Vivere e lavorare a Manchester

“Mi sono laureata in Italia nel 1987 in Scienze Biologiche, presso l’Università degli studi di Bari. Ho usufruito di borse di studio per tre anni, presso il CNR – Centro Studi sui Mitocondri e Metabolismo Energetico di Bari e, terminato nel 1996, il mio Dottorato di Ricerca in Biologia Molecolare e Cellulare, ho lavorato per due anni come post-doc presso il Consorzio C.A.R.S.O. di Bari. Durante questi due anni, nel febbraio del 1997, sono stata inviata per uno stage presso la UMIST di Manchester. Dopo otto mesi, sono tornata in Italia ed ho completato il mio secondo anno come post-doc. Mi erano state fatte tante promesse per il futuro, ma nulla di concreto! Il professore con cui collaboravo qui a Manchester, conosceva la mia situazione in Italia e, soprattutto, era a conoscenza delle mie capacità lavorative, così mi offrì un contratto con la UMIST. Decisi di accettare e il 1 Febbraio 1998 mi trasferii con la mia famiglia (marito e figlio di cinque anni) qui a Manchester. Da allora, ho continuato a lavorare per la UMIST prima e poi per la University of Manchester come PDRA, ed al momento come Experimental Officer per il Doctoral Training Centre for Integrative Systems Biology di Manchester. Qui rivesto diversi ruoli: mi occupo di organizzare i corsi teorici del primo anno di Dottorato, tengo due corsi (pratico e teorico) sempre del primo anno, partecipo all’organizzazione di mini conferenze interne e inter-DTC dei nostri studenti, supervisiono alcuni studenti durante quelli che sono chiamati “rotation projects” e alcuni durante il loro PhD vero e proprio; porto avanti la mia linea di ricerca e fungo anche da lab manager nel gruppo di cui faccio parte. Inoltre, mi occupo anche della parte amministrativa e di public relations. E’ un lavoro che occupa molto del mio tempo e prosciuga quasi tutte le mie energie; la sera quando torno a casa, vorrei essere in grado di staccare completamente la spina, lasciando il lavoro chiuso in un cassetto dell’ufficio. Invece me lo porto a casa. Leggo le e mail di lavoro anche fino alle dieci di sera, consolo gli studenti che mi raccontano i loro problemi (molto spesso mi adottano come seconda madre…) e mi preparo psicologicamente per la mole di lavoro del giorno dopo.”

Sicuramente le tue giornate saranno frenetiche ….

Decisamente sì. Di solito iniziano alle 5.30 del mattino, per terminare alle 21 di sera, momento in cui ci sediamo per cenare. La cena per noi è un momento “sacro”: è l’unico momento in cui si sta insieme e si parla di un po’ di tutto, dai problemi sul lavoro o di studio, al commento sulle notizie date dal telegiornale. Il fine settimana le cose vanno decisamente meglio, con più tranquillità. Ci si alza più tardi, si fa una colazione un po’ più lunga, si va a fare shopping, anche se, a volte, mi capita di andare al lavoro per continuare alcuni esperimenti o per prepararne altri per il lunedì. Siamo una famiglia molto unita. Siamo solo in tre e non abbiamo nessun parente nelle vicinanze, quindi ci sosteniamo a vicenda. Nel poco tempo libero che mi rimane, mi piace molto leggere ed ascoltare musica, vado ai concerti dei nostri (miei e di mio marito) gruppi preferiti. Qualche volta si va al ristorante con amici, anche se, il più delle volte, ce ne stiamo a casa. Lavorando tutto il giorno fuori, adoro starmene in tuta o in pigiama, a guardare la TV (rigorosamente italiana) o a cucinare, mi piace molto dilettarmi in cucina, soprattutto in quella delle mie parti…

Manchester ti è piaciuta dal primo momento?

Sinceramente, per me, è stato un vero shock!

Perché?

