Vivere in India: la storia di Cristiana (Mumbai)

Cristiana Peruzzo vive ormai da quasi vent’anni lontano dall’Italia. Da quando, senza una ragione ben precisa, decise di partire per vivere un’esperienza all’estero, prima di pianificare il proprio futuro.  Un futuro che l’ha portata a vivere in diversi Paesi del mondo, un’esperienza che, da “bimba fifona e timorosa dei cambiamenti”, le ha permesso di trasformarsi in una donna sicura di sè, consapevole delle proprie capacità professionali. Londra, Stati Uniti, Francia, queste alcune delle tappe del suo lungo peregrinare, fino ad arrivare a vivere in India, a Mumbai, terra in cui ha deciso di vivere “all’indiana. Giorno dopo giorno..”

vivere in india

“Provengo da un piccolo paese nel Monferrato, di nome Cassinelle (800 abitanti). Non penso ci sia una ragione precisa che giustifichi la mia partenza a 4 giorni dagli orali del mio esame di maturità, nel luglio 1993. Ricordo che, finito il liceo, non me la sono sentita di fossilizzarmi su una scelta universitaria definitiva e ho quindi preferito vivere un anno come ragazza alla pari negli States, per avere un po’ più di tempo per pensare al mio “futuro”. Grazie all’organizzazione “Au Pair in America” sono capitata a New York, in una famiglia americana con due splendide bambine. Durante il mio anno da au-pair negli Stati Uniti, mi sono quindi preparata per il TOEFL per iscrivermi eventualmente all’Università a New York. Mi mancavano tantissimo i miei amici italiani e la mia famiglia, ma avevo la consapevolezza che il rigido sistema universitario italiano non faceva per me. E’ stata una sequenza avvenuta molto spontaneamente. Quando ho iniziato il mio anno au-pair, mai e poi mai avrei pensato di iniziare un percorso di esilio che dura ormai quasi vent’anni. Sono sempre stata una bimba fifona e timorosa dei cambiamenti. Ergo ogni tanto, mi sembra così strano di aver preso la decisione di passare un anno da sola negli Stati Uniti e di aver lasciato la mia comoda vita italiana, circondata da amici e da una famiglia fantastica. Con il senno di poi, le mie esperienze sono state positive e le varie difficoltà incontrate mi hanno sicuramente aiutato molto a crescere e a maturare come persona indipendente. Sono stata 10 anni negli States dal 1993 al 2003. Prima come ragazza alla pari, poi come studente di Economia ed infine impiegata nel mondo della moda. Ho avuto l’immensa fortuna di lavorare per case di moda italiane prestigiose, come Giorgio Armani e Loro Piana. Nel 2003 però, a causa dei terribili avvenimenti post 11 settembre e della guerra in Iraq, ho iniziato a non riconoscermi più nelle varie decisioni politiche prese da un Paese che pure mi aveva dato tantissimo dal punto di vista umano e professionale. Complice la rottura con il mio ragazzo di allora, ho deciso di cambiar vita e nel 2003 ho mollato tutto per tornare a vivere a casa con i miei e meditare sulla mia prossima mossa, che mi ha portato a lavorare per una NGO in Francia, per 4 anni. In Inghilterra ci sono poi finita grazie ad una borsa di studio totale, vinta per frequentare un master in Corporate Social Responsibility (Responsabilità Sociale delle Imprese) all’Università di Nottingham.”

Quale di queste realtà ti è piaciuta particolarmente? E perché?

La Francia. Parigi mi è rimasta nel cuore. E’ una città che mi fa sognare.

Ora vivi in India da tre anni, perché proprio l’India?

Ho conseguito il mio master a Nottingham con una tempistica perfetta: 3 giorni dopo il crollo della Lehman Brothers e conseguente tracollo economico. Mi sono quindi trovata a cercare un lavoro a Londra, mentre in molti venivano licenziati. Dopo 5 mesi di vana ricerca e zero colloqui, alcuni colleghi che avevano studiato con me durante l’MBA, mi hanno invogliata a cercare lavoro in India. L’ho fatto e sono stata particolarmente sorpresa del successo avuto in breve tempo.

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Che lavoro svolgi?

Da quasi 2 anni sono la Head of Corporate Social Responsibility presso una compagnia di consulenza australiana che si chiama Innovaid.

Di cosa si tratta precisamente?

La responsabilità sociale d’impresa è l’integrazione volontaria di preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle operazioni commerciali delle aziende. Qui in India, la CSR è ancora in stato embrionale e tende ad avere una connotazione piuttosto filantropica caritativa (ex: fare un donazione ogni tanto a qualche ONG), ma il mio sogno è di arrivare ad inculcare nei nostri clienti una vera responsabilità sociale, pienamente integrata nelle loro operazioni e che tenda realmente a minimizzare gli impatti ambientali e ad accrescere gli impatti positivi nella società indiana.

Se potessi scegliere, sceglieresti l’India come meta definitiva per vivere?

L’India sinceramente non è un Paese facile, soprattutto dal punto di vista igienico-sanitario. Credo che solo pochi occidentali possano considerarla come meta definitiva nella quale fermarsi in pianta stabile. La maggioranza degli expats che conosco, rimangono per un periodo di due anni.

Cosa offre l’India a chi vorrebbe lasciare l’Italia?

