Ricercatori italiani in USA: Anna Fiorenza

11 settembre 2009, una data molto importante per Anna Fiorenza, che quel giorno ha dovuto affrontare una scelta: restare in un Paese in cui la meritocrazia è solo un’utopia o partire e ricominciare in un altro posto, nel suo caso la Spagna. Una decisione importante che le ha aperto un nuovo mondo, ricco di soddisfazioni. Attualmente Anna lavora come ricercatrice (Postdoc) al dipartimento di Neurologia dell’University of California San Francisco (UCSF).

Anna, quando e per quale motivo hai lasciato l’Italia?

Ho lasciato l’Italia l’11 settembre 2009, pochi mesi dopo essermi laureata per iniziare ad Alicante un dottorato in Neuroscienze. Non potrò mai dimenticare questa data, per me è stato come nascere di nuovo e conquistare la vita che volevo. Perchè ho lasciato l’Italia? Penso che la risposta sia la stessa di molti altri ‘emigrati’. Mi sono trovata a scegliere se rimanere in un Paese “soffocante” che non conosce meritocrazia e socialmente bloccato in posizioni medievali o provare a cambiare e ricominciare in un altro Paese, la Spagna nel mio caso. A questo punto mi piacerebbe dire a tutti quelli che pensano che emigrare sia scappare e non lottare per il proprio Paese che abbiamo solo una vita e vi assicuro che neanche emigrare è facile. Per esperienza, cambiare fa paura e all’inizio la solitudine può essere terribile ma poi tutto passa, diventi più forte e ti apri al mondo… meraviglioso!

In quali Paesi hai vissuto?

Prima in Spagna, ad Alicante (da settembre 2009 ad agosto 2014) e a Valencia (da settembre 2014 a ottobre 2015) e attualmente vivo a San Francisco, negli Stati Uniti, da ottobre, da 8 mesi.

Anna Fiorenza

Potresti raccontarci quali sono state le tappe fondamentali del tuo percorso professionale?

Ho studiato la triennale in Scienze Biologiche e la specialistica in Biologia all’Università degli Studi de Sannio a Benevento. Devo dire che nonostante sia una piccola università, con pochi fondi e laboratori non proprio perfetti (per lo meno 7 anni fa), i miei professori sono stati importantissimi per la mia formazione perchè, nonostante i problemi che dovevano affrontare tutti i giorni per portare avanti la facoltà di scienze, mi hanno trasmesso l’amore e la passione per la ricerca. Durante la specialistica, ho partecipato al programa Erasmus Placement e sono stata 4 mesi in pratica in un laboratorio all’Instituto de Neurociencias de Alicante (http://in.umh.es) . Ed è stato a questo punto che mi sono resa conto che esistevano altre realtà, migliori di quella italiana. Per cui, al termine della specialistica, ho fatto domanda per una borsa di studio di dottorato all’estero (Consolider-INGENIO) cofinanziata dall’Unione Europea e dal governo spagnolo e, dopo un colloquio via Skype, me l’hanno concessa. Quindi sono tornata in Spagna, ad Alicante, senza sapere una parola di spagnolo e con mille euro in tasca. Forse è stata una pazzia però è andata bene! Ho anche potuto scegliere il laboratorio dove lavorare alla mia tesi di dottorato. Fino al 30 di settembre 2015, quando ho finalmente ottenuto il mio PhD.

Per quale motivo hai poi deciso di lasciare la Spagna per San Francisco?

In questo caso il motivo è stato completamente differente. Nonostante la crisi, avrei potuto lavorare in Spagna ma ho deciso, anche se a malincuore, di lasciare e trasferirmi in USA per migliorare la mia preparazione, per imparare meglio l’inglese e per fare una nuova esperienza di vita.

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Di cosa ti occupi attualmente?

Ora sono una ricercatrice (Postdoc) e lavoro al dipartimento di Neurologia dell’University of California San Francisco (UCSF). Il mio scopo è quello di scoprire quali siano i meccanismi cerebrali alla base della dipendenza dall’alcool per riuscire a sviluppare una strategia che aiuti le persone affette da questo disturbo a uscirne e capire perchè alcune persone hanno una maggiore predisposizione al consumo eccessivo di alcolici rispetto ad altre.

In che modo sei riuscita a trovare la tua attuale occupazione?

Internet! Prima ho deciso di voler andare negli Stati Uniti e di voler essere Postdoc in Neuroscienze e poi ho cominciato a rispondere agli annunci dei laboratori che trovavo in pagine specializzate, principalmente qui: http://neurojobs.sfn.org/jobs. Per diversi mesi ho mandato email ogni giorno e incassato molti silenzi e no. Ho fatto qualche colloquio via Skype e alla fine è arrivata la risposta positiva che aspettavo. Vorrei dire a tutti quelli che stanno cercando un PhD o un Postdoc, di non arrendersi; so per esperienza che non è facile e che esistono momenti di sconforto, però bisogna insistere perché l’opportunità arriva per tutti.

Anna Fiorenza

Quali sono i pro e i contro del vivere a San Francisco?

I pro sono moltissimi, San Francisco è una città viva, con moltissimi eventi gratis, con un clima abbastanza buono e soprattutto multiculturale. I contro sono molto meno numerosi, per il momento ne vedo solo uno ma enorme: il costo della vita! Specialmente gli affitti sono fuori controllo, un microstudio costa più di 2mila dollari. Le mie prime due settimane qui cercando casa sono state orribili, ho pensato seriamente di tornare indietro. Però ora sono contenta di aver resistito.

Tornando al tuo periodo in Spagna, cosa ti ha offerto il territorio iberico che l’Italia non era in grado di darti?

Un futuro, la possibilità di scegliere la mia vita e una società più aperta alla diversità. Realmente la Spagna mi ha accolto come una cittadina e non mi sono mai sentita straniera. Ora mi sento spagnola di adozione.

Ti senti un “cervello in fuga”?

Rispetto all’Italia sì. Penso che se non me ne fossi andata 7 anni fa, il mio presente sarebbe diverso. Però non mi sento in fuga, non scappo…mi sento cittadina del mondo.

Pensi che nell’ambito della neuroscienza l’Italia possa fare passi avanti?

Mi piacerebbe pensare di sì, ma non ho molta fiducia nelle istituzioni italiane. Quello che credo è che in Italia manchi il rispetto e la considerazione per la ricerca scientifica in quanto tale. Contrariamente a quanto sancito dalla Carta europea dei ricercatori, il Governo si è rifiutato di estendere ai ricercatori l’indennità di disoccupazione perchè secondo il ministro Poletti fare ricerca non è un lavoro, perché “fortemente connotato da una componente formativa”…praticamente un hobby!

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per ora approfittare al massimo della mia nuova tappa a San Francisco con mio marito (spagnolo) e i miei 2 gatti e viaggiare. A lungo termine mi piacerebbe avere un laboratorio tutto mio e continuare a fare ricerca. Non so dove, ovunque possa imparare e crescere personalmente e professionalmente. Forse un giorno tornerò a vivere in Spagna.

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A cura di Nicole Cascione