Quando sono arrivata qui, pensavo di trovare gli uomini in completo elegante, bombetta e ombrello e le donne me le aspettavo tutte molto compite e a modo. Quello che abbiamo visto sempre nei film. Invece mi sono trovata in una realtà che, di tutto quell’ordine e formalità, aveva ben poco. Venendo da un paesino del sud, dove la vita è organizzata secondo “regole” morali e di comportamento ben precise, qui mi si è aperto un mondo dove tutto sembrava essere permesso e nello stesso tempo, regolato, anche se in modo diverso. Per esempio, in Italia nessuna donna penserebbe di andare in giro con un vestitino con le bretelline alle otto di sera, con una temperatura vicina allo zero o di indossare dei sandali d’inverno, mentre piove o sta per nevicare. In Italia, è difficile vedere gente che si mette in fila in un ufficio postale o in banca ed aspetta il proprio turno senza “invadere” lo spazio altrui. Ci sono aspetti che ti fanno rimpiangere l’Italia ed altri che invece, ti mostrano quanto possa essere sbagliato, o meglio, non appropriato, il nostro modo di fare. Anche la burocrazia è stata una sorpresa per me: la facilità con cui sbrighi pratiche, anche delicate, per telefono, senza dover fare file lunghissime o recarti in chissà quale ufficio per risolvere i tuoi problemi, è stato un qualcosa a cui non ero abituata ma che, inutile dirlo, mi è piaciuto! Un altro aspetto che mi ha colpito, è stata la presenza di così tante popolazioni, con backgrounds culturali diversi, che vivono insieme, a prima vista, senza grossi problemi di intolleranza. Per poi rendermi conto che, sotto alcuni aspetti, la tolleranza maschera indifferenza, se non un vero e proprio rifiuto.

VIVERE A MANCHESTER

Che accoglienza hai avuto?

Almeno nell’ambiente universitario inglese, noi italiani siamo molto ben visti, perchè considerati buoni lavoratori, non abbiamo le loro pause per il thè e la nostra preparazione è molto ben considerata. La cosa che vorrei sottolineare è che, nell’ambiente lavorativo, sono considerata per quello che sono, per quello che so fare e non perchè qualcuno mi “sostiene”, il che è una sensazione piacevole, a cui non ero abituata. Se dovessi tornare in Italia, sicuramente mi troverei ad avere grandi problemi nel perdere l’autonomia di pensiero e decisionale, a cui ormai sono abituata. Al di fuori dell’ambiente lavorativo le cose, forse, potrebbero andare meglio. A volte, alcune battute, in cui siamo collegati alla parola “mafia”, per il nostro modo di aiutarci l’uno con l’altro, possono dare fastidio: è un clichè che non riusciamo a debellare, ma che, alla fine, arriviamo a considerare come una battuta poco riuscita e nient’altro. Spesso, ci viene chiesto cosa sia effettivamente la mafia e come sia nata, il che rompe quel senso di indifferenza e distanza, che a volte si può provare. Personalmente non ho mai avuto problemi con gli inglesi con cui interagisco, mentre li ho avuti e li ho, con chi proviene da altre nazioni, forse per un senso di competizione…

Ci sono molti italiani?

Molto più di quanto pensassi. Li trovi dappertutto. Camminando per strada, nel sentire una qualche parola in italiano ti si rizzano le “antenne”, finchè non individui i connazionali. Sono soprattutto giovani che vengono qui per imparare l’inglese, per qualche piccola esperienza lavorativa o per frequentare le nostre Università da dottorandi. E si finisce quasi sempre, per scambiare qualche parola.

Questa crisi mondiale nel settore lavorativo, ha avuto delle ripercussioni anche lì?

Sicuramente si. Molti negozi, anche facenti parte di catene a livello nazionale, stanno chiudendo o riducendo il personale. A livello universitario, stanno riducendo il personale amministrativo e non solo e i fondi di ricerca vengono concessi con meno facilità rispetto a qualche anno fa. Si sta spingendo la gente verso un auto-licenziamento, per sfoltire il personale e quindi le spese. Nel caso un lavoratore perda il posto di lavoro, lo Stato lo aiuta, ma tale aiuto è limitato nel tempo e, soprattutto, il lavoratore deve dimostrare la buona volontà nella ricerca di un altro impiego.

Quanto costa vivere a Manchester?

