Trasferirsi in Canada: la storia di Valentina ed Enrico

Io e Enrico stiamo insieme dal 2000, conviventi fin da subito abbiamo vissuto per molto tempo in Liguria accarezzando i nostri sogni e facendo progetti: comprare una casa, allagare la famiglia avere un lavoro soddisfacente. In Italia, e forse ancor peggio in Liguria, e’ praticamente impossibile comprare casa, così per sei anni abbiamo vissuto in affitto spesso pagando in nero il canone di case piene di muffa.

Enrico lavorava in una ditta di costruzione di aerei, veniva però pagato come meccanico. Io giravo per le strutture per anziani come operatrice sociosanitaria assunta da cooperative, pagata come prestazione occasionale. Insomma non ci sembrava di lavorare per migliorare la nostra qualità della vita, piuttosto vivevamo una vita statica senza sbocchi futuri, non uscivamo mai per non spendere e al sabato ci concedevamo una pizza in casa!

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Fino a quando, nel 2003, parlando con un amico il cui fratello viveva in Canada abbiamo scoperto che la vita là era senz’altro più facile della nostra. La curiosità si è accesa, abbiamo chiesto all’ambasciata canadese informazioni e, ovviamente, ci hanno risposto che avremmo trovato tutto sul sito.

Il desiderio di cambiamento e la curiosità si facevano sempre più forti anche se tutti ci prendevano per matti. Così, dopo sei anni, esattamente nel 2006, ci siamo sposati e abbiamo deciso di organizzare il nostro viaggio di nozze a Hamilton consapevoli che più che una vacanza sarebbe stato un modo per conoscere il posto e per valutare un possibile spostamento definitivo.

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Quanti controlli alla dogana, altro che Italia! Tre settimane di puro stupore, natura meravigliosa, cordialità, gentilezza: il Canada ci piaceva moltissimo nonostante le difficoltà incontrate con la lingua, il nostro infatti inglese non era certo a un buon livello. Tornati in Italia con la tristezza nel cuore abbiamo cominciato a informarci, che delusione quando abbiamo scoperto che per ottenere la residenza era necessario aspettare tre anni e che la domanda andava a punteggio, 67 punti il minimo consentito e contando tutto arrivavamo a malapena a 50. Non ci siamo dati per vinti, abbiamo passato intere notti a mandare resume che puntualmente venivano cestinati. Chi mai assumerebbe qualcuno a distanza? Poi abbiamo scoperto il working holiday program, Enrico, il mio compagno, non era molto convinto così abbiamo deciso che io sarei rimasta in Italia male che andasse lui sarebbe tornato in Italia e non avremmo perso nulla. Enrico è riusciuto a ottenere l’aspettativa per 6 mesi tra i commenti più disparati di colleghi e capi: “ma dove vai? Guarda che i soldi non cadono dagli alberi. E poi fa freddo, ci sono gli orsi…”. Enrico e’ partito, l’impatto e’ stato duro: difficoltà con la lingua, freddo e un lavoro molto al di sotto rispetto alla sua preparazione. Ma ha resistito, passati i sei mesi per un’incompresione con il boss non era stata spedita la domanda per continuare a lavorare e così Enrico si è visto costretto a tornare in Italia e a rientrare da turista. Ha cercato in tutti i modi di rimanere, non potendo lavorare, mantenendosi con i risparmi e cercando un altro sponsor mentre io facevo la pendolare tra Italia e Canada.

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Dopo dure ricerche ha finalmente trovato uno sponsor che gli ha permesso di aggiungere alla domanda di residenza altri 10 punti, ha dovuto sostenere un esame di padronanza della lingua (altri 10 punti) e nel giugno 2009, davvero fiscalissimi, dopo 36 mesi ha ottenuto la residenza permanente. Ho raggiunto Enrico per restare questa volta, l’anno successivo ci siamo comprati casa con la sola busta paga di mio marito e il famoso albero con i soldi lo abbiamo proprio davanti a casa!

Io lavoro in una struttura per anziani come Housekeeping, il corso per operatori sociosanitari andrebbe convertito. Ci penserò, per ora sto benissimo così. Nel frattempo abbiamo allargata la famiglia con un gattone bianco canadese e nel 2011 e’ arrivata la nostra principessa Sophie (canadese d.o.c). Devo dire che certo non siamo ricchi ma non ci preoccupiamo di come arrivare a fine mese.

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Pentiti? Assolutamente.

E ora tutti quelli che ci hanno criticato si domandano come abbiamo fatto, e, data la situazione in Italia, vorrebbero tutti venire qui. A loro consiglio costanza e sacrificio ma soprattutto di credere nei sogni perché se ci credi si avverano!

Enrico e Valentina Monaco

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