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Tra libri, calcio e community, Antonio Marchese: “A Londra ho realizzato tutti i miei sogni”

Antonio Marchese

Antonio Marchese: “A Londra ho realizzato tutti i miei sogni”

Di Enza Petruzziello

È partito da lontano per inseguire i suoi sogni. Antonio Marchese, milanese classe 1984, è uno scrittore freelance e creatore di contenuti. Ha lasciato l’Italia per girare il mondo, decidendo di stabilirsi a Londra, città in cui vive e lavora tutt’ora.

Sin da bambino mostra una passione smisurata per la scrittura, a tal punto da abbozzare romanzi durante le ore di algebra, attirandosi le ire della “prof”. Inizia a lavorare a 16 anni e nel frattempo si diploma come Dirigente di Comunità. L’altra grande passione, viaggiare, lo porta a intraprendere una serie di viaggi con i soldi messi da parte. Dopo aver cambiato diversi lavori, decide di fare la valigia e prenotare un biglietto di sola andata per la capitale inglese.

Dopo aver scritto diversi libri, fonda la piattaforma social “Il Calcio a Londra“, una community che in poco tempo raggiunge quasi 100mila persone. Nel corso del tempo inizia a collaborare con diverse testate sportive e non, organizza Tour della Città con un’agenzia di viaggi e scrive per diversi siti che parlano di calcio e viaggi. Ecco cosa ci ha raccontato.

Antonio, giovanissimo decidi di fare le valigie e come molti tuoi coetanei sei partito alla volta di Londra. Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia e trasferirti in questa città?

«Ho sempre amato viaggiare, girare il mondo per scoprirne angoli nascosti e bellezze. Dico sempre che la vita è troppo breve e il mondo è troppo grande. Dopo aver girato il mondo ci fu un viaggio in particolare che mi scombussolò la vita. Ecco perché decisi di prenotare un biglietto di sola andata per una città bella e meravigliosa,quanto difficile e faticosa da affrontare. Cercavo da tempo un posto dove ritagliarmi uno spazio nel mondo e forse lo avevo trovato».

Come sono stati gli inizi nella capitale inglese? Hai fatto tutto da solo o c’è stato qualcuno che ti ha aiutato?

«Partire così all’avventura senza nessuna certezza è pura follia, irriverenza allo stato puro, ma forse è stato proprio quel concentrato esplosivo il segreto del successo, che sarebbe arrivato anni dopo. Parlavo pochissimo inglese, non avevo un lavoro e non avevo una casa, solo una valigia che scoppiava di vestiti e sogni da riporre nel cassetto del comodino della mia prima stanza minuscola, che affittai per 650 sterline al mese. Bei tempi, adesso a Londra per una stanza ci vuole quasi il doppio».

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Londra è una città cosmopolita, ancorata sì a delle tradizioni ben specifiche ma con uno sguardo sempre rivolto al futuro. Ma come è concretamente vivere qui?

«Londra è una città meravigliosa. Come l’ho definita in uno dei miei libri è tante piccole città dentro un’altra città, quartieri che diventano paesi, in cui le persone vivono vite parallele e differenti, a pochi metri di distanza le une dalle altre, tutte sotto lo stesso cielo. Qui si parlano più di 300 lingue diverse e si professano tutte le religioni del mondo, questa città ha il potere forte, quasi magico, di evocare una profonda nostalgia ancora prima di andarsene, perché il tempo a Londra passa in fretta, forse troppo. O la ami o la odi, la città ti prende e ti rapisce, costringendoti quasi a non andartene più. Il costo della vita è altissimo, soprattutto dopo Brexit. I prezzi delle case sono molto alti, e non solo nelle zone più rinomate come ad esempio Notting Hill, Greenwich o Richmond, ma anche in zona 3/4, anche per via dei collegamenti e dei mezzi di trasporto molto efficienti. Per quanto concerne il sistema sanitario in Inghilterra è molto diverso sotto certi aspetti, a partire da quello che in Italia chiamiamo medico di base: diciamo che in UK non esiste un’unica figura di riferimento, ma ci si rivolge a centri che mettono a disposizione più medici, quindi non si è quasi mai seguiti dalla stessa persona».

Dal punto di vista burocratico – penso ai permessi di soggiorno e ai visti – quali sono i passaggi da compiere per chi vuole trasferirsi in Inghilterra nel post Brexit?