Per quanto riguarda affitti o bollette, non vedo un’enorme differenza tra i due Paesi. Il cibo invece è più caro, soprattutto i prodotti provenienti dall’estero, come i pomodori o le arance. Ci sono comunque molti prodotti esenti da VAT, come pane, latte o frutta, prodotti considerati “essenziali”. Tutto quello che è legato ai bambini, come alimentari, abbigliamento, occhiali o trattamenti dal dentista, in proporzione costano molto meno, il che è un grosso aiuto per le famiglie. Quello che invece ho notato è che, il prezzo di particolari elettrodomestici prodotti in Italia (vedi per esempio le macchine da caffè) sono meno cari qui che nel Bel Paese (almeno il 25-30%). Per quanto riguarda la spesa per gli alimenti, qui si possono trovare molti supermercati, aperti anche di notte, appartenenti a catene distribuite a livello nazionale. C’è molta competizione tra di loro e se si vuole risparmiare, conviene comprare prodotti diversi, in supermercati diversi. Porta via più tempo, ma ne vale la pena. I mercatini locali invece, sono molto carini, ce ne sono diversi, tra cui quello dell’usato e quello dedicato ai produttori locali di formaggi, carni e verdure-ortaggi. Quest’ultimo lo fanno una volta al mese e lo consiglio vivamente per poter mangiare qualcosa di diverso… Ci sono anche i mercatini internazionali, organizzati in centro 2-3 volte l’anno: possono essere dedicati ad una sola nazione (quello italiano di solito lo fanno in estate) o a diverse nazioni europee (famosi quelli di Natale). Un’altra spesa da mettere in conto è la Council Tax, una tassa dovuta da tutti i nuclei familiari. L’ammontare dipende dall’area in cui si vive e dalle dimensioni della casa. Questa tassa copre le spese per la polizia, per i vigili del fuoco, per il mantenimento delle strade, per le scuole e per lo smaltimento dei rifiuti. La nota dolente è che ogni anno rincara…Cosa puoi dirci riguardo alla sicurezza, che tanto manca a noi italiani ?

Posso dirti che qui, tutto sommato si vive bene. Abito in un’area non molto lontana dal centro di Manchester, che è molto tranquilla: a volte ci è capitato di dimenticare la porta aperta anche tutta la notte, ma per fortuna non è successo nulla. Non abbiamo problemi con il vicinato: alcuni di loro li conosciamo, ma di altri non sappiamo assolutamente nulla (neanche che aspetto abbiano), ognuno vive la propria vita, ma so che “ci controllano”, ovviamente in senso positivo. Ci sono chiaramente delle aree poco raccomandabili, ma basta saperlo e quindi evitarle, soprattutto di sera. Vivere in Inghilterra e quindi anche a Manchester, è molto diverso dal vivere in Italia, perchè si entra in un mondo con regole di vita e comportamento diverse. Innanzitutto è importante trovare l’area di residenza giusta. Quando sono arrivata qui, mi hanno mostrato le aree da evitare, poiché erano un concentrato di cittadini che vivevano ai limiti della legalità, se non nell’illegalità più completa. L’affitto in queste aree è più basso e questo è un indizio che deve portare ad evitarle. A volte gli studenti, per risparmiare, vanno ad abitarci, ma può essere molto pericoloso: ne ho incontrati diversi che sono stati malmenati e derubati anche in pieno giorno, senza che nessuno abbia alzato un dito. Ci sono poi aree molto ricche, soprattutto a sud del centro di Manchester, dove risiedono personaggi dello spettacolo e calciatori. Se uno si può permettere il livello degli affitti o persino il prezzo d’acquisto di un’abitazione in queste aree, beh è davvero fortunato! Comunque qui la polizia è abbastanza presente: fanno dei controlli a caso, anche senza un motivo preciso, controllano documenti e fanno il test etilico. In Inghilterra, non è obbligatorio portare con se i documenti, ma dopo i controlli preliminari, si è obbligati a presentarsi presso una qualsiasi stazione di polizia con i documenti, entro una settimana. Se ci sono partite o eventi importanti, ci sono molte camionette in giro e tanta polizia a cavallo in centro. Se si subisce uno scippo, non sei tenuto a recarti presso una stazione di polizia, basta chiamare in centrale e gli agenti vengono direttamente a casa tua, tenendoti aggiornata sullo sviluppo delle indagini.

