L’Anello d’Oro – Vladimirskaya Oblast

L’Anello d’oro è una delle regioni più importanti della Russia storica, qui si trovano alcune importanti città fondate dai principi della Moscova, antichi discendenti dei variaghi, popolazione originaria dai paesi scandinavi venuti a colonizzare il territorio russo intorno all’anno 850.

Con il nome variaghi si identificano i popoli (Vichinghi) che migrarono dalla Svezia verso oriente praticando il commercio e la pirateria, e servendo come mercenari, essi vagarono per il complesso sistema dei fiumi della Russia europea giungendo fino al Mar Caspio e a Costantinopoli.

Secondo la più antica cronaca russa i variaghi giunsero in Russia intorno al IX secolo dal Mar Baltico su invito delle tribù guerriere Slave e Finniche per portare la pace nella regione. A capo dei variaghi era Rurik fondatore della città di Novgorod la Grande. È probabile che queste prime notizie siano prevalentemente leggendarie ma è storicamente assodato che intorno all’VIII secolo nei pressi del Lago Ladoga vi fosse un insediamento Svedese: Aldeigjuborg (odierno villaggio di Staraya Ladoga). Le popolazioni slave chiamarono questi Svedesi Rus’.

Partendo da questi dati ho voluto visitare famose città come Vladimir, Rostov e Suzdal per vedere quante ricchezze storiche ha lasciato la civiltà dei variaghi in questo territorio. L’impatto con la città di Vladimir è stato emozionante, da sempre mi incuriosisce la storia della Russia, a Vladimir si respira storia da per tutto, si ha la sensazione di vivere ai tempi dei grandi principi come Vladimir fondatore della omonima città, Jurij Dolgarukj e suo figlio Dobroliubov. Le statue del principe Vladimir si trovano da per tutto, la Zalataya Varota (Porta d’Orata) é il simbolo protettore della città, neanche gli invasori tataro mongoli riuscirono a buttarla giù. Le immense chiese e monasteri abbelliscono la città in ogni angolo. Il complesso della chiesa Uspensky Sabor costruita nel XII Secolo rappresenta il fulcro della presenza dei principi della Moscova a Vladimir. Il Monastero Dobroliubov situato a 20 Km di distanza dal centro, costruito nel XII Secolo dal figlio di Jurij Dolgaruky (fondatore di Mosca) é meta di pellegrinaggi di fedeli provenienti da ogni parte della Russia. Non lontano dal Monastero Dobroliubov esiste un villaggio con una chiesa del XIV Secolo NOVOE CELO, quasi completamente distrutta dal tempo e per mancanza di manutenzione dopo secoli di esistenza. Qui ho conosciuto padre Aleksandr, basso di statura, una lunga barba che gli copre il viso, sposato padre di due splendide figlie, coriste della sua chiesa. Padre Aleksandr mi fa vedere la sua chiesa tutta da rifare, il tempo ed il regime sovietico non hanno risparmiato nulla, i bellissimi affreschi che decorano i quattro angoli della cupola sono in uno stato pietoso, la restaurazione è difficile , mi spiega padre Aleksandr perché ci vorrebbe milioni di Rubli che essi non hanno, I modesti restauri che riescono a fare provengono dall’aiuto dei fedeli. Padre Aleksandr, sacerdote ortodosso di 65 anni proviene dalla Lituania, Dio lo ha mandato fin qui per divulgare gli insegnamenti divini. Uomo dalla voce pacata, dal sorriso dolce, parla della sua religione con convinzione senza mai esagerare. Mi offre del tea e biscotti fatti dalle sue figlie, parliamo per ore seduti davanti all’altare coronato da Iconostasi del XIV Secolo. La religione per lui é un dono di Dio, gli chiedo chi è veramente Gesu Cristo, mi risponde che è un uomo come tutti noi. Gli chiedo se crede nei miracoli, mi risponde che la fede dell’uomo é già un miracolo che ognuno ha dentro di sè, gli chiedo perchè alcuni sacerdoti si sposano altri invece no? Mi risponde, che ci sono due specie di sacerdoti, quelli bianchi e quelli neri. Quelli bianchi, a cui viene concesso il permesso di sposarsi sono chiamati sacerdoti come lui, comunque anche tra i sacerdoti bianchi se si vuole fare carriera non é concesso di sposarsi. Poi ci sono i sacerdoti neri, i monaci a cui non viene concesso il matrimonio. Il Patriarca di Mosca é un monaco. Mi spiega il significato delle Iconostasi, esse rappresentano la storia della salvezza attraverso l’antico testamento, separano il Presbiterio all’altare, normalmente l’iconostasi é composta di cinque file: Fila dei Patriarchi da Adamo a Mose, fila dei Profetti da Mose a Gesu, fila delle 12 grandi feste, fila del Registro della Deisis e fila dei Santi Locali. Nel mezzo dell’iconostasi si trova la Porta Reale o Sacra. Questa porta é il simbolo dell’entrata nel Regno di Dio. Mi racconta anche alcune delle differenze che ci sono tra la religione ortodossa e quella cattolica, esempio: non esiste il Purgatorio, un uomo sposato può essere ordinato diacono e poi prete, invece il celibato è obbligatorio per i vescovi, che sono scelti tra i monaci, durante la messa i fedeli restano sempre in piedi, infine la Chiesa Cattolica riconosce la validità della celebrazione eucaristica ortodossa, cosi come gli Ortodossi riconoscono la validità della Messa cattolica. Mi spiega anche che le icone sono immagini, non possono essere comparate con altre opere d’arte nel senso comune della parola. Le icone non sono quadri. I quadri, con i loro lineamenti e il loro colore, narrano di uomini e di avvenimenti della realtà concreta. Iniziando dal Rinascimento, la vita e la natura sono espresse nei quadri con immagini tridimensionali, con immagini che raccontano il mondo degli uomini, degli animali, della natura e delle cose. Anche se il tema è preso dalla mitologia, esso è tradotto nel linguaggio delle immagini terrestri. Poi mi spiega anche il significato del crocifisso ortodosso a otto braccia. Simbolo della giustizia divina, le braccia inferiori piegate verso il basso stanno a significare il piatto delle buone azioni e quello delle cattive, il cammino che va dall’inferno al Paradiso.