«Dopo Brexit venire a Londra è decisamente più complicato, oltre al passaporto biometrico dal 2024 servirà anche l’Eta (Electronic Travel Authorisation) con turisti e viaggiatori non residenti nel Regno Unito che dovranno compilare una sorta modulo preventivo, per intenderci un po’ come l’Esta per andare a New York. L’Eta dovrebbe avere un costo di circa 18 sterline. È consigliata anche un’assicurazione sanitaria. Per venire a vivere in UK dopo Brexit invece è diventato tutto molto complicato, permesso di lavoro, di soggiorno e altri documenti hanno reso difficile l’iter di l’arrivo di migliaia di persone che purtroppo al momento devono desistere. Arrivare con una valigia e tanti sogni come feci io anni fa ora non basta più».

Quali sono, a tuo avviso, i punti di forza di Londra e quali invece quelli a sfavore?

«Londra è una megalopoli di quasi 10 milioni di persone, è difficile non sentirsi parte di qualcosa, ma al contempo è facile sentirsi soli. È forse la città più cosmopolita del mondo, tra mille culture e persone diverse ci sono tantissime opportunità lavorative ed esiste quella cosa che soprattutto i giovani lamentano non esserci in Italia, ovvero la meritocrazia. Al tempo stesso però più gente vuol dire più competizione, di conseguenza bisogna rimanere sempre aggiornati e allerta per cercare di emergere e fare la differenza. Anche la ricerca di una casa può essere snervante, sia per i costi sia per la richiesta sempre alta».

Scrittore freelance e creatore di contenuti, scrivi e collabori con diverse testate di calcio. Quando nasce la passione per la scrittura e per il calcio?

«La passione per il calcio nasce da lontano, sin da quando ero bambino, trasmessa da mio papà. Adesso la passione è diventata un lavoro. Con i primi soldi messi da parte dal mio primo lavoro londinese in un Pub, decisi di acquistare un biglietto per una partita del Crystal Palace, la squadra del primo quartiere in cui vissi, la squadra del Sud di Londra, la mia squadra del cuore. Calcio e passione, Londra ne è piena. Una squadra per ogni quartiere, uno stadio a ogni angolo, una città dove il football lo respiri ovunque, dal pub al barbiere, al negozio di fiori. Ci fu un’immagine che più di tutte mi rimase impressa spingendomi ad arrivare dove sono arrivato oggi: una sera prima di una partita ero in coda fuori da Selhurst Park, lo stadio del Crystal Palace, e vidi una vecchina che sorseggiava il suo tè nel giardino di una delle case che confinavano con lo stadio. Sbirciando attraverso la finestra vidi che la televisione era sintonizzata sulla BBC che trasmetteva le immagini fuori dallo stadio, il cameraman era proprio nel giardino di casa dell’anziana signora. Gli stadi londinesi sono famosi per essere incastrati tra le case vittoriane dei quartieri. Vite parallele. Da qui presi l’ispirazione per il titolo del mio primo libro. Negli anni ho continuato a perseguire ciò che avevo fisso in testa, il calcio è entrato in maniera preponderante nella mia vita».

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Una passione talmente grande che hai al tuo attivo anche diversi libri. Uno fra tutti, “Il calcio tra le case – a spasso per Londra, la città del calcio”. Il volume ti ha dato la spinta per creare una tua piattaforma social “Il Calcio a Londra”. Come è nata l’idea e come hai visto crescere questa community nel tempo?

«Ho deciso di fondare la piattaforma social “Il Calcio a Londra” (community di quasi 100mila persone) per cercare di avvicinare la gente al calcio londinese, ovvero interi quartieri che riempiono uno stadio e quel senso di comunità che lega tutte le squadre di calcio alla gente e al tessuto sociale delle varie zone della città. Poi sono arrivati i libri, Il Calcio tra le Case e Il Calcio a Londra -Avventure Illustrate, dove città, calcio e vite di persone catapultano il lettore tra stadi e quartieri di una megalopoli incredibile. I libri non sono solo calcio. La risposta dei lettori è stata incredibile, i numeri delle vendite sono stati straordinari, la cosa davvero straordinaria però è l’aver constatato che ci sono persone che partono per Londra con il libro per toccare con mano i posti descritti e raccontati nei capitoli, e per ripercorrere i passi del mio viaggio, a spasso tra i quartieri della città».

Parlaci del tuo sito, che informazioni possono trovare i lettori?

«Il sito https://ilcalcioalondra.com/ è un enorme contenitore di storie, aneddoti, partite e reportage dove i lettori e gli appassionati possono rimanere aggiornati quotidianamente anche grazie a tutte le news. La redazione in totale è formata da 13 persone».

Tutti conosciamo l’amore degli italiani per il calcio. Anche in Inghilterra c’è una forte passione per questo sport. In base alla tua esperienza, che differenze ci sono tra i due Paesi, sia a livello di tifosi che di gioco?

