Coronavirus e coprifuoco: cos’è e cosa comporta

Di Enza Petruzziello

Sebbene molti preferiscano parlare di chiusura anticipata, il termine “coprifuoco” è tornato prepotentemente di attualità. Il mondo dell’informazione ha così “etichettato” il provvedimento di contrasto alla pandemia che in tutto il territorio nazionale impone il divieto di uscire dalle 22 e le 5 a meno di emergenze o esigenze lavorative. Certo, un coprifuoco del nuovo millennio, ma pur sempre un coprifuoco.

Il DPCM del 3 novembre 2020

Il nuovo DPCM firmato il 3 novembre dal capo del Governo, Giuseppe Conte, e illustrato nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, sancisce dunque un nuovo coprifuoco per tutta l’Italia (prima era dalle 23), e divide il Paese in tre zone a partire dal 6 novembre e fino al 3 dicembre.

Già nelle scorse settimane, molti presidenti di Regione, Lombardia e Campania in primis, avevano fatto scattare il coprifuoco con  provvedimenti propri. La seconda ondata del Coronavirus ha colpito indistintamente tutto il territorio nazionale, e regioni  uscite illese a maggio adesso devono fare i conti con migliaia di contagiati e terapie intensive in affanno.

Ma che cos’è il coprifuoco e perché ne stiamo così tanto parlando? In questo articolo vi spieghiamo il significato e le origini del termine “coprifuoco”.

Coprifuoco: significato del termine

Secondo il dizionario Treccani, la definizione della parola coprifuoco corrisponde al: «Divieto straordinario di uscire durante le ore serali e notturne imposto dall’autorità per motivi di ordine pubblico, in situazioni di emergenza».

La famosa enciclopedia riporta anche un altro significato di coprifuoco: «Usanza medievale per cui, a una determinata ora della sera, gli abitanti di una città erano tenuti a coprire il fuoco con la cenere per evitare incendî; anche il segnale (suono di campane o altro) con cui si intimava il coprifuoco».

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Origini del termine coprifuoco

Questa seconda definizione ci riporta all’origine del termine, e al primo utilizzo di coprifuoco, letteralmente “coprire il fuoco”. Per risalire al suo significato storico dobbiamo infatti fare un passo indietro fino al Medioevo, quando le case nelle città europee, spesso fatte di legno, erano così vicine tra loro che gli incendi potevano diffondersi rapidamente di casa in casa.

Per evitare ciò, gli abitanti dei villaggi dovevano spegnere o coprire i fuochi del focolare entro una certa ora la sera. Una campana suonava per indicare quando era il momento di farlo. In francese questo segnale era chiamato couvrefeu , un composto di couvrir, che significa “coprire”, e feu, “fuoco”.

Con il tempo il termine coprifuoco è stato utilizzato soprattutto durante i periodi di guerra, per indicare la pratica diffusa delle autorità di proteggere o controllare la popolazione, a seconda degli scopi. In Italia, ad esempio, durante l’occupazione nazista fu imposto in diverse località da Sud a Nord il coprifuoco notturno per impedire assembramenti della popolazione locale. In questo caso, chiunque non avesse un permesso era tenuto a rimanere nella propria abitazione per non incorrere in sanzioni.

Coprifuoco in Italia e nelle principali regioni

Il DPCM del 3 novembre è arrivato dopo quello del 24 ottobre (che ricordiamo stabiliva il coprifuoco alle 23) e dopo i provvedimenti adottati da molte regioni italiane che si erano già mosse in autonomia per adottare misure di contenimento contro il propagarsi dei contagi, con il ritorno dell’autocertificazione.

Con il nuovo decreto di fatto l’Italia viene divisa in tre zone. La collocazione delle regioni nelle varie fasce sarà decisa dal ministro della Salute, sentiti i governatori, sulla base di 21 parametri, tra cui: il numero dei casi sintomatici, i ricoveri, i casi nelle Rsa, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra sintomi e diagnosi, il numero di nuovi focolai, l’occupazione dei posti letto sulla base dell’effettiva disponibilità.

Se una Regione dovesse rientrare in condizioni di stabilità per 14 giorni, con rischio più basso, potrà essere assoggettata a un regime di misure meno restrittive.

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Le tre zone in cui è divisa l’Italia

Oltre al coprifuoco, che scatterà dalle 22 fino alle 5 di mattina, si indicano misure nazionali che riguardano la didattica a distanza al 100 per cento per le superiori, la chiusura di musei e sale bingo, la sospensione di mostre e concorsi pubblici e privati. Cambia poi la capienza sui trasporti pubblici, che dovrà essere al 50 per cento. Queste sono le regole che valgono in tutta Italia e nello specifico per le regioni inserite nella fascia gialla.

