Vivere e raccontare il Brasile – Stefano Gentile

Comincia oggi in maniera continuativa la mia collaborazione col sito Voglio Vivere Così. Il progetto prevede la realizzazione di alcuni articoli dedicati al Brasile, la mia patria di adozione.

Il Brasile è un paese molto interessante, ancora oggi, sia per chi vuole venire a viverci sia per chi vuole fare investimenti.

Ma come sono finito qui?

Cercherò di raccontarvelo, perchè forse la mia esperienza può essere quella di molti altri, o potrà essere utile a molti altri. A volte, se ci si sofferma un momento a pensare, appare molto strana la storia della propria vita. Una concatenazione di avvenimenti che ti portano da una parte all’altra del mondo, in modo del tutto insperato. E quando dico da una parte all’altra del mondo posso intendere sia fisicamente sia mentalmente. Qui in Brasile siamo realmente all’altro capo del mondo. Tutto cambia, prospettive, idee, modi di pensare, cibo, clima, usi e costumi…tutto.

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Ma la domanda era: come sono finito qui?

Io ho lavorato in Italia per molti anni nell’ambito bancario e finanziario prima, e nella ristorazione poi anche se quest’ultima esperienza è stata solo per un periodo limitato. Sono laureato in economia con 110 e lode, ho una vastissima esperienza professionale nel campo della consulenza finanziaria e dell’insegnamento sempre nello stesso settore. Purtroppo però io ho un grave difetto: sono un tipo romantico, credo ancora nell’amore. Ma non in quel tipo di amore sdolcinato e mieloso per il quale una persona si annulla completamente e striscia ai piedi di un’altra (che nella maggior parte dei casi se ne approfitta piu’ o meno consapevolmente); bensì in una forma di amore di persone adulte che sanno dare fiducia, che danno e chiedono rispetto, considerazione e complicità e hanno sogni anche, ma non solo, in comune da realizzare.

Questo mio difetto mi ha portato ad affrontare molte situazioni difficili perchè la maggior parte delle persone che ho incontrato sono estremamente materialiste. E proprio in relazione ad una di queste persone con cui ero sposato si sono verificate le condizioni per venire qui. Lei è brasiliana e mi ha fatto conoscere il Brasile dapprima come visitatore, mi ha insegnato il portoghese, e poi quando è giunto il momento di trasferirci qui mi ha lasciato preferendo starsene in Italia.

Ma la crisi di quegli anni non mi avrebbe permesso di continuare in Italia, né la mia laurea, nè tutte le mie esperienze lavorative. Così, avendo già una buona idea di come fosse realmente il Brasile nella vita di tutti i giorni (dia dia come dicono qui) e una buona base di portoghese, ho preso armi e bagagli e son venuto a vivere qui. In fondo ero di fronte ad un bivio: rimanere in Italia a fare la fame oppure tentare di ricostruire una vita dall’altra parte del mondo. Voi cosa avreste scelto? Avrei potuto andare in Messico o a Panama, ma non sapevo nulla di tali posti e nulla della lingua. Eppoi il Brasile, per me che sono un economista, rappresentava uno dei paesi a più alto potenziale di crescita al mondo. Quando in Italia si vedeva solo il declino inesorabile. Anzi possiamo dire ben più che un declino perchè quando sono partito per non ritornare più c’era molta gente che si suicidava nel “Belpaese” perché rimaneva senza lavoro o soffocata dai debiti.

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Così feci le valigie e presi il mio volo verso una nuova vita.

Per i primi tempi mi fermai a Salvador de Bahia, ma già sapevo che non sarebbe stata la mia meta definitiva perchè Salvador è una città difficile per viverci. A quel punto mi sono trasferito in una città dell’interno, Paulo Afonso, dove ho vissuto qualche anno. Ma non avevo nemmeno idea che esistesse una città in riva al mare, molto ben organizzata, moderna, abbastanza tranquilla e a dimensione d’uomo che potesse rapire il mio cuore. In più capitale di uno stato della Repubblica Federativa do Brasil.

Questa città si chiama Aracaju, nome che viene dalla fusione di due attrazioni particolari della zona: il pappagallo Ara (che qui si chiama Arara) e il frutto Caju (che in Europa non esiste). Scommetto che nessuno di voi ne ha mai sentito parlare. Ebbene nel nordest del Brasile detta città è una delle poche che unisce bellissimi paesaggi con buona organizzazione, strutture moderne, poca criminalità, poco traffico, locali pieni di vita e molto altro ancora. Aracaju si trova nel nordest del Brasile in riva all’Oceano Atlantico, è attraversata da vari fiumi e canali e quindi ci sono ponti e viadotti, molti parchi verdissimi, ha un clima stupendo perchè è caldo tutto l’anno ma anche molto ventilato poiché, essendo sull’oceano, gli alisei soffiano costantemente. E piove abbastanza spesso ma è una pioggia che difficilmente dura più di mezz’ora e non disturba molto. Cio’ significa che si puo’ andare in spiaggia sempre in qualunque giorno dell’anno. E le spiagge qui sono sterminate, la spiaggia più conosciuta di Aracaju si chiama Atalaia (almeno nel primo tratto) e poi continua con molte altre località ma è sempre la stessa lingua di sabbia che scorre per 30 km. Potete percorrerla tutta camminando, correndo, in bicicletta, a cavallo, in moto, dune buggy, potete fare surf o wind surf o kite surf, potete allestire un campetto di calcio in una delle parti deserte, nuotare nell’oceano (non è pericoloso qui), pescare, giocare a pallavolo o qualunque altra cosa vi venga in mente, c’è la massima libertà.

