Edwin, Erika e Kevin: la “GoGoFamily” che ha scelto la libertà
Di Enza Petruzziello
C’è chi sogna una vita diversa e poi, un giorno, smette di sognare e comincia a viverla. Edwin ed Erika sono due di queste persone. Nati e cresciuti a Bergamo, per anni hanno seguito il copione che la società aveva scritto per loro: lavoro fisso, routine, bollette da pagare e weekend come valvola di sfogo. Una vita che, sulla carta, non aveva nulla di sbagliato. Eppure, dentro, qualcosa non tornava.
Poi è arrivato il burnout — quel momento in cui il corpo e la mente smettono di obbedire e ti costringono a fermarti. E fermarsi, a volte, è l’inizio di tutto. Si sono guardati negli occhi e hanno detto: “Basta, cambiamo tutto.”
Hanno investito tutti i loro risparmi in un camper — ribattezzato affettuosamente “Paperone” — e hanno messo su quattro ruote non solo i bagagli, ma anche la loro famiglia: loro due e il piccolo Kevin, cinque anni, gli occhi spalancati su un mondo che sta imparando a conoscere a modo suo. Senza definirsi “fidanzati” (troppo riduttivo, dicono), si presentano come “compagni di vita, di viaggi e di sogni”. Ed è esattamente quello che sono.
Oggi la loro base è Tenerife, dove Kevin frequenta una scuola spagnola per immergersi nella lingua. Ma ad ottobre si riparte: destinazione Africa, con la scuola che diventerà online e il mondo intero come aula. Abbiamo incontrato i GoGoFamily per farci raccontare la loro storia, senza filtri.
Edwin, Erika raccontateci chi eravate prima di “Paperone”.
Edwin: Ho 44 anni e sono un piccolo imprenditore con la passione per il mondo della notte: titolare di pub e discoteche, una vita abituata ai ritmi frenetici del settore dell’intrattenimento.
Erika: Ho 41 anni e lavoro come libera professionista in un ufficio CAF e Patronato, un lavoro a contatto con le persone che richiede precisione e dedizione.
«Stiamo insieme dal 20 febbraio 2020 — una data che non dimenticheremo facilmente — e nel gennaio 2021 è arrivato il piccolo Kevin a completare la loro famiglia».
C’è stato un momento preciso in cui avete sentito che era arrivato il momento di cambiare vita, o è stata una decisione maturata nel tempo? Che cosa non vi piaceva della vostra vecchia vita?
«Da quando ci siamo conosciuti l’idea di entrambi era di vivere fuori dall’Italia. Non abbiamo programmato il quando ma sapevamo che la nostra destinazione era Tenerife».
Edwin: «Sin da piccolo ha sempre desiderato di viaggiare a bordo di un camper prendendo la passione vedendo il programma Overland».
Erika: «Invece ha sempre voluto viaggiare ma non aveva la persona giusta per farlo, fino a quando non ci siamo incontrati. Nella vecchia vita iniziava a mancare la libertà, ci pesava il dover vivere la stessa routine tutti i giorni, non godersi nemmeno un piccolo momento in famiglia di cui si capisce il valore solo cambiando vita».
Come hanno reagito familiari e amici? C’era chi vi capiva e chi vi guardava come se foste diventati matti?
«Per Kevin il distacco più difficile è stato quello dalla nonna materna, con cui aveva un legame molto stretto e, ancora oggi, fatica ad accettare la lontananza. Con il nonno materno, invece, è stato meno doloroso: lui vive già lontano, in Sardegna, quindi l’idea della distanza era in qualche modo già parte della loro quotidianità. All’inizio è stato “strano” per entrambi: cambi completamente il modo di vivere, la routine, gli spazi, e devi imparare a gestire la famiglia in modo del tutto diverso. C’è stata anche la paura di dover affrontare la propria vita non più tra le mura di casa, ma su quattro ruote. Per quanto riguarda gli amici, c’è stato un momento di distacco naturale, ma chi vuole bene davvero riesce a trovare il modo di venirci a trovare quando siamo alla nostra base a Tenerife. Quando invece saremo in viaggio negli altri paesi, sappiamo che sarà più difficile per tutti».
Così avete investito tutti i vostri risparmi in un camper ribattezzato affettuosamente Paperone. Come mai proprio la scelta di vivere e viaggiare in un camper?
