Vivere e lavorare in Danimarca: l’esperienza dello psicologo Marco Palermo
Marco Palermo nel 2010, alla fine del master in psicologia clinica, decide di trasferirsi in Danimarca. Una scelta dettata dal desiderio di esplorare nuove opportunità e di trovare un ambiente in cui poter crescere personalmente e professionalmente. Oggi Marco vive a Kolding, dove lavora per un’azienda privata e svolge parallelamente l’attività di psicologo libero professionista, offrendo consulenze a clienti italiani, expat e coppie interculturali residenti in tutta la Danimarca.
- Marco, di dove sei originario?
- Quando e perché hai deciso di trasferirti in Danimarca?
- Come si vive in Danimarca?
- Quali sono i pro e i contro del viverci?
- Di cosa ti occupi?
- Sono molti gli expat che si rivolgono a te?
- Quali sono le problematiche più comuni?
- Quanto è importante un supporto psicologico per affrontare un cambio di vita radicale, quale può essere un trasferimento in un nuovo Paese?
- Un consiglio professionale per tutti coloro che ci stanno leggendo:
Marco, di dove sei originario?
Sono originario di Cappelle sul Tavo, un piccolo paese nella provincia di Pescara, in Abruzzo. Sono cresciuto circondato dalla mentalità di paese e dalla natura. Vivevo vicino alla costa e ricordo con affetto le lunghe estati al mare, fatte di spensieratezza e semplicità. Dalla casa dei miei genitori, ogni mattina potevo ammirare il Gran Sasso. Quella montagna era lì, silenziosa e maestosa: una presenza costante. Pescara e i luoghi della sua provincia sono stati cruciali nel mio sviluppo personale. Ho tanti ricordi legati a questa città, che porto ancora con me.
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Quando e perché hai deciso di trasferirti in Danimarca?
Nel 2010, alla fine del mio master in psicologia clinica, ho deciso di trasferirmi in Danimarca. Questa scelta è stata il risultato di un lungo desiderio di esplorare nuove opportunità e di trovare un ambiente in cui poter crescere personalmente e professionalmente. Da quando ero adolescente, sentivo il bisogno di esplorare e di confrontarmi con una mentalità diversa, una mentalità che fosse più in linea con i miei valori e le mie aspirazioni. In Italia, pur apprezzando le mie radici e il mio percorso, mi rendevo conto che l’ambiente circostante non rispecchiava appieno le mie esigenze e il mio desiderio di crescita. La Danimarca mi fu consigliata dal professore, con il quale avevo scritto la mia tesi. Avendo grande stima di lui e fidandomi del suo giudizio, ho deciso di seguire il suo consiglio e di trasferirmi in un Paese che prometteva una cultura più dinamica, orientata al futuro e strutturata. Questi tre ingredienti per me furono abbastanza per partire.
Come si vive in Danimarca?
Vivere in Danimarca, in particolare a Copenaghen, è stata per me un’esperienza molto arricchente. Il Paese offre un’elevata qualità della vita e un ottimo equilibrio tra lavoro e tempo libero. Copenaghen è una città vivace, ricca di attività culturali e parchi. Dal 2021 mi sono trasferito con la mia famiglia a Kolding e ho scoperto un’altra anima della Danimarca. Questa parte del Paese, situata nello Jutland, ha un fascino tutto suo: diverso dalla capitale, più tranquillo, con un’attenzione particolare alle famiglie e a uno stile di vita più raccolto. Tuttavia, credo che si possa vivere bene ovunque nel mondo, purché il luogo rispecchi i propri valori e interessi.
Quali sono i pro e i contro del viverci?
Rispondere a questa domanda richiederebbe una riflessione più ampia, ma per ragioni di tempo e spazio condivido alcuni aspetti essenziali. La Danimarca ha davvero tanto da offrire, con molti elementi positivi, ma vivere qui comporta anche delle sfide. Tra le difficoltà principali che ho incontrato, soprattutto nei primi 5 anni, ci sono gli inverni lunghi e bui. Da novembre a marzo, le giornate sono spesso corte, grigie e con poche ore di luce naturale. La lingua danese, soprattutto nella pronuncia, rappresenta una vera sfida. È un investimento importante, necessario per integrarsi, ma richiede tempo e costanza. Le relazioni sociali: i danesi sono gentili ma piuttosto riservati. Costruire legami profondi può richiedere tempo e pazienza. Infine, un altro aspetto che ho trovato impegnativo è la pacatezza nel modo di comunicare. Qui ci si esprime con calma e moderazione, senza lasciarsi andare troppo al linguaggio corporeo o all’enfasi, il che può richiedere un certo adattamento. Tra gli aspetti positivi che ho riscontrato ci sono innanzitutto, l’elevata fiducia nelle relazioni interpersonali e nelle istituzioni, accompagnata da un sistema welfare efficace e da un basso livello di corruzione. La settimana lavorativa è in media di circa 37 ore e, almeno nel mio ambito, c’è un’ottima tutela dei diritti dei lavoratori. C’è grande attenzione verso l’istruzione, con un forte investimento nella scuola e un accesso ampio all’educazione. Infine, ho apprezzato molto il valore che la società danese attribuisce al tempo, soprattutto a quello da dedicare alla famiglia e alla sfera personale.

