Angela: a Londra mio marito ed io abbiamo dato vita a Tixtree

A cura di Maricla Pannocchia

Giovane ma già coraggiosa e impegnata, Angela, 32 anni, ha lasciato l’Italia con l’allora fidanzato – oggi marito – Bruno, dopo aver stilato una lista di città appetibili per il trasferimento e, come dice la donna, “Londra ha vinto su tutte.”

Come racconta Angela, lei e Bruno hanno creato “una biglietteria online, una piattaforma che consente agli organizzatori di eventi di ogni tipo – da un festival con migliaia di persone a un’intima lezione di yoga – di vendere biglietti e avere un impatto positivo sull’ambiente. Ciò che ci differenzia dalle altre ticketing platform, oltre alla qualità del nostro servizio, è il modo in cui facciamo business. Operiamo come una social enterprise, destinando il 50% dei nostri profitti netti per finanziare progetti di tree-planting e rigenerare ecosistemi degradati, in quanto è riconosciuta, a oggi, come la soluzione più efficace e conveniente per catturare anidride carbonica e mitigare la crisi climatica.”

Il fatto che Tixtree sia stata fondata a Londra ha contributo al suo carattere perché la capitale inglese, sebbene non sia “perfetta”, ha un’anima unica. A chi vuole trasferirsi lì, Angela consiglia di dare un’occhiata ai posti di lavoro nel settore sanitario dove, dopo la Brexit, c’è una particolare carenza di personale e, naturalmente, è necessario rispettare le regole d’immigrazione che, oggi, si basano un sistema a punti che disciplina l’ottenimento del visto lavorativo, in vigore da gennaio 2021.

Oltre agli obiettivi per il futuro professionale, che di certo non le mancano, Angela, neo-mamma, ne ha anche un altro, il più importante: essere un modello per sua figlia e aiutarla a diventare una donna forte e indipendente.

angela lena tixtree

Ciao Angela, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao a tutti, mi chiamo Angela, ho 32 anni e sono originaria di Flumeri, un piccolo comune campano dove puoi andare a prendere un caffè al bar sapendo che troverai sicuramente qualcuno che conosci con cui scambiare due chiacchiere. Dopo essermi laureata in giurisprudenza alla LUISS, ho lavorato nel campo della cybersecurity dove svolgevo attività di advocacy verso le istituzioni europee rappresentando gli interessi del settore bancario. Poi, come spesso accade, ho deciso di cambiare vita e oggi sono Co-Founder e CEO di Tixtree, la start-up che ho fondato con mio marito. Ho una figlia, Aria, una passione per i viaggi e per la pizza margherita.

Quando e perché hai lasciato l’Italia?

Ho lasciato il mio Paese natale il 19 agosto 2019, con una parentesi di alcuni mesi in cui ho fatto ritorno in Italia per motivi di lavoro. Come molti expats, sono partita per mettermi in gioco, abbandonare la comfort zone e trovare nuove prospettive di vita.

Adesso vivi a Londra. Come mai hai scelto di trasferirti proprio lì?

Passeggiavo con il mio ragazzo – ora marito – a Villa Ada e fantasticavamo sul mollare tutto e fare un’esperienza di vita in una realtà dinamica e internazionale. Quasi per gioco abbiamo selezionato alcune città in cui ci sarebbe piaciuto vivere e stilato una lista di pro e contro per ognuna. Ha vinto Londra.

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Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?

Per natura sono una persona curiosa, che ama viaggiare ed esplorare posti nuovi. Sin da piccola sognavo di vivere in una grande metropoli, quindi, quando l’ho detto alla famiglia e agli amici, diciamo che in fondo se lo aspettavano tutti tranne mia madre, a giudicare dalla reazione.

Come ti sei organizzata prima della partenza?

Mi sono trasferita senza fare troppi piani. Ho riempito un’enorme valigia blu (sì, una sola valigia), comprato un biglietto di sola andata e sono partita.

Gestisci, insieme a tuo marito, una realtà che avete creato da zero e che, secondo me, fa un lavoro bellissimo. Ti va di parlarcene?

Assolutamente, sono entusiasta di condividere la nostra storia! Mio marito Bruno ed io abbiamo creato una biglietteria online, una piattaforma che consente agli organizzatori di eventi di ogni tipo – da un festival con migliaia di persone a un’intima lezione di yoga – di vendere biglietti e avere un impatto positivo sull’ambiente. Ciò che ci differenzia dalle altre ticketing platform, oltre alla qualità del nostro servizio, è il modo in cui facciamo business. Operiamo come una social enterprise, destinando il 50% dei nostri profitti netti per finanziare progetti di tree-planting e rigenerare ecosistemi degradati, in quanto è riconosciuta, a oggi, come la soluzione più efficace e conveniente per catturare anidride carbonica e mitigare la crisi climatica. Abbiamo deciso di rimanere indipendenti e di non avere vincoli da parte d’investitori, a testimonianza dell’impegno nei confronti dei nostri unici stakeholders: gli organizzatori e il nostro prezioso pianeta.