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Non esistono stabilimenti balneari, il mare è libero le spiagge anche, ci sono pochi punti attrezzati il resto è tutto libero. C’è gente che organizza colossali pic-nic in spiaggia con musica e cibo di tutti i tipi e soprattutto con molta cerveja (birra), che è un “must” qui in Brasile. Aracaju è tutta organizzata per poter passare da un quartiere all’altro semplicemente in bicicletta, ci sono ottime piste ciclabili tutte interconnesse con le varie zone della città. Ci sono vari centri commerciali, ipermercati e supermercati aperti dalle 6 alle 24 tutti i giorni. Non ci sono moltissimi italiani ma la comunità italiana sta crescendo perchè pian piano qualcuno in Italia sta scoprendo che esiste questo posto. Ci sono tuttavia alcuni ristoranti e pizzerie che fanno cucina italiana, ma vi posso assicurare che l’offerta gastronomica qui è vasta e molto interessante. Essendo vicini all’equatore il giorno e la notte sono quasi equamente suddivisi in 12 ore. La luce arriva già alle 4,30 del mattino, molta gente si alze alle 5 e comincia a lavorare presto perchè alle 9 fa già molto caldo. Caldo sempre temperato dagli alisei. Alle 18 è già tutto scuro, molta gente finisce il lavoro e va a studiare nelle facoltà (qui funzionano a doppio turno) o nelle varie scuole professionali. Sabato e domenica sono destinati ai divertimenti e alla vita in spiaggia. La sera ci sono moltissimi locali e i più gettonati sono quelli dove si balla il Forrò.

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In Italia si pensa che il samba sia il ballo principale dei brasiliani ma non è così, addirittura non sono in molti che sanno “sambar”, ma tutti proprio tutti, dai piccini agli anziani, sanno ballare il forrò. Il forrò è un ballo di coppia. E’ il vero ballo nazionale dei brasiliani. I brasiliani dal punto di vista dell’alimentazione sono agli antipodi rispetto alla nostra alimentazione “mediterranea”. La componente più importante dell’alimentazione quotidiana sono i fagioli e il riso. Tipica è una espressione della lingua portoghese quando si vuole domandare a qualcuno se ci può invitare a pranzo o se c’è qualcosa di pronto da mangiare; “ Tem feijao aì ?” “ci sono fagioli lì ?”. E poi carne di vario tipo e molto pollo. Questo il cibo di tutti i giorni. Ma qui c’è molto pesce, crostacei e molluschi, frutta e verdura solo che i brasiliani amano di più carne rossa o pollo e riso e fagioli. E bibite gassate e dolci. I dolci sono spesso “troppo” dolci. Comunque per chi vuole mantenere la tipica alimentazione mediterranea qui si trova tutto il necessario.

So che in Italia si parla molto della violenza in Brasile ma si tratta di pubblicità parzialmente ingannevole e spiego perchè: il 95% dei crimini comuni avviene tra brasiliani per questioni di droga, donne, debiti/denaro, vicinato. Quindi se non vi immischiate in una di queste situazioni le probabilità di essere vittima di atti criminali è la stessa (anzi direi più bassa) che in Italia.

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Altro argomento scottante è la sanità pubblica. Molti pensano che in Brasile non esista: sbagliato, in Brasile esiste il SUS Sistema Unico di Saude che equivale alle nostre ASL. Non esistono i medici di famiglia ma in tutti i quartieri esistono presidi sanitari per le medicazioni più semplici e poi ci sono gli ospedali pubblici che funzionano in modo totalmente gratuito (non si devono pagare ticket di nessun tipo) e sono aperti agli stranieri. Certo l’assistenza ospedaliera pubblica non è da 5 stelle ma in qualche modo funziona e soprattutto per le cose urgenti c’è l’equivalente del nostro 118 il 192 Samu. In caso di urgenza si chiama il 192 e arriva una ambulanza attrezzata con personale medico e paramedico. Chi vuole servizi più raffinati può sottoscrivere una polizza sanitaria e in tal caso avrà diritto ad essere assistito negli ospedali privati che sono tutti ben attrezzati e organizzati.

Il discorso cambia molto se andate a vivere in una piccola città o peggio ancora nell’interno del paese. In tal caso servizi sanitari e scolastici possono lasciare molto a desiderare. E’ per questi motivi che ho scelto di vivere in una capitale, qui c’è tutto ciò che mi serve.

Bene per il momento mi fermo qui ma continuate a seguirmi in questa rubrica quindicinale perchè continuerò il mio racconto di questo viaggio all’interno del “continente” Brasile.

Stefano Gentile è autore di Vado a vivere in Brasile per la collana eBooks di Voglio Vivere Così

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