Francesco e la sua vita a Denver, Colorado

Colorado; siamo ai confini con il Wyoming e il Nebraska, con l’Oklahoma e il Nuovo Messico, lo Utah e il Kansas. Tutti nomi che riecheggiano nelle nostre teste per un film, un libro, una musica. Il Colorado è sinonimo di montagne, parchi e fiumi, natura selvaggia e bellezze paesaggistiche suggestive. Ma è anche uno stato in cui, Denver e la sua area urbana, rappresentano un importante comparto economico e industriale. Forse quando si pensa ad un possibile trasferimento negli Usa è più facile considerare New York, o la California, o il caldo sole della Florida; ma anche qui è possibile trovare condizioni lavorative interessanti, in un ambiente meno competitivo. Ne parliamo con Francesco Garufi, giovane siciliano, laureato in ingegneria. Dopo aver cercato di lavorare nel suo campo, in Italia, decide di trasferirsi ad Arvada, nell’area metropolitana di Denver. E qui ha trovato un bel lavoro e condizioni di vita più vicine alle sue ambizioni e priorità.

Vivere in Colorado USA denver

Quando e come hai deciso di trasferirti negli USA?

Precisamente dopo un viaggio da tutt’altra parte, in Nuova Zelanda, nel 2010. Mi ero recato lì, con la scusa di una vacanza, per valutare una mia possibile permanenza in quel paese. Però non ne sono rimasto pienamente soddisfatto, e allora ho incominciato a valutare la possibilità di trasferirmi negli Stati Uniti, che mi hanno affascinato sin da piccolo, quando ci andai con i miei genitori per una vacanza.

È stato difficile prendere la decisione di emigrare?

E’ stata una decisione a due facce: da un lato difficile, perché in Italia ho amici e parenti e, in Italia, ho vissuto momenti belli e brutti, nonché il “primo tempo” della mia vita. Dall’altro non vedevo l’ora di andarmene, non ne potevo più di dover assistere a certe situazioni.

Che cosa ti ha dato la spinta maggiore per prendere questa decisione?

Il volere un futuro migliore, non essere giudicato in base al cognome o al mestiere del parente; il poter trovare lavoro in base alle mie competenze ed ai miei titoli di studio, e non grazie ad una raccomandazione. Il non dover sottomettermi ad una classe politica corrotta ed inefficiente.

Quali sono le differenze più sostanziose tra mondo del lavoro italiano e mondo del lavoro americano?

Il mondo del lavoro statunitense è un mondo meritocratico. I sacrifici di chi lavora sodo vengono riconosciuti. Le assunzioni non vengono fatte leggendo il cognome o facendosi dire con quale onorevole o vescovo si è imparentati, ma in base al grado di competenza e serietà.

Hai avuto particolari difficoltà ad ambientarti all’inizio?

A dir la verità no. E’ stato abbastanza facile trovare un lavoro, basti pensare che proprio lo scorso mese sul The Denver Post, Arvada è stata nominata la miglior città del Colorado in cui trovare lavoro, primato strappato alla vicina città di Boulder. Il costo della vita non è elevato come quello delle città sulle due coste, quindi, inizialmente sono riuscito a cavarmela abbastanza bene anche se la mia situazione economica non era delle migliori.

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Di solito le testimonianze che raccogliamo dai nostri connazionali all’estero sono tutte positive. Tu hai qualcosa di negativo da raccontare?

Inizio col dire che gli States non sono “El Dorado”, come ogni paese, ha i suoi problemi, anche se, leggendo la cronaca italiana in questi giorni, scopro che qui si sta molto più tranquilli. Per quanto riguarda il Colorado non ho molto da lamentarmi, a parte il fatto che, almeno secondo me, l’etnia ispanica non si è integrata bene rispetto alle altre etnie statunitensi. Non è un problema presente nell’ area metropolitana di Denver, ma scendendo più a sud, nel comprensorio di Pueblo, sembra di essere in un altro mondo. E questo, a volte, causa qualche tensione, ma niente di grave.

Com’è il clima umano da quelle parti?

C’è molto da dire su questo, potrei riempire pagine e pagine, ma cercherò di sintetizzare. La televisione ci da un’idea completamente diversa degli States e degli statunitensi: in tv gli USA sono fatti di festini al College, di ostilità fra vicini, di assurdi fenomeni, di maniaci e malati mentali. Ebbene, non so dalle altre parti, ma qui in Colorado poco di tutto questo è vero. I Coloradians, mi hanno stupito dal primo giorno, per il loro rispetto e per la propensione ad aiutare il prossimo.

La crisi si è fatta sentire anche lì immagino. Come sta andando ora? Come hanno reagito e come stanno reagendo le persone?

Sì, la crisi si fa sentire anche qui, anche se ultimamente si sta registrando una debolissima ripresa, purtroppo compromessa dalla ben più grave situazione dell’eurozona; ma se si ha professionalità e serietà nel settore in cui si desidera lavorare, in molte città si può trovare ancora lavoro tranquillamente. Mi vengono i brividi quando penso alla situazione dell’Italia, dove giovani laureati sono costretti a lavorare nei call center o nei bar perché non riescono a trovare lavoro nell’ambito dei loro studi. La gente, nella maggior parte dei casi, qui si comporta come se la crisi non ci fosse.

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Come funzionano i servizi da quelle parti, tipo scuole, ospedali uffici pubblici. La burocrazia è più snella che da noi?

I servizi pubblici sono abbastanza efficienti. La sanità, a differenza dell’Italia e del vicino Canada, non è pubblica, ma privata e spesso anche un po’ cara, ma di ottima qualità. Anche gli uffici pubblici sono seri ed efficienti. Unico neo quello delle scuole; nel sud del paese, specie ai confini col Messico, alcune sono sovraffollate e molto carenti. Per quanto riguarda la burocrazia, non è proprio più snella di quella italiana.

Qual è la caratteristica degli americani che più apprezzi e quella che proprio ti crea maggiori difficoltà?

Gli americani riescono sempre a vedere un lato positivo, sanno sempre rilanciarsi dopo un periodo buio e sono molto legati alla patria. Sono fattori che sicuramente hanno influito molto nel far diventare gli USA una potenza mondiale. Niente di loro mi crea particolari difficoltà o disagi, sono gente semplice e gentile, perlomeno quelli che conosco io.

Ci dai qualche informazione pratica tipo: che tipo di visto hai richiesto, è stato lungo ottenerlo; difficoltà a trovare casa, ad aprire un conto bancario?

Ho partecipato alla lotteria per la Green Card, l’ho vinta, ma prima di potermi trasferire in America come cittadino americano sono passati circa 11 mesi, un continuo andirivieni dal Consolato Generale di Napoli per sbrigare le varie pratiche. Arrivato lì il mio conto in banca è stato aperto molto rapidamente; per la casa c’ è voluto più tempo, ma la vita è meno cara di quella della costa, per cui non è stata un’impresa ardua.

Se dovessi consigliare a qualcuno di fare un’esperienza di lavoro negli USA, cosa diresti?

Prima bisogna valutare se si vuole veramente vivere e lavorare negli USA, magari facendo un viaggetto con la scusa della “vacanza” per valutare veramente quello che si vuole; poi, se riterrete che gli Stati Uniti siano il posto giusto per voi non esitate a trasferirvici!

La mail di Francesco:

[email protected]ura di Geraldine Meyer