Elina Sindoni e Marzia Parmigiani: la storia di Il Mio Viaggio in Giappone e Traveltherapists
Ci sono progetti che nascono per lavoro. E poi ce ne sono altri che nascono quasi senza accorgersene, da una necessità più profonda: trovare un modo autentico per raccontare ciò che si vive davvero. Quando Elina Sindoni e Marzia Parmigiani parlano del Giappone, non lo fanno come creator o travel blogger. Lo fanno come due persone che, negli anni, hanno costruito un legame reale con un Paese capace di cambiare lentamente il loro modo di vedere il tempo, le relazioni e perfino se stesse. Sono le fondatrici di “Il Mio Viaggio in Giappone”, una community italiana dedicata al Giappone tra le più seguite sui social e di Traveltherapists.it, progetto nato dall’unione tra viaggio, cultura e benessere personale. Ma tutto è iniziato molto prima dei numeri, delle collaborazioni e delle visualizzazioni.
Prima ancora che il Giappone diventasse parte centrale della loro vita, Elina e Marzia avevano già capito una cosa: il viaggio non cambia soltanto i luoghi che vediamo, ma modifica profondamente anche il nostro modo di percepire noi stessi. Da questa riflessione, nel 2018, nasce Traveltherapists.it allora erano solo due psicologhe con lavori nel sociale, non ancora nomadi digitali del tutto. Non nasce così solo un semplice blog turistico, ma un progetto costruito attorno a un’idea precisa: raccontare il viaggio come esperienza culturale, emotiva e umana.
“Non ci interessava fare la classica lista di cose da vedere”, raccontano. “Volevamo capire perché alcuni luoghi riescono a restarci dentro anche dopo anni”.
Fin dall’inizio, il progetto ha intrecciato scrittura, psicologia, storytelling e divulgazione culturale in un racconto capace di andare oltre il semplice viaggio. Nei loro articoli trovano spazio città, tradizioni e abitudini locali, ma anche temi più profondi come l’identità, il cambiamento personale e il benessere mentale. Un approccio distante dal travel blogging tradizionale, che nel tempo ha permesso loro di costruire una community fortemente legata alla dimensione umana dei contenuti. Con il passare degli anni, il Giappone ha iniziato a occupare un ruolo sempre più centrale nelle loro vite. E, più in generale, è stata l’Asia a diventare parte integrante della loro quotidianità. Da nomadi digitali trascorrono lunghi periodi tra Corea del Sud, Cina, Thailandia, Taiwan e altri Paesi asiatici, trasformando il viaggio in una vera esperienza di vita e di ricerca culturale.
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Nel 2020, mentre il mondo si fermava durante la pandemia, nasce “Il Mio Viaggio in Giappone”. All’inizio era soltanto uno spazio in cui condividere riflessioni personali, fotografie, curiosità e frammenti di vita quotidiana dal Giappone. Con il tempo, però, quel progetto ha iniziato a crescere rapidamente, trasformandosi in un punto di riferimento per migliaia di persone.
Probabilmente perché, in un periodo storico segnato da distanza, incertezza e isolamento, i loro contenuti riuscivano a offrire qualcosa di diverso rispetto al racconto turistico tradizionale. Non soltanto immagini perfette di Tokyo, Kyoto o di altre splendide città giapponesi, ma emozioni autentiche, atmosfere intime e dettagli della quotidianità capaci di creare un senso di vicinanza e connessione.
“Ci siamo rese conto che le persone non volevano soltanto vedere il Giappone – spiegano – Volevano sentirlo”. Ed è proprio questo che ha reso la community così forte.
I loro contenuti più condivisi non raccontano necessariamente luoghi iconici o itinerari turistici. Parlano, invece, di dettagli apparentemente invisibili: salaryman addormentati sull’ultimo treno, parole giapponesi difficili da tradurre, anziani seduti da soli davanti ai konbini nel cuore della notte, oppure di quei silenzi che in Giappone sembrano avere un significato e un peso completamente diversi. Ed è proprio questa attenzione verso gli aspetti più umani e autentici della quotidianità ad aver reso “Il Mio Viaggio in Giappone” qualcosa di molto più di una semplice pagina social. Nel tempo è diventato uno spazio di confronto e condivisione, dove migliaia di persone discutono del Giappone reale, lontano dagli stereotipi e dall’immagine idealizzata che spesso domina online.