Padre Aleksandr, un sacerdote incontrato per caso in una sperduta chiesa alle porte di Vladimir mi ha lasciato un bellissimo ricordo soprattutto per la sua chiarezza e per il suo carisma. Mi ha regalato un’icona del Profeta Elia ed un libro dedicato alla donna, intitolato “Il calendario della donna moderna”. Da parte mia ho voluto fare un dono in denaro per aiutare i restauri della chiesa.

Ho visitato anche la cittadina di Suzdal, famosa per le sue chiese e monasteri estesi in tutto il territorio, mi domandavo per quale motivo in una cittadina cosi piccola ci fossero cosi tante chiese e monasteri, tutti costruiti tra il XII ed il XVII Secolo. Il Monastero più grande era più una fortezza che un Monastero. “Evfimieievich” 2 Km di mura fortificate, quattro ingressi principali posizionati nei quattro punti cardinali, una famosa prigione all’interno che ospitò prigionieri illustri ai tempi degli zar, ancora un ospedale, una mensa per i poveri, tante chiese all’interno, la più bella quella della Resurrezione, ospita affreschi dei famosi pittori iconografici Rublev e Dionisi.

Il giorno in cui ho visitato Suzdal c’era la festa del paese, bande musicali e danze sulla piazza rendevano pittoresco quel paese incantato. Rustiche bancarelle gestite da contadini venuti dai paesi vicini vendevano ogni specie di artigianato, i passanti locali vestivano colorati indumenti, tutto si svolgeva in una atmosfera di festa paesana.

Ho trovato alloggio in un bellissimo albergo situato a poca distanza dal centro “Gariatchi Kliuch” costruito interamente con grossi travi di legno stile fortezza medioevale. Intorno all’albergo, alcune dacie russe costruite lungo il fiume con il rispettivo russkuiu baniu, tipo sauna finlandese. Naturalmente non ho resistito a fare il russkuiu baniu con tuffo finale nelle acque fredde del fiume, eravamo già in Ottobre ed iniziavano a cadere i primi fiocchi di neve. Infatti, l’acqua quasi ghiacciata mi ha provocato un bel raffreddore.

Un viaggio nel viaggio come diceva la mia amica Prof.ssa Sachespi, mi sono arricchito di nuove esperienze in Russia, in contatto con popolazioni provenienti dagli antichi variaghi venuti dalla Scandinavia per cristianizzare i slavi pagani della terra russa. Il nome Russia deriva, a detta di tanti, dal principe variago di nome Rurijk , menzionato all’inizio di questo racconto, che per primo attraversò il Mar Baltico approdando in terra russa nel 850. I suoi discendenti hanno dato vita ad una gloriosa dinastia cosi detta dei principi della Moscova durata fino al primo zar di Russia Ivan IV detto Il Terribile morto nel 1584.

Racconti di Antonio De Bianchi

Viaggio effettuato a Ottobre del 2009

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ANTONIO DE BIANCHI  L’Anello d'Oro