Vivere in Argentina, la scelta di Francesca Fedrizzi

“In Italia avevo un buon lavoro, è vero.

Però certe decisioni si prendono d’istinto, senza pensarci troppo. Qualcosa mi attraeva a Buenos Aires e sebbene all’inizio non capivo bene cosa fosse, non ho resistito a quell’attrazione. Dici che ci vuole coraggio? Forse. Anche un po’ di incoscienza.

Non me ne sono mai pentita, anzi, è stata la miglior decisione che io potessi prendere”. Studiare al massimo un anno e poi rientrare in Italia. Questa era l’idea di Francesca Fedrizzi quando nell’aprile del 2006, nonostante un buon lavoro in patria, si è trasferita in Argentina per studiare Counseling. Un periodo breve che si è trasformato in un trasferimento definitivo.

Ormai sono 10 anni che Francesca vive e lavora a Buenos Aires come Counselor e come insegnante di Tango terapia.

Francesca, quando e per quale motivo ti sei trasferita a Buenos Aires?

Forse la parola “trasferita” non rispecchia esattamente quello che è successo. Nel 2005 ho voluto fare un viaggio in Sudamerica e dopo quattro mesi a zonzo tra Cile, Bolivia, Perù e Argentina, sono rientrata a Milano con l’intenzione di riprendere il mio lavoro, dopo questo splendida pausa sabbatica.

Ma alla fine dopo pochi mesi sono ritornata a Buenos Aires per iniziare a studiare Counseling, la vera ragione del mio ritorno in Argentina. Ma in quell’aprile del 2006 non pensavo ad un vero e proprio trasferimento: la mia idea era di studiare al massimo un anno e poi rientrare in Italia.

Di cosa ti occupavi in Italia?

Mi sono laureata a Trieste in Economia e Commercio e ho sempre lavorato nel settore della finanza. Prima in una banca austriaca a Klagenfurt, Vicenza e Udine e poi ho lavorato come Equity Sales & Trader in una Società di Intermediazione Mobiliare di Milano.

Francesca Fedrizzi

Ed ora di cosa ti occupi?

Nel 2009 ho completato i miei studi in Counseling ed ora sono Counselor. Ho anche studiato Tango terapia con il dottor Trossero, un medico psichiatra argentino e lavoro come tango-terapeuta. E sono insegnante, sia di Counseling che di Tango terapia.

Come Counselor quali servizi offri nello specifico?

Come Counselor ricevo i miei clienti o consultanti nel mio studio. Il Counseling è una professione d’aiuto. Il Counselor accompagna le persone che ne hanno bisogno, nei momenti di cambio, crisi, difficoltà della vita.

Ed anche nelle nuove tappe della vita e nella crescita personale. La tangoterapia è un metodo terapeutico che usa il tango come strumento di autoconoscimento molto effettivo e profondo. Con la tangoterapia lavoro con dei gruppi o con delle classi private, sia quando le persone sono interessate all’autoconoscimento, sia in ambiti più specifici e in contesti interdisciplinari (con medici, fisioterapeuti, psicologi…ecc.) per aiutare le persone nel processo di riabilitazione dopo una lesione o un trauma fisico e/o psichico.

In Italia avevi un buon lavoro eppure hai mollato tutto e sei partita. Ci vuole molto coraggio ad abbandonare un posto sicuro per tuffarsi nell’ignoto. Come hai affrontato questa decisione? E com’è stata accolta dai tuoi amici e parenti?

Come dicevo all’inizio, la decisione in realtà l’ho presa strada facendo. Quando sono partita per l’Argentina nel 2005, non avevo la minima intenzione né il sospetto che ci sarei restata per così tanti anni. Vivo qui da dieci anni e ancora non mi sembra vero!

Per vari anni sono stata in dubbio se ritornare in Italia, dove vive la mia famiglia e tanti dei miei amici. In Argentina sono venuta da sola, non conoscevo nessuno e non avevo neppure un parente. All’inizio ero sicura che sarebbe stata un’esperienza breve e intensa. E invece ogni volta che portavo a termine un ciclo di studi ne iniziavo entusiasta un altro.

Per cinque anni non ho fatto altro che studiare. E poi mi è ritornata la voglia (e la necessità) di ricominciare a lavorare. Ma l’ho fatto mettendo in pratica un professione completamente differente dalla precedente. In Italia avevo un buon lavoro, è vero.

Però certe decisioni si prendono d’istinto, senza pensarci troppo. Qualcosa mi attraeva a Buenos Aires e sebbene all’inizio non capivo bene cosa fosse, non ho resistito a quell’attrazione. Dici che ci vuole coraggio? Forse. Anche un po’ di incoscienza. Non me ne sono mai pentita, anzi, è stata la miglior decisione che io potessi prendere.

Ma ripeto, l’ho presa passo dopo passo. Senza rendermene bene conto. Amici e parenti all’inizio seguivano divertiti le mie “avventure”. Stavo facendo qualcosa di originale che ha sempre attratto l’attenzione delle persone. Però dopo i primi anni iniziavano a spazientirsi e mi chiedevano quando sarei tornata.

