lezioni online. Anche sotto l’aspetto comunitario abbiamo perso il senso di solidarietà e mi sono reso conto che diverse persone pensano solo a se stesse”. Ora che le restrizioni si sono allentate, per entrare nei luoghi pubblici occorre esibire la certificazione di vaccinazione o guarigione.

Il mio sogno – conclude Massimo Mizzi – è quello di trovare un lavoro qui, e mi sto impegnando in questo senso, facendo colloqui. Qualora non dovessi riuscirci, sono pronto a trasferirmi in un altro paese, ma non in Perù o in Italia”.