Probabilmente un costo della vita minore anche se, purtroppo, con rischi ben maggiori soprattutto dal punto di vista della salute e poi un grandissimo senso di gratitudine per essere così fortunata rispetto alle milioni di persone che mi circondano giornalmente e che vivono in condizioni per me insostenibili. Penso che, questa mia esperienza indiana, mi stia aiutando a riconsiderare molto l’Europa e i nostri grandissimi progressi per quanto riguarda la dignità dell’uomo e il ruolo dello Stato nella tutela del cittadino. Tutte cose che prima davo per scontato, ma che solo ora, vedendone la frequente assenza, riesco a capirne l’estrema importanza.

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Hai parlato di rischi per la salute, a cosa ti riferisci?

Qui le condizioni igieniche nelle cliniche e negli ospedali governativi, sono piuttosto spaventose e il rischio di contagio per malattie ben peggiori è molto alto. L’assistenza pubblica indiana non è consigliabile per un italiano. Nelle grandi città c’è un network di ospedali privati che offrono ottime cure, ma a prezzi comparabili all’Europa.

Nel settore lavorativo, ci sono buone occasioni?

Dipende dai settori. In passato era molto più facile trovare impieghi da expat, con remunerazioni da favola. Ora, il sistema dei visti indiani, è divenuto particolarmente severo sopratutto con gli italiani.

Secondo la tua esperienza quali sono le figure più ricercate?

Direi la figura di managers, per consentire l’espansione commerciale di aziende italiane in India, un mercato che offre a molti un grande potenziale di crescita.

E’ facile ottenere il permesso di soggiorno?

In India purtroppo il permesso di soggiorno o PIO card, viene dato solo se ci si sposa con un cittadino indiano o se si è di origine indiana. La massima durata dei visti business o employment, per noi italiani, è purtroppo di un anno.

Quanto costa vivere in India?

La maggior parte degli italiani vivono nelle grandi città indiane (Mumbai, Delhi, Bangalore) dove la qualità della vita è migliore, anche se bisogna mettere in conto, i livelli altissimi di inquinamento, il traffico infernale e la mancanza di spazi verdi, senza contare il clima, a volte provante. Il costo degli appartamenti è molto alto, a causa della penuria di edifici di standard abitativo occidentali. Le cifre variano dalle zone, ma un modesto appartamento di due camere da letto, a Bandra, una delle zone expat di Mumbai, parte da un costo minimo di 1.500-2.000 euro al mese. Fortunatamente il cibo è molto economico e anche i ristoranti lussuosi hanno prezzi abbordabili, se comparati all’Europa.

Vorrei poi aggiungere a chi pensa di vivere al di fuori delle grandi metropoli, che le campagne indiane, purtroppo, non sono ambienti bucolici sullo stile del sud della Francia, ma zone estremamente arretrate, con quasi totale assenza di infrastrutture e mentalità particolarmente arcaiche e patriarcali.

Se una famiglia con figli volesse trasferirsi, pensi sia facile l’integrazione per dei bambini?

Purtroppo no. Le famiglie di italiani che si sono trasferite con i loro bimbi, si possono contare sulle dita di una mano qui a Mumbai. Certo è facile ed estremamente economico avere una o più baby-sitters indiane, ma pesa molto la totale assenza di verde, il clima difficile e la costante minaccia di malattie o infezioni tropicali, senza contare la qualità dell’istruzione che rimane piuttosto bassa. L’Istruzione in India rimane di povera qualità a tutti i livelli, fatta eccezione, a livello universitario, per gli Indian Institutes of Technology (IIT) o Indian Institutes of Management (IIM), ma la competizione per accedervi è durissima.

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Culturalmente in cosa differiscono? E le differenze sono mai state un peso per te?

Molti sostengono che gli Italiani e gli Indiani siano accomunati dall’amore per la famiglia, il cibo ed il mancato rispetto delle regole. Io concordo solo in parte, perchè ho l’impressione che l’India abbia ancora una cultura molto più chiusa, arretrata e retrogada di quella Italiana. La condizione delle donne è particolarmente difficile, la famiglia offre protezione e sicurezza all’individuo, ma può anche offrire situazioni di forte chiusura mentale e poca propensione al cambiamento. Ci sono poi grossissimi problemi sociali che fortunatamente, non abbiamo più in Italia, quali l’analfabetismo, la malnutrizione e la divisione in caste, che è ancora prevalente.

Essendo straniera, naturalmente sono esentata da molte problematiche che non sono risultate un grosso peso per me. Rimane però la frustrazione di vedere situazioni sociali estremamente drammatiche ed ingiuste.

E’ stato difficile integrarti?

Non ho avuto alcuna difficoltà ad integrarmi nel circolo degli expats. L’integrazione nella cultura indiana rimane sempre problematica, sia per il mio background di europea che mi impedisce di essere pienamente accettata, sia per le forti differenze, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della donna all’interno della società e della famiglia indiana.

C’è qualche comunità italiana a cui rivolgersi in momenti di bisogno?

La comunità di expat italiana a Mumbai conta circa un’ottantina di persone fantastiche. Cerco sempre di mantenere un gruppo di amici eterogeneo costituito da indiani e expat originari di diversi Paesi, ma è bello avere un bel circolo di Italiani sui quali contare nel quotidiano e nei momenti di bisogno.

Pensi di ritornare in Italia un giorno?

Non lo escludo, ma al momento sto vivendo all’Indiana ovvero un giorno dopo l’altro.

Cristiana Peruzzo

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A cura di Nicole Cascione