«Abbiamo scelto di vivere e viaggiare in camper per essere liberi nell’arco della giornata, per svegliarci in un posto diverso e aver la possibilità di ammirare le bellezze di madre natura e le creazioni dell’uomo».
Parliamo un po’ di Paperone, del vostro camper. Che modello è? Come è strutturato? Come lo avete reso più confortevole?
«Paperone è il nostro primo camper, scelto dopo tante valutazioni e confronti. Tra tanti modelli con lo stesso stile, abbiamo optato per un allestimento essenziale ma funzionale, personalizzandolo nel tempo in base alle nostre esigenze.
È dotato di bagno con doccia separata, un dettaglio che per noi fa davvero la differenza nella vita di tutti i giorni. Abbiamo aggiunto una seconda linea da 220V a bordo, indispensabile per alimentare il Wi-Fi, la stampante, il pc e il televisore — strumenti fondamentali sia per il lavoro che per il tempo libero.
Dove prima c’era la dinette, abbiamo ricavato un garage per riporre tutta l’attrezzatura e i materiali utili in caso di guasti o imprevisti meccanici. Il resto dello spazio è stato trasformato in un piccolo ma accogliente soggiorno con angolo cucina, per rendere Paperone una vera casa su ruote».

Come si organizza concretamente una giornata tipo a bordo di un camper? Dalla sveglia alla sera, cosa succede?
«Durante la settimana la nostra routine ruota intorno alla scuola di Kevin. Da due anni abbiamo scelto consapevolmente di “sacrificarci” parcheggiando vicino al suo istituto, perché abbiamo deciso di dargli una base bilingue solida prima di passare, il prossimo anno, a un percorso di homeschooling.
La sveglia suona verso le 7.30/8.00 come in qualsiasi famiglia: si fa colazione, si prepara Kevin e lo si accompagna a scuola. Mentre lui è in classe, io ed Edwin lavoriamo online dal camper. Al pomeriggio, quando Kevin esce, ci prendiamo il nostro tempo in famiglia: una passeggiata al mare, una nuotata in piscina o un giro al parco giochi.
Il weekend, invece, è tutto per noi: ci spostiamo verso il mare e ci godiamo due giorni di relax e libertà — che, in fondo, è proprio il motivo per cui abbiamo scelto questa vita».
Quali sono i pro della vita nomade che non ti aspettavi e ti hanno sorpreso? E i contro di cui invece nessuno parla abbastanza?
«Tra i pro, il primo è ovviamente la libertà — ma quello che non ci aspettavamo è quanto questa scelta ci avrebbe migliorato come persone e come famiglia. C’è anche un aspetto meno scontato: qui sei connesso col mondo, ma solo quanto vuoi esserlo. In Italia, senza nemmeno accorgertene, vieni continuamente trascinato dentro le notizie, le problematiche, le tragedie che passano in loop sui telegiornali. Qui invece il telegiornale non lo accendiamo mai. Veniamo a sapere qualcosa solo se passa sui social, e spesso scopriamo di stare benissimo anche senza.
Tra i contro, invece, c’è una cosa di cui nessuno parla volentieri: le limitazioni negli usi quotidiani, soprattutto l’acqua e il bagno. Le aree attrezzate per il carico e lo scarico non sono sempre vicine, e imparare a gestire queste risorse con consapevolezza richiede un vero cambio di mentalità. Piccole cose a cui non si pensa mai finché non si vive davvero su quattro ruote».
Vivere in pochi metri quadri in tre, 24 ore su 24: come gestite gli spazi, la privacy, i momenti in cui avete bisogno di stare soli?
«Innanzitutto per la coppia gestire il momento di privacy è difficile avendo un bambino, ma con l’amore e unione troviamo il modo di stare assieme».

Kevin ha cinque anni: come vive lui questa avventura?
«Kevin ha risposto lui direttamente: mi dice che a lui piace. Ha pochissimo spazio rispetto a una casa ma mi ha detto : “Mamma siamo sempre in giro a vedere animali, parchi, mare e spiaggia”».
La vostra avventura è iniziata un anno fa partendo alla volta di Tenerife. Perché proprio questa isola? Cosa ha di speciale e come vi siete trovati a viverla non da turisti, ma da residenti temporanei?
