La ricchezza del Mozambico

Esistono tanti modi per conoscere l’Africa, ma partire come volontari per progetti umanitari è senza dubbio quello che riporta le impressioni più profonde. Per quanto questo continente sia devastato dalle piaghe della povertà, non si contano quelli che al ritorno dalla “missione” ammettono di aver lasciato il cuore tra gli occhi dei bambini affamati ma sorridenti. Tra questi volontari, per lo più giovanissimi in cerca di un’opportunità di crescita umana e lavorativa, a raccontarci la sua esperienza  in Mozambico c’è Alessandra, 28 anni, originaria della Sardegna.

MOZAMBICO

Ha iniziato con un periodo di formazione professionale in Danimarca ed è poi partita alla volta del Mozambico dove ha lavorato per una scuola oltre a portare avanti progetti per migliorare le condizioni di vita dei bambini. Ci descrive un paese sorprendente per le caratteristiche dei luoghi e per la sua gente che pur vivendo sullo sfondo di una desolante indigenza non manca di irradiare una contagiosa voglia di vivere.

Ci racconta cosa ha significato per lei immergersi in una realtà radicalmente diversa, e di come tutto questo si sia trasformato in un tesoro fatto di emozioni autentiche, sorrisi di bambini, e della consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono.

Come sei arrivata in Mozambico ?

Nell´Aprile del 2009 ho iniziato il percorso che mi ha portato, dopo ben 10 mesi, a realizzare il mio più grande sogno: partire per l´Africa come volontaria!
Mi sono recata in Danimarca, precisamente a Lindersvold, presso una delle tante scuole di Humana People to People, che prepara Istruttori di Sviluppo per “l´Africa In” uno dei tanti progetti che questa organizzazione promuove. Nei primi 4 mesi ho lavorato nella raccolta di abiti usati destinati ai vari negozi di Humana People to People sparsi per l´Europa.

La scuola infatti dà a chiunque la possibilità di lavorare per potersi pagare il Training della durata di 6 mesi.

Una volta diventata Istruttore di Sviluppo, e quindi studente, ho iniziato ad approfondire vari aspetti che riguardano il Continente Africano, specialmente i suoi problemi ed ho partecipato ai vari workshop, riguardanti la costruzione di forni solari, pompe per l´acqua e latrine.

MOZAMBICO

In tutti questi mesi mi sono dovuta confrontare con tutti gli altri volontari, provenienti da tutta Europa e questo è stato un primo passo che mi ha portato ad essere preparata una volta giunta in Mozambico a confrontarmi con una cultura completamente diversa dalla mia. Sono arrivata in Mozambico il 14 Febbraio 2010 e per sei mesi ho lavorato presso una scuola professionale situata in un piccolo villaggio del distretto di Nhamatanda, nel Mozambico centrale. Ho iniziato ad amare questo paese solamente dopo qualche settimana, visto che sono arrivata in piena stagione delle piogge.

Quando si pensa all’ Africa, il primo pensiero, è di una terra calda e cielo limpido, non certamente pozze di fango, pioggia e freddo!

Come è stata l’accoglienza?

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Fortunatamente ho ricevuto fin da subito il calore e la disponibilità della gente del luogo, specialmente dai bambini che sbucavano da ogni angolo del villaggio e mi salutavano con grandi sorrisi ed entusiasmo. Gridavano a tutta voce muzungu, che nella lingua locale vuol dire bianco. Dopo qualche settimana hanno iniziato a chiamarmi per nome, a mandarmi baci e giocare con me.

Camminavo per strada e tutti mi salutavano, si offrivano come insegnanti della loro lingua locale: il Sena. Alcuni mi invitavano a pranzo, mettendomi in grande imbarazzo, perché con tutto il cuore erano disposti a dividere con me quel poco di cibo che avevano.

MOZAMBICO

Che impressione ti ha fatto il Mozambico?

Il Mozambico è un Paese spettacolare, poco conosciuto in Italia ma che a mio parere merita di essere visitato. Pur essendo Sarda, sono rimasta affascinata dalle meravigliose spiagge mozambicane, dalle limpide acque e dalle sabbie dorate; per non parlare delle tante palme da cocco e dei tramonti dalle tinte meravigliose.

E nel tempo libero che cosa facevi ?

Durante il mio tempo libero, trascorrevo ore ed ore in un centro comunitario, che ospita una settantina di bambini orfani e mi divertivo ad imparare da loro come cucinare piatti locali e giocare a “corda e palla”.

Il ricordo più bello?

Insieme ad altri due volontari abbiamo deciso di iniziare una raccolta fondi  per la costruzione di un dormitorio che potesse ospitare tutti gli orfani del centro. E’ stata un’operazione difficile ma propri in questi giorni mi è arrivata la notizia che il dormitorio è stato terminato. Ora quei bellissimi e sorridenti bambini non dovranno più dormire tra animali o sporcizia…le loro notti saranno più tranquille e al riparo dalla pioggia o dal freddo!. Con una somma pari a 5.000 € abbiamo potuto migliorare la loro vita e questa è per me un’ emozione fortissima.

Che cosa hai provato quando sei dovuta ripartire ?

Il rientro in Italia è stato quasi traumatico: camminare per strada senza che nessuno mi salutasse o che con gran sorrisi che mi accogliesse. In Mozambico, sopratutto nei villaggi, se sei Mozungu sei popolare, tutti parlano di te e sono gentilissimi. Da una parte è una bella sensazione ma dall’ altra é triste perché ti fanno sentire diverso da loro. Alcuni lo pensano veramente e ridono se rifiuti di sederti su una sedia e preferisci sederti a terra con loro.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza ?

Posso dire con certezza che questa esperienza è stata la più forte ed importante della mia vita. Consiglio a tutte le persone di affrontare un percorso simile al mio, soprattutto se cercate stimoli e avete molta motivazione per attuare un cambiamento nella vostra vita e in quella degli altri. I volontari sono figure ricercate, e per affrontare un simile percorso non sono necessarie particolari doti o qualifiche…ma solo tanta motivazione.

Ci sono tante persone meno fortunate di noi, e anche il solo poter donare un sorriso è una sensazione bellissima.

Per avere informazioni sull’attività dell’organizzazione umanitaria: luca@lindersvold.dk

 

Intervista a cura di Raffaele Ganzerli