Coronavirus: l’epidemia vera è quella della paura

Di Gianluca Ricci

Epidemie e pandemie, comunque le si voglia chiamare, dato che le differenze sono concettualmente minime anche se riflettono meccanismi in realtà assai significativi, creano sempre nell’animo degli uomini una reazione di paura, quando non addirittura di angoscia.

Terrorizza più la diffusione di una malattia, soprattutto se ad essa la scienza non è ancora stata capace di trovare un rimedio sicuro, che non lo scoppio di una catastrofe naturale: quest’ultima si vede e si sente, quell’altra invece no, si manifesta solo nelle sue forme più letali e non lascia percepire alcun tipo di segnale.

Nel caso di un terremoto, per quanto impossibile da predire e dunque da prevenire, gli esseri umani reagiscono con una rassegnazione meno angosciosa; nel caso di una pandemia come quella che si sta sviluppando nel nostro mondo invece le reazioni sono meno controllate e per questo necessitano che qualcuno dotato di sufficiente autorità si prenda la responsabilità di indirizzare tutti i comportamenti.

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Il nemico invisibile

Il nemico, in questo caso, è invisibile, un minuscolo virus che si diffonde a macchia d’olio contatto dopo contatto fino ad impestare la maggioranza della comunità: nessuno capisce come il virus faccia a penetrare nell’organismo di così tante persone e a minarlo a volte fino alla morte.

Una guerra ben poco tradizionale, per combattere la quale a tutt’oggi non è rimasta che la soluzione zero, ovvero scappare, chiudere le porte, trincerarvisi dietro e attendere che se ne vada.

epidemie e psyche

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Una strategia piuttosto primitiva e rudimentale, alla quale, pur con tutta la nostra scienza, non siamo stati in grado di sostituirne una più moderna ed efficace.

Ed è proprio per questo che il sentimento dominante fra la gente è l’angoscia, perché si ha paura di non si sa bene cosa, perché i contorni del nemico sono incerti, perché le armi, tutte le armi, sembrano desolatamente spuntate.

Il sospetto è che la vera epidemia, oggi, non sia quella del Coronavirus, che comunque si sta diffondendo in tutto il pianeta con effetti letali, quanto quella della paura: un’epidemia gestita dai mezzi di informazione che, pur magari non volendolo, mantenendo alto il livello di guardia, mantengono alto anche quello dell’angoscia, finendo per ingigantire un fenomeno che almeno dal punto di vista mediatico poteva essere gestito in modo diverso.

Tuttavia l’epoca in cui viviamo ha fatto della velocità la sua cifra distintiva ed è proprio questo l’elemento che sta creando il panico nella popolazione di tutto il mondo: se in passato la diffusione delle malattie era rallentata, o addirittura frenata, dalla mancanza di contatti fra popolazioni diverse, che abitavano magari a chilometri e chilometri di distanza senza alcuna via di comunicazione, oggi viviamo la situazione inversa, visto che non c’è ormai angolo del pianeta che l’uomo non possa raggiungere nel giro di qualche ora.

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I mutamenti climatici

A questo quadro fosco molti aggiungono anche i mutamenti climatici eccessivamente repentini, probabile concausa dello scoppio dell’epidemia di Covid-19 che ha paralizzato tutti e cinque i continenti. i complottisti poi ci mettono del loro, arrivando a insinuare che il virus sarebbe stato fatto uscire deliberatamente da qualche laboratorio per ottenere non si capisce bene quali scopi nascosti, probabilmente di natura economica.

Insomma, nonostante gli straordinari sviluppi delle scienze, oggi ci troviamo nelle condizioni dei nostri progenitori medievali, anzi peggio: loro infatti potevano contare su un più facile isolamento e su conoscenze scientifiche di modesta caratura, conoscenze che invece noi abbiamo sviluppato per il nostro benessere e ci accorgiamo invece che vanno a minarlo pesantemente, quel benessere.

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Ecco la sensazione di angoscia e di ineluttabilità: poi qualcuno può affannarsi a tranquillizzare donne e uomini citando dati e cifre, sostenendo che si tratta tutto sommato di un evento non angosciante per sua natura, confrontandolo con altre situazioni simili.

La paura

Tutto inutile: l’epidemia vera è quella della paura, la stessa che ha provocato l’adozione di misure iniziali del tutto irrazionali, frutto appunto di un approccio istintuale alla situazione dovuto all’angoscia dell’ignoranza.

La stessa che ha portato centinaia di migliaia di persone a provare le medesime sensazioni anche in occasione della diffusione di altre epidemie, che alla fine hanno provocato danni assolutamente limitati rispetto ai comportamenti sproporzionati adottati dalla comunità umana.

Paura: un sentimento ancestrale contro cui non potrà funzionare nessun vaccino, mai.

E se anche la ragione finisce per accrescere ulteriormente questa sensazione, l’unica è, alla vecchia, aspettare che passi la nottata.

In attesa, ovviamente, di una nuova occasione per allarmarsi.