Quando vi è venuta quest’idea?

L’idea ci è venuta dopo aver letto dell’ennesimo disastro ambientale causato dal cambiamento climatico. Il settore del ticketing ci è sembrata la scelta perfetta perchė consente di creare un impatto positivo sull’ambiente riunendo le persone per condividere esperienze. Il nostro modello di business è stato ispirato dalle social enterprise e dai marchi che devolvono il 50% dei profitti a cause benefiche, dimostrando che è possibile avere successo negli affari e contribuire al bene comune. Abbiamo notato che nel settore del software as a service, in particolare nel ticketing, è raro trovare aziende che abbracciano i principi della social enterprise, perseguendo, invece, unicamente il profitto economico. Abbiamo deciso di rompere questa tradizione, dando vita a Tixtree.

angela lena tixtree

Puoi raccontarci, a sommi capi, i passaggi che vi hanno portato dal sogno alla realtà di Tixtree?

Certo. Dal giorno uno, la nostra filosofia è stata quella di non voler essere solo la scelta più “etica” per gli organizzatori di eventi, ma di fornire il miglior software di ticketing sul mercato. Abbiamo intervistato decine e decine di organizzatori per capire le loro esigenze e realizzare un prodotto che li aiutasse a svolgere al meglio il proprio lavoro. Sei mesi dopo abbiamo lanciato un MVP avanzato che i primi clienti ci hanno aiutato a migliorare. Da allora, rilasciamo giornalmente miglioramenti o nuove funzionalità, che spesso sono proprio gli organizzatori a chiederci, dal momento che instauriamo un canale di comunicazione aperto e siamo pronti a rivedere la nostra roadmap per soddisfare le loro esigenze.

Pensi che Londra abbia favorito la nascita e la crescita della vostra impresa o credi che avreste potuto avviarla e vederla fiorire anche in altre città?

Assolutamente sì, Londra non è solo la nostra sede, ha plasmato il DNA della nostra azienda sin dalla sua nascita. Sebbene la nostra attività si estenda globalmente e non sia limitata da confini geografici, la scelta di fondare Tixtree qui è stata cruciale. Certo, avremmo potuto avviare la nostra impresa altrove, ma credo che questa città, con la sua energia, abbia conferito a Tixtree un carattere unico. Londra è un vero melting pot d’idee e innovazione e vivere qui ha alimentato la nostra creatività, ci ha messo in contatto con risorse straordinarie e ha contribuito a definire il nostro percorso imprenditoriale in modo irripetibile.

Hai mai avuto difficoltà, in quanto donna?

Personalmente, non ho sperimentato discriminazioni dirette, ma sono consapevole che il mio caso non deve far dimenticare la necessità di promuovere un cambiamento sistematico. Purtroppo, il gender gap nell’imprenditoria è ancora rilevante. Non lo dico io, lo dicono i dati. Per una donna, ad esempio, è più difficile ottenere finanziamenti, di conseguenza, per questo e altri fattori, la strada dell’impresa è più ripida.

Che consigli daresti ad altri italiani che, avendo i documenti in regola, vorrebbero andare a Londra per avviare una loro impresa?

Innanzitutto direi loro di vivere quell’esperienza con entusiasmo, ma anche di non sottovalutare l’importanza di una pianificazione dettagliata, Londra offre molto ma non regala nulla. Suggerirei, poi, di essere flessibili e sapersi adattare. Un altro consiglio è d’immergersi nella cultura imprenditoriale locale, per esempio partecipando a eventi di networking, perché la condivisione di esperienze con altri imprenditori ha un valore inestimabile.

Come ti sei mossa per trovare un alloggio?

All’inizio, abbiamo optato per un approccio temporaneo prenotando un Airbnb per 15 giorni. In questo modo abbiamo avuto il tempo necessario per esplorare la città dal vivo e individuare la zona in cui ci sarebbe piaciuto vivere. Da quel momento, ho cambiato indirizzo 3 o 4 volte, utilizzando una combinazione di agenzie immobiliari e siti online come Zoopla e RightMove.

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Quali sono i costi medi e le zone in cui, secondo te, è possibile vivere bene spendendo il giusto?