Quali sono state le difficoltà che hai dovuto affrontare durante la delicata fase del trasferimento?

All’inizio tutto è complicato. Trovare una casa, far quadrare l’economia, imparare la lingua, la nostalgia della famiglia e degli amici, abituarsi ad una cultura differente. Se ci ripenso davvero non so come ho fatto.

E poi il riconoscimento del titolo di studio, la burocrazia in una città immensa come Buenos Aires. Per fortuna all’inizio l’energia e l’entusiasmo abbondano. Tutto è nuovo e affascinante. Le difficoltà si compensano con l’emozione dell’avventura.

Come sei stata accolta nella comunità di Buenos Aires?

Gli argentini sono persone aperte e abituate all’immigrazione. Gentili e pronte ad aiutare. Con me l’hanno sempre fatto.

Praticamente ogni argentino ha almeno un parente italiano, per cui mi domandavano sempre (e mi continuano a domandare) di dov’ero, da che parte dell’Italia venivo. La cultura europea li affascina. E a volte fanno fatica a capire cosa mi abbia spinto a lasciare l’Europa per venire in Sudamerica. Beh, certo, i loro avi hanno lasciato l’Europa per sfuggire alla guerra e alla povertà. La mia storia è piuttosto diversa.

Quale è stato il tuo percorso professionale a Buenos Aires?

Nei primi anni ho fatto un po’ di tutto: ho lavorato in un’agenzia immobiliare, ho dato lezioni di italiano, ma senza togliere troppo spazio ai miei studi.

Poi, con il diploma in mano come ti dicevo prima, ho iniziato a lavorare come Counselor, nel mio studio. Poi ho iniziato a proporre sessioni individuali e di gruppo di tangoterapia. E da qualche anno sono insegnante di Counseling e tangoterapia negli stessi istituti dove anni fa ho studiato.

Come si svolge una tua giornata tipo?

Magari ce ne fosse una! Ogni giorno è diverso dall’altro. Per quanto riguarda il mio lavoro, ricevo i miei consultanti mattina e pomeriggio, coordino i gruppi di tangoterapia un paio di giorni a settimana e insegno nella scuola.

Queste sono le attività principali. Poi la quantità di ore dipende dal giorno della settimana. Io vivo da sola e durante la settimana il lavoro mi occupa la maggior parte del tempo. Poi nel fine settimana cerco di rilassarmi e stare con il mio fidanzato e i nostri amici.

Il tempo è spesso bello a Buenos Aires e cerco di approfittarne stando un po’ all’aria aperta.

Hai scritto anche un libro bilingue, italiano e spagnolo. Quali sono gli argomenti trattati? E dove si può acquistare?

Sì, questo è stato forse il progetto più importante.

A febbraio del 2015 ho pubblicato “Ballando le Parole”, il libro che narra la mia esperienza con il tango, l’afasia e la tangoterapia per afasici. Si tratta di un’edizione bilingue, in italiano e spagnolo che ho scritto inizialmente in spagnolo per poi tradurre in italiano (strano ma vero!). Nel 2009 mio papà ha avuto un ictus che l’ha lasciato afasico, cioè senza la possibilità di esprimersi in forma verbale e senza poter comprendere le parole che ascoltava.

E’ stato un momento molto difficile. Mi sono fermata in Italia per vari mesi per aiutarlo nella riabilitazione. Poi, una volta rientrata in Argentina, dove stavo studiando tangoterapia, mi è venuta l’idea di usare questo metodo terapeutico per favorire il recupero di questi pazienti per i quali il linguaggio non verbale è così importante ed è lo stesso che si usa nel ballo del tango.

Un po’ alla volta ho iniziato a proporre questi gruppi di tangoterapia per persone afasiche e la mia proposta è stata accettata dalla Fondazione Argentina di Afasia dove ho lavorato per tre anni. La tangoterapia per persone afasiche l’ho proposta poi anche a Udine ed abbiamo organizzato un corso intensivo all’AITA (Associazione Italiana Afasici), dove ha potuto partecipare anche mio papà.

E’ stata un’esperienza incredibile che non potevo tenere solo per me. La voglia di condividerla mi ha spinto a scrivere il mio libro.

Chiunque sia interessato al libro basta che mi avvisi. Le copie le ho io e le posso inviare a domicilio (in Italia la mia famiglia invia il libro da Gorizia, la mia città natale).

ballando le parole

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Nel mio futuro vedo l’Argentina e vedo anche l’Italia.

Ho capito che non posso decidere per l’uno o l’altro Paese. Li amo entrambi! Per adesso vivo la maggior parte dell’anno a Buenos Aires, ma vengo sempre in Italia, almeno una o due volte l’anno per visitare la mia famiglia, ma anche per lavorare.

L’anno scorso ho presentato il mio libro a Milano, Udine, Roma, Pordenone, Gorizia, è stato molto emozionante. Organizzo gruppi di TangoCounseling, unendo le mie due specialità, sia in Italia che in Argentina e mi piacerebbe poter diffondere sempre di più questo metodo così bello, efficace, umano e così emozionante.

Mi considero una Italo-Argentina: non di nascita, ma per scelta.

Francesca Fedrizzi

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Nicole Cascione