Giulia: sono andata alle Filippine con un progetto dell’università e ora vivo qui

A cura di Maricla Pannocchia

Da sempre appassionata di viaggi e vogliosa di scoprire le culture diverse dalla propria Giulia, 28enne originaria della provincia di Treviso, ha frequentato dapprima il liceo linguistico e poi la facoltà di Lingue, Culture e Scienze del Linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia. È stato proprio grazie a un progetto di scambio universitario che Giulia è finita a studiare nelle Filippine. “A quei tempi, ero tornata da poco da un viaggio in Cina,” racconta la ragazza, “E, mentre i miei compagni sceglievano per lo scambio delle mete come Manchester o Granada, io ho optato per Manila, nelle Filippine.”

Dopo l’esperienza positiva, Giulia ha deciso di vivere stabilmente lì, insieme al suo ragazzo. “Ho lavorato per Google, precisamente per YouTube” continua la ragazza, “Ma presto cambierò lavoro e sono molto emozionata perché questo avrà a che fare con l’Italia e i prodotti italiani. Ci tengo anche a sfatare un mito. Non è vero che tutti quelli che si trasferiscono all’estero lo fanno perché non amano l’Italia. Nel mio caso, il mio sogno è proprio quello di portare qui una parte della nostra cultura culinaria.”

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Ciao Giulia, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao! Sono Giulia, ho 28 anni e sono originaria di Caerano di San Marco, in provincia di Treviso. Ho studiato Lingue, Culture e Scienze del linguaggio all’università Ca’ Foscari di Venezia e il mio percorso di studi parla già un po’ di me. Da quando ero piccola ho sempre avuto la passione per i viaggi e per il conoscere nuove culture. Ho sempre avuto una curiosità innata per tutto ciò che riguarda una cultura diversa dalla mia, a partire proprio dalle lingue. Dopo il mio percorso al liceo linguistico, quindi, non ho avuto molti dubbi su che università scegliere e, con gli anni, la mia si è rivelata una scelta azzeccata.

Raccontaci del perché hai lasciato l’Italia e di come sei finita proprio nelle Filippine, dove vivi…

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Ho lasciato l’Italia per la prima volta nel 2016, grazie proprio a uno scambio culturale proposto da Ca’ Foscari, una cosa simile all’Erasmus che però si chiama Overseas. Qui è iniziato il mio percorso infinito di giri per il mondo, dato che, mentre i miei coetanei sceglievano mete tipo Granada, Manchester, eccetera io, invece, ho optato per una destinazione diversa: Manila, Filippine. All’epoca ero tornata da poco da un viaggio in Cina quindi avevo già avuto un approccio con l’Asia (un viaggio sponsorizzato dalle mie 4 serate a settimana in pizzeria mentre andavo all’università, lo sottolineo perché a volte si pensa che chi viaggia è perché “può”, un’ideologia che con gli anni ho capito che è proprio da smontare), che mi era rimasta nel cuore, quindi ho deciso di provare a far richiesta per questa metà del Sud-Est asiatico. Mi hanno presa.

Cosa ti ha spinta a viverci in pianta stabile?

Una volta arrivata, dopo aver fatto riunioni speciali con l’università perché, appunto, ero la prima italiana ad andare nelle Filippine a livello di scambio universitario quindi c’era un po’ di ansia riguardo la sicurezza ecc., ho capito che non sarei potuta finire in un posto migliore. Traffico esagerato, ritardi su ritardi, una città caotica, eppure chiunque intorno a me aveva il sorriso. L’esperienza mi ha letteralmente cambiato la vita ed io ripeto sempre che un’esperienza nel “Terzo Mondo” dovrebbe essere obbligatoria per tutti ma non per un senso superficiale, perché proprio ti cambia dentro e, se non ti fa l’effetto che ha fatto a me (di volermi trasferire lì), ti fa comunque apprezzare molto di più ciò che hai a casa. Tornando alla mia storia, appunto, essendo uno scambio sono dovuta tornare in Italia per finire il percorso di studi. Avevo conosciuto il mio attuale ragazzo proprio lì, anche lui studente ma da Montevideo, Uruguay. Decidendo di portare avanti la nostra relazione, abbiamo vissuto quasi un anno l’uno nel Paese dell’altro. Ho insegnato italiano per un anno alla Scuola Italiana di Montevideo mentre lui ha lavorato 8 mesi in Italia e questi mesi ci sono bastati per capire che quella delle Filippine non era una tappa che per noi si era chiusa. Abbiamo cercato lavoro ed entrambi abbiamo trovato una posizione molto bella a Manila.