“Il Giappone ci ha insegnato a osservare meglio”. Elina e Marzia vivono da anni tra Italia e Asia, dividendosi tra lavoro da psicologhe, progetti editoriali, collaborazioni, tour di viaggio e permanenze nel Paese asiatico e non solo.
“Il Giappone può essere meraviglioso e durissimo allo stesso tempo. È un Paese estremamente sicuro, ordinato e affascinante, ma anche pieno di pressione sociale, solitudine e ritmi intensi”.
Ed è proprio questa complessità ad averle colpite di più. Nel tempo il loro lavoro si è trasformato quasi in una forma di racconto sociale. Attraverso fotografie, articoli e video cercano di mostrare il Giappone per quello che è davvero: non un luogo perfetto, ma una società piena di sfumature, silenzi e contraddizioni. Quest’ultimo concetto riescono a raccontarlo anche quando accompagnano gruppi in giro per l’Asia e soprattutto in Giappone.
“Il Giappone ci ha insegnato ad ascoltare di più e a osservare dettagli che prima ignoravamo completamente”: una filosofia questa che si riflette anche nel loro modo di comunicare online.
Niente contenuti urlati, niente immagini costruite artificialmente, ma storie quotidiane capaci di creare immediatamente connessione con chi legge. Oggi tra editoria, turismo e comunicazione: “Raccontiamo il Giappone senza trasformarlo in una fantasia”.

Negli anni Elina e Marzia hanno trasformato la loro passione in un vero lavoro digitale.
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Oggi si occupano di contenuti editoriali, consulenze, storytelling, comunicazione online e progetti legati al turismo culturale tra Italia e Giappone. Ma nonostante la crescita della community e del lavoro online, il loro approccio è rimasto lo stesso degli inizi.
“Non vogliamo raccontare un Giappone irrealistico. Preferiamo mostrare anche le sue fragilità, perché sono quelle che lo rendono umano”. Ed è forse proprio questo il motivo per cui così tante persone continuano a seguirle ogni giorno. Perché dietro “Il Mio Viaggio in Giappone” non c’è soltanto un racconto di viaggio. C’è il tentativo di creare un ponte culturale ed emotivo tra due mondi apparentemente lontani. E, in fondo, anche un invito silenzioso a rallentare abbastanza da riuscire davvero a osservare ciò che ci circonda.
Sogni e progetti per il futuro?
“Negli anni abbiamo capito che il nostro progetto non riguarda soltanto il Giappone, ma il modo in cui le persone si relazionano ai luoghi, al cambiamento e perfino a sé stesse. Per il futuro vogliamo continuare a far crescere i nostri progetti mantenendo però la stessa autenticità con cui tutto è iniziato. Uno dei nostri obiettivi è sviluppare ancora di più la parte editoriale e culturale del progetto, creando contenuti sempre più approfonditi sul Giappone reale, lontano dagli stereotipi turistici. Ci piacerebbe ampliare le collaborazioni con realtà giapponesi, media e progetti internazionali legati alla cultura, al turismo e alla comunicazione. Allo stesso tempo sogniamo di costruire qualcosa che lasci davvero un segno nelle persone. Non soltanto una community online, ma uno spazio dove chi ama il Giappone possa sentirsi compreso e ispirato.
Ci piacerebbe anche organizzare esperienze che offrano la Mindfulness, incontri e progetti tra Italia e Giappone che uniscano viaggio, benessere e scoperta culturale. E poi c’è un sogno molto semplice: continuare a vivere tra due mondi senza perdere la curiosità che ci ha portate fin qui”.
Per contattare la Il Mio Viaggio In Giappone – Traveltherapists.it ecco i loro recapiti:
Sito web: https://www.traveltherapists.it
Facebook: https://www.facebook.com/ilmioviaggiogiappone
Instagram: https://www.instagram.com/traveltherapists/
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