Ezio, pur avendo un lavoro in patria, hai deciso comunque di partire. Non hai avuto timori, dubbi, non sapendo a cosa andassi incontro?

Certo che avevo dubbi e timori. Ne avevo al 50%, il restante 50% erano sogni e spinta verso il nuovo.

Avevi degli agganci in America o sei partito “all’avventura”?

Avevo pochi contatti, perché dal momento in cui ho deciso di partire alla partenza vera e propria è passato troppo poco tempo, per cui non ho potuto programmare nulla. Di sicuro c’era chi mi avrebbe offerto un posto per dormire e chi mi avrebbe fatto lavorare due sere a settimana in un ristorante italiano. Ad una settimana dalla partenza, però, la persona che mi offriva il posto per dormire sparì tutto ad un tratto.

Andrea Burani - New York

E quindi?

Ho trovato una sistemazione di fortuna con Couch Surfing. Successivamente, non avendo un posto dove andare, ho chiesto alla ragazza che mi ospitava di lasciarmi la stanza in affitto e ho coperto i primi due mesi.

Da quel lontano giorno ad oggi come e in cosa è cambiata la tua vita?

Non basterebbero ore per raccontarlo…

Di cosa ti occupi attualmente?

Sono Direttore Creativo e partner insieme a mia moglie di un’agenzia di Brand e design e altro, stesso lavoro che svolgevo in Italia.

Quali sono le difficoltà che hai affrontato per raggiungere la tua posizione attuale?

Pazienza, tenacia e il partner giusto con cui ho condiviso tutti i momenti di difficoltà. Abbiamo lavorato come un team gigante, non solo come una coppia.

Hai mai pensato a come sarebbe stata la tua vita se fossi rimasto in Italia?

Sicuramente mi sarei trovato a vivere una situazione anche più difficile di quella in cui mi trovavo quando sono partito.

Cosa ti ha offerto l’America che in Italia non avresti mai avuto la possibilità di ottenere?

New York è la porta del mondo. Quindi le commesse locali di NY sono aziende che si muovono a livello mondiale e se riesci ad entrare in una di queste, ti si aprono le porte di altri lavori o location, magari in altre città del mondo.

Andrea Burani - New York

Pensi che l’America sia un posto per tutti o per pochi?

Hanno dimostrato di essere una nazione incredibile in pochi secoli di storia recente, durante i quali hanno accolto tutti, poi ovviamente rimangono le divisioni religiose, etniche, culturali. L’11 Settembre ha cambiato tutto, soprattutto nelle grandi metropoli. Però mi basta allontanarmi da New York e andare in Upstate, per incrociare gente che mi saluta per cortesia.

☆ Scopri la nostra Guida Completa per trasferirsi a vivere a New York

Quali sono le differenze in ambito lavorativo tra l’Italia e l’America?

Gli americani lavorano in un altro modo, sono più pratici, trovano i modi, provano tante cose, falliscono, ci provano e ci riprovano. E’ questa la differenza. Hanno lo spirito di impresa già da quando sono ventenni. Ho incontrato ragazzi freschi di laurea che usavano il prestito dei genitori per iniziare un’attività di succhi di frutta o un’altra ragazza che ha inventato una speciale borsa per yoga e ha speso quasi tutto il prestito per proteggere il trademark.

Cosa ti manca dell’Italia e cosa invece hai preferito lasciarti alle spalle?

Amo dell’Italia quello che non ammettiamo e la nostra forza. E la viviamo come una vergogna: la provincia, i prodotti di provincia, la qualità del lavoro delle ditte di provincia, la forza della provincia, l’essere provinciale nel senso positivo, l’Italia è una grande provincia. Non esiste una città cosmopolita come mentalità. Roma ha la mentalità cosmopolita? “Madddai bbbello!”  Pensiamo che Milano sia cosmopolita, perchè ha la settimana della moda e qualche bella gnocca straniera in più per strada? E negozi “cool” nel fuori salone? Copenhagen, Rotterdam, Stoccolma, Amsterdam, Berlino, sono cosmopolite e altre grandi ovviamente come Londra o Barcellona. Quindi, viva i paesini dell’entroterra marchigiano, romagnolo, abruzzese; viva la Sicilia e la mia Emilia ovviamente. Mi sono lasciato volentieri alle spalle il lamentarsi senza fare nulla, il criticare senza sapere, il “ma si forse, magari domani”, il “ti faccio chiamare da mio cugino”.

Se pensi a te fra 10 anni, come e dove ti vedi?

Mi piacerebbe poter lavorare meno e magari godermi di più la “provincia” italiana, con mia moglie e mio figlio, dopo aver aperto la seconda sede in California. E lì poi tirerà lei la carretta dato che sarà ancora giovane.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Lavorativi di “mungere la vacca” finche ce n’è. Di vivere almeno 5 anni super a New York e stabilire una posizione di mercato da tenere per altri 5 se si riesce. Poi si vedrà….. Sono disposto anche a spostarmi. Desidererei far crescere al meglio mio figlio qui almeno per qualche anno, poi vedremo. Mi piacerebbe che venisse spesso in Italia.

Qual è il consiglio che vorresti dare a chi vorrebbe lasciare l’Italia, ma è frenato da mille paure?

Che con la paura non vivi. Che se sei infelice qualcosa la devi fare. Attenzione a non confondere situazioni irrisolte o che non si vogliono risolvere con una “fuga”. LA FUGA non è la medicina. Seguire l’istinto, lavorare per migliorare. Provarle tutte. Qui o lì. Ma non farsi bruciare il cervello da Sex in the City please! Non è cosi!

ezio.burani@qnycreative.com

A cura di Nicole Cascione