LA VITA A MANCHESTER: Mara Nardelli

Ti sei trasferita quando tuo figlio era molto piccolo, quindi ha frequentato la scuola a Manchester. Cosa puoi dirci del sistema scolastico inglese?

L’istruzione qui è molto legata alla scuola/quartiere: alcune sono molto scadenti, altre sono invece molto quotate, soprattutto le grammar schools, istituti in cui si sostengono esami di ammissione molto difficili ed intensi. Ma quello che mi ha sorpreso, è il metodo di insegnamento. Sembra non avere un “ordine” definito. Ti faccio un esempio. Da noi, in Italia, si comincia con la preistoria e si arriva, nel giro di tre anni, alla storia moderna, seguendo nel tempo gli eventi storici a diversi livelli di approfondimento, a seconda che si faccia alle elementari, medie o superiori. Questo non accade nelle scuole inglesi, dove è tutto molto casuale: si parte per esempio dai Vichinghi, passando poi per gli antichi romani, proseguendo con i sassoni, tornando agli antichi greci… alla fine, si ha l’impressione che la storia sia un miscuglio di aneddoti staccati fra di loro, senza una qualunque correlazione. I ragazzi non vengono spinti a creare un ragionamento che abbia un filo logico, ne’ per iscritto (i nostri temi non esistono), nè oralmente (non esistono le interrogazioni orali). Per quanto riguarda i College e le Università, vengono richieste delle capacità di sintesi e di critica, difficili da mettere insieme in poco tempo. Coloro che vanno avanti, sono gli studenti che possiedono l’innata capacità di creare, nelle proprie menti, le connessioni tra le nozioni che hanno studiato in momenti diversi della loro formazione scolastica, ma costa fatica! Però, una laurea presa in Inghilterra, ha un valore superiore ad una presa in Italia!

E di quello sanitario?

Questa è una nota dolente, almeno per la mia esperienza. E’ vero che, nell’ambito del sistema sanitario nazionale, non si paga nulla per gli esami medici di qualunque tipo (esami del sangue, visite specialistiche, radiografie, ecc.), ma è il medico di famiglia che decide se e quando è opportuno farli. Per esempio, quando mio figlio ha avuto la scarlattina, il medico curante inglese mi ha permesso di farlo viaggiare in aereo, senza copertura di antibiotici, dopo solo cinque giorni dalla comparsa dei sintomi. In Italia l’ho fatto visitare da colei che, anni addietro, era la sua pediatra, la quale, dopo aver richiesto alcuni esami del sangue, gli ha prescritto degli antibiotici per tenere sotto controllo il titolo antistreptolisinico, che era molto alto. Il trattamento doveva continuare fino a quando i valori sarebbero tornati alla normalità, per evitare una possibile evoluzione in malattia reumatica. Tornata in Inghilterra, ho contattato il mio medico curante, il quale si è indispettito perchè il bambino era stato visitato da un altro medico e si è rifiutato di prescrivere l’antibiotico. Quindi, ho dovuto farmi prescrivere e mandare l’antibiotico dall’Italia, ovviamente tutto a mie spese. In altre situazioni, invece, il supporto che ho avuto è andato di gran lunga oltre le mie aspettative. Uno degli aspetti positivi, è quello riguardante l’assistenza farmaceutica, dentistica ed oculistica, completamente gratuita, fino al compimento dei 18 anni. Il sistema sanitario, lasciando un terzo del nostro stipendio allo stato, ci permette di avere esami clinici gratuiti e di pagare un ticket sui medicinali dai 18 anni in su. E’ il medico curante generico che visita e segue un individuo, dal primo giorno di vita sino all’ultimo, senza avere nessun tipo di specializzazione. Anche trovare un medico curante non è molto facile: sono tutti “pieni”… La cosa che mi stupisce ancora oggi, dopo 14 anni, è che quando vado dal medico per un problema, lui mi prescrive il medicinale di cui ho bisogno, trovandolo su internet! I medici in Italia sanno quale tipo di medicina prescrivere per ogni malattia, incontrano gli informatori medico-scientifici e si tengono informati ed aggiornati e, vedere il tuo medico curante che va su internet, per sapere cosa prescriverti se hai la pressione alta o se hai mal di stomaco… non depone molto a suo favore! Anche gli ospedali, purtroppo, sono organizzati diversamente da quelli italiani. Qui, l’intero reparto è in una grande stanza, dove ci sono tutti i pazienti insieme, con il bagno in comune e solo delle tendine a creare una specie di privacy! Purtroppo, mi è capitato di essere ricoverata in un ospedale inglese e non è stato piacevole raccontare i miei problemi di salute al medico e a tutti gli altri pazienti della stanza …