Dove abiti precisamente e di cosa ti occupi?

Per 3 anni e mezzo ho vissuto a BGC (Manila) e lavorato per Google, precisamente per YouTube, come Social Media Specialist per la parte latinoamericana, dato che negli anni ho raggiunto un livello C2 in spagnolo. Quando ho avuto l’opportunità di accettare questo lavoro non ci ho pensato due volte. Da neolaureata che in Italia non trovava nulla se non stage sottopagati (o direttamente non pagati), quest’opportunità era da cogliere al volo.

Come ti sei organizzata prima della partenza?

Prima della seconda partenza ero già molto tranquilla su cosa aspettarmi, cosa portare con me ecc.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?

Diciamo che non se ne sono sorpresi troppo. Ovviamente la mia famiglia preferirebbe che io facessi delle scelte diverse, cioè che quantomeno rimanessi più vicina a casa, ma sanno che voglio la possibilità di crescere a livello lavorativo e vedono che le opportunità qui in Italia scarseggiano. I miei amici hanno sempre saputo (anche prima di me) da quando sono tornata dalle Filippine che sarei ripartita, dicono che si capisce da come parlo del Paese, che le considero la mia seconda casa.

Com’è necessario muoversi, a livello burocratico, per vivere e lavorare lì?

Sarò sincera, non è facile. Nelle Filippine quando si entra si ha un visto lavorativo di 30 giorni che si può rinnovare all’interno del Paese (per una somma di 30€, se non sbaglio), però a livello lavorativo dev’essere un’azienda a farti da sponsor e, soprattutto, a pagare per il tuo visto. L’azienda, infatti, deve spiegare e giustificare perché uno straniero sia un assett indispensabile. È un processo simile a quello degli USA.

Pensi che sia facile, per un italiano, trovare lavoro o avviare un’impresa nelle Filippine?

Ci sono diverse aziende che cercano madrelingua italiani, che si definiscono BPO (Business Process Operations) come Accenture e simili, però non è un processo che definirei semplice, bisogna avere le idee chiare ed essere disposti ad avere molta pazienza, che è la parola chiave nelle Filippine.

Come sei stata accolta dalla gente del posto?

Che tu sia un turista o meno, le persone ti accolgono a braccia aperte. Bisogna sempre essere attenti perché, come in ogni parte del mondo, c’è chi può avere delle brutte intenzioni perché, purtroppo, i locals sanno che gli stranieri hanno un potere monetario molto più alto del loro, però, detto ciò, io credo che non ci sia essere umano più empatico, gentile e ospitale di un filippino. Le persone del posto hanno un cuore speciale ed un sorriso anche nelle situazioni più difficili. Ricordo un giorno in cui pioveva a livello torrenziale e, mentre noi studenti cercavamo di ripararci dalla pioggia, alcuni bambini stavano correndo tra le pozzanghere e facendosi il bagno nell’acqua piovana, ridendo e scherzando. Questa è forse una delle scene che mi porto dietro dopo tanti anni e che per me sono il riassunto della vita nelle Filippine. Non importa cosa la vita offre, loro sanno sempre prendere il meglio da tutte le situazioni e apprezzarle.

È facile trovare un alloggio? Quali sono i costi medi?

È abbastanza facile trovare un appartamento e purtroppo non riesco a dare dei costi medi. Manila è una città di 12 milioni di abitanti e dipende dalla zona in cui si vive, per esempio, in certe zone si può avere un appartamento di 45mq per 150€ al mese. Nella zona più centrale, dove si trovano aziende e ristoranti, invece, andiamo sui 500/600€ al mese, fino ai 1500€ per gli alloggi più spaziosi, però parliamo di un appartamento in un condominio con piscina, palestra e portineria 24/7.

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Come valuteresti servizi come sanità, burocrazia e mezzi pubblici?

Questo è un tasto dolente e per tutti e tre userei una parola chiave filippina: pasensya (pazienza). Tutto va molto lentamente, purtroppo, nel senso che la burocrazia è molto complicata a volte, i mezzi pubblici spesso non sono un’opzione. Ci sono i Jeepney.

Come hai superato le difficoltà?

