Perseverare è la chiave per raggiungere i propri sogni: la storia di Federica (Capo Verde)

“Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida. Finché sei vivo, sentiti vivo. Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.” Questa è la storia di Federica Biondi, una ragazza ventisettenne che ha deciso di vivere per se stessa. Una ragazza come tante, con una bella famiglia, tanti amici, una laurea in Storia dell’Arte e tanta … tanta voglia di libertà. Una bella testimonianza di vita per tutti coloro che vivono frenati dalla paura di lasciare tutto, di andare via, di perseverare per realizzare i propri sogni, per tutti coloro che “sopravvivono” nella speranza che qualcosa, prima o poi, cambi.

FEDERICA BIONDI, CAPO VERDE perseverare

Federica, dall’Italia a Capo Verde … raccontaci cosa ti ha portato nella calda terra africana.

Il caso, la vita.. il destino, mettiamola così. La prima volta che sono stata a Capo Verde, nel 2006, non mi era piaciuto molto come posto e l’avevo scartato come possibile meta per una vacanza futura, poi ci sono tornata e mi sono trovata bene, perché in quel posto sono riuscita per la prima volta, a staccare realmente la spina da tutto e da tutti. In Italia vivevo a Faenza, in provincia di Ravenna, studiavo Storia dell’Arte a Bologna e lavoravo come barista. Prima di trasferirmi a Sal, dove ormai ci vivo da un anno e mezzo, ho voluto comunque laurearmi. Appena sono arrivata qui, ho lavorato per i primi mesi all’interno di un villaggio, come extra, poi mi è stato proposto qualcosa di fisso all’interno dei villaggi Bravo, dove attualmente lavoro come responsabile boutique. Purtroppo qui in Africa non è semplice trovare un’occupazione, io ci sono riuscita chiedendo in giro e con il passaparola della gente del posto. Qui bisogna rimboccarsi le maniche, i lavoratori non sono per niente tutelati, i contratti lavorativi sono un sogno e soprattutto, ci si deve adattare a stipendi decisamente bassi. Io per tutta la vita ho sognato di lavorare in un villaggio turistico come animatrice e negli anni, ho rifiutato di farlo per la paura di spostarmi, per paura dei cambiamenti, dei nuovi posti. Poi un giorno mi sono decisa, mentre scrivevo la mia tesi di laurea su Frida Kahlo mi sono detta ” è l’ultima cosa che faccio per gli altri, da domani voglio vivere per me” e oggi sento di aver realizzato un sogno. Che sia o non sia il mio futuro non lo so, ma sono arrivata alla mia meta e quello che conta sono le splendide emozioni, gli incontri speciali, i tramonti africani che ti lasciano senza fiato, le tante maschere incontrate, ma i pochi volti… che hanno fatto di tutto questo un obiettivo. Oltre a lavorare nel villaggio, nel tempo libero collaboro con un progetto umanitario chiamato “Un click per un sorriso”, la cui responsabile Sonia Stachezzini, compie un lavoro straordinario nell’aiutare i bambini nel campo dell’istruzione. Questo progetto è nato da gente residente e non residente nell’arcipelago e riguarda, per il momento, i bimbi di Sal e Boavista, ma in seguito potrebbe anche ingrandirsi.

Sei molto giovane, hai 27 anni e già vivi così lontano da casa. Che reazione hanno avuto i tuoi genitori quando sono venuti a conoscenza del tuo trasferimento?

Questa forse è la domanda più complicata. I miei genitori, essendo anche figlia unica, non l’hanno presa bene, anzi. Non posso dire di essere stata aiutata in questa scelta, in alcuni momenti hanno cercato di mettermi i bastoni tra le ruote. Mi rendo conto che veder partire la propria figlia senza un lavoro, senza una stabilità economica, non deve essere facile, ma a volte avrei sinceramente voluto una parola d’incoraggiamento in più. Dopo un anno e mezzo ancora non si arrendono, ogni volta che torno in Italia per passare le ferie, mi ritrovo ad ascoltare sempre le stesse domande: quando torni definitivamente? Quando metti la testa a posto? Non so perché, se vivi all’estero e lavori senza contratto, ti prendono per una persona che in realtà non fa niente. Io molto spesso preferisco lasciar perdere, ripetendo a me stessa che non posso e non voglio vivere la vita che gli altri vogliono che io viva. Io devo vivere la mia, che ora è questa! Comunque, tutto sommato, capisco i miei genitori, anche se a volte vorrei che riuscissero a vedere le cose dal mio punto di vista e che capissero che non sono qui a girarmi i pollici, che non ho mai chiesto un euro a nessuno per vivere a Capo Verde e che soprattutto, sto vivendo la vita che desideravo vivere.