Come durante la chiusura totale dello scorso marzo, gli spostamenti effettuati per comprovata urgenza o per lavoro durante le ore di chiusura totale dovranno essere giustificati con un’autocertificazione firmata, da esibire alle forze dell’ordine. Valida su tutto il territorio nazionale, è possibile scaricare l’autocertificazione sul sito del Viminale.

Ma vediamo nel dettaglio le 3 zone.

1. Zona rossa 

La zona rossa comprende Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle D’Aosta, dove il Covid-19 circola di più. In queste regioni sarà lockdown:

  • Per 2 settimane divieto di spostamenti  in entrata e uscita dai territori e all’interno dei medesimi.
  • Negozi chiusi.
  • Attività motoria solo vicino casa.
  • Si potrà uscire di casa solo per “comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”, nonché per tutti quegli spostamenti “strettamente necessari” ad accompagnare i bambini a scuola.
  • Una novità, rispetto alla bozza, riguarda la concessione ai parrucchieri, che rimarranno aperti anche nelle zone rosse.

2. Zona arancione

Puglia e Sicilia rientrano nella zona arancione, in quella cioè dove il rischio è valutato medio-alto. Queste due regioni si trovano in una situazione intermedia tra il massimo rischio e il rischio moderato. Per queste due regioni, e per quelle che, eventualmente nei prossimi giorni dovessero peggiorare la loro situazione e diventare da gialle ad arancioni, sono previste limitazioni molto simili alle zone rosse, con qualche eccezione:

  • Non è consentito l’ingresso/l’uscita dalle regioni, ma sono permessi gli spostamenti sul territorio per consentire lo svolgimento della didattica in presenza, fatto salvo il ritorno al domicilio.
  • Non sono consentiti gli spostamenti tra comuni, salvo che per le comprovate esigenze o per usufruire dei servizi non colpiti dal decreto di chiusura.
  • Non possono aprire i bar, i ristoranti, le gelaterie e le pasticcerie, che possono solo svolgere servizi di delivery e di asporto.
  • L’autocertificazione è necessaria solamente per andare al di fuori del proprio Comune o della propria regione. A differenza delle zone rosse, nelle regioni arancioni ci si può muovere liberamente all’interno del proprio Comune, ma solo dalle 5 alle 22. Di notte bisogna invece portare con sé l’autocertificazione.

3. Zona gialla

Nella zona gialla rientrano: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Province autonome di Trento e Bolzano, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto

Misure attenuate nelle zone gialle, a rischio moderato. In queste regioni sono concesse pressoché tutte le attività fino alle ore 22, quando scatta un “lockdown a termine” fino alle ore 5 del giorno successivo.

  • Musei e mostre saranno chiusi;
  • Chiusi anche i punti scommessa e i giochi in bar e tabaccherie, che possono restare aperti fino al coprifuoco.
  • Le scuole proseguono per tutte le classi fino alle medie ma con obbligo di mascherina. Didattica a distanza al 100 per cento per le superiori.
  • Nei giorni festivi e prefestivi i centri commerciali devono restare chiusi, tranne farmacie, alimentari, edicole e tabacchi.
  • Per circolare dopo le 22 è necessaria l’autocertificazione.

Coprifuoco all’estero

Proprio come l’Italia anche all’estero i governi nazionali stanno fronteggiando la seconda ondata di contagi da Coronavirus, con una serie di provvedimenti che prevedono il coprifuoco nelle principali città europee.

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In Europa, Francia e Spagna sono state le prime ad imprimere misure restrittive.

  • Francia: a Parigi e nel resto del Paese il coprifuoco scatta dalle 21 alle 6. Entrato in vigore il 17 ottobre durerà almeno 4 settimane.
  • Spagna: il premier spagnolo Pedro Sanchez ha decretato lo “stato di allerta nazionale” per far fronte alla seconda ondata della pandemia da Covid-19. Imposto anche il coprifuoco dalle 23.00 alle 6.00 in tutto il Paese, con l’eccezione delle isole Canarie. Le nuove misure proibiscono anche lo spostamento da una comunità autonoma all’altra, se non per ragioni di necessità. La Spagna è diventata il primo Paese in Europa a superare il milione di casi.
  • Gran Bretagna: il coprifuoco qui è stato deciso già a fine settembre. Pub e i ristoranti chiudono alle 22 per contrastare la diffusione del coronavirus. Le restrizioni più dure entrano in vigore in Galles, dove il 23 ottobre è scattato un lockdown parziale della durata di 17 giorni: dalle 18 la popolazione dovrà rimanere in casa salvo necessità e dovranno chiudere pub, ristoranti, alberghi e i negozi che vendono beni non essenziali.
  • Germania: decisa su tutto il territorio nazionale la chiusura di bar, ristoranti e negozi di alcolici dalle 23 alle 6, già in vigore a Berlino.
  • Belgio: il coprifuoco notturno è esteso a tutto il territorio dalle 22 alle 6. Divieto anche per le attività sportive e di centri culturali.