Di cosa ti occupi?
Lavoro in ambito psichiatrico perché ho sempre provato un forte interesse per l’ascolto e la comprensione delle persone, delle loro scelte e dei processi di cambiamento. Sono psicologo, laureato in Scienze Psicologiche e Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara. Nel corso della mia carriera, ho sviluppato un profilo professionale che copre tre aree complementari: la psichiatria sociale, la psichiatria residenziale e la psicologia clinica orientata alla terapia. Negli ultimi quattordici anni ho lavorato a tempo pieno nel sistema pubblico a Copenaghen. Oggi vivo a Kolding, dove lavoro con un’azienda privata e svolgo parallelamente l’attività di psicologo libero professionista, offrendo consulenze a clienti italiani, expat e coppie interculturali residenti in tutta la Danimarca.
Sono molti gli expat che si rivolgono a te?
Sì, una parte significativa delle persone con cui lavoro sono expat europei e dagli Stati Uniti.
Quali sono le problematiche più comuni?
Molti degli expat che si rivolgono a me portano con sé problemi legati a dinamiche e relazioni che esistevano già prima del loro arrivo in Danimarca. Questi problemi non sempre sono direttamente legati al processo di adattamento al nuovo Paese, ma spesso riguardano aspetti più profondi della loro vita personale e delle relazioni interpersonali che avevano in precedenza. Il trasferimento in un nuovo Paese, purtroppo, non risolve automaticamente queste difficoltà, ma può invece amplificarle, richiedendo un supporto maggiore per affrontarle, gestirle e trasformarle.
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Quanto è importante un supporto psicologico per affrontare un cambio di vita radicale, quale può essere un trasferimento in un nuovo Paese?
Quando ci si trasferisce in un nuovo Paese, il cambiamento può essere radicale e spesso le sfide emotive si presentano ancor prima di arrivare. In questi casi, il supporto psicologico diventa fondamentale per affrontare l’adattamento e il cosiddetto “shock culturale”. Le difficoltà sociali, la solitudine e il disorientamento che accompagnano l’inizio di una nuova vita all’estero possono influire profondamente sul benessere mentale. Un professionista può aiutare a sviluppare strategie efficaci per gestire queste emozioni e facilitare l’integrazione nel nuovo contesto. Inoltre, il supporto psicologico offre l’opportunità di crescere personalmente, migliorare le relazioni interpersonali e prevenire sintomi come ansia e depressione. In sintesi, affrontare un grande cambiamento con l’aiuto di un esperto aumenta notevolmente le probabilità di un adattamento sano e soddisfacente.
Un consiglio professionale per tutti coloro che ci stanno leggendo:
Un consiglio che mi sento di dare a tutti voi è di prendervi cura non solo del vostro corpo, ma anche della vostra mente. Imparate a riconoscere lo stress e a trovare il modo migliore per gestirlo. Non spingetevi mai oltre i vostri limiti, ma piuttosto imparate ad amarvi e a connettervi con le vostre emozioni, perché sono loro a indicarci i nostri veri bisogni. Ai giovani vorrei dire di imparare a pianificare il loro percorso con consapevolezza, senza mai arrendersi al giudizio degli altri. Solo voi conoscete veramente i vostri desideri e da dove venite. Allenatevi alla pazienza con voi stessi e ricordate che il successo non è mai un cammino lineare. Non abbiate paura di fare errori, perché sono proprio da questi che si impara a vivere davvero. Viaggiate, ma non limitatevi a essere turisti. Il viaggio è un’occasione per crescere, per scoprire non solo il mondo, ma anche voi stessi. Ci sarebbero molte altre cose che potrei condividere, ma per ora vi ringrazio di cuore per avermi dato l’opportunità di raccontarvi una parte del mio cammino attraverso questa intervista.
Sito: marcoptherapy.com
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