Di difficoltà ne ho avute parecchie negli anni, partendo dal fatto che ho vissuto lì durante la pandemia, che, per quanto sia stata difficile in tutto il mondo, lo è stata particolarmente per chi si è trovato all’estero, rinchiuso in un altro Paese. Devo dire che in tutte le difficoltà ho sempre trovato un silver lining, ma è sempre stato merito degli amici che ho trovato li. Durante il Covid, per esempio, credo sia stato un momento talmente duro che abbiamo creato praticamente una seconda famiglia. Il gruppo con cui esco abitudinariamente si aggira intorno alle 30 persone, sia stranieri sia filippini.

Quali sono, secondo te, i pro e i contro del vivere lì?

I pro sono moltissimi, anche se forse soggettivi: il clima tropicale, viaggiare tra le varie isole che sono un paradiso unico al mondo, la possibilità di poter far carriera, cucina internazionale a portata di mano a prezzi molto bassi, poter conoscere persone da tutto il mondo con storie molto interessanti… potrei continuare per ore 

Il numero uno, per me, è la parità di sesso a livello lavorativo e non. Le Filippine sono tra i primi Paesi nella classifica mondiale di gender equality e devo dire che l’ho sentito e l’ho visto in diversi ambiti della vita. Una delle immagini che mi sono rimaste impresse è stato vedere un gruppo di ragazzini (probabilmente delle scuole medie) che giocavano a basket in squadre miste tra ragazzi e ragazze, una scena che non ho mai visto ne vissuto in Italia.

I contro forse sono relativi alla mobilità: bisogna essere preparati al traffico (per questo suggerisco sempre di vivere in zone centrali). Io, per esempio, un giorno ho dovuto fare 3 ore di taxi per 12km di strada, anche se sembra incredibile e impossibile immaginarlo da fuori.

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi nelle Filippine?

Sicuramente suggeriscono di venire in viaggio prima, per conoscere il posto e valutare sulla propria pelle l’esperienza. Consiglio inoltre di partire con una mentalità molto aperta, ho visto molte persone tornare al proprio Paese perché sentivano la cultura come molto diversa. Io su questo non sono totalmente d’accordo: ovviamente la cultura qui è diversa dalla nostra, ma il fatto che sia un Paese prevalentemente cristiano cattolico lo avvicina abbastanza all’Italia.

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E quali suggerimenti daresti, invece, a chi sta organizzando il primo viaggio lì?

Consiglio assolutamente di passare più tempo possibile nelle isole e solamente se si cerca vita notturna, festa ecc qualche giorno a Manila. El Nido e Coron sono davvero un sogno e sono molto affini ai paesaggi del Sud-est asiatico, Siargao invece è un paradiso soprattutto per chi fa surf, la definirei come una Bali prima del boom turistico. Infine suggerisco Boracay, nonostante non tutti apprezzino la quantità di turisti (è la metà più frequentata), per me è obbligatorio vederla. È un’isola piccolissima, con una spiaggia bianca chilometrica e un mare caraibico.

Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?

Negli anni ho imparato a essere molto più flessibile, ad avere molta pazienza ma soprattutto che la vita è fatta di connessioni umane e che quello è ciò mi motiva a rimanere nelle Filippine. Ho imparato anche ad affrontare il sacrificio di stare distante dalla mia famiglia e dai miei amici, anche se cerco sempre di passare almeno un mese in Italia, lavorando da casa. Non voglio mentirvi, essere distanti è davvero un sacrificio però, come ogni sacrificio, si fa più leggero se si ha un obiettivo e se possiamo contare su degli amici che ci supportano e capiscono.

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Progetti futuri?

Presto avrò l’opportunità di cambiare lavoro e sarà un progetto molto interessante, dato che avrà a che fare con l’Italia e i prodotti italiani. A riguardo vorrei infatti aggiungere che c’è un mito che mi piacerebbe sfatare: a volte si pensa che l’italiano che va all’estero in pianta stabile lo faccia perché non ama l’Italia e non contribuisce più alla crescita del suo Paese. A volte la chiamano anche “fuga dei cervelli”, come se avesse sempre una sfumatura negativa. Io sorrido sempre al riguardo, perché la nostra cultura è talmente forte e bella con le tradizioni culinarie, la cultura della moda, ecc. che è quasi impossibile da estirpare o dimenticare e spesso succede quello che è successo a me. Il mio sogno è sempre stato poter portare un pezzettino d’Italia nelle Filippine e un sogno nel cassetto sarebbe poter aprire un Bacaro con un’offerta di vini e affettati di qualità, per condividere la nostra spettacolare cucina.

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