FEDERICA BIONDI, CAPO VERDE perserverare

Sei sicuramente una ragazza molto coraggiosa e determinata. Ma ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e tornare a casa?

Sì, ce ne sono stati e probabilmente ce ne saranno ancora. Quando c’è qualcosa che non va, pensi spesso a casa, a cosa hai lasciato e a quello che hai trovato e a volte, ti chiedi anche se tutto ciò che stai facendo, sia la scelta giusta. Mi capita spesso di pensare a casa, ai miei genitori, alle mie amiche, ma sono solo dei momenti, perché comunque sono felice della mia vita attuale.

Quando sei arrivata a Capo Verde, di fronte a quali difficoltà ti sei trovata? E come le hai superate?

La prima difficoltà è il renderti conto di essere sola. Durante le vacanze avevo conosciuto di vista qualcuno, ma nel momento in cui sono arrivata, mi sono resa conto di non aver alcun punto di riferimento, nessun appoggio morale. Le prime settimane mi sono sentita spesso sola e più volte mi sono chiesta se avevo fatto la scelta giusta. La seconda difficoltà è la lingua, anche se alla fine, comunque l’italiano lo si parla. La terza, purtroppo, è la questione economica. Se non avessi trovato un lavoro nel giro di un mese, sarei sicuramente dovuta rientrare, perchè nessuno mi avrebbe aiutata dall’Italia. Come le ho superate? Ridendoci su e dicendo a me stessa di non abbattermi mai.

Sicuramente al principio sarai stata assalita da mille dubbi, da tante paure…..

Decisamente sì. Le paure sono parte intrinseca di quest’esperienza e l’aver dimostrato che ci sono riuscita, credimi, è una cosa per me bella. Erano più le persone che avrebbero voluto vedermi fallire, che quelle che volevano vedermi felice. Riuscire è stato per me una soddisfazione immensa, perchè ho dimostrato di poter vivere sola, lontano da tutto e tutti, con i miei soldi e soprattutto senza aiuti economici e di questo, sono veramente tanto felice! C’era chi pensava che sarei tornata a casa subito e invece…Sorpresa! Sono ancora qua!!

Come si vive a Capo Verde?

Si vive bene, in modo essenziale, perchè gli stipendi non sono alti e quando togli le spese dell’affitto, delle bollette e del cibo, non ti rimane poi così tanto, ma tutto è ripagato dal mare. Avere l’oceano a disposizione dodici mesi l’anno, è una cosa meravigliosa. Qui gli affitti variano dai 150 ai 250 euro, dipende dalla tipologia di casa che si cerca, il cibo è molto caro, perchè Sal non produce niente ed è tutto importato, infatti conviene spesso mangiare fuori, in locali del posto che con il piatto del giorno, a 350 escudos, più o meno tre euro, ti offrono pollo o pesce. Qui, se qualcuno decidesse di trasferirsi, dovrebbe essere coperto economicamente, quanto meno per un certo periodo, fino a che non riesce a procurarsi un lavoro. Purtroppo, non si vive solo divertendosi, per viverci bisogna comunque lavorare e qui le possibilità lavorative sono molto ridotte, tranne se non ci si apre un’attività in proprio.

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Per quanto tempo pensi di restarci?