La scelta della zona dipende molto dalle esigenze personali: vicinanza al lavoro, presenza di scuole, università, ecc. Detto questo, Londra è una delle città più costose al mondo e i prezzi variano in base a diversi fattori, tra cui la zona, le dimensioni dell’alloggio, il tipo di trasporto utilizzato e il proprio stile di vita. Finora, ho vissuto in zona 1, dove il costo medio per un appartamento con due camere da letto si aggira intorno a £2,500 – £4,000 o anche più al mese, a seconda della posizione e delle caratteristiche dell’appartamento, e in zona 2 dove i costi diminuiscono rispetto alle zone centrali e un appartamento con le stesse caratteristiche costa intorno ai £1,800 – £3,000 o più al mese.

Appurato che, per via della Brexit, ormai solo chi ha i documenti in regola con la stessa può vivere e lavorare a Londra, pensi che sia facile, per un italiano, essere assunto lì?

Con il points-based immigration system, un sistema a punti che disciplina l’ottenimento del visto lavorativo, in vigore da gennaio 2021, trasferirsi e lavorare a Londra per un cittadino italiano è diventata un’impresa più complessa rispetto al passato, sebbene non impossibile. Per ottenere un visto lavorativo, come lo Skilled Worker Visa, sono richiesti 70 punti, e ci sono requisiti obbligatori e imprescindibili che devono essere soddisfatti. Tuttavia, ci sono dei settori, come quello sanitario, dove anche post Brexit non è soltanto possibile lavorare, ma addirittura incentivato per la mancanza di personale. In generale, il mercato del lavoro nel Regno Unito, e a Londra in particolare, offre ancora numerose opportunità. Le aziende nel settore tech, in particolare, sono costantemente in cerca di talenti internazionali, e molte di esse sono disposte a fornire supporto per l’ottenimento del visto di lavoro.

Quali settori offrono più opportunità lavorative?

Vedo diversi settori in crescita e tra questi c’è sicuramente quello tech, soprattutto per la presenza di un solido sistema d’investimenti e per l’accessibilità ai capitali che permette alle start-up e alle aziende tech di espandersi e fare innovazione. Anche il settore finanziario offre tantissime opportunità di carriera. La City di Londra rimane un hub finanziario globale e la città è terreno fertile per le startup fintech, grazie a un ecosistema finanziario consolidato e alla sua storia d’innovazione e progresso tecnologico. Non a caso, negli ultimi anni, il governo ha lanciato il Centro per la Finanza, l’Innovazione e la Tecnologia, con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente l’industria fintech del Regno Unito.

Se una tua amica che vive ancora in Italia volesse aprire una sua attività a Londra, quale le consiglieresti?

Tutto dipende dalle proprie inclinazioni personali. Se fosse nelle sue corde, le suggerirei di considerare un approccio digitale per la sua attività e creare una soluzione che possa avere un impatto positivo. Sarebbe utile concentrarsi su un problema che lei riscontra nella sua sfera professionale o quotidiana e valutare come una soluzione digitale possa risolvere efficacemente quel problema. Per esempio, potrebbe esplorare l’idea di sviluppare un servizio o un prodotto digitale che semplifichi un processo, risolva una lacuna nel mercato o migliori la vita quotidiana delle persone. Ciò potrebbe essere legato a qualsiasi settore e le potenzialità sono infinite.

Come valuteresti servizi come la sanità, la burocrazia e i mezzi pubblici?

Parlando della burocrazia, credetemi, è un sogno. Svolgere una qualsiasi pratica amministrativa è come seguire una ricetta: tutto è chiaro, veloce, senza spazi per le incertezze e online. Non ho mai dovuto fare una fila in un ufficio e non mi sono mai sentita persa in procedure lunghe e astruse. La precisione delle indicazioni fornite ti consente di sbrigare il tutto in pochi minuti, un aspetto che semplifica la vita e rende il sistema burocratico inglese estremamente efficiente.

Per quanto riguarda i mezzi pubblici, Londra vanta una delle reti di trasporto più efficienti al mondo. La città è ben servita e permette a milioni di persone di spostarsi agilmente ogni giorno. Nonostante le dimensioni e le distanze della città, la facilità negli spostamenti è notevole, il che rende superflua l’idea di possedere un’auto.

Passando al sistema sanitario, l’NHS (National Health Service) è una delle istituzioni sanitarie pubbliche più grandi al mondo che, quindi, pur annoverando molti pregi, non può essere esente da difetti. È un sistema altamente proceduralizzato e informatizzato, il che facilita l’erogazione di cure, ma a volte può tradursi in una mancanza di relazione personale con il paziente. Nonostante questo, la mia esperienza finora è stata abbastanza positiva.

Come sei stata accolta dalla gente del posto?