«Siamo giunti a Tenerife per viverla nel novembre 2023, inizialmente la nostra idea era di viverla in una finca, ma abbiamo avuto difficoltà nel trovarla cosicché un anno fa abbiamo deciso di comprare il camper e dall’Italia portarlo qui sull’isola. Abbiamo scelto Tenerife perchè Edwin l’ha scoperta 9 anni fa e fin da subito se n’è innamorato: per il clima sempre primaverile e per la vicinanza con l’Italia. Quando ci siamo messi insieme mi ha proposto un viaggio qui e anche io me se sono innamorata subito».
«Tenerife mi ha colpita per diversi aspetti», dice Erika. «Prima di tutto una cosa che non avrei mai immaginato: da quando siamo qui non ho più avuto bisogno di seguire la cura che prendevo regolarmente in Italia per l’asma. Il clima e l’aria dell’isola hanno fatto una differenza enorme per la mia salute. Ma non è solo questo. Mi ha sorpreso la quantità e la qualità degli spazi dedicati ai bambini, una cultura diversa e un ritmo di vita sereno, lontano dalla frenesia a cui eravamo abituati a Bergamo. Qui si respira — in tutti i sensi — una quotidianità più umana, più a misura di famiglia».

C’è qualcosa di Tenerife — un luogo, un sapore, un’abitudine — che porterete con voi per sempre?
«Anche quando inizieremo i nostri viaggi, Tenerife sarà sempre nel nostro cuore: è la nostra base fiscale e il nostro punto di riferimento quando vogliamo tornare perché tutto inizia da qui.
Parliamo di cose pratiche. Come riuscite a mantenervi? Avete un lavoro da remoto, rendite, sponsorizzazioni? Com’è cambiato il vostro rapporto con il denaro?
«Per ora abbiamo mantenuto la mia attività di CAF, trasformandola da ufficio fisico a ufficio completamente online. In Italia, parallelamente, stiamo portando avanti un progetto di ristrutturazione e vendita di appartamenti che rappresenta un’altra fonte importante di reddito. Sono queste due realtà, per ora, a sostenere il nostro stile di vita. Il rapporto con il denaro è cambiato molto. Prima non avevamo una vera consapevolezza delle spese: i soldi entravano e uscivano senza un controllo preciso. Oggi invece abbiamo fissato un budget settimanale e monitoriamo i costi con attenzione. Vivere su un camper ti insegna a dare il giusto valore a ogni euro».

Avete aperto un profilo social e un sito. Come sta andando? È parte di un progetto più grande o è soprattutto un modo per condividere la vostra storia?
«Da qualche mese abbiamo creato diversi profili social (Facebook, Instagram e Tiktok) e il nostro sito www.gogofamily.net dove abbiamo iniziato a raccontarci per poter farci conoscere e crearci la nostra community. L’idea è di condividere la nostra vita».
Ad ottobre parte l’avventura africana. Come nasce questa destinazione? C’è un percorso già tracciato o andate dove vi porta il vento?
«La scelta dell’Africa nasce da due motivi. Edwin ha già visitato diversi Stati e poi ci è sembrata la destinazione giusta per la sua età di Kevin: un’esperienza che lo arricchirà umanamente e culturalmente in modo unico. Avremo un itinerario di massima tracciato, ma come nella nostra filosofia di vita, procederemo passo dopo passo, lasciando spazio all’imprevisto e alla scoperta».
Che consigli dareste a chi come voi sta pensando di mollare tutto e cambiare vita?
«Prima di tutto: non abbiate paura del cambiamento. Paura dello stile di vita diverso, paura dell’ignoto — è normale averla, ma non lasciate che vi blocchi. Per chi ha figli, come nel nostro caso, spesso la paura è più dei genitori che dei bambini: i bambini si adattano, sono più resilienti di quanto pensiamo. Un consiglio fondamentale, se si fa questo salto in coppia: dovete essere entrambi sulla stessa lunghezza d’onda. Non deve essere una scelta forzata da una parte sola, perché il cambiamento è enorme e reggere insieme richiede che siate davvero allineati, nei valori e nelle aspettative».
Sogni e progetti per il futuro?
«Viaggiare il più possibile e scoprire il mondo, ma non progettiamo troppo a lungo. Quando sentiremo il bisogno e la voglia di fermarci, valuteremo dove e come farlo. Per ora, la strada è ancora tutta davanti a noi».
Per contattare la Gogo Family ecco i loro recapiti:
Sito web: www.gogofamily.net
Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=61556451532537
Instagram: go.go.family
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