Giornalisti italiani all’estero: Caterina Soffici (Londra)
E’ da qualche mese a Londra, ma è già in grado di tracciare un quadro ben definito di come gli inglesi considerano gli italiani. In genere, passiamo per persone molto pittoresche. E incomprensibili. Davvero misterioso è il nostro rapporto con la giustizia. Ci salviamo, anzi meritiamo voti eccellenti, in fatto di cucina, design, moda.
A dirlo è Caterina Soffici, giornalista e scrittrice molto nota in Italia grazie anche al suo libro “Ma le donne no”, edito da Feltrinelli che, a settembre scorso, ha deciso di cambiare vita e stabilirsi a Londra con famiglia al seguito. “Vivevo a Milano – spiega- e ho deciso di lasciare l’Italia per dare una chance in più ai miei figli. Qui studiano in inglese e spero che questo, assieme alla mentalità più aperta di una metropoli internazionale, sia una cosa positiva per loro”.
Ma ha deciso di abbandonare Milano anche perché pensa che l’Italia sia alla deriva, non offra più opportunità di crescita?
C’è un problema di etica pubblica, corruzione, familismo. La disoccupazione, la crisi economica sono presenti anche altrove, in Gran Bretagna. Ad alti livelli. Ma è diverso il modo in cui si affrontano i problemi e si cercano delle soluzioni.
In che senso?
Non c’è una guerra civile latente e costante, qui.
Che spazio potrebbe avere una scrittrice italiana a Londra?
E’ ancora troppo presto per dirlo. Mi sono trasferita da settembre e per il momento sono stata presa molto da cose pratiche per il trasferimento della famiglia. Devo ancora sondare e saggiare il terreno. Di certo Londra è una città che offre migliaia di spunti, basta avere la voglia e, soprattutto, il tempo di andare a cercarli.
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E’ più facile inserirsi nel mercato del lavoro? Non ci sono raccomandazioni. E le segnalazioni?
Non esistono né raccomandazioni né segnalazioni. Se uno vuole trovare un lavoro deve mandare il curriculum e avere le caratteristiche giuste per ottenerlo. Tutto qui. Nel mondo anglosassone tutto funziona secondo procedure standard.
Cioè?
Se hai i punteggi e le credenziali bene. Altrimenti sei fuori dal sistema. Conoscere una persona all’interno può essere un aiuto solo perché ti segnala quali sono le posizioni che devono essere ricoperte in quel momento.
Ma questo discorso è valido in tutti i settori o in alcuni in particolare?
In tutti i settori, che io sappia.
Se dovesse dare un consiglio ad una scrittrice-giornalista italiana, che voglia trasferirsi a Londra per trovare lavoro, cosa direbbe? Che non c’è bisogno di “vendersi”, come spesso succede a quelle italiane?
Neanche in Italia una scrittrice deve prostituirsi. Si prostituiscono ragazze senza arte né parte, che cercano facili scorciatoie per arrivare. Il problema non sono le singole donne o le singole persone, il problema è il sistema. In Italia da sempre si tiene famiglia, come diceva Longanesi. Si cerca di sistemare i figli, i cognati, le amichette, ma questo è sempre stato così. Direi che negli ultimi anni la situazione è peggiorata, perché la velina è diventata ministra, quindi ha valicato un muro che prima era invalicabile per lei.
Tutta colpa dell’ex velina?
Il fatto che una velina sia diventata ministra ha un effetto di immagine e di esempio molto negativo sulle giovani donne e sulla società tutta. Quello che stupisce di più dell’Italia è che la televisione sembra l’unico ascensore sociale. Parlo sempre a livello di sistema. Qui si pensa che studiare bene e in buone Università ti porterà a trovare un lavoro. In Italia si parte già sapendo che non basta una buona laurea per trovarlo.
Nel suo libro si legge che l’Italia è il Paese più maschilista d’Europa. Ma non si è ancora ricreduta?
Non mi sono ricreduta. Anzi, vivendo qui e soprattutto, vedendo l’Italia da Londra e leggendo quello che scrivono i giornali stranieri sull’Italia (penso all’ultima copertina del Newsweek con le gambe di donna sui tacchi a spillo) l’idea è confermata e rafforzata.
Se l’Italia è il Paese più maschilista d’Europa è colpa delle donne italiane che non sanno farsi rispettare e non hanno coscienza di sé, come quelle inglesi, o dei maschi italiani, grandi seduttori?
Chiaro che gli inglesi non sono dei latin lover ed è anche vero che le donne inglesi
hanno più coscienza di sé delle italiane. Ma c’è molta discriminazione anche qui verso le donne, tanto che è allo studio una legge per favorire le assunzioni di donne rispetto agli impiegati uomini. Questa è la differenza: qua ci provano, in Italia no.
Un consiglio agli uomini italiani che vogliano corteggiare le inglesi?
Non saprei. Gli inglesi le fanno bere. Forse dovrebbero farle ridere.
Come gli inglesi considerano l’Italia?
Molto pittoreschi. Gli inglesi pensano che l’Italia sia la terra del buon mangiare, del vino, un Paese buono per farci le vacanze. Sono innamorati della Toscana, della Puglia, dei Laghi e della Sicilia. Apprezzano moda e design. Insomma, sembrano i soliti stereotipi, ma è così.
Gli italiani?
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Per loro siamo un popolo incomprensibile. L’italiano tipo è proprio l’opposto dell’inglese tipo.
Cosa li fa più ridere di noi?
Direi che non ridono degli italiani.
Cosa disapprovano di più?
Credo il fatto che non si rispettano le regole, la corruzione, la malavita, la mafia.
Cosa apprezzano degli italiani?
Tantissime cose. Soprattutto cibo, arte, design, moda. Tutto quello che è buon gusto e saper vivere, tutto quello che si associa a vacanze, sole, mare e tempo libero.
Come, invece, considerano la nostra classe dirigente?
Non amano il Presidente del Consiglio e tutto il suo entourage. E’ noto che lo considerano “unfit”, cioè incapace di governare. E sono abbastanza stupiti che in Italia nessuno, anche chi è sotto processo, si dimetta mai.
Quali sono le maggiori differenze fra noi e loro?
Praticamente tutto. La cosa che salta più all’occhio è la giustizia. Qui chi sbaglia paga e lo fa subito, non dopo anni. Si viene processati praticamente per direttissima e questo è un bene in tutti i sensi, perché i colpevoli sanno che non la faranno franca e non ci sono innocenti in carcere in attesa di giudizio per anni.
Ultima curiosità: come sono le mamme inglesi? Apprensive come le italiane?
Le donne inglesi sono l’opposto delle italiane. Bisogna distinguere tra le londinesi sofisticate, che sono un po’ le donne stile Sex and the City e le inglesi della provincia e del resto dell’Inghilterra. Sono due tipi di donne completamente differenti e, comunque, entrambe diverse dalle italiane. La casalinga madre apprensiva qui non esiste. Esiste la casalinga, la non working mum, ma non sta certo tutto il giorno a pulire la casa. Infatti le case sono sporche, i supermercati sono pieni di cibi precotti, pranzi surgelati eccetera. Forse poco sani, ma le donna non sanno e non amano cucinare. Fanno la lavatrice e sbattono tutto nell’asciugatore, nessuno stira le magliette o le lenzuola. La camicie si portano dai pakistani, cinque camicie per sei sterline, ossia sette euro. Mai vista una donna inglese stirare una camicia per il marito.
Cinzia Ficco