Hai riscontrato altre differenze sostanziali tra il vivere in Italia e il vivere a Manchester ?

Generalmente sì, in quasi tutti gli aspetti della quotidianità. Partiamo dal problema “casa”. Trovare casa non è molto difficile, ma bisogna avere delle referenze, nonchè avere un conto corrente presso una banca qualsiasi. Ma aprire un conto corrente non è facile: bisogna avere un lavoro, una lettera di presentazione del proprio datore di lavoro, nonchè delle bollette che confermino l’indirizzo di residenza. Tutto questo diventa un circolo vizioso, poichè per avere delle bollette, devi avere una residenza … Le banche sono distribuite dappertutto, con filiali aperte anche di sabato. Per i depositi si può fare la fila o riempire dei moduli da inserire con i soldi, in una busta speciale da imbucare in un box specifico. Ci si può fidare: il giorno dopo i soldi sono accreditati sul conto! Per quanto riguarda i trasporti, il collegamento tra le diverse aree di Manchester è garantito da una buona rete di autobus: il prezzo di un abbonamento settimanale è di 11.50 sterline e si possono prendere tutti gli autobus della stessa compagnia, a tutte le ore e tutte le volte che si vuole. Gli autobus passano molto frequentemente (a pochi minuti di distanza) ed i biglietti o gli abbonamenti, si possono acquistare direttamente dall’autista o su internet. Le corse sono garantite fine a mezzanotte per tutti gli autobus; dopo mezzanotte, solo alcuni continuano il servizio, anche se meno frequentemente. Anche la metropolitana funziona abbastanza bene e al momento stanno estendendo la rete a zone più periferiche. Se si è perso l’ultimo autobus o il tram, ci sono i taxi che, con prezzi abbastanza ragionevoli, possono portarti dove vuoi. I tassisti sono quasi tutti asiatici: soprattutto indiani e pakistani e sono micidiali quando guidano in centro! Si districano nel traffico senza preoccuparsi di altre macchine o autobus, quasi fossero i padroni della strada. Generalmente, non si sentono auto strombazzare, ma se ne senti uno, è sicuramente un tassista che ti taglia la strada, mentre tutti gli altri se ne stanno tranquilli in fila. Un altro aspetto positivo di Manchester, riguarda l’amore degli inglesi per gli animali. Non ci sono cani o gatti randagi; in ogni giardinetto puoi vedere, appesi agli alberi, dei sacchettini di semi per gli uccelli o pezzetti di pane sui tetti dei garages, per gli scoiattoli. Poi, qui nei dintorni di Manchester, ci sono dei bellissimi parchi in cui si può passeggiare e godersi aria pulita. C’è il Peak District e non molto lontano, a nord al confine con la Scozia, c’è il Lake District con i suoi laghi e boschi, un posto fantastico per passarci un fine settimana! Manchester è bellissima in tutte le stagioni, in primavera con i suoi rododendrons, dei fiori meravigliosi, in autunno con i caldi colori delle foglie che cadono, è ricca di momenti di una bellezza da togliere il fiato e d’inverno, se c’è neve … non ho parole! Questa città mi ha rapito il cuore, sono soddisfatta di aver avuto la possibilità di viverci, poiché, qui a Manchester, sono riuscita a comprendere che valgo per quella che sono, per le mie capacità e non per le conoscenze che posso o non posso avere a livello di alte sfere. E non è poco….

La mail di Mara:

[email protected]

Intervista a cura di Nicole Cascione

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