Non lo so, non faccio progetti. Per il momento ho il visto lavorativo di un anno, che ho avuto da Roma. Non so se tornerò mai in Italia e forse nemmeno Capo Verde è la mia meta definitiva. Devono arrivare delle cose in più, perché possa concludersi il viaggio della mia vita. Per ora vivo alla giornata e vivrò qui finchè starò bene. L’aspetto più bello di questo posto è il contatto continuo e costante con la natura. Amo il mare, amo ancora emozionarmi per un tramonto, per una tartaruga marina liberata, ma sopratutto amo essere libera. I miei genitori mi hanno trasmesso la mania dei viaggi, del vivere con la valigia in mano e di questo li ringrazio, oltre a ringraziare anche le mie amiche italiane, che ci sono sempre, soprattutto Valentina, perchè quando mi capita di svegliarmi qualche mattina, con quel senso di solitudine che mi opprime o quando mi capita di cercare quell’abbraccio che non trovo, ci sono le sue parole a riscaldarmi l’anima e a rallegrarmi la giornata.

Vivere lontano dalla propria terra, dai propri affetti, è sempre e comunque fonte di insegnamento. Tu cosa sei riuscita a trarre da questa esperienza?

Il vivere lontano dagli affetti mi ha fatto capire che la distanza rovina solo i rapporti traballanti, quelli veri, sinceri, ci sono sempre, anche se a dividerli ci sarà un oceano. Queste sono esperienze che ti fanno capire chi hai al tuo fianco. Dei tanti amici che pensavo di avere, dopo un anno e mezzo, di presente c’è poca gente e alcuni tra questi pochi, sono state delle vere e proprie sorprese. Persone che conoscevo poco, mi scrivono spesso, altre invece a cui volevo bene purtroppo, si sono rivelate una delusione. A volte mi chiedo se le cattiverie che escono dalla bocca di chi mi sta intorno, siano frutto di invidia per quello che faccio, inseguire un mio sogno. Se sono come sono, comunque lo devo ai miei genitori, preferisco che non mi aiutino (anche se a volte, un minimo aiuto economico, mi sarebbe servito), perché vorrei poter dire di essermela cavata da sola. Amo la mia famiglia, sono con me quotidianamente, mentre lavoro, mentre porto a passeggio il cane in spiaggia, sempre.

FEDERICA BIONDI, CAPO VERDE perseverare

Partire o restare… questo è il dubbio che attanaglia molti giovani. Cosa vorresti dire loro?

Io ho aspettato tanto prima di decidermi e purtroppo ho sbagliato. Ho terminato prima l’università, cercando di dimenticare la voglia continua dell’esperienza all’estero e cosa posso dire? Ho perso solo un sacco di tempo. Quindi se sentite la voglia di andare, andate. Al massimo tornerete indietro felici di averci provato, perchè il bello della vita è provarci, insistere, raggiungere i nostri sogni ed io, in tutta onestà, non volevo morire con questo rimpianto, volevo poter dire un giorno a mio figlio ” ho provato……”. Non mi sono nascosta dietro delle scuse e ho azzardato a vivere la vita come più mi piaceva. Quindi, seguite il cuore, i sogni. E’ preferibile fallire avendoci provato, piuttosto che morire di rimpianti. Vi lascio con delle parole di Madre Teresa di Calcutta, che rileggo spesso: “Non aspettare di finire l’università, di innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati, di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno. Non c’è momento migliore di questo per essere felice. La felicità è un percorso, non una destinazione. Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla come se non ti vedesse nessuno. Ricordati che la pelle avvizzisce, i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni. Ma l’importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela. Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida. Finché sei vivo, sentiti vivo. Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.”E allora, volete provare? Fatelo. Ve lo dico dal più profondo del cuore. Io posso ritenermi soddisfatta della scelta fatta, vivo giorno per giorno, senza progetti, senza programmi. Solo io e me stessa. Quando questo posto non sarà più in grado di offrirmi la tranquillità, la serenità che ho ritrovato, me ne tornerò in Italia o andrò in un altro posto. Ora, in questo momento, sento di aver trovato qui a Capo Verde, il mio posto nel mondo. Poi…si vedrà…

Ciao Nicole…

Ciao Federica.. e grazie per averci regalato questa bella testimonianza di vita.

La mail di Federica:

[email protected]

 

A cura di Nicole Cascione