Gli inglesi si sono rivelati incredibilmente accoglienti. L’essere freddi e formali, tipico stereotipo con cui vengono descritti, è solo un falso mito. Possono apparire freddi, ma una volta rotto il ghiaccio, meglio se in un pub, sono estremamente alla mano e cordiali.

angela lena tixtree

Quali sono, secondo te, i punti in comune e le differenze fra lo stile di vita italiano e quello inglese?

Qui entriamo nel campo delle generalizzazioni che, come tali, sono sempre fuorvianti. In linea generale, direi che ci sono più differenze che punti in comune fra i due stili di vita. Italiani e inglesi hanno un modo totalmente diverso di affrontare la vita. Gli inglesi sono ancorati alla filosofia del famoso manifesto della Seconda Guerra Mondiale del “Keep Calm and Carry On” (stai calmo e vai avanti), per un certo modo molto british di affrontare gli eventi con sobrietà e risolutezza. Gli italiani, invece, tendono a perdere la calma molto più facilmente, anche in situazioni che potrebbero essere gestite senza eccessivi drammi.

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Anche l’atteggiamento nel mondo del lavoro è molto diverso. Sebbene entrambe le culture vivano ritmi serrati, gli inglesi riescono a mantenere un equilibrio migliore tra lavoro e vita privata (almeno in alcuni settori).

Un’altra differenza è il rapporto con le regole. Agli inglesi piace avere e seguire una serie di regole, gli italiani, invece, sebbene abbiano delle regole, non sempre sono portati a seguirle, almeno non del tutto. Questo ci rende più inclini a improvvisare rispetto agli inglesi.

Ci sono anche delle similitudini, come l’importanza che entrambi attribuiscono alla famiglia e il ruolo che gioca nella vita di ciascuno. Entrambi, poi, sono orgogliosi delle proprie eredità culturali, architettoniche e artistiche e c’è un forte rispetto per la storia e la tradizione.

Credi che sia importante sapere la lingua sin da subito?

Dipende. Uno dei requisiti obbligatori per ottenere un visto lavorativo è la conoscenza della lingua inglese, che viene accertata tramite un test. Ci sono comunque molte opportunità per gli studenti che vogliono venire a Londra per imparare l’inglese.

Londra è una città che, dal punto di vista ricreativo e culturale, offre di tutto. A cosa non potresti mai rinunciare?

Amo vivere gli spazi all’aperto, non potrei fare a meno di una passeggiata a Holland Park o di stendere una coperta e leggere un libro a Battersea Park. Ho fatto mia l’usanza tipicamente inglese dei pic nic all’aperto e adesso ogni occasione è buona per organizzarne uno al primo raggio di sole. Un’altra cosa a cui non potrei mai rinunciare sono le mostre di artisti internazionali che questa città ospita. Sono un’appassionata di fotografia e la Tate Modern e la Photographers’ Gallery a Soho sono alcuni dei posti che preferisco.

Quanto spesso torni in Italia e cosa ti manca di più del Bel Paese?

La mia famiglia. Cerco di tornare in Italia almeno un paio di volte all’anno e spesso sono parenti e amici a venire qui da noi.

Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?

Vivere qui mi ha insegnato a essere più coraggiosa. Ho imparato che la vita non segue un percorso predefinito, anche quando sembra che ogni strada sia già stata tracciata. In ogni momento, abbiamo la possibilità di cambiare direzione e, se non troviamo la strada che fa per noi, possiamo sempre costruirne una tutta nostra. Il bello di questa esperienza sta nell’opportunità continua di re-inventarsi e nella consapevolezza che il potere di plasmare il proprio destino è sempre nelle nostre mani.

Qualche consiglio per i nostri lettori che vorrebbero visitare la capitale inglese…

Londra è stupenda in questo periodo dell’anno. Si respira un’atmosfera magica con le luci, i mercatini di Natale e le piste di pattinaggio in scenari particolarmente suggestivi, insomma, merita davvero una visita.

Progetti futuri?

Guardando al futuro, ho un ambizioso progetto professionale: far diventare Tixtree la prima scelta per gli organizzatori di eventi, provando che è possibile adottare un capitalismo più compassionevole, dove il successo di un’azienda non è misurato solo dal raggiungimento degli obiettivi interni ma anche dall’influenza positiva che ha sulla comunità circostante e sul nostro pianeta.

Parallelamente a questo, il mio ruolo di neo mamma rappresenta una grande sfida nella mia vita personale e il desiderio più grande è quello di diventare un solido punto di riferimento per mia figlia. Spero di riuscire ad insegnarle i valori fondamentali che mia madre ha trasmesso a me e di aiutarla a diventare una donna forte e indipendente.

Per seguire e contattare Angela:

E-mail: angela@tixtree.com

Sito web: https://www.tixtree.com

Facebook: Angela Lena

Instagram: itslondonish