«Le differenze tra il calcio in Italia e in Inghilterra sono diverse: in Inghilterra le tribune degli stadi sono a ridosso del campo e cadono a picco sul rettangolo verde, non ci sono barriere e i tifosi creano un’atmosfera unica. Gli stadi sono tutti di proprietà e anche le piccole squadre hanno i soldi per fare mercato, di conseguenza il livello si alza. La gente è completamente “matta” per il football, andare allo stadio fa parte della cultura, come il Sunday Roast della domenica o il tè delle cinque».

Non solo calcio. A Londra organizzi anche Tour della Città con un’agenzia di viaggi. Di che cosa ti occupi nello specifico?

«I Tour degli Stadi (organizzati in collaborazione con l’Agenzia Viaggi WeFan) sono viaggi alla scoperta di una Londra diversa, alla ricerca del fascino della periferia, tra partite di calcio, visite agli stadi e lunghe passeggiate circondati da Pub e case vittoriane. Tre giorni a spasso per la città, dove le persone vengono accompagnate da una Guida in giro per i quartieri più iconici, tra storie e aneddoti. Nel servizio sono compresi i biglietti delle partite, i pernottamenti, un accompagnatore e un’assicurazione medico-bagaglio».

Nel tuo percorso, sicuramente hai incontrato sfide. Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato finora, e come l’hai superata? D’altra parte, c’è un successo di cui sei particolarmente fiero?

«I miei genitori hanno viaggiato molto, mio padre quando ero piccolo girava tanto per lavoro, mia madre ha vissuto in Canada. Forse era destino che arrivasse anche per me il momento di fare i bagagli. La cosa di cui vado più orgoglioso è aver raggiunto i miei obiettivi (ne ho ancora tanti) essermi creato un lavoro da zero con le mie idee e con le mie forze, ma soprattutto non avere rimpianti. Se mi volto indietro e ripercorro le tappe della mia vita rifarei esattamente tutto quanto. Di difficoltà ce ne sono state e anche tante. La lontananza da casa, dalla mia famiglia e dagli amici ha avuto un peso specifico non indifferente. A volte per realizzare qualcosa devi sacrificare qualcos’altro. E forse la sfida più grande è stata proprio quella, allontanarmi dai miei affetti, sapendo che a casa ci sarei tornato una o due volte l’anno».

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Quali consigli daresti a chi sta pensando di mollare tutto per inseguire i suoi sogni ma non trova il coraggio?

«Credo che per raggiungere l’apice della felicità o realizzare un sogno in particolare ci vogliano coraggio, lungimiranza, e una dose di follia che crea sempre quel senso di vuoto, a mio parere anche le incertezze rendono un viaggio o un percorso di vita affascinante. Sono ben consapevole che mollare tutto e partire all’avventura è impresa ardua, immaginare di farlo o pensare di farlo è forse il preludio che qualcosa bolle in pentola e c’è il desiderio di cambiare vita, ma poi serve davvero tanto coraggio, e come dicevo prima un po’ di sana follia».

Nonostante la tua residenza a Londra, come mantieni il legame con l’Italia? Hai progetti o collaborazioni in programma con il panorama italiano?

«L’uscita del terzo libro è un’idea concreta, oltre alla produzione di una serie di Podcast con l’agenzia di Podcasting “Si Racconta” dove andremo a sviluppare dei racconti e uno storytelling prendendo ispirazione da alcuni capitoli del mio secondo libro».

Come è cambiata la tua vita da quando sei a Londra?

«Sono papà di un bellissimo bimbo di due anni e mezzo che si chiama Samuele e vivo insieme alla mia compagna Silvia, anche lei lavora a Londra ma come Fundraising Manager nel campo della cooperazione internazionale. Faccio il lavoro che sognavo da bambino, e vedo il mio bimbo crescere nello stesso quartiere dove anni fa arrivai con quella valigia piena di vestiti e sogni. Quando avanza un po’ di tempo continuo a viaggiare».

Quali sono i tuoi prossimi progetti e obiettivi?

«La community de Il Calcio a Londra è arrivata quasi a 100mila persone, il primo libro è arrivato alle ventesima ristampa, il secondo alla decima. I numeri fanno davvero tanto piacere, ma i messaggi delle persone sono davvero la soddisfazione più grande e non smetterò mai di ringraziare tutti quelli che mi sostengono. Il prossimo obiettivo è quello di sviluppare e produrre una docu-serie televisiva sulla base di uno dei miei libri, forse è un progetto troppo ambizioso, ma vale la pena provarci».

Per contattare Antonio ecco i suoi recapiti:

Mail: ilcalcioalondra@gmail.com

Sito web: https://ilcalcioalondra.com/

Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100031153193549

Instagram: https://www.instagram.com/il_calcio_a_londra/

TitTok: ilcalcioalondra

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