Italiani che vivono e lavorano in Azerbaijan

«Si deve essere disposti a rinunciare a vedere la propria famiglia, le amicizie, a cambiare radicalmente il proprio stile di vita. Il guadagno, però, in termini non solo economici, ma anche professionali, è enorme». Alessandro Marano, classe 1979, è uno dei tanti medici con la valigia, quelli che ogni anno lasciano l’Italia per una carriera all’estero. In fuga da stipendi bassi e dal precariato. Specialista in chirurgia maxillo-facciale ed estetica si trasferisce a Baku, capitale dell’Azerbaijan, lo scorso dicembre insieme a sua moglie e il suo fedele amico a 4 zampe. Ad attenderlo un contratto in una delle cliniche private migliori della città dove adesso è responsabile della chirurgia plastica e ricostruttiva della struttura e di tutta la parte di medicina estetica. Qui ha la possibilità di far conoscere la cultura medica italiana, considerata tra le migliori al mondo, e di crescere non solo come medico ma anche come persona.

Alessandro Marano medico

Dottor Marano quando e perché ha deciso di trasferirsi a Baku, in Azerbaijan?

«Ho iniziato questa avventura nel 2014, con il mio primo viaggio esplorativo per valutare sul campo le possibilità che offriva questo splendido Paese, dopodiché ho iniziato a recarmi una volta al mese per poi trasferirmi definitivamente lo scorso dicembre, con un contratto che mi aspettava».

Ex repubblica sovietica, l’Azerbaijan è un Paese del Caucaso affacciato sul Mar Caspio forse ancora poco conosciuto ma molto fervente dal punto di vista economico. Come mai tra tanti posti al mondo ha scelto proprio questo?

«Prima di trasferirmi ho valutato diverse opportunità che mi offrivano Paesi come Australia ed Emirati Arabi, ho fatto indagini di mercato e proiezioni a medio e lungo termine sapendo che Paesi del bacino Caspico come questo sono vulnerabili alle variazioni del prezzo del petrolio che influisce sulla valuta. La crisi finanziaria è ovunque ormai, ma è molto più forte in Europa. Ho avuto la fortuna di essere aiutato da una persona di alto livello che aveva vissuto e lavorato in questo Paese e che mi ha introdotto negli ambienti giusti. Alla fine grazie anche alla tenacia e all’intraprendenza, l’Azerbaijan si è rivelato il Paese che mi ha offerto più possibilità lavorative».

Cosa spinge un medico, un chirurgo maxillo-facciale, ad un certo punto della sua vita a mollare tutto, un posto sicuro in Italia, una carriera, una casa, gli affetti? Insomma che cosa non andava più nella sua “vecchia” vita?

«Innanzitutto un posto “sicuro” in Italia al giorno d’oggi non esiste, le posizioni lavorative sono sottopagate e rarissime, soprattutto nel mio campo, una branca chirurgica specialistica che difficilmente trova impiego nella sanità pubblica italiana a causa della chiusura di numerosi reparti ospedalieri. Per quanto riguarda l’attività privata il mio settore è ormai inflazionato da troppi medici anche non titolati e vessato da un sistema burocratico che strangola chi lavora e paga tasse altissime per svolgere il proprio mestiere. Purtroppo si deve essere disposti a rinunciare a vedere la propria famiglia, le amicizie, a cambiare radicalmente il proprio stile di vita, il guadagno però in termini non solo economici, ma anche “professionali”, è enorme».

Lei è molto giovane, non ancora quarantenne ha al suo attivo numerose esperienze nell’ambito della chirurgia maxillo-facciale ed estetica. A Baku continua ad esercitare la sua professione. Dove lavora e di cosa si occupa esattamente?

«I primi due anni sono serviti a farmi conoscere in una società che è aperta verso gli stranieri ma sempre molto diffidente, soprattutto quando sono dei professionisti nel settore. L’Azerbaijan è un mercato emergente in continua evoluzione e rivolto all’innovazione sia tecnologica che medica, qui è una sfida continua, ma il Paese mi ha dato la possibilità di far conoscere la “cultura” medica italiana che è considerata tra le migliori al mondo. Ho la fortuna e l’onore di lavorare presso una delle cliniche private migliori della città, una struttura di una tale qualità che ho visto solo nelle grandi città americane durante i miei viaggi di formazione oltre oceano, qui sono responsabile della chirurgia plastica e ricostruttiva della clinica, nonché di tutta la parte di medicina estetica».

Come si presenta oggi il sistema sanitario in Azerbaijan?

«La sanità qui è sia privata che pubblica. Gli ospedali sono divisi in base al tipo di patologie da trattare, i pazienti oncologici sono curati all’ospedale dedicato alla cura dei tumori, come ad esempio il nostro Centro Tumori Milano, la traumatologia nel centro traumatologico e così via. Le cliniche private, numerosissime, hanno più o meno tutte le specialità e i prezzi sono accessibili a tutti. In generale i prezzi sono inferiori alla media europea».

In che modo i nostri connazionali possono contattarla in caso di necessità?

«Gli italiani che vivono e lavorano qui possono contattarmi direttamente presso la reception della clinica, o chiedere i miei recapiti presso l’ambasciata italiana di Baku».

Baku è la capitale dell’Azerbaigian, oltre ad essere la più grande città e il più grande porto di tutto il Caucaso. Conosciuta anche come la città dei venti, è situata tra Oriente e Occidente, sulla riva del Mar Caspio e ha nell’anima la quintessenza di culture molto diverse che si sono fuse nei secoli e di architetture che coesistono in perfetta armonia. Come si vive qui?

«Baku è una città che è cambiata radicalmente nel corso degli ultimi 20 anni, e continua a cambiare, nuovi palazzi sorgono ogni anno, ristoranti internazionali con cucina ottima, ovunque ci sono locali dove sorseggiare il chai, onnipresente tè, servito con frutta secca e dolci di ogni tipo; dall’anno scorso abbiamo la Formula1, un circuito cittadino incredibile, molto apprezzato dai piloti; la comunità artistica è molto presente qui in Azerbaijan, musei e associazioni di artisti, grattacieli dalle forme astratte inserite in un golfo simile a Napoli, ma senza il Vesuvio sullo sfondo. Tutta la città è illuminata a giorno da migliaia di luci led multicolore che ricoprono i palazzi; la Città Vecchia è patrimonio dell’Unesco, qui passava la Via della Seta, la fusione tra Oriente e Occidente è tangibile ancora oggi, lo stile di vita è molto più rilassato e semplice che nei Paesi europei, si vive meglio, con meno spese.

Quali sono le principali differenze tra l’Italia e l’Azerbaijan?

«Sono due Paesi profondamente diversi. La prima cosa che mi ha colpito è la sensazione di sicurezza, mai vista una città più sicura in vita mia, telecamere di videosorveglianza su ogni palazzo, a ogni incrocio ci sono grappoli di radar e telecamere per il controllo della velocità, polizia e militia ovunque, metal detector nella metropolitana. Supermercati e farmacie aperti 24h, anche durante i giorni di festa, burocrazia semplice e veloce, servizi notarili a prezzi impensabili rispetto all’Italia, copertura wi-fi gratuita in tutta la città e anche nelle zone rurali. La popolazione inoltre è estremamente gentile e disponibile. Certo, ci sono anche i lati negativi, qui si parla l’azero e il russo, non molti parlano inglese, questo può essere un limite, ma siamo in Asia centrale, non in Europa, basta studiare e si comunica con chiunque. L’acqua potabile non è disponibile in città a causa di condutture idriche di generazione sovietica ormai decadenti, ma in fase di ammodernamento. Lo stile di vita a volte può essere frustrante se paragonato alla nostra vita “frenetica” da europei, ma ci si abitua e si vive molto meglio rispetto all’Italia.

Ci sono molti italiani nel Paese?

«La comunità italiana conta circa 700 persone, la maggior parte delle quali lavorano nel settore del petrolio e del gas, con contratti stagionali di 2 o 3 anni circa. Pochi sono i connazionali che si sono stabiliti qui da molto tempo e hanno creato attività lavorative».

Come è la situazione dal punto di vista della qualità e del costo della vita?

«Qui il costo della vita è quasi un quarto dello standard italiano, lo stipendio medio mensile degli azeri, seppur basso secondo i canoni italiani, permette di vivere dignitosamente e crescere famiglie di più persone garantendo un’istruzione, una casa, una macchina e molte altre cose che in Italia davamo per scontate, ma che adesso non lo sono più. È un Paese che è stato al primo posto in classifica per quanto riguarda l’inquinamento ambientale, ma ricordiamoci che questa era l’Unione Sovietica, in tempi passati non esistevano norme sull’inquinamento e tutela ambientale, dall’indipendenza il governo dell’Azerbaijan ha iniziato a bonificare intere regioni prima “quasi” inabitabili. A Baku ci sono giardini e parchi ovunque, curati quotidianamente, le strade sono pulite ogni giorno e diverse volte al giorno, si respira il cambiamento, perché la gente qui vuole andare avanti».

Per quanto riguarda gli aspetti burocratici, penso ai visti e ai permessi di soggiorno, quali sono i passaggi da compiere per chi intende trasferirsi come ha fatto lei?

«Per entrare in Azerbaijan si deve richiedere il visto di ingresso, turistico o business, tutte le informazioni sono facilmente reperibili presso il sito dell’ambasciata azera di Roma. Nel mio caso la procedura è stata diversa, la clinica e il Ministro della Sanità hanno convalidato i miei titoli italiani permettendomi di ottenere la licenza come chirurgo per poter lavorare in questo Paese».

Quali consigli si sente di dare a chi come lei sta pensando a un trasferimento in un altro Paese?

«Il consiglio più importante che posso dare è di non trasferirsi subito, bisogna avere le idee chiare in mente, informarsi sull’attività che si intende svolgere proiettandola nel futuro, accertarsi della reale fattibilità del progetto che si ha intenzione di intraprendere e avere una grande capacità di adattamento. L’Azerbaijan è un bellissimo posto dove vivere e fare carriera, ma è molto diverso da come siamo abituati in Italia».

Le manca l’Italia e ci tornerebbe?

«Non ci manca assolutamente l’Italia, ogni tanto devo tornare a Roma una settimana per seguire la mia attività, ma ogni volta che torno vengo sopraffatto dalle inettitudini burocratiche, dalla mancanza di buon senso, dalla “non” voglia tipicamente italiana di reagire ad un sistema lavorativo dove solo i furbi e i “ladri” vanno avanti. L’Italia è un bel posto solo per le vacanze, ma neanche più di tanto, ci sono tanti altri posti al mondo che offrono molto di più per molto meno».

Progetti per il futuro?

«Per ora sto benissimo qui, almeno per i prossimi 5 anni, ma sto già orientando il mio business verso Iran e Qatar. L’Azerbaijan è infatti situato in una posizione strategica, da qui posso arrivare facilmente in Russia dove ho già un business attivo da diversi anni e in poche ore di volo posso raggiungere tutti gli Stati del Golfo Persico, Paesi in costante sviluppo e avanti anni luce rispetto al mio Paese d’origine».

Per contattare il dottor Marano questi i suoi numeri: IT  +39 3389738307 (whatsapp) e AZ +994 514739989.

Per scrivergli ecco il suo indirizzo e-mail:

[email protected].